APRILE 2002
SOMMARIO
 

Lettera dell'ISPETTORE


FAMIGLIA SALESIANA
Giornata di Studio
Insieme per i giovani.


PASTORALE GIOVANILE
QUARESIMA VIVA - Esercizi spirituali dei più giovani
LA CASA DI GRUMENTO
MGS - ANNUNCIARE IL VANGELO IN UN MONDO CHE CAMBIA


FORMAZIONE
III PARTE
Progetto di vita spirituale
IL RELIGIOSO “APPASSIONATO DI DIO”
Riflessione sulla necessità di un progetto di vita personale


VOCAZIONI
Pastorale Vocazionale. LA SFIDA DELL’INVITO
Gruppo Ricerca Ispettoriale. L’esperienza di un partecipante.


MISSIONI
MADAGASCAR. Quando i mass media non informano


STORIA

Don Rua patrocina la presenza a Napoli



NOTIZIE
PACOGNANO - TIRANA: gemellaggio verde
LECCE. I giovani un talento da far fruttificare Pacognano
CASERTA. Inaugurazione della nuova scuola di base
POTENZA
CASTELLAMMARE. 15 - 17 marzo: assemblea nazionale C.G.S.
CASERTA. Pischelli in paradiso

 

 


LETTERA DELL'ISPETTORE

 
 

Carissimi, si è concluso un periodo di tempo ricco di avvenimenti importanti, apportatori di grazie speciali per noi Salesiani. Si è celebrato il CG 25 che è stato il segno visibile dell’unità della Congregazione.

I 231 membri capitolari, che rappresentavano i circa 17 mila confratelli presenti nelle 94 Ispettorie di tutti i continenti, si sono incontrati per ripensare la nostra fedeltà al Vangelo, a Don Bosco e ai tempi, in una società mondiale sempre più pluralista, interetnica, interculturale e interreligosa.

È stata una profonda esperienza di vita comune, ma anche di continua comunione, nell’unità di mentalità e di valori, edificandoci nella carità vicendevole. Abbiamo creato famiglia con continue e gioiose manifestazioni e occasioni di genuina vita salesiana: comunicazioni di esperienze e di notizie dalle varie ispettorie durante la “buona notte”, “souvenirs” tipici delle diverse culture, momenti di riflessione e di relax con gite comunitarie, simpatiche ricrezioni con sfide sportive… Si è avvertito l’impegno forte di essere coinvolti e responsabili solidalmente nella missione comune a pro dei giovani.

Soprattutto nella Celebrazione dell’Eucarestia e negli intensi momenti di preghiera che hanno accompagnato alcune tappe fondamentali, la comunità dei capitolari si è lasciata costruire come fraternità apostolica in ascolto del proprio Signore. Ha cercato particolarmente di conoscere quale sia la volontà di Dio in questo momento della storia del mondo e della Congregazione per un miglior servzio alla Chiesa e all’umanità intera. I Salesiani, immersi in un mondo pluralista e bisognoso di risposte, presi talvolta da compiti molteplici e assillanti, sono stati convocati in un capitolo per vivere con maggior intensità l’adesione a Cristo e a verificare con serenità, ma anche con coraggio in vista di scelte radicali, la qualità evangelica della propria consacrazione e della vita comunitaria.

La riflessione capitolare chiede a noi di testimoniare personalmente e comunitariamente a tutti coloro che incontriamo, ma inequivocabilmente ai giovani, l’assoluto di Dio, che il Signore è l’amore, l’unico capace di colmare il cuore di ogni persona umana ed è il punto indispensabile di riferimento, perché la vita, ogni vita, abbia senso.

Il segno più visibile di questa unità e di questo impegno è stato l’elezione del Rettor Maggiore, Don Pascual Chavez, e dei membri del Consiglio Generale per il periodo 2002 – 2008. Tutti i capitolari hanno partecipato con piena responsabilità all’elezione, avvertita e vissuta come espressione non solo di convergenza, ma specialmente di comunione, attraverso la preghiera costante e l’intenso discernimento, docili all’azione dello Spirito. Il Rettor Maggiore è il successore di don Bosco, il padre e il centro di unità, ci ricordano le Costituzioni, e tale è stato immediatamente sentito, voluto e amato Don Pascual Chavez: subito tutti ci siamo stretti attorno a lui e lo abbiamo circondato del nostro affetto e della nostra devozione…e il nostro carissimo Padre non ha indugiato a elargire la sua parola rassicurante nella sua prima “buona notte” alla Congregazione e nell’omelia della Messa del giorno dopo.

E in ultimo, la Beatificazione di tre membri della Famiglia Salesiana. È un dono che riceviamo con gratitudine: l’esempio di vita e di dedizione totale a Dio è l’invito chiaro per tutti noi a vivere in completa e continua donazione e servizio a Dio e ai giovani. La beatificazione del nostro coadiutore Artemide Zatti, inoltre, è un richiamo a far conoscere, valorizzare e testimoniare questa vocazione, suscitata dallo Spirito. Al più presto avremo tra le mani gli Atti del CG 25. Accogliamoli con fede: vediamo in essi l’invito esplicito del Signore a perfezionare la nostra vita personale e comunitaria. L’Ispettore Sac. Francesco Gallone Napoli, 25 aprile 2002 Festa della Comunità Ispettoriale

Sac. Francesco Gallone
Ispettore

 

 

 
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FAMIGLIA SALESIANA
 

GIORNATA DI STUDIO. INSIEME PER I GIOVANI



 

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Famiglia Salesiana
INSIEME PER I GIOVANI
Giornata di studio
per essere fedeli a don Bosco

Alla presenza di circa 200 partecipanti, membri dei vari gruppi della FS della Campania e Basilicata si è svolta a Pacognano (Na) la 26° Giornata di Studio a livello regionale di quest’anno sul tema: “Rinnovati dalla Parola insieme per i giovani come D. Bosco”.
La guida della Giornata è stata affidata a Sr. Marcella Farina docente dell’Auxlium di Roma che ci ha offerto la possibilità di riflettere sul tema individuando non solo alcune linee portanti della Spiritualità salesiana, ma anche quei criteri indispensabili di discernimento nel lavoro di FS sul territorio, e cioè la fedeltà alla coscienza, la consapevolezza di essere in cammino e l’aspetto del Da Mihi Animas. Con calore e chiarezza la relatrice ha esortato i presenti a evidenziare la sintesi evangelica operante nel proprio vissuto, tre idee forza della propria vita e una proposta operativa per l’intera FS.
Sono seguiti pertanto i lavori di gruppo, ben otto ognuno dei quali era chiamato a fermarsi su questi tre aspetti o liberamente riflettere su altro. Questi gli elementi emersi dal lavoro dei gruppi:
1. La consapevolezza della centralità di Gesù e quella di Maria;
2. La prospettiva della logica della Croce a partire dai Fondatori, vera segnaletica dell’Amore che non tradisce mai;
3. Il bisogno di formazione e di conoscenza reciproca tra i vari Gruppi della FS;
4. La prospettiva della semplicità e dell’umiltà, virtù tipiche della spiritualità salesiana, la quale ci fa valorizzare le nostre Case quali “luoghi santi” per i giovani;
5. l’attenzione alla progettualità nell’essere più presenti e concreti tra i giovani.

Come non individuare in quello che è emerso nella Giornata di Studio di quest’anno le prospettive di futuro nell’urgenza a farsi testimoni del Cristo nella professione coraggiosa della nostra fede in Lui, nell’adeguamento della nostra formazione e nel prevedere progetti comuni da promuovere e sviluppare sempre più a livello locale?
Come non cogliere l’esplicito riferimento a D. Bosco il modello per “ogni salesiano” nello scegliere la Croce nel servizio a tutti i giovani? (basti pensare al Sogno del Pergolato di Rose).
Diversi interventi hanno evidenziato la necessità a non perdere una prerogativa del nostro carisma, quella cioè di essere presenti tra i giovani, “senza la presunzione di correggerli”, ma anzi essere attenti all’oggi avvicinandoli nei luoghi ove vivono e quella di riappropriarsi dello stile di famiglia, tipico dello Spirito Salesiano.
Quale opportunità più ricca se quella delle Consulte a livello locale per offrire attraverso la ricchezza delle risorse, proposte concrete in termini comunitari ai giovani “oltre i cancelli?
Al termine della Giornata di Studio sr. Marcella ha indicato alcune coordinate ed impegni per la vita dei gruppi della FS:
1. La consapevolezza della centralità di Gesù e quella di Maria, deve favorire nella FS una più esplicita testimonianza dei valori della Fede Cristiana nello stile salesiano.
2. La prospettiva della logica della Croce a partire dai Fondatori deve farci guardare a Don Bosco come al “Martire dei giovani” per imitarlo.
3. Il bisogno di formazione e della conoscenza reciproca dei vari Gruppi della FS deve favorire l’elaborazione insieme di progetti comuni.
4. La spiritualità salesiana “semplice” deve portare a pensare ed agire come D. Bosco che invitava a guardare poche cose con perseveranza. Perché non valorizza in questo bisogno di spiritualità semplice le nostre Case quali “Luoghi santi salesiani”, trasformandoli quasi in luoghi della “grande evangelizzazione salesiana”? I giovani che non sanno coniugare i verbi al passato o al futuro. Sono i giovani del “non tempo” del “virtuale”, trovino nei nostri ambienti (cfr Oratorio, Chiesa e scuola) il luogo dell’annuncio. Lo stesso si dica del positivo recupero emerso in un gruppo del valore della Famiglia, come valore di FS. La ricca esperienza dell’amore verginale su cui si basa ogni vocazione porti la FS a farsi profezia attraverso l’impegno nell’educativo.
5. Il riconoscersi realtà apostolica, che si lascia condurre dal Signore, esige in tutti una capacità di risposta alla domanda di qualità spirituale, alle attese profonde dei giovani. Illuminati dai Capitoli degli SdB e delle FmA, noi tutti siamo chiamati a crescere come FS con entusiasmo salesiano.

A conclusione tutti i presenti hanno evidenziato la grande utilità ad ogni livello spirituale e fraterno della Giornata di Studio e la gioia di essere salesiani impegnati per i giovani negli ambienti nei quali la Provvidenza ci ha collocato.

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PASTORALE GIOVANILE

QUARESIMA VIVA - Esercizi spirituali dei più giovani
LA CASA DI GRUMENTO
MGS - ANNUNCIARE IL VANGELO IN UN MONDO CHE CAMBIA


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Una Parola di speranza all’inizio del nuovo decennio
QUARESIMA VIVA
L’esperienza degli esercizi spirituali dei più giovani


Quaresimaviva: un’esperienza di Spiritualità Giovanile Salesiana sulla “Parola” a Grumento Nova (Pz), per Adolescenti e Giovani universitari , voluta dall’Equipe di PG., e animata dai Diaconi: Cristiano, Nicolantonio, Mimmo ed Alessandro; i chierici di S. Tarcisio che si sono avvicendati portando la loro carica di entusiasmo; Animatori, Volontari di Andria, Lecce e Potenza e d. Angelo Santorsola con i giovani della Comunità Proposta, che con la loro presenza costante hanno generato un vero clima di Famiglia rendendo l’esperienza di quest’anno veramente speciale.
Prima di dare voce a tre testimonianze di giovani che hanno avuto modo di fare questa esperienza,sento il bisogno di ringraziare tutti; ma permettetemi di dire grazie in modo particolare ai Salesiani e Animatori laici delle Comunità che anno accompagnato questi giovani facendo rinascere in loro la sete di Dio, il bisogno di fermarsi con se stessi per gustare l’ascolto, la forza e la luce della “Parola “. Inoltre il grazie va a tutti i giovani che hanno partecipato, nonostante le distrazioni, i surrogati del mondo; hanno avuto il coraggio di dare del tempo per il Signore.

 


Esercizi Spirituali Biennio
Una esperienza che lascia il segno

Per prepararmi alla Pasqua ho avuto la fortuna di rivivere l’esperienza degli esercizi spirituali .
Era ,infatti, la seconda volta che vi partecipavo ed ho avuto il piacere, durante questo momento,di rincontrare vecchi amici e di farne nuovi. Di immergermi nella dolcezza dei luoghi quasi isolati dal resto del mondo e,giocando con diaconi, animatori, e altri ragazzi di assorbire e fare miei vari imput su temi e religiosi e attuali.
Sicuramente non mancava l’ allegria e la voglia da parte di tutti di lavorare bene:si sapeva subito distinguere i momenti forti, come una liturgia eucaristica, da quelli del gioco che eravamo soliti fare negli intervalli o nel dopo pranzo; ma anche nei momenti che potevano sembrare dal nome un po’ noiosi rispetto a una passeggiata o a una partita venivano “aperti” ai ragazzi in modo tale da non far loro fare una cosa tanto per farla, ma in modo che essi avessero la gioia di farla.
Anche le serate non trascorrevano mogie, ma o con animazione (bans, karaoke, giochi) o con proiezioni di film a scopo di riflessione.
Reputo questa esperienza costruttiva da un punto di vista sia spirituale che umano infatti mi ha permesso e di approfondire e assimilare temi della Fede e del Divino e di collocarli nella realtà umana e facendomi conoscere persone che, pur condividendo gli stessi ideali, molte volte,nella vita di tutti i giorni, non riusciamo a confrontarci.
Luigi Vivona II liceo scientifico — Napoli Vomero


Esercizi Spirituali Triennio
Riconoscere sempre la presenza di Dio

È il Signore. Questa é la frase chiave che mi ha accompagnata negli Esercizi Spirituali del 7-10 Marzo a Grumento. Insieme a tanti altri compagni del triennio, sono stata chiamata dal mio animatore d. Pasquale D'Angelo a vivere una esperienza di spiritualità, nell'ambito del progetto educativo che ogni anno la nostra scuola propone a tutti gli alunni. Sono stati giorni di intensa riflessione personale, di preghiera, di ascolto, di incontro con giovani provenienti dalle diverse Opere Salesiane della Ispettoria.
Si é creato subito un clima di famiglia e di gioia, per cui, ognuno di noi si é sentito libero di aprirsi all'altro, di condividere le reciproche esperienze di vita, accomunati tutti dallo stesso desiderio: riconoscere sempre la presenza di Dio in noi. I momenti di allegria e di risate non sono mancati e le serate passate tra canti, bans e giochi di squadra.
Ma solo il tempo di deserto ha permesso a tutti di ritagliare uno spazio per sé stessi, così difficile da trovare nella quotidianità frenetica e ripetitiva. Ed infatti, lo stare in silenzio non apparente, ma bensì interiore, ha consentito di guardarmi dentro e di ripercorrere le varie tappe della mia crescita.
Purtroppo i giorni non erano tanti e si é presentato il momento della partenza. Il distacco da tutti gli altri e il ritorno alla vita di sempre mi sono pesati un po'. Ma mi conforta il desiderio di trasmettere a tutti la carica di entusiasmo ricevuta dagli animatori, dai sacerdoti, dagli amici incontrati lì, a Grumento.
Antonella Caputo II liceo classico — Caserta

Esercizi Spirituali Giovani
Acqua di vita eterna

In piena Quaresima, insieme con un gruppo di universitari baresi, abbiamo accolto l’invito a trascorrere un fine settimana in ritiro spirituale a Grumento, presso l’accogliente Casa Don Bosco dei Salesiani di Potenza. Magistralmente animati da don Angelo e don Guido, abbiamo riflettuto e ci siamo confrontati con la figura di Cristo, presente nella nostra vita.
Al centro del nostro ritiro, allietato pure da momenti di gioco e distensione, immersi nel verde della campagna, sullo sfondo dei monti, l’ascolto della Parola. Dalla riflessione sul Vangelo di Giovanni (4,5-24: Gesù incontra la Samaritana), è emerso in modo immediato il fatto che noi tutti, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno di quell’acqua che solo il Signore può donarci: “l’acqua che Io vi darò diventerà sorgente che zampilla per la vita eterna”. E’ un’acqua che ci permetterà di non avere più sete…! E da ciò è nato anche in noi universitari il desiderio di bere di quell’acqua, come la donna samaritana, per puntare sempre in alto nella nostra vita. L’esperienza ci ha insegnato che il “Duc in altum” propostoci dal Papa è un ideale perfettamente realizzabile da ogni giovane: se ci lasciamo condurre da Cristo, che entra delicatamente nel nostro cuore, riusciremo ad operare cose grandi anche nel mondo universitario!

Angelo e Pino - universitari — Potenza

A conclusione di queste testimonianze sento di dire prima a me e poi a tutti gli educatori che i giovani vanno condotti in queste esperienze dello Spirito con lo stile nostro salesiano, senza paure e riserve.
L’Augurio per l’Ispettoria è che ognuno di noi sappia guidare nei sentieri dello Spirito tutti i giovani che la provvidenza li affida. Il sogno è che Grumento diventi la Casa di Spiritualità per giovani per adesso in alcuni mesi e gradualmente per tutto l’anno.

D. Pasquale Cristiani - Delegato PG



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LA CASA DI GRUMENTO

La Casa Don Bosco è un centro di ospitalità, una casa sorta per offrire un servizio, in stile salesiano, a tutti quei gruppi giovanili che desiderano vivere un'esperienza di riflessione, di preghiera e di amicizia in un contesto semplice ed accogliente.
La struttura sorge nella verde Val D'Agri, in località San Giuliano nel comune di Grumento Nova. Inserita in una valle suggestivamente contornata da verdi colline è situata a pochi chilometri dagli scavi di Grumentum, città romana sorta nella prima metà del III sec. a.C., dal Santuario di Viggiano, il più importante della Basilicata, dalla Certosa di San Lorenzo a Padula, esempio di barocco napoletano, dalla Diga del Pertusillo e dalle grotte di Pertosa.
La Casa viene proposta come centro di autogestione con una capienza di 50 - 60 persone che possono disporre di campi da calcio, di basket e di pallavolo e di ampi locali per lavori di gruppo e per la riflessione. Vi è anche la cappella E un grande salone con un camino. Un ambiente veramente accogliente dotato di tutti i confort, compreso il riscalmento.
Una struttura da valorizzare, aperta tutto l'anno, un rifugio per ricaricare non solo l'anima, ma anche il corpo. Non resta che verificare sul campo tutte le possibilità che Casa Don Bosco offre!
a cura di Vitina Lorusso

Per maggiori informazioni e prenotazioni:
Salesiani Potenza: tel 0971144270
E-mail: potenzaime@cn.net


 

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Movimento Giovanile Salesiano

ANNUNCIARE IL VANGELO IN UN MONDO CHE CAMBIA
Il Confronto giovani interregionale


Cinquecento giovani dai 17 ai 20 anni del MGS del nostro Meridione Salesiano: SDB- FMA si sono incontrati a Potenza domenica 7 aprile per il “Confronto 2002”.
Tema della giornata: “Stand up”, annunciare il vangelo in un mondo che cambia.
Le realtà giovanili sono state invitate con una serie di domande, partendo dal locale, a comprendere la situazione e trovare strategie e modalità per annunciare il vangelo in un mondo che cambia.
La presenza dei testimoni: Mons. Agostino Superbo, Vescovo di Potenza, Anna Serena piccola sorella di Foucauld, una giovane mamma e un giovane diacono (ex scugnizzo come si è definito); le relazioni delle regioni frutto del lavoro locale sul tema; la video proiezione in power point del documento dei Vescovi “annunciare il vangelo in un mondo che cambia” (preparato in modo egregio e stimolante dal giovane salesiano Pierluigi Lanotte) e il coordinamento di Vitina Lorusso dottoressa e animatrice dell’Oratorio di Potenza hanno reso vivace e coinvolgente i lavori della mattinata.
La calorosa accoglienza dei giovani di Potenza, la preghiera significativa preparata dai giovani della Puglia e l’animazione dei giochi dei giovani della Campania, hanno scandito la giornata facendo respirare il vero clima di Valdocco, Mornese: clima di famiglia, di fiducia, di dono e condivisione nella gioia piena
Quali le provocazioni più significative?
Senza sostituirmi alle consulte MGS che partendo dalle sintesi della Basilicata e Mestre (linee nazionali) elaboreranno gli orientamenti per il Meridione, evidenzio alcuni elementi.
Monsignor Agostino Superbo, per” comunicare il vangelo in un mondo che cambia”, indica come destinatari prioritari i giovani invitandoli a essere “impregnati di Cristo” ed amare la vita perché sia gustata come dono evitando di morderla solamente.
I Testimoni hanno comunicato “il passaggio di Cristo” nella loro semplice ma significativa esperienza dimostrando che questo è speciale in misura in cui diventa incontro vero, autentico e mette in gioco in modo pieno senza mezze misure.
Non parole,quindi, ma una vita che parla.
I giovani cercano testimoni veri che siano compagni di viaggio”in questo mondo che cambia” con quella delicatezza propositiva e non impositiva, che li aiutino a mettersi in gioco senza giudicarli; ma nell’ascolto e nel proporre esperienze forti.
L’Eucaristia presieduta dal Vescovo e animata dai giovani di Potenza ha chiuso il “Confronto” con l’invito a rispondere alle sfide del mondo che cambia ripartendo da Cristo e testimoniandolo con l’autenticità della propria vita e la coerenza; costruendo comunità segno visibile dell’amore, della solidarietà e del mettersi in gioco partendo dalle cose semplici di ogni giorno.
Mentre attendiamo le linee operative dalle quali si ripartirà insieme con la ricchezza delle diversità, l’impegno sia di vincere l’indifferenza, il sospetto, la delega, sporcandoci le mani ed entrando nella ”logica del vangelo”che è la vera rivoluzione dell’amore che genera la vita nuova.

d. Pasquale

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FORMAZIONE

III parte
IL RELIGIOSO “APPASSIONATO DI DIO” progetto di vita spirituale.
riflessione sulla necessità di un progetto di vita personale


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LINEE PER UN PROGETTO

Eucaristia e liturgia delle ore
L'eucaristia è l'azione e l'avvenimento più importante della vita spirituale cristiana. Si tratta di un'azione e di un avvenimento strettamente personale di Gesù. È lui stesso che rinnova e attualizza, con noi e per noi, il mistero della sua vita, passione, morte e risurrezione gloriosa. Ci associa alla sua offerta e immolazione al Padre, e ci unisce vitalmente a sé e tra noi nella comunione sacramentale. Bisogna vivere l'eucaristia ogni giorno, anteponendo la sua celebrazione e partecipazione ad essa a qualsiasi altra azione comunitaria e personale. L'atteggiamento fondamentale da assumere è quello della riconoscenza, vale a dire, di fede, speranza, amore, lode, azione di grazie, supplica e adorazione. L'eucaristia, in quanto sacrificio e sacramento che prolunga ed esprime lo stesso sacrificio di Cristocostituisce il centro vitale e il cuore di una comunità religiosa e di ogni persone che voglia vivere in maniera seria e impegnata la sua vita cristiana e spirituale.
La liturgia delle ore, come preghiera personale di Cristo nella Chiesa e con la Chiesa, deve anch'essa avere un rilievo tutto particolare nella vita del credente, soprattutto del credente sacerdote o religioso. Essa non può ridursi a una semplice recita, anche se attuata con dignità. Deve essere un'autentica celebrazione, con tutto ciò che questo significa. La liturgia infatti non è una semplice evocazione di un avvenimento che appartiene al passato, ma attualizzazione e rinnovazione, per noi e con noi, del mistero di Cristo. Essa attualizza misticamente per noi, celebra con noi e ci preenta questo mistero in tre cicli fondamentali: epifania, pasqua e pentecoste, che sono tre dimensioni della stessa realtà. O, detto altrimenti, incarnazione, redenzione, Chiesa.
Tutta la vita spirituale cristiana e specialmente la vita consacrata deve essere liturgia viva. Per questo deve svilupparsi sempre al ritmo dell'anno liturgico e in comunione costante con la vita della Chiesa. Riguardo alla vita religiosa sarà opportuno ricordare l'affermazione del Codice: «In questo modo, il religioso porta a compimento la sua totale donazione come sacrificio offerto a Dio, e con questo l'intera sua esistenza diviene un ininterrotto culto a Dio nella carità» (c. 607,1).


Sinfonia di molte "chiavi"
La vita spirituale potrebbe essere paragonata a una bella e melodiosa sinfonia.
Una sinfonia che abbraccia e comprende tutta la nostra esistenza umana e cristiana e deve essere interpretata in tutte le sue possibili e numerose chiavi musicali, se vogliamo coglierne tutta l'armonia. La trama ordinaria della vita quella umana e quella spirituale cristiana è intessuta di piccoli doveri, occupazioni e preoccupazioni correnti, di avvenimenti banali e di azioni monotone.
Sorge così di frequente la tentazione sottile e pericolosa di evadere dalla realtà prosaica per perdersi in sogni poetici, più attraenti e piacevoli. In questo modo si falsa la vita e non si vive veramente. Piuttosto si sogna, e si sogna ad occhi aperti, che è il modo più pericoloso di sognare.
Un'altra tentazione, tra le più perniciose, è la stanchezza. È facile stancarsi di vivere sempre le medesime cose. È qualcosa di monotono e poco divertente e perciò si cerca affannosamente di cambiare, come forma di sollievo. Sono molte purtroppo le persone che cedono al primo affacciarsi di questa tentazione. Per questo non approfondiscono niente. Cambiano in continuazione. Vivono al ritmo capriccioso e volubile della moda. Non mettono mai radici. Sono frivole. Rimangono alla superficie delle cose, senza andare in profondità. Cercano e seguono, con un entusiasmo da adolescenti, nuovi orientamenti e nuovi cammini di vita spirituale. La loro professione sembra essere la ricerca di novità. Non si stancano di chiedere consigli, con la segreta e inconscia speranza di trovare, nel cambiamento, un sollievo alla loro stanchezza e alla loro noia.
Bisogna sottolineare anche che vivere sempre le stesse cose comporta anche il pericolo dell'abitudine. Siamo capaci di abituarci a tutto, nel senso peggiore del termine. Perdiamo così il rispetto sacro verso le cose, anche di quelle più sante. La vita, allora perde di vibrazione e di bellezza e scade nella mediocrità. Bisogna perciò vincere la tentazione della stanchezza e dell'abitudine.


Spirito di conversione
La conversione, in senso biblico, è un cambiamento radicale della persona, a partire dalle sue stesse radici. E la radice ultima della persona è costituita dall'amore e dal pensiero, vale a dire dall'affettività e dalla mentalità. Convertirsi è cambiare la mentalità e il cuore. Senza dimenticare che la vera conversione evangelica non è un semplice atto che si realizza una volta per sempre, ma un processo ininterrotto che deve durare tutta la vita. Non siamo infatti mai convertiti del tutto. La conversione è fondamentalmente un cambiamento interiore, ma che abbraccia tutta la persona: il modo di pensare, di volere e di vivere. Non è solo un cambiamento di posizione, ma di direzione. Non è qualcosa di statico, ma di dinamico che si ripercuote sulla vita intera. Suppone che si prenda coscienza del proprio peccato, un pentirsi sinceramente e un aderire con fede viva alla persona di Cristo e un camminare con lui. In questo cammino di conversione un significato molto importante ha il rinnegamento di se stessi quale condizione essenziale per seguire Gesù. Bisogna insistere sul valore positivo dell'abnegazione cristiana, come pure sull'importanza dei sacramenti, in particolare il battesimo, l'eucaristia e la riconciliazione, vissuti nella fede.
Accostandoci al sacramento della riconciliazione, non bisogna mai dimenticare che si tratta di un'azione personale di Cristo. La sua umanità gloriosa si pone ora in contatto con noi per mezzo di questo sacramento, per salvarci, liberandosi dal nostro peccato. È lo stesso Gesù che, per mezzo del sacerdote, che agisce non solo nel suo nome, ma nella sua persona, ci perdona. Si tratta quindi di un incontro personale con Cristo e dovremmo andarvi senza paura e con gioia.
Gli atteggiamenti da coltivare sono i seguenti: ravvivare la consapevolezza di aver bisogno di salvezza, poiché non c'è peccato più grande di credersi giusti; in secondo luogo, anziché presentarsi al confessore con una lista minuziosa e dettagliata di mancanze, confessare gli atteggiamenti che stanno alla base della vita cristiana, per rinnovarli. Questi atteggiamenti comprendono tutti i nostri doveri e diritti verso Dio e gli uomini, che purtroppo non viviamo mai con sufficiente perfezione e fedeltà. Per questo avremo sempre sufficiente materia di confessione di pentimento e di proposito di emendarci e di rinnovamento spirituale.
II sacramento della riconciliazione così vissuto diventa allora un momento forte nel processo di configurazione a Cristo, in cui consiste essenzialmente la vita spirituale cristiana. È un momento forte per la densità di contenuto e gli atteggiamenti che suppone e crea.
Da questo nucleo vitale, diventato asse e centro ordinatore di tutta l'esistenza, non solo è possibile, ma anche semplice per nulla complicato vivere tutto il resto e viverlo in maniera unitaria, senza dispersione di forze e senza il minimo pericolo di deviazione, e con vera nobiltà di spirito. Di conseguenza, tutte le azioni, anche le più umili e meno nobili, ricevono da qui il loro valore. E niente risulta banale o indifferente poiché tutto è trasformato in un vero atto liturgico.
L'amicizia personale con Gesù è e suppone una progressiva e ininterrotta configurazione a lui, fino a giungere a una vera identificazione; fino a essere, come Maria, una pura capacità di Gesù, piena di Gesù. Un'amicizia del genere suppone che si viva tutta la vita la nostra relazione col Padre e con i fratelli a partire da Gesù. Fino a che sia veramente lui che vive in noi (cf. Gal 2,20). In modo che quando Cristo sarà pienamente formato in noi e noi siamo giunti alla sua maturità e alla sua statura, saremo realmente noi stessi.
La nostra massima identità personale consiste nell'assomigliare realmente a Cristo, in cui siamo stati pensati e scelti da sempre, in cui siamo stati creati e ricreati, la cui immagine dobbiamo riprodurre in noi (cf. Rm 8,29). L'identità di un'immagine consiste nell'assomigliare realmente al modello originale. E quanto più gli assomiglia, tanto più è realmente se stessa. E quanto più questa differisce e se ne distanzia, tanto più ha perso o deteriorato la sua stessa identità, potendo giungere a una totale alienazione o alterazione. Gesù è perfettamente se stesso, poiché è la perfetta immagine del Padre e l'impronta del suo essere. Per questo egli ha potuto dire: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9).
E noi, pensati, scelti e creati in Cristo per riprodurre la sua immagine, salviamo la nostra vera identità e, di conseguenza, siamo realmente noi stessi nella misura in cui assomigliamo veramente a Cristo, mediante una reale configurazione a lui. Si tratta di un processo che non è opera nostra ma dello Spirito Santo che agisce in noi. Infatti è lo Spirito Santo che interiorizza in noi Cristo, che lo fa crescere e ci configura a lui nei suoi atteggiamenti vitali, facendoci vivere i suoi stessi stati interiori e assimilare i suoi stessi sentimenti e la sua mentalità. In questo cammino un compito particolare spetta anche alla Vergine Maria: creatura totalmente docile allo Spirito, ad esso subordinata, che ci segue maternamente per aiutarci a configurarci a Gesù suo Figlio, finché egli sia pienamente formato in noi.


La direzione spirituale
L'ultimo aspetto da tenere presente nel progetto di vita spirituale è la direzione spirituale, che oggi alcuni preferiscono chiamare accompagnamento spirituale.
Si tratta di un mezzo globale di crescita nello Spirito e di configurazione a Cristo; un mezzo globale perché comprende tutti gli altri. Ed è particolarmente efficace. Non dovrebbe pertanto essere soppiantato da altri mezzi che sembrano moderni e che sono di moda. Purtroppo, per molti religiosi e religiose, il nuovo direttore spirituale per di più a pagamento è lo psicologo o lo psichiatra. E, cosa più grave, qualsiasi psicologo e psichiatra. La vera direzione spirituale ha come scopo di illuminare, animare, orientare, stimolare, aiutare a discernere e far crescere la persona dal punto di vista umano e spirituale, mediante un accompagnamento vicino e personale. II direttore non può, in alcun caso, soppiantare e nemmeno supplire la persona interessata, e assumersi le sue responsabilità. Farlo, sarebbe condannarla alla perpetua adolescenza. Deve, al contrario, aiutarla con decisione, con tutti i mezzi alla sua portata, a raggiungere una forte personalità, caratterizzata da una giusta indipendenza a livello di convinzioni, di libertà e di amore. Vale a dire, deve sviluppare il suo spirito critico, il senso della responsabilità e, soprattutto, deve continuare ad accompagnare il processo di orientamento della sua affettività.
II direttore spirituale deve essere e sentirsi un semplice strumento totalmente docile dello Spirito Santo che è il primo e realmente l'unico direttore. Per questo deve mantenersi in comunione viva con lui, in totale limpidezza di anima, per mezzo della preghiera, per poter assecondare, senza interferenze, le sue ispirazioni.

CONCLUSIONE
Un progetto di vita spirituale deve essere uno strumento semplice e per questo, alla portata di tutti per semplificare la vita e aiutare a viverla in maniera profonda, coerente e unitaria, a partire da un centro ordinatore e da un nucleo vivo, ossia dalla persona di Gesù nel quale ci incontriamo anche col Padre e lo Spirito Santo. In definitiva, il segreto di una vita spirituale cristiana autentica consiste nel lasciarci configurare, mediante lo Spirito Santo e l'azione materna di Maria, a Cristo nella sua condizione filiale e fraterna e nel lasciare che Gesù viva in noi come Figlio e fratello: come figlio di Dio Padre e della vergine Madre e come fratello di tutti gli uomini.

(In Testimoni n. 12, 2001).


 

 

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VOCAZIONI

LA SFIDA DELL'INVITO
ESPERIENZA RICERCA. L'ESPERIENZA DI UN PARTECIPANTE.

 

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Pastorale Vocazionale
LA SFIDA DELL’INVITO
una riflessione
che invita ad una verifica… personale

Carissimi confratelli,
approfondendo alcuni elementi di Pastorale Vocazionale in preparazione a un incontro che dovrò tenere a Roma, mi sono soffermato a riflettere sulla nostra ispettoria a partire dalle seguenti affermazioni:

1. “Pastorale vocazionale fondata sulla qualità vocazionale della comunità nel suo insieme e degli educatori. La loro testimonianza di vita e la dinamica con la quale vivono la propria vocazione saranno la mediazione più efficace per aiutare i giovani in una generosa e cosciente progettazione del loro futuro.” (Da La Pastorale Giovanile: Quadro di riferimento fondamentale p.40).

2. “L’Animazione vocazionale locale continua a restare il punto debole della problematica vocazionale. La testimonianza delle nostre comunità spesso non è attraente né contagiosa: non si trovano “religiosi profeti” sereni e accoglienti, ma “impiegati di azienda” scontenti e stressati. Spesso si nota stanchezza e saturazione nei confratelli: il troppo lavoro a volte, oppure l’incapacità di ben organizzarsi e di scegliere la priorità nell’azione educativa pastorale, non permettono la necessaria serenità e il doveroso dialogo educativo con i giovani.

Non si ha inoltre cura dell’accompagnamento personale e della direzione spirituale dei giovani, né si è molto preparati e abilitati a svolgere tale compito”. (Dalla Sintesi della situazione dell’animazione vocazionale nelle Ispettorie italiane a cura dell’Ufficio Orientamento/Vocazioni CISI, febbraio 1997).
Due affermazioni vere che ci pongono in seria discussione.
La prima definisce il cuore dell’animazione vocazionale: la testimonianza di vita.
La seconda, pur risalendo al 1997, risulta essere fin troppo attuale, purtroppo!
Qualcuno potrebbe dire che sono cose scontate e non avrebbe torto, ma il problema è proprio qui, e cioè che pur conoscendo la diagnosi, non si attivano dinamiche perché la “guarigione” possa avvenire.
Ho l’impressione che troppo spesso ci stiamo abituando a “scaricare” le responsabilità personali, legate al nostro essere religiosi, sugli altri: ed ecco allora che vengono fuori…obbedienze non indovinate, piano di pastorale vocazionale non verificato, non qualità della pastorale giovanile, incapacità nella direzione spirituale, troppe cose da fare, e…chi più ne ha più ne metta!
Mi domando: “Perché mi sono fatto salesiano?”, “Quali sono le motivazioni profonde che mi fanno essere religioso?”, “Qual è la mia vita di preghiera?”, “Quale luce irradio dal mio essere povero, casto e obbediente?”, “Come vivo la mia affettività sacerdotale?”, “Quanto parlo del mio essere innamorato di Gesù?”.
Cari confratelli, sono solo alcune delle domande che mi pongo personalmente e che invito ciascuno a porsi in modo serio. È vero, tante volte situazioni contingenti possono non aiutarci, ma credo che noi siamo chiamati ad andare…oltre! “Duc in altum” ci ha detto il Papa, non possiamo continuare a piangerci addosso.
Dove è finita la nostra Gioia? Dov’è il nostro Ottimismo salesiano? I giovani invocano, con diritto, il nostro essere portatori dell’amore di Dio a loro e in particolare ai più poveri. Allora…scuotiamoci! Il nostro coraggio e la nostra audacia vengono dal nostro essere cristiani, dal nostro essere per, con e in Cristo!
Non lasciamoci rubare il “Sogno” da altri, non lasciamo ingabbiare la “fantasia della carità” da schemi sterili che ci “uccidono” e che uccidono. Riappropriamoci della nostra dimensione profetica e della nostra qualità educativa per essere “segni di risurrezione” per tanti giovani che vivono nella “morte”!
Le mie non vogliono essere pie parole di esortazione, ma desiderio di condividere con fratelli che hanno operato la mia stessa scelta di vita, le cose più essenziali che troppo spesso lasciamo cadere e soffocare da un “materialismo edonistico” che in vario modo si insinua nelle nostre comunità.
Concludo con una affermazione che feci già diverso tempo fa: “ Non è assolutamente vero che c’è crisi di vocazioni. E’ vero invece che c’è “crisi di comunità”, crisi della nostra vocazione”.
Don Bosco e Maria Ausiliatrice ci aiutino ad essere uomini di PAROLA, più che di …parole!

Un sentitissimo abbraccio fraterno
don Angelo Santorsola

 

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Gruppo Ricerca Ispettoriale
FOTOGRAMMI
DELLA PAROLA
L’esperienza di un partecipante


Mi presento: sono Donato Bosco, un giovane che partecipa al gruppo ricerca ispettoriale .
Dove mi hanno portato questa volta l’equipe vocazionale? Dove mi trovo? Grumento! Beh, per trovarlo, a sud di Potenza, un bel posto tra le montagne lucane, isolato e ideale per una esperienza di silenzio.
Dopo una calorosa accoglienza, baci e abbracci, ci siamo, è il momento, l’unico motivo per cui ci siamo messi in viaggio, incontrare il Signore della nostra vita, Gesù; questa volta chiede da bere a una Samaritana ad un pozzo, ma va da lei e gli dice prima “dammi da bere”, poi, gli racconta la sua vita, gli chiede di convertirsi e la manda ad annunciare quello che gli era successo; così fa con noi, prima ci cerca e ci chiede se vogliamo seguirlo, entra dentro di noi, con il suo Spirito orienta i nostri passi e poi, man mano ci rende coscienti e maturi ci manda ad annunciare la buona Novella.
Fatta la celebrazione di inizio esperienza, su questa donna cambiata da un incontro, passiamo a un altro personaggio dell’antico testamento, Giobbe, uomo saggio, fedele e timorato di Dio.
Dio mette alla prova Giobbe, voleva vedere quanto era importante nella sua vita, quanto l’amasse; non gli mancava nulla, allora inizia a togliergli qualcosa di importante, di più caro; inizia a soffrire, a patire fisicamente e nell’animo; con il passar del tempo questo dolore non passava, inizia lo scoraggiamento e a sopraggiungere il peccato, questi prendono il sopravvento e offuscano la sua vista, inizia a rinnegare e a maledire Dio, fin a sfidarlo.
Dopo aver provato la grandezza e l’immensità di Dio e la sua piccolezza, ammette di essere peccatore e si pente, capisce che ogni cosa e sua e viene da Lui, non può nulla se Lui non lo vuole; allora anche noi ci mettiamo nei panni di Giobbe, e ascoltiamo la Lectio; ci fanno meditare sulla nostra vita, sugli episodi passati, significativi, dove il Signore ha lasciato il segno, dove la sua opera era evidente, fotogrammi per ridisegnare un passato nella nostra mente e rivivere gioie e dolori di una vita; ripensare quanto il Signore in ogni istante è con noi e condivide tutto.
La Parola si fa efficace, viene il deserto, il silenzio, il momento in cui bisogna realmente trovare il Signore, stare solo con Lui, parlare, ascoltare e riflettere su ciò che il nostro cuore capta sulla sua Parola; ripartire da un passaggio già masticato e già vissuto nel nostro passato, a una rivoluzione, rivoluzionare il rapporto personale con Gesù, partendo dalla sua esperienza e trasformarla nella mia, nella vita concreta.
In questa ricerca di concretezza, si pensa a quella indispensabile, la cena, nella famigliarità si scambiano battute, sorrisi come in una bella famiglia; un film in compagnia, la preghiera di ringraziamento dei doni ricevuti nella giornata, buona notte e tutti a nanna, si aspetta un nuovo giorno.
Il gallo canta, è mattina, si ricomincia, una sana colazione, preghiera e buongiorno; il Signore ci cerca ancora, ritorniamo al pozzo, alla fonte, Gesù, coLui che ci da l’acqua viva, rompiamo la nostra anfora e ci riscopriamo peccatori, i suoi cocci, taglienti, che fanno male alle nostre mani, il peccato fa male alla nostra anima e al nostro cuore; il Padre ci chiama a riconciliarci con Lui, una ricchezza immensa in quell’abbraccio e una delicatezza nel suo avvicinarsi a noi; il tempo passa inesorabilmente, si vorrebbe che non finisse, c’è la condivisione: ascoltare, ripensare, condividere parole, momenti, esperienze passate e presenti, con una sola persona, Gesù con l’eucarestia, il dono totale della sua vita.
Ringraziamenti, segni, saluti, con una esperienza in più, una Parola ricordata, una voce riascoltata, un volto rivisto, un impegno da mantenere e una vita tutta da donare.

Donato Bosco
prenovizio


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MISSIONI

MADAGASCAR. Quando i mass media non informano


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Quando i mass media non informano
MADAGASCAR
UNA RIVOLUZIONE
NON CONOSCIUTA
intervista a d. Mimmo Alvati




MADAGASCAR - Una rivoluzione non violenta
Roma - Sulle prospettive attuali della crisi malgascia, con lo scontro tra il vecchio Presidente Ratsiraka che non accetta di aver perso le ultime elezioni del 16 dicembre scorso, ed il nuovo presidente proclamato dalla popolazione e vincitore virtuale delle medesime elezioni, Ravalomanana, il Notiziario dell’IME ha intervistato p. Cosimo Alvati, missionario salesiano, da 9 anni in Madagascar.


Cos’è che colpisce delle proteste della popolazione malgascia?
Colpisce la mancanza di violenza. Dall’inizio di gennaio centinaia di migliaia di persone, con punte anche di 1 milione, sono scese in piazza pacificamente, a Tananarive. Le manifestazioni non sono avvenute solo nella capitale, ma anche in altre provincie e città come Antsirabé e Fianarantsoa, dove si è manifestato ogni giorno. In provincia, però, la gente è più soggetta alle intimidazioni dei sostenitori di Ratsiraka e in diverse zone del paese sono state sospese le manifestazioni. La comunità internazionale deve riflettere su quanto sta accadendo in Madagascar: è il primo caso in Africa in cui le armi non sparano, i machete non tagliano: non c’è violenza. Le manifestazioni avvengono nella pace, nella danza, nella festa, nella preghiera.


Qual’è il ruolo della Francia?
La Francia ha una forte presenza economica in Madagascar ed ha subito dato il suo appoggio totale e indiscriminato a Ratsiraka! Ma la comunità francese dell’isola, di circa 20mila persone, ha condannato l’atteggiamento di Parigi nei confronti di Ravalomanana: di fronte all’ambasciata francese vi sono state manifestazioni in cui gli emigrati esprimono disaccordo con la politica di Parigi, mostrando cartelli con la scritta "Honte" (vergogna) La comunità francese dell’isola ha anche criticato i servizi di Radio France International (RFI) su Ravalomanana e firmato 2 petizioni al ministero francese degli Esteri, nella quale dichiarano di essere vicini al popolo malgascio, chiedendo a Parigi di cambiare atteggiamento nei confronti di Ravalomanana.


Qual’è la posizione della Chiesa nello scontro in atto?
Secondo alcuni mezzi di informazione internazionale la Chiesa cattolica ha appoggiato Ravalomanana. In realtà, la Chiesa cattolica è neutrale: non si è schierata a favore di nessun candidato. Prima delle elezioni, insieme alle altre Chiese cristiane, ha redatto un decalogo ideale del presidente, che doveva avere determinate caratteristiche: onestà, correttezza, rispetto della giustizia e della volontà del popolo. Le Chiese hanno anche chiesto di essere tra gli osservatori delle elezioni. All’inizio di febbraio la Conferenza episcopale malgascia ha emesso un comunicato con il quale ribadiva che non sosteneva nessuno dei due candidati e enunciava alcuni principi che devono essere alla base del processo democratico: rispetto della giustizia, della libertà, della scelta popolare, della ricerca della verità, contro ogni forma di sfruttamento del potere a fini personali e sosteneva il diritto di manifestare del popolo e dei singoli, anche dei sacerdoti e dei religiosi in quanto cittadini. Va notato che il Cardinale Armand Gaétan Razafindratandra, arcivescovo di Antananarivo, ha definito Ratsiraka "uno che non sa perdere" (mauvais perdant). Inoltre, le manifestazioni che si svolgevano ogni giorno nella Piazza 13 maggio della capitale, a sostegno di Ravalomanana si chiudevano sempre con un momento di preghiera, presieduto a turno da rappresentanti delle diverse Chiese cristiane.


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STORIA

Don Rua Patrocina la presenza a Napoli - Parte III -


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Continua il viaggio lungo le strade della nostra storia
Don Rua Patrocina la presenza a Napoli
Le origini della presenza salesiana a Napoli
Parte III

L'iter per la presenza salesiana a Napoli-Tarsia tra i Sordomuti è lungo e intrecciato, dal risvolti edificanti ed mi qualche modo commoventi.
Risale al cuore grande dello stesso Don Bosco, per travasarsi poi in quello omologo di Don Rua.

Una prima cosa da considerare e ricordare è che d. Bosco, nella sua escursione napoletana del 1880.. avrebbe visitato quell'Opera benefica - allora con sede ai Ponti Rossi - che era stata iniziata, sotto la guida dell'Arcivescovo Card. Sisto Riario Sforza, dai Sacerdoti Luigi Aiello (poi Francescano), Giuseppe Pinto e Lorenzo Apicella; in pratica, poi, condotta dall'Apicella.
E c'è motivo per arguire che la visita ed il supponibile vicendevole scambio di abbiano favorevolmente impressionato, , nel loro insieme, Don Bosco, facendogliene conservare grato ricordo.
In verità, fino ad ora non si hanno esplicite documentazioni della visita; cosa che, tuttavia, non deve formalizzare, perché il diario del segretario d. Berto è riconosciuto incompleto, scarno e lacunoso da lo stesso d. Ceria, che è il compilatore dei volumi delle "Memorie Biografiche" in cui è narrato l'avvenimento napoletano.
Ma, alla luce di altri fattori, si può ragionare un poco sulla cosa.
Mentre a Napoli, e non si saprebbe precisare come e perché, se ne è conservata una certa tradizione riesumata anche nel ricordo centenario di quell’escursione nel 1880, c'è un fatto certo che può costituire una prova indiretta, o indiziaria.
Il 6 giugno 1880, d. Notario il Direttore di quel fugace anno salesiano a Brindisi scriveva a Don Rua: 'Tu qui presso di noi nel mese di aprile il Padre Apicella, Direttore dei Sordomuti di Napoli, che mi disse di aver indirizzato a Don Bosco per unire la loro istituzione alla nostra congregazione”. Aggiunge, poi, che anche il Direttore della Casa per Sordomuti di Molfetta – parallela a quella napoletana - si era recato a Brindisi, mi esplorazione molto attenta ed interessata.
Due considerazioni su tale circostanza ed un corollario spingono a riflettere.
La prima considerazione riguarda il particolare che la visita dell'Apicella a Brindisi è del mese di aprile, praticamente a ridosso degli ultimi tre giorni di marzo in cui Don Bosco fu a Napoli.
La seconda si rifinisce ad alcune analogie riscontrabili tra l'intenzione di d. Apicella riferita da d. Notano e la lettera che quegli poi scrisse nel 1884, di cui si è già fatto fugace cenno e di cui presto si dirà ancora. Compiutamente.
Il corollario è fornito dall'appunto di risposta, autografo di Don Rua, in margine alla lettera di d. Notario: "D. Apicella è già cooper[atore]; scrisse lett[era] che ci piacque molto, ma fin'ora non si trattò dell'affare". E le espressioni di Don Rua appaiono alquanto prudenti e diplomatiche: innanzitutto non fa alcun cenno al contenuto della lettera che "piacque molto"; poi, circa l’”affare” dice che "non si trattò", ma non che non sia stato almeno proposto o ventilato, come anche il “fin'ora” può far supporre.
Ed allora (in dubio libertas) si può essere dell'opinione che qualcosa fosse in incubazione, con almeno qualche simpatia da parte salesiana, pur coperta da giustificato riserbo.
Il che sarebbe legittimo far risalire alla non accertata visita di Don Bosco ai Sordomuti, incontrandovi l'Apicella.
Cose tutte che Don Rua, meditandole, conservava nel suo cuore.

Sempre ancora al tempo di Don Bosco, comunque, l'iter compie notevole e ben documentato passo avanti, in più chiaro sviluppo di quello incerto e molto discreto compiuto nel 1880.
D. Apicella, infatti, il 26 dicembre 1884 scrisse ulteriore lettera a Don Bosco, in cui domandava di “innestare alla sua ubertosa vigna anco questo grappolo d’uva delle nostre case de’ poveri sordomuti”. Precisando che esse erano quattro: Napoli (maschile), Casoria (femminile) e due a Molfetta (una maschile ed una femminile).
Sorvolando sull’elogio che meriterebbe la celerità del servizio postale di più 110 anni fa, si deve evidenziare un elemento che dice in se stesso della favorevole e condiscendente disposizione di Don Bosco.
La lettera scritta a Brindisi il 26 dicembre è vagliata in Torino il giorno immediatamente seguente, il 27, nella seduta pomeridiana del Capitolo Superiore.
Era, in assoluto, la prima proposta-richiesta che avrebbe permesso di metter piede a Napoli.
Don Bosco per il momento pose, e con giusta prudenza, solo la questione di principio circa l'opportunità di aprirsi ad una nuova dimensione caritativa, esplicitando chiaramente che l'affare si sarebbe potuto poi trattare “poco a poco”.
Invero, la cosa era alquanto complessa sotto vari profili e questo rendeva dubbiosi i Consiglieri capitolari, volgendoli al negativo.
Bosco nel suo intuito era propenso e favorevole lasciandolo pure a divedere, ma senza forzare la mano.
Don Rua, allora, assunse posizione mediatrice, facendo così "a metà" con Don Bosco.
Per un verso, suggerì l'uso di una formula morbida per comunicare la negativa e, per altro, sostenne la proposta di Don Bosco di accompagnarla con un diplomatico per “ora”.
Ma fece ancor di più tentando quella scappatoia dell'eventuale “bisogno a Napoli di una stazione per quelli che vanno in Sicilia”, che si è già avuto occasione di citare, affossata con alquanta sicumera da Mons. Cagliero.
Ed in conclusione venne ad assumersi mi proprio come una specie di eredità o consegna, quasi dogma che prima o poi doveva essere esaltato, la propensione di Don Bosco racchiusa in quel suo "per ora", rassegnato, ma pieno di segreta speranza.

Nel passar degli anni gli avvenimenti si succedevano e si accavallavano. I fondatori dell'Opera per i Sordomuti venivano a morire; i due nuclei di Napoli e di Molfetta si rendevano vicendevolmente autonomi; quello di Napoli si radicava nell'autorità dell'Arcivescovo, mentre purtroppo il suo regime cadeva in una progressiva decadenza, molto umiliante per i poveri assistiti.
Nel 1895 le due sezioni di Napoli e di Casoria, per effetto di due donazioni, si stabilivano, distintamente, in sedi di autonoma proprietà.
Quella di Napoli si stabilì, per la generosità di Mons. Domenico Alfano in un ampio edificio di Via Avellino a Tarsia, già sede di un Convitto ecclesiastico.
Nello stesso anno, anche per consolidarne la proprietà delle sedi, 'Arcivescovo Card, Guglielmo Sanfelice ottenne l’erezione in Ente Morale sotto la propria giurisdizione della “Pia Casa Arcivescovile dei Sordomuti”, articolata nelle due Sezioni e con sede principale a Napoli.
La nuova posizione giuridica, mentre assicurava stabilità all'istituzione, la poneva però sotto una qualche burocratica tutela governativa.
Né, per forza di cose, poteva assicurare buona e dignitosa conduzione. Il suo degrado continuava a costituire una specie di scandalo cittadino.
Intanto, non era spenta la memoria dei passi compiuti da d. Apicella, segno di una sua aspirazione dal profondo, mentre, in una concomitanza che lascia pensosi, il Can. Alfano nel suo testamento aveva disposto un legato di oltre ventimila lire a favore della Pia Opera, a condizione che ne fosse affidata la direzione al Salesiani.
Ed il Card. Prisco, Arcivescovo, cominciò a muoversi m questa direzione, con alcuni passi fatti mi discrezione.
Ma una cosa è moralmente certa oltre che evidente: Don Rua si fece attento alla situazione, rendendosi conto che erano ormai maturi tempi per sciogliere quel “per ora” voluto da Don Bosco e da lui conservato nel cuore.
E lo fece "poco a poco" come prospettato da Don Bosco.
Infatti sono da ricondursi a questo lavorio bifronte due circostanze simili, anche se di diversa certezza e consistenza.
Nel dicembre 1898 Don Rua fu a Caserta per l'inaugurazione di quel Tempio e si recò anche Castellammare, dove promosse la costruzione della Cappella dell'Istituto. Nel relativo viaggio, non si sa se all'andata o al ritorno, fece tappa a Napoli, incontrandosi col Soprintendente del “Pio Monte della Misericordia” che doveva essere Carlo Del Pezzo circa Portici, come verbalizzato dal Capitolo Superiore. Ma, secondo labili indizi dovrebbe aver avuto anche approcci per Tarsia.
È luminoso, poi, il fatto, già brevemente accennato, che nella sua escursione napoletana del 21 febbraio 1900 fece visita al Can Di Maio, direttore dei sordomuti; come è registrato, ancora una volta laconicamente, dal diarista. E la piena disponibilità da questi profferta nell'occasione, come riferito, può aver più letture: riguardo alla “stazione” per i viaggiatori per e dalla Sicilia, o un punto d'appoggio per la progrediente iniziativa del Vomero, o - tesi più suggestiva - circa apertura e lo sviluppo di un discorso su Via Tarsia.

Finalmente Don Rua accettò pressato, è vero, dalle insistenze del Card, Prisco, ma ancor più quale “fedele interprete del pensiero e dello spirito di Don Bosco”.
L'espressione è degli “Annali” ed è stata ripresa a sua volta da d. Stile; sembra prezioso ripeterla anche qui. E si deve notare come pagine di tanto maggior valore di queste quattro righe ricolleghino l'azione decisionale di Don Rua alla sua fedeltà nel fare “a metà” con Don Bosco, concetto che qui si è voluto rimarcare.
Una volta accettato, Don Rua affidò all'Ispettore d. Scappini l’incarico di provvedere.
Così il 9 novembre 1909 giunsero alla “Pia Casa Arcivescovile dei Sordomuti” in Via Avellino a Tarsia di Napoli i primi due Salesiani, responsabile d. Cesare Crippa.
Questi, già ambientato alla napoletanità in due anni trascorsi al Vomero ed a Caserta e di alta levatura personale, affrontò con intelligente dinamismo il non facile compito di imprimere un nuovo ritmo al molto decaduto andamento generale dell'Istituzione.
Affiancato e coadiuvato, via via, da altri Salesiani, valorosi e virtuosi educatori e maestri, ed assecondato dalla stima cittadina, fece tornare l'Opera a risorta dignità: ne restaurò l'efficienza strutturale ed educativa, le diede certa ed aggiornata impostazione pedagogica e restituì ai giovami assistiti un'armonica crescita umano-cristiana e sociale, che prima rimaneva frustrata.
L'incisiva presenza di d. Crippa durò per 16 anni, fino al 1925 e, sul solco da lui tracciato, l'opera continuò per un quarantennio ad essere vero fiore di carità educativa e sociale.

Ma la poliforme evoluzione culturale sviluppatasi nel secondo dopoguerra, unita continue difficoltà burocratiche, misero in crisi l'Istituzione, per cui nel 1975 i Salesiani furono indotti, con rincrescimento, a rinunciare a quel privilegiato campo di pastorale educativa.
Il fatto, tuttavia, non offusca né il valore del santo zelo profuso da Don Rua per portarvi Salesiani, né quello della generosa loro dedizione nel prodigarvisi.
Resta storia degna di ammirata "memoria".

d. Pio del Pezzo


N.B. Nello stendere quest'articolata riflessione, mi sono avvalso di cognizioni già acquisite, in parte; ma mi è stato di prezioso sussidio il recente lavoro di d. Franco Casella sulle "fonti" della storia della nostra Ispettoria.

 

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NOTIZIE

PACOGNANO - TIRANA: gemellaggio verde
LECCE. I GIOVANI UN TALENTO DA FAR FRUTTIFICARE
PACOGNANO

CASERTA. INNAUGURAZIONE DELLA NUOVA SCUOLA DI BASE
POTENZA
CASTELLAMMARE. 15 - 17 marzo: assemblea nazionale C.G.S.
CASERTA. PISCHELLI IN PARADISO


 

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Pacognano – Tirana: gemellaggio verde

Gemellaggio all’insegna della natura tra i salesiani di Pacognano e quelli di Tirana. La casa salesiana ha ottenuto dal Ministero delle politiche agricole e forestali dall’Assessorato all’agricoltura e foreste della Regione Campania una donazione di 2000 alberi di varia tipologia e grandezza che saranno presto trasportati e impiantati nel centro «Don Bosco» di Tirana.


Con questa prima iniziativa prende il via un progetto di solidarietà molto più articolato promosso dai salesiani di Vico e che vede coinvolti tra gli altri don Paolo Cecere, parroco della parrocchia di Sant’Antonio da Padova di Castellammare di Stabia, Giovanni Calogero, delegato nazionale dell’associazione Pro-Natura, Leopoldo De Gaudio, direttore della cooperativa “Flora Pompei”, Fabrizio Drago, direttore generale dell’Agenzia Ecologia del Corpo Forestale dello Stato, l’assessore provinciale all’agricoltura, Vincenzo Falco e tanti altri aspetti.


Il progetto “Linea Verde” prevede in pratica l’attivazione a Tirana di corsi dedicati al giardinaggio ed alla riforestazione nonché alla formazione di figure professionali come quelle di tecnico ambientalista e di idraulico forestale. In programma la creazione di una serra, di un orto biologico e di un piccolo bosco in un’area complessiva di quattromila metri quadrati. Per la nascita di quest’ultimo ora è stato compiuto il primo passo grazie all’attivismo dei salesiani presenti in Albania che dal settembre 1992 dove stanno curando centri di formazione professionale a Scutari e a Tirana.


Il Mattino, 15 gennaio 2002

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Lecce
I giovani, un talento da far fruttificare

La comunità di Lecce ha voluto celebrare solennemente S. Giovanni Bosco con un percorso di preparazione spirituale iniziato con il triduo e culminato con la Concelebrazione Eucaristica in Basilica, nel giorno della festa liturgica, presieduta dal nostro Arcivescovo Mons. Ruppi.


La festainsieme, svoltasi presso il salone del Polivalente subito dopo, animata con musica, scenette, danze e balli collettivi, che hanno visto protagonisti soprattutto ragazzi, giovani, adulti di tutti i settori e movimenti, ha evidenziato lo spirito di famiglia e la gioia sprigionata dai cuori di tutti. Come nella tradizione, il Comitato di Animazione ha voluto offrire a tutti i partecipanti il “cioccolato caldo” per riscaldare l’atmosfera…già vivace.


Le manifestazioni si sono protratte sino a domenica 3 Febbraio quando l’Oratorio-Centro Giovanile ha festeggiato alla grande il santo dei giovani. Alla celebrazione Eucaristica oratoriana, un nutrito gruppo di ragazzi ha emesso, per la prima volta o rinnovato, la Promessa come Ministrante. Emozionante, soprattutto per i neo-ministranti e le loro mamme, il momento della vestizione. È seguita poi, durante la festainsieme in cortile, la premiazione della gara “Servizio liturgico”, già iniziata ad ottobre, sia per gli aspiranti-apprendisti, che per i fedelissimi.


Alle 9.00, un autobus, proveniente da Casarano (Lecce), ha accompagnato un gruppo di ragazzi e giovani che avevano manifestato il desiderio di condividere una giornata oratoriana e la festa di don Bosco nel nostro centro con i loro coetanei. Tutti si sono congratulati con loro per l’ottima riuscita della caccia al tesoro, gioco che sempre appassiona! Ma i più felici, per questa volta, sono stati gli amici di Casarano che, con sorpresa e forse qualche aiuto…hanno vinto.
La vigilia della festa liturgica ha segnato un importante evento.
In serata, infatti, nel salone parrocchiale, affollatissimo, si è tenuta la 1ª Conferenza annuale della Famiglia Salesiana, che ha avuto come relatore Mons. Domenico Segalini, già Incaricato Nazionale per la Pastorale Giovanile e attualmente Vice Assistente Nazionale dell’Azione Cattolica.
Esperto di problematiche giovanili, corresponsabile della GMG2000, persona con una forte carica umana e capacità dialettica brillante e arguta, don Sigalini, ha riscosso tra tutti i partecipanti, adulti e giovani, alcuni provenienti anche da altre parrocchie diocesane, largo consenso sul tema: “I Giovani, un talento da far fruttificare”.


Dopo aver analizzato sinteticamente il vissuto dei giovani d’oggi, il relatore ha ampiamente dato lettura dell’abilità pedagogico-preventiva di don Bosco, rapportandola all’oggi, tempo in cui salesiani e laici, nelle proprie comunità educative pastorali, sono chiamati, in forma privilegiata, ad accogliere le molteplici sfide culturali, educative, relazionali che la società, attanagliata dalla frenesia del tutto e subito, difficilmente riesce a cogliere nelle domande dei giovani. È necessaria una quotidiana attenzione ai giovani, da parte di genitori, educatori, istituzioni, per imparare a saper ascoltarli, a sollecitarli ad agire, esortandoli a non scoraggiarsi.
Urge entrare in sintonia con la loro maturità, in special modo con le loro attese di un mondo più sano, con il bisogno di schiettezza dei loro ideali, con il loro progetto di uomo, proiettati non solo nel loro presente ma anche nel loro domani.


Non si può fare l’ errore di pensare che ci sia un solo tipo di giovani, ha ribadito don Sigalini, ne esistono variegate tipologie che, sia nel bene che nel male, sono state strutturate nella famiglia, nella scuola, nell’ ambiente da cui provengono. I giovani vivono la contemporaneità accanto a sistemi di informazione che, in forme diverse, invadono la loro esistenza, permeano la loro cultura, formano o deformano la loro percezione del mondo e del loro “io profondo”.
Il relatore ha esortato gli adulti a non sentirsi fuori da questa trama esistenziale dei giovani, ricercando insieme, oltre le sinergie personali e generazionali, la capacità di dialogare con coraggio, con lealtà e fiducia con i giovani. Ragione e cuore, testimonianza di vita e atteggiamento aperto alla fede, possono divenire strumenti formidabili per un’azione educativa e pastorale con i giovani di oggi.
Infine, don Sigalini ha raccolto le provocazioni dei presenti rispondendo alle domande, per la maggior parte orientate sulla realtà dei figli, dei giovani che ci sono accanto e che forse chiedono qualcosa in più, perché insoddisfatti da tanta esteriorità e materialità.


La conferenza di don Sigalini ha aperto la mente, ha sollecitato il cuore, ha spronato lo spirito dei singoli e delle comunità ad avere un’attenzione particolare per la realtà giovanile che va accompagnata, guidata, e soprattutto amata, così come voleva don Bosco: “Basta che siate giovani, perché io vi ami assai”.
Crediamo che nella nostra comunità educativa pastorale ci sia non solo il desiderio di accompagnare i giovani nella loro crescita umana e spirituale, ma sia presente, in modo qualificato, lo spirito e la prassi del sistema educativo salesiano.

Carlo Blagho

 

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Pacognano
Innaugurata maiolica dedicata a mamma Margherita

In occasione della festa di don Bosco, è stata collocata sulla facciata dell’ingresso, verso il grande parco della Casa di cultura e spiritualità di Pacognano una ceramica di 3 metri per due. È stata realizzata dal maestro Calogero Raffaele di Castellamare di Stabia, e raffigura don Bosco con mamma Margherita, davanti alla casetta natia del santo. L’inaugurazione è stata benedetta da’’arcivescovo mons. Luigi Diligenza e dal vescovo salesiano mons. Gennaro Prata.

 

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Caserta
Innaugurazione della nuova scuola di base

Quel grande e composito mosaico, che è l’Istituto Salesiano di Caserta, si è recentemente arricchito dell’ennesimo importante tassello, il nuovo complesso della scuola di base; una struttura moderna e funzionale che ospiterà la neonata scuola elementare, presieduta con grande impegno dal Professor Agostino Barone.
I Salesiani di Caserta sono, ormai, da oltre un secolo, il simbolo riconosciuto di un sistema educativo, quello professato da Don Bosco, che ha formato intere generazioni di giovani, mantenendosi sempre al passo con i tempi e potenziando l’offerta formativa nel solco della tradizione. Una realtà, quindi, complessa e multiforme che svolge sul territorio un ruolo sociale fondamentale, per mezzo delle sue diversificate agenzie culturali (la scuola, il cinema-teatro, l’oratorio, l’agenzia informagiovani, i gruppi di volontariato). Il tutto è diretto magistralmente da don Emidio Laterza, che, con la sua opera mirata ed instancabile, ha condotto l’opera salesiana di Caserta nel terzo millennio, vincendo la difficile “sfida” lanciata dalla modernizzazione e riscuotendo notevolissimi successi e consensi.
La cerimonia di inaugurazione del nuovo complesso della scuola di base si è svolta venerdì primo Febbraio u.s. ed ha visto la partecipazione di numerose autorità politiche e cittadine, dal sottosegretario alla Pubblica Istruzione On. Stefano Caldoro, all’On. Nicola Cosentino, dal Prefetto Ecc. Carlo Schilardi al sindaco dott. Luigi Falco, dal Presidente della Provincia Prof. Riccardo Ventre, al Presidente del Consiglio Regionale dott. Domenico Zinzi; presenze che, al di là del significato specifico, assumono il valore di un impegno e di un’attenzione particolari verso le esigenze e le peculiarità della scuola Salesiana.
Semplice, ma suggestivo ed interessante è stato il programma della manifestazione inaugurale svoltasi all’interno del teatro Don Bosco. La fanfara della Brigata Garibaldi ha accolto tutti gli ospiti, a seguire vi è stato il saluto del Direttore Don Emidio Laterza, successivamente è stato proiettato un video raffigurante il passato, il presente ed il futuro dell’Istituto, con le testimonianze dirette di Don Nannola, il decano dell’opera, quindi il saluto delle autorità presenti, l’intervento dell’ex Direttore don Franco Gallone, attuale Ispettore Salesiano dell’Italia meridionale, il tradizionale taglio del nastro con il Sottosegretario Caldoro e la benedizione dei locali. Terminata la cerimonia si è dato spazio all’animazione per i bambini e gli studenti, un punto qualificante nel sistema educativo di Don Bosco, poiché, come amava ripetere: “La ginnastica, il gioco, la musica, il teatro e le passeggiate sono mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina e giovare alla moralità e alla sanità”.


Roberta Albanesi

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Potenza
Operazione Quaresima di solidarietà 2002

È l'iniziativa che la parrocchia San Giovanni Bosco di Potenza ha riproposto per tutto il periodo della quaresima. Lo slogan recitava «50 cent x 40 giorni», ovvero un invito a fare una piccola rinuncia quotidiana mettendo da parte 50 centesimi al giorno per consegnare, alla fine del periodo quaresimale, la somma di 20 euro al parroco don Basso.
Quanto raccolto, andrà ai bambini delle Opere Sociali don Bosco di Manus Amazzonia (Brasile) bisognosi di tutto. Questa operazione è il frutto di un cammino iniziato negli anni passati.
L'operazione Quaresima 2001 ha permesso di raccogliere la somma di £ 4.500.000 (2.324 €) devoluti ai giovani aspiranti salesiani di Scutari.

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Castellammare
15 - 17 marzo: assemblea nazionale C.G.S.

I partecipanti - settanta circa - provenienti dai vari cinecircoli, hanno potuto vissuto momenti di approfondimento, di verifica e riprogrammazione.
Il venerdì sera i partecipanti sono stati introdotti ai lavori dal presidente dell’associazione, il prof. Stefano Todini, che ha presentato alcune realizzazioni C.G.S. per l’anno 2001. È seguita la proiezione del film di E. Olmi Il mestiere delle armi, recentemente premiato con il David di Donatello.
Il Sabato mattina è stato dedicato all’approfondimento culturale. La prof.ssa Marina Loi, della III università di Roma, ha svolto il tema: C.G.S. Verso una cultura del dialogo e della pace. All’intervento è seguita la testimonianza di Giuseppe Bonavolontà, giornalista RAI, Filodemo Iannuzzelli, ass. Tavolo per la Pace e Peppe Iannicelli, presidente regionale della campania, che ha moderato i lavori. Il pomeriggio è stato dedicato al relax culturale: visita guidata agli scavi di Pompei e cena sorrentina. La celebrazione eucaristica presieduta da mons. Sorrentino, vescovo di Pompei.
Nella mattinata di domenica si sono assolti gli impegni di associazione: relazione consuntiva e preventiva delle attività e della gestione economica.
È giusto riconoscere un giusto merito a don Roberto Guarino, neo delegato nazionale, che ha lavorato e sponsorizzato la location dell’Assemblea.

 

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Caserta
Pischelli in Paradiso

È un nuovo musical allestito dagli alunni della scuola media Salesiana di Caserta. Lo spettacolo, scritto e diretto da Corrado Malorgio, è stato liberamente tratto dal libro omonimo di don A. Alfano ed è stato rappresentato in anteprima al teatro comunale di Sangemini il 9 Aprile in occasione del concorso nazionale riservato a tutte le scuole medie d'Italia. È un messaggio forte di speranza: un racconto che nasce dall'esperienza diretta di ragazzi in difficoltà affidati ad un “centro”, di gente di quartiere e di periferia, storie di povertà, di abusi e profitti illeciti sul minore indifeso.
È esplicitamente una richiesta d'aiuto da parte dei protagonisti, una vera e propria denuncia di un disagio come quello giovanile sempre vivo e attuale. Storie raccontate con canzoni, gag divertenti, danze coinvolgenti e, infine, con la straordinaria forza espressiva, spontanea e creativa di circa 40 giovani attori. La scelta del genere "Musical" fa sì che gli allievi si appassionino al Teatro in ogni forma d'arte come la recitazione, il canto, la danza, il mimo.

 

 

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