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GENNAIO 2001 |
SOMMARIO |
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LETTERA DELL'ISPETTORE
PROFILI SALESIANI
Don Bosco eRignano Garganico un'intesa da sempre
Don Angelo e le vocazioni di Rignano
I due amori: la congregazione eil paese
Rignano Garganico e Don Bosco: un'intes da sempre...
Don Giorgio Pratesi. Sacerdote e testimone di Pace
PAPA GIOVANNI
Date una carezza ai vostri bambini...
Due PAPI coraggiosi... più di uno
FAMIGLIA SALESIANA
TR Un'esperienza indimenticabile:I Campo Faito
Convegno regionale degli exallievi/e di don Bosco
Convegno annuale Cooperatori: Comunione per la Missione
PASTORALE GIOVANILE
Convegno CISI: Ricontestualizzare l'Oratorio
L'Oratorio come mediazionefra Chiesa e Giovani d'oggi
Per non dimenticare: un impegno di testimoninaza
Una giornata speciale... Paolagiovani 2000
Assemblea MGS 2000: Verso quale oltre!
COMUNICAZIONE
CGS Campania
Roma: Incontro internazionale CS
Intervista a Don Antonio Martinelli
Il Commento
Dizionario di Filosofia
DALLE CASE
Napoli Don Bosco: Nuovi progetti
Napoli Don Bosco: Informagiovani al Via!
Vico Equense: Il mondo missionario a confronto
Caserta: I giovani della scuola a Roma
Lecce: Don Di Nanni. Cinquant'anni di vita pastorale
Foggia Emmaus: Una mamma e un papà per tutti
Corigliano Calabro: Lo sport come impegno sociale
Lecce: Il percorso poetico di Carlo Blago
Taranto: Giubileo del Liceo Don Bosco
I NOSTRI DEFUNTI
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LETTERA DELL'ISPETTORE - Gennaio 2001 |
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Napoli, 31 gennaio 2001 |
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Carissimi Confratelli,
vi giunga il mio saluto fraterno e il mio incoraggiamento per il vostro impegno instancabile a servizio delle anime. Il Rettor Maggiore ci ha invitati l'8 dicembre, con la chiusura del "giubileo salesiano", a rinnovare la nostra consacrazione al Signore per la salvezza dei giovani. E questo invito viene rafforzato dalla riflessione che tutte le comunità stanno operando in vista del prossimo Capitolo Ispettoriale che prepara il Capitolo Generale 25. Visitando le case dell'Ispettoria sto cogliendo come il tema del Capitolo sia molto sentito da tutti i confratelli: si avverte il bisogno di riflessione sul grande valore della comunità, che è una caratteristica fondamentale e irrinunciabile della nostra consacrazione. Il Rettor Maggiore nella lettera di convocazione del Capitolo Generale ha espressamente affermato che i giovani si attendono da noi una testimonianza chiara e sincera della nostra vita fraterna: " L'obiettivo del CG 25 non è tanto ciò che la comunità e i confratelli devono fare ancora per i giovani, ma ciò che devono essere e vivere oggi per loro. Lo sguardo va anzitutto a quello che siamo e viviamo per agire più efficacemente, dal punto di vista evangelico, in favore dei destinatari della nostra missione " (ACG n.372 p. 13) Inoltre il Rettor Maggiore ci dà un'indicazione preziosa che ci può guidare in questo momento di riflessione. Non solo ci invita a uno studio particolare sul ricco Magistero Ecclesiale e Salesiano, così abbondante e profondo (ed è questa un'ottima occasione di formazione permanente), ma anche a indicare, attraverso il nostro vissuto, quali indicazioni concrete possano migliorare la nostra vita fraterna: la metodologia del discernimento comunitario. "Ogni confratello si lascia interpellare dalla realtà che vive, ponendosi in un atteggiamento fondamentale di fede e di ascolto, per scoprire nella vita di ogni giorno le indicazioni e i passi che il Signore invita a fare nel cammino di rinnovamento personale e comunitario " (ACG n. 372 p. 37) Preparandoci alla festa di Don Bosco, chiediamo al Signore, per l'intercessione del nostro amatissimo Padre, di essere pronti ad ascoltare la voce dello Spirito per il bene nostro e delle anime a noi affidate.
L'Ispettore
Sac. Francesco Gallone
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| PROFILI SALESIANI |
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Don Bosco e Rignano Garganico un'intesa da sempre
Don Angelo e le vocazioni di Rignano
I due amori: la congregazione eil paese
Rignano Garganico e Don Bosco: un'intesa da sempre...
Don Giorgio Pratesi. Sacerdote e testimone di Pace
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RIGNANO GARGANICO E DON BOSCO: UN'INTESA DA SEMPRE.
commemorazione ufficiale di don Angelo Gentile Rignano Garganico 26-27 agosto 2000
Per dare suggello a questa intesa, a rendere omaggio con la commemorazione ufficiale di don Angelo Gentile, pioniere e capocordata della Famiglia Salesiana di Rignano, era programmata la visita del Rettor Maggiore don Juan Vecchi, che lo ha avuto Professore ed educatore a Torino-Crocetta. Ma i noti problemi seri di salute glielo hanno impedito, per cui si è potuto rendere presente indirizzando un sentito messaggio alla famiglia di origine, alla Famiglia Salesiana e ai cittadini tutti, e inviando un suo rappresentante ufficiale, don Antonio Martinelli, Consigliere Generale per la Famiglia Salesiana e la Comunicazione Sociale. La Celebrazione è stata preparata da una commissione presieduta dal Vicario Ispettoriale don Raffaele Jeva; alla preparazione vi hanno partecipato la Parrocchia, il Comune, la Famiglia Salesiana e la Famiglia di origine. Anzitutto, il triduo di preparazione, animato da don L'Arco, ha suscitato molto interesse e partecipazione ed ha creato il clima adatto. Don L'Arco ha fatto catechesi pedagogica salesiana con riferimento a don Angelo, con il quale aveva condiviso la responsabilità di formazione dei chierici a Castellammare di Stabia. Don Angelo aveva ormai legato il suo nome all'Ispettoria Meridionale, quando si trovò a dare inizio allo Studentato Filosofico a Torre Annunziata negli anni 1946-1948 e poi a dare inizio allo Studentato Teologico negli anni 1959-1962. Don L'Arco ha parlato della pedagogia salesiana incentrata sul sistema preventivo di don Bosco e continuamente si è rifatto, con senso di vera ammirazione e devozione, all'esempio di don Angelo, che aveva intuito l'importanza del rispetto delle persone, il vero bene da riservare ai chierici con i quali stava accanto come "angelo gentile" con dei fra-telli minori, e traeva dalla forza del suo umanesimo tanta carica e tanto incoraggiamento per aiutare ogni persona a diventare autentica e matura. Poi, si è dato inizio alle due giornate della Commemorazione ufficiale. Semplici, ma nello stesso tempo solenni e festose si sono svolte le giornate del 26 e 27 agosto, per la partecipazione di autorità, di confratelli, di popolo e per l'animazione musicale della Banda Don Bosco dei Ragazzi di Napoli, diretta da confratello Maestro Corrado Guercia; il giro per le strade del paese, lo spettacolo musicale serale e l'animazione nei momenti di accoglienza, dello scoprimento della Stele e del Monumento a don Bosco hanno creato il giusto clima per cui tutti hanno gustato il senso della festa e della gioia salesiana. Così, il giorno 26 agosto, in un sereno e gaio pomeriggio, la cittadinanza di Rignano si è riunita con gioia sulla piazza antistante il palazzo comunale, mentre ai convenuti erano distribuiti vivaci foulards multicolori inneggianti al Rettor Maggiore e stampati con cenni biografici di don Angelo Gentile. Exallievo salesiano e rappresentante della famiglia d'origine, il prof. Riccardo Abruzzese ha illustrato il programma della manifestazione, che, patrocinata dalla Provincia di Foggia e dal Comune di Rignano, si è aperta con l'accoglienza, da parte del Sindaco Michele Ciavarella e di tutti i presenti, di don Antonio Martinelli, del Pastore della Diocesi, S.E. Michele Seccia, dell'Assessore Dr Matteo Valentino in rappresentanza del Presidente della Provincia Prof. Antonio Pellegrino, dell'Ispettore della Romana don Mario Carnevale, dell'Ispettore della Meridionale don Franco Gallone, del Vicario Ispettoriale e Presidente della Commissione Celebrazioni don Lello Jeva, del Direttore di Frascati don Pierfausto Frisoli, del Direttore del Pio XI di Roma don Ilario Spera, del Direttore di Corigliano Calabro don Mario Delpiano, di don Alfonso Alfano già Ispettore della Meridionale al momento della morte di don Angelo, degli altri Confratelli venuti da Roma e da Napoli, dei Confratelli Salesiani di Rignano e di san Giovanni Rotondo, delle FMA di san Severo, del Presidente Ispettoriale degli Exallievi Salesiani Dr Vincenzo Schiena, e dei tanti altri exallievi ed amici. La "Banda musicale 'Don Bosco', città di Napoli", ha intrattenuto la folla eseguendo con maestria brani d'effetto e coinvolgendo i cittadini che, mostrando emozione per essere presenti ad un tal evento, hanno sfilato con compostezza fino alla Chiesa Parrocchiale, dove si è dato inizio alla Commemorazione ufficiale di don Angelo Gentile. In apertura don Antonio Gentile, nipote di don Angelo, ha letto il messaggio che il Rettor Maggiore ha inviato ai presenti per la circostanza. Si sono, poi, susseguiti gli interventi del Sindaco di Rignano Sig. Michele Ciavarella, dell'Assessore Provinciale Dr Matteo Valentino, del Vescovo S.E. Michele Seccia e dell'Ispettore Salesiano Franco Gallone i quali hanno espresso viva soddisfazione per essere presenti a rendere omaggio alla figura così carismatica di don Angelo e alla cittadinanza di Rignano che ha dimostrato di amare Don Bosco donando vocazioni e camminando nella fede. Sono seguite due relazioni preliminari, quella di don Antonio Miscio, salesiano di san Giovanni Rotondo, della Ispettoria Ligure-Toscana, che ha offerto un excursus storico su "Don Bosco e il Gargano" per rispondere alla domanda "come mai tanta presenza di don Bosco tra i paesi del Gargano e dintorni" e quella di don Mario Parracino che ha presentato "Don Bosco e Rignano" attraverso la persona di don Angelo Gentile, che ha diffuso la figura e lo spirito di Don Bosco suscitando tante vocazioni. Ha preso poi la parola per la Commemorazione ufficiale don Antonio Martinelli, dall'an-golatura "Spiegati con un esempio. E l'esempio fu la sua vita". Con un'esposizione molto seguita ed apprezzata, don Martinelli si è addentrato nell'espe-rienza di vita di don Angelo, e per aiutare noi a sintonizzarci sulla stessa esperienza di vita ne ha messo in luce tre Porte, quasi tre possibili esempi da imitare: la Porta del Libro, la Porta della Conoscenza, la Porta del Viaggio. Attraverso queste tre porte don Angelo ha guardato alla vita, e noi attraverso le stesse tre porte possiamo riguardare alla sua vita, e riflettere assieme a lui sull'esperienza di sua e nostra vita, vista unicamente come "contatto umano": esperienza cioè educativa fatta di bontà che riveli il volto dell'amicizia, della mediazione, della prudenza e dell'ascolto, e che comunica nei cambiamenti cui siamo soggetti sempre speranza, come legame a ciò che vale e rimane per sempre e superamento di ciò che vale meno o non vale affatto. Don Martinelli a conclusione invitava tutti noi, cioè "gli amici salesiani, …a far esplodere i confini spirituali, propri di don Angelo perché siano eredità e conquista di molti altri". Dopo la Commemorazione si è ricomposto il corteo che dalla Chiesa Matrice si è recato nella zona scelta per la collocazione di una Stele e l'intitolazione di una Via in onore di don Angelo. Precedeva la Banda la quale ha arricchito meravigliosamente di note musicali il parlare sommesso e gioioso della cittadinanza che sempre più si stringeva attorno a don Martinelli rappresentante del Rettor Maggiore. Viva commozione infatti si è avvertita nel momento solenne dello scoprimento della Stele avvenuto alla presenza della cittadinanza, che in silenzio ha poi ascoltato le parole toccanti di un salesiano (don Peppino Resta), di un exallievo (Emanuele Di Luzio) e di un familiare (Riccardo Abruzzese). Il corteo ha poi assistito all'intitolazione della Via a don Angelo Gentile. La gioia tutta salesiana è continuata con un piacevole momento conviviale organizzato al Largo Palazzo Baronale e curato da alcune famiglie che hanno allestito un ricco buffet e si sono molto prodigate nell'offrire ospitalità e cortesia. La serata si è conclusa con un intrattenimento musicale offerto dalla Banda musicale "Don Bosco" di Napoli che ha eseguito brani scelti di musica classica e un repertorio di notissi-me e sempre affascinanti canzoni napoletane. Domenica 27 agosto, la giornata si è aperta con il raccoglimento nel cimitero, dove la Fami-glia Salesiana si è recata per un momento di preghiera e di riflessione sulla tomba di don Angelo Gentile e di altri sacerdoti che riposano in Cristo dopo aver, con la loro vita, segnato una pagina della storia di Rignano e del Gargano. Alle ore 10,30, nella Chiesa Parrocchiale di Maria SS. Assunta, ha avuto inizio la Celebra-zione Eucaristica presieduta da don Antonio Martinelli con la partecipazione di numerosi Confratelli e di don Stanislao Superiore del Santuario e della Comunità dei Micaeliti di Monte sant'Angelo, religiosi ultimamente entrati a far parte ufficialmente della Famiglia Salesiana. La comunità dei fedeli, che ha gremito la chiesa, ha partecipato al rito apprezzando l'omelia centrata sul tema della sottomissione a Cristo nell'offrire il proprio servizio ai fratelli, così come don Angelo ci "ha spiegato con la sua vita". L'animazione liturgica è stata curata dalla Famiglia Salesiana e dalla Parrocchia. La partecipazione del popolo è stata molto sentita. Preceduta dalla Banda musicale "Don Bosco" di Napoli, che ha portato ancora una volta festa e allegria per i vicoli e le strade già animate, la cittadinanza si è recata, poi, nella zona panoramica e caratteristica del "balcone del Tavoliere", per la cerimonia dello scoprimento della statua di Don Bosco, generosamente offerta dal Comm. Raffaele Pintonio. Nell'atmosfera gioiosa la folla si è congedata portando nell'animo un caro ricordo e la felicità per aver partecipato ad un evento storico per Rignano e per la Comunità tutta. A conclusione di questa narrazione di due giornate consegnate alla storia di un paese e della Congregazione diciamo dei segni che ricorderanno l'avvenimento: 1. la Stele. Raffigura il volto di Don Bosco e di don Angelo Gentile, collocata vicino alla ultima abitazione di don Angelo, presso la Scuola Media San Giovanni Bosco e al termine del Viale San Giovanni Bosco. È stata scoperta alla presenza di don Antonio Martinelli rappresentante del Rettor Maggiore, del Vescovo, delle autorità e di molti cittadini. 2. Il Monumento a Don Bosco (con il santo e due ragazzi rivolti verso di lui) offerto dal concittadino Comm. Raffaele Pintonio, è stato collocato nella zona panoramica del paese. È stato benedetto da don Martinelli con la partecipazione sentita e numerosa di popolo. 3. La via intitolata a "don Angelo Gentile, Salesiano", sempre nelle vicinanze della casa di don Angelo. Si può dire che questo sia ormai diventato un angolo salesiano: Scuola Media San Giovan-ni Bosco, Viale san Giovanni Bosco, Stele, e Casa di don Angelo. È giusto che sia così perché don Angelo resta il pioniere e il capocordata della Famiglia Salesiana di Rignano e di tanto spazio del Gargano. Le due giornate dedicate al ricordo e alla memoria di don Angelo Gentile sono state due giornate che nel suo nome ha visto tanti Confratelli, membri della Famiglia Salesiana e tanta gente celebrare una festa tutta salesiana, nella commozione e nella gioia.
(A cura di don Peppino Resta e di Liliana Misurelli)
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DON ANGELO E LE VOCAZIONI DI RIGNANO
(da un pensiero di don Angelo Gentile, 31.07.1977)
"Permettete che in questo momento dica qualcosa di noi salesiani. Che cosa ha avuto don Bosco da questo nostro paese, che cosa sia successo, non lo sappiamo spiegare. Nel nostro paese piccolo in questo momento (31 luglio 1977) sacerdoti salesiani viventi siamo 10. È un motivo di ringraziamento al Signore. Dobbiamo ringraziare tutti noi di Rignano, per la benedizione del Signore per le vocazioni. Quante mamme presenti, avete nel vostro cuore il desiderio vivo di un figlio sacerdote! A quante di voi personalmente ho parlato: "sarebbe contenta di un figlio sacerdote?" "Magari il Signore mi facesse questa grazia. Lo desidero, l'ho pregato tanto"! Nel cuore di queste mamme, nella preghiera di queste mamme è reale quello che diceva don Bosco: "la più grande benedizione che il Signore possa concedere è un figlio sacerdote." Perché siamo così contenti, perché ci troviamo così volentieri insieme qui adesso, perché abbiamo tanta gioia, in questo momento, e tutti noi non pensiamo ad altre cose, e siamo contenti di stare in chiesa intorno al novello sacerdote? Vuol dire che i vostri pensieri sono questi, vuol dire che i vostri sentimenti davanti al Signore sono questi, li vivete, li sentite, non è una cosa che io fantastico in questo momento, è la realtà. E allora guardando a questo fatto noi vediamo una benedizione particolare da parte del Signore. Noi vediamo che il Signore guarda a questa famiglia, a quell'altra famiglia (non c'è distinzione di famiglia), anzi il Signore guarda sempre più in basso e sceglie quelli che lui chiama. Le persone che sono chiamate sentono questo invito del Signore. È un fatto tutto particolare, è un fatto tutto intimo e a questo fatto vogliono rispondere; allora voi vedete la generosità dei vostri figli i quali invitati a seguire per questa vocazione sono pronti a rispondere positivamente "desidero farmi sacerdote". Non tutti raggiungono, è evidente per tante ragioni umane che si possono verificare, ma questo non dice che non ci siano le vocazioni: noi le vediamo, noi le sperimentiamo, noi siamo contenti, voi siete contenti. Che il Signore vi benedica sempre così, che il Signore vi voglia bene sempre così. Guardate che questa è la più grande benedizione, secondo il concetto di don Bosco. E don Bosco non poteva dire una bugia, l'hanno fatto santo. Quanti sacerdoti ha suscitato..."
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I DUE AMORI: LA CONGREGAZIONE E IL PAESE
(Per lo scoprimento della STELE)
(1 - dalla lettura fatta da un Salesiano, don Peppino Resta.)
"Rignano, un paese che oggi (28 aprile 1983) vedo per la prima volta, eppure l'avevo conosciuto per fama, per familiarità, vorrei dire, da oltre 40 an-ni. Un paese relativamente piccolo, dal punto di vista numerico, 2.500 abitanti. Ma io qui mi trovo in Famiglia Salesiana. Quando penso che ci sono 17 salesiani viven-ti, e che il paese ha dato 19 vocazioni salesiane, e nu-merose altre vocazioni religiose nelle varie congrega-zioni maschili e femminili, penso a don Angelo come a un pioniere, come a un capo cordata nella sua famiglia di sangue e nelle altre famiglie di Rignano, come a uno che attira attraverso la sua forza altre persone (e non si attira mai con la sola parola)." (don Gaetano Scrivo, salesiano, già Vicario del Rettor Maggiore)
(2 - dalla lettura fatta da un Exallievo, Emanuele Di Luzio)
Don Angelo ha fatto del suo paese il primo ambiente di cura di vocazioni. Legato al paese come alle radici, e legato al paese come al nido delle vocazioni. Il paese è stato sempre sensibile al problema delle vocazioni. Soprattutto dagli anni quaranta ha esploso, diremmo, in questa sensibilità sia per le vocazioni maschili (salesiane anzitutto, e francescane) sia per quelle femminili. Questa sensibilità del paese per le vocazioni si deve certamente anche alla presenza particolare di don Angelo. Durante la guerra s'era dovuto fermare in paese per un anno intero (settembre 1943-novembre 1944): in quell'anno l'esempio di sua vita sacerdotale aveva seminato a piene mani; la cura dell'Azione Cattolica soprattutto aveva avvinto a lui tante presenze giovanili femminili e maschili. Dopo la guerra quelle presenze giovanili ormai diventate adulte, di mamme e di papà, chiedevano a lui, l'antico maestro, circa l'avvenire dei figliuoli; e lui a consigliare e a indirizzare. Tra i tantissimi ragazzi partiti per i collegi salesiani (gli exallievi, alla morte di don Angelo, avevano raggiunto il numero di più di 80), non pochi arrivavano ad essere salesiani e sacerdoti.
(3 - dalla lettura fatta da un Familiare, Riccardo Abruzzese)
"Ma, si chiede don Scrivo, don Angelo ha amato di più la famiglia del sangue, il suo paese, o la sua famiglia di spirito e di vocazione, la Famiglia Salesia-na? Credo di averlo conosciuto sufficientemente per dire che ha operato una sintesi meravigliosa, per cui nulla ha tolto dell'amore dei suoi familiari e pae-sani, dando tutto l'amore a don Bosco, e nulla ha tolto dell'amore a don Bosco e alla Congregazione Salesiana, conservando tutto il suo amore per la famiglia, per il paese di Rignano. La comunità salesiana e la comunità di Rignano le ha sentite e le ha vissute in unità. E que-sta unità è stata costituita soprattutto dal suo cuore sacerdotale e dal suo spirito salesiano." E' così che ha amato la sua Congregazione. E così che ha amato il suo paese e soprattutto i Salesiani del paese.
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RIGNANO GARGANICO E DON BOSCO: …UN'INTESA DA SEMPRE
(Per lo scoprimento della Statua di don Bosco)
Dal Gargano, terra di particolare fascino dove natura e mistero pare si siano dato convegno, balcone sul Tavoliere s'affaccia RIGNANO.
Il paese sta lì a guardarti dall'alto della sua collina: te lo vedi addosso con quegli occhi di aquila che ti scrutano d'ogni dove. Ma se ti avventuri a risalire la strada che ora dolce ora rapida ti avvolge nelle sue spire e in pochi minuti ti porta a guadagnare sempre più quota, avverti l'emozione di chi si stacca da un paesaggio usuale e si immerge nel sole e nell'azzurro di cielo; il sole riflesso dalla roccia ti abbacina, e l'azzurro di cielo ti copre d'un manto di sopore e di dolcezza: sali ancora e ti trovi a dominare anche tu la valle e la pianura sottostante.
Ti accoglie un paese saldo nelle sue radici di rara bellezza e pur proteso verso l'avvenire: qui le generazioni coesistono e s'accettano: i più grandi, alla terra saldati come piante d'ulivo, restano a custodia delle cose più genuine come d'un santuario; i più giovani, cui la vita sorride come a boccioli in fiore, s'aprono ad accogliere la luce radiosa del meriggio: terra di uomini laboriosi e di persone sante, dove la presenza di Padre Pio ha dato il tocco più completo e più prezioso.
DON BOSCO ha sorriso a Rignano, vi è giunto ed ha preso dimora. Tanta ricchezza umana è sbocciata in una natura viva e discreta, composta e provocante: il cielo, la collina, gli ulivi sono la cornice dolce ove don Bosco chiama e consacra: il bene si insinua ed esplode.
E Rignano si dona. Con semplicità, con amore. Con l'ardore di giovani che amano la vita, con la saggezza antica lasciata dai padri. Con il vento che dai monti scende e ai monti ritorna recando il profumo di fiori e di preghiere.
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DON GIORGIO PRATESI
SACERDOTE E TESTIMONE DI PACE
Carissimi fratelli e sorelle, "beati i poveri .. i miti… i non violenti, i puri di cuore, i tribolati, misericordiosi, gli operatori di pace… perché saranno chiamati figli di Dio" Queste beatitudini, fratelli e sorelle carissimi, esprimono in brevità e ricchezza il cuore e lo stile di vita di questo nostro fratello, religioso e sacerdote esemplare don Giorgio Pratesi che ora salutiamo, affidandolo al Signore, in questa liturgia funebre, che ha il dolore del distacco, ma la serenità della speranza, che riluce, come vedete, anche dal colore bianco dei paramenti, scelto appositamente per indicare questo stile di speranza che sfora le nubi buie della morte. Un grazie a tutti voi che siete qui, per manifestare la Vostra stima e condividere il nostro dolore. Un grazie al Vicario generale, ai presbiteri e diaconi della diocesi ai seminaristi, alle autorità. Una vicinanza particolare va alla Comunità e Famiglia salesiana che si è dimostrata così unita e solidale, divenendo sempre più un dono grande per la loro presenza qualificata, voluta dalla Provvidenza divina. Un grazie al cappellano dell'Ospedale, padre Giorgio, che ha seguito con ammirevole tenerezza il nostro don Giorgio. Ed un grazie particolare al dott. Virzì e a tutta la sua équipe, di medici ed infermieri per le cure prestate con tenacia e qualità, pur se in condizioni oggettivamente precarie. La presenza di don Giorgio, il suo stile di vivere con pazienza e fiducia il momento della malattia ha lasciato unsegno forte di qualità che resterà impresso a lungo nel cuore dei medici ed infermieri! Un saluto di particolare vicinanza lo rendiamo anche alla famiglia di don Giorgio. ai fratelli e nipoti che hanno accompagnato e seguito il loro congiunto con interesse e condivisione. Parlare di don Giorgio, nel contesto di questa liturgia, è facile e difficile insieme. Facile perché le sue virtù erano e sono ben note a tutti. Difficile perché ci sarebbero tante ma tante cose da dire. Ne scelgo alcune, per "benedire con voi. il Signore di avercelo dato a Locri dal 14 settembre 1989: "vedano le vostre opere buone e glorifichi il Padre vostro celeste!" . E' stato un uomo di Dio, di una fede forte, tenace, essenziale ma serena. Profondamente in pace con Dio e con se stesso, dopo anni di intensa ed a tratti inquieta ricerca di Dio e di un modo autentico di vivere carisma religioso e sacerdotale., Presso di noi a Locri ha realizzato nel suo cuore una sintesi mirabile di due elementi non facili da comporre: la libertà e l'obbedienza. Una sintesi che traspariva. nel suo modo di cogliere i fatti, di leggere gli avvenimenti. Sempre puntuale nell'analisi e soprattutto nell'intervento, privato e pubblico, con dichiarazioni ed articoli, lucidi e coinvolgenti, Sentiva che Dio parla e passa nei fatti della vita. E lui si è sempre mosso con la fiducia del credente che sa aspettare i sogni dal Signore. Lo ha fatto nella sua lunga ma serena ricerca prima di entrare in congregazione. Anni di studio all'università, nella facoltà di ingegneria, negli anni tormentati della guerra, aperto alle varie vicende della storia, che seguiva con apertura e dolore insieme ("ricordo ancora - annota in un suo profilo biografico - il rumore dell'esplosione delle cariche con cui i tedeschi, il giorno dopo la strage delle Fosse Ardeatine, ostruirono gli accessi alle fosse dell'eccidio!). Anche qui, a Locri, la storia concreta del nostro popolo, tribolato ma carico di dignità lo ha sempre affascinato. Da qui derivava la sua invidiabile serenità ed insieme lucidità nel leggere, capire, interpretare i fatti. Chi non ricorda la sua lettura dei "punti di forza e punti di debolezza, opportunità e limiti della cultura della Locride", offertaci nella Convocazione Ecclesiale dello scorso anno (la potete rileggere negli atti con vera utilità personale!). Da qui egli ci ha trasmesso due doni, che per me restano due eredità, preziosissime per la nostra cultura e vita ecclesiale: l'impegno per il Bene Comune e la coerenza personale. Il gusto e l'impegno per il BENE COMUNE : rimane, il nodo del nostro territorio. Bene comune - ci insegnava in quei Dieci comandamenti che ho poi scritto ed adattato nella lettera pastorale su La Chiave e la Porta - è "vincere le tante paure che ci portiamo dentro, è guardare lontano, avere il coraggio del confronto, rispettare la sana laicità delle istituzioni, qualità e competenza nel servizio del laico, solidarietà nella comunità cristiana tradotta in gesti puntuali e chiari, conoscenza delle leggi, sacrificio e testimonianza personale, socializzare le minacce, mai restare soli e uscire insieme dai problemi". Poi l'impegno per la COERENZA, Don Giorgio è stato l'uomo della coerenza, perché l'ha maturata e patita nel suo cuore, prima di tutto nella sua obbedienza di religioso, sempre pronto ad ogni richiesta, piccola o grande che fosse. Coerenza che si è fatta dunque obbedienza. Ma anche ricerca di testimonianze nuove, impegnative, anche con scelte dolorose e sofferte negli anni settanta, gli anni del dopo Concilio, vivendo per sette anni tra i baraccati, diventando, senza volerlo un "loro leader: le condizioni in cui Dio mi aveva messo, mi convinsero che Egli voleva da me questo impegno" (sono parole sue!), fino a che i baraccati del Borghetto del Torrione, a Roma ebbero tutti una casa. Tutti, tranne lui, che per un errore fu escluso. Un errore che divenne per lui un altro segno, per indicargli altre strade, come la sua presenza tra i giovani tossicodipendenti che egli definiva così: "giovani forse più sensibili di altri che non accettano le storture di una società malata e danno una risposta sbagliata a dei problemi reali" nell'apprezzamento della "generosità di chi vive tra di loro, condividendo pienamente la vita con persone a rischio"). Tra di noi, nella Locride, questo impegno, divenne testimonianza evidente di povertà e sobrietà nello stile, nel vestire, nella bicicletta, nella sua passione per il mare, nel suo sorriso profondo, di chi ha vissuto e risolto molte fatiche interiori ed insegna ad altri a farlo. Da qui, il suo gusto e passione per la politica. Quella con la P maiuscola, fatta di servizio, passione opere il bene comune, partecipazione e controllo dal basso. Su questi due punti ha realizzato delle singolari iniziative nella creazione di una statuto di controllo, in ogni comune, che permettesse al cittadino di seguire i lavori delle varie amministrazioni. E sulla partecipazione, come strumento di crescita della comunità. Ma dietro quest'impegno per la trasparenza e coerenza politica, don Giorgio ci ha insegnato una virtù difficile ma centrale: la coerenza tra fede e vita, la necessità di trasferire nel vissuto la fede celebrata nella liturgia, nella visione di un laicato che maturasse scelte eroiche, chiare, ben sostenute, in un'Azione Cattolica (nella quale è stato Assistente del settore Adulti!) che sapesse far crescere laici coraggiosi e ben formati. L'ultimo suo intervento è stato appunto l'organizzazione del Giubileo dei Politici fatto il 5 novembre scorso, dove ci ha indicato, con voce ormai fioca, la lettura della realtà locale, chiarendo le esigenze etiche dell'amministratore in un foglietto facile, di forte pregnanza evangelica, affidato alla meditazione di ciascuno. Ed infine è stato un uomo di PACE. Quella pace che si fonda appunto sul bene comune e sulla coerenza e che ha sigillato tutta la sua vita. Sono note le sue iniziative in tema di pace, la sua originale e contestata lettera sul ruolo della chiesa nel mondo dei militari, la sua azione formativa tra gli obiettori di coscienza (come sapeva spiegare negli Atti dei martiri la scelta eroica dei giovane obiettore san Massimiliano!), la sua presenza a Sarajevo ed in altri luoghi con il santo Vescovo don Tonino Bello (cui lo legava una grande amicizia). Non è mai mancato ai raduni della commissione di Giustizia e Pace e. agli incontri di "Pax Christi"!. Qui, in diocesi, il suo impegno per la Pace era diventato ormai classico. Un punto di riferimento sono state le giornate della pace, organizzate ogni anno il terzo Sabato del mese di gennaio, in paesi diversi per coinvolgere tutti. A lungo preparate, insieme alla Commissione diocesana da lui amorevolmente seguita, cui affido ora la sua eredità spirituale in questo settore. Ed ora, accanto a me, come Vescovo incaricato proprio di questa rinnovata commissione nazionale: problemi sociali, lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato. Ma pace non era solo assenza di guerra . Ma soprattutto scelta evangelica , stile di vita che ponesse l'uomo nella libertà e nella giustizia. Ecco allora che la parola pace si coniuga con la parola "non-Violenza" e "resistenza al fenomeno mafioso", combattuto soprattutto nella sua valenza culturale, quella più insidiosa e sottile. la radice stessa della mafia. Tutti ricordiamo la rubrica "scuola di pace" che lui ha puntualmente curata su "L'Avvenire di Calabria". Inserti che auspico siano raccolti e messi a disposizione di tutti, in un'apposita pubblicazione, di memoria e di meditazione. In quest'ottica mirabile è il volume da lui tenacemente voluto: "Fino a quando, Signore… La Preghiera sfida la mafia!", che sa rendere forza proprio la preghiera, apparentemente fragile come un filo d'erba, ma cosi forte che sa bucare la durezza dell'asfalto. Così è stato don Giorgio: mite e forte insieme. Icona di speranza. pur nella consapevolezza della durezza del nostro ambiente come appare dalla terribile pubblicazione di tutte le vittime della mafia con nome e cognome, data, luogo, lavoro... Una pubblicazione che ha fatto scalpore a livello nazionale e istituzionale, citata negli atti parlamentari, come segno di una coscienza nuova, che sa reagire al male lo combatte nel cuore stesso del fenomeno, come ci ha insegnato Gesù, "lui che è la nostra pace e che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro che era framezzo, cioè l'inimicizia per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace!" (Ef 2,14-16). Ed anche nella malattia ci ha dato la su testimonianza lucido, ha voluto sapere tutto sulla sua evoluzione. E i confratelli lo hanno fatto con puntualità, pur se con un nodo in gola. Ma poi, ben informato, è stato lui a consolarli, con volto sereno pur se sofferto, a narrare di Dio poco ora prima della sua morte, a dire con certezza la sua fede nel Paradiso, dove ora con tutti i santi salesiani, e della nostra terra da lui così amata, lo affidiamo, grati della scelta di riporlo nel nostro cimitero, accanto alla nostra città, in attesa di poterlo rincontrare al termine della nostra vita, dopo aver seguito Cristo, l'Agnello immolato ritto in piedi, ovunque egli vada, perché non fu trovata menzogna sulla loro bocca… sono senza macchia, per cantare tutti insieme un canto nuovo, in eterno. Amen"
Giancarlo Bregantini vescovo
28 novembre 2000
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| PAPA GIOVANNI |
Date una carezza ai vostri bambini...
Due PAPI coraggiosi... più uno
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"DATE UNA CAREZZA AI VOSTRI BAMBINI"
UN INNO ALLE VIRTÙ E ALLE DOTI DEL PONTEFICE
Nel libro "Papa Giovanni beato", don L'Arco ne ricorda la vita Don Adolfo
L'Arco è un salesiano, allievo di Don Bosco, che secondo mons. Loris Capovilla "scrive come parla e come ama, ex abundantia cordis, con ardore apostolico". Ha studiato la vita di Papa Giovanni XXXIII ed, avendo scoperto che come Don Bosco, il piccolo Angelino Roncalli percorreva chilometri per andare a scuola e che come l'apostolo di Valdocco aveva posto la sua vita sotto la protezione della Madonna, ha affrontato l'impegno dell'approfondimento della spiritualità del Papa Buono, scrivendone la vita. Se Don Bosco diceva: "Oh Maria che io veda Gesù con i tuoi occhi per servire i fratelli col tuo cuore, per aiutarli con le tue mani", affidandosi a lei per la sua missione, il giovane sacerdote di Sotto il Monte era solito dirle "Tu sei bella; ma chi può dire quanto sei buona?". Il nostro autore "s'è abbeverato alle sue fonti della cultura e del pensiero e ne ha costituito il mosaico della vita" al punto che, leggendo "Papa Giovanni Beato" (ediz. Borla) non si riesce ad individuare la linea di confine fra il sentimento dello scrittore e l'ispirazione e l'insegnamento del Papa del Concilio, definito "uno dei sette colori dell'arcobaleno della Chiesa". 25 novembre 1881 - 3 giugno 1963, ottantun'anni, sei mesi e nove giorni: di cui poco meno di cinquantanove dedicati alla Chiesa e di essi quattro anni, sei mesi e sei giorni al suo supremo governo! Passo dopo passo alla luce del Risorto, da modesto sacerdote e diplomatico, da apostolo in Oriente a nunzio a Parigi, da principe della pace a patriarca della serenissima, a Papa per avviare la nuova Chiesa ad affrontare le esigenze dell'età moderna, senza rinunziare alla base della sua tradizione. Don L'Arco identifica Angelo Roncalli nell'uomo delle 14 opere di misericordia: il Papa dei bambini ai quali, attraverso le mamme, inviò una carezza con l'invito a dire che "era una carezza del Papa", il degno successore di Pio X: povero che amava i poveri; l'assertore di giustizia che chiedeva chi aveva mancato perché "condannava i fatti, ma era sempre caritatevole nel giudicare le persone", il cattolico in preghiera che invitava ad avere fede; il successore di Pietro che coniugava il magistero supremo con le esortazioni al più umile dei suoi figli; il Papa che vedeva ovunque i fratelli, specie negli "inferiori"; il sacerdote che invitava a sperimentare Dio come padre e ad abbandonarsi nelle braccia della Madre; che guardava paternamente gli eretici ed i separati dei quali non attendeva il "ritorno" ma, con i quali, cercava di procurare un "incontro"; il Pastore che individuava le finalità del Concilio nella Restauratio e Renovatio Ecclesiae, l'apostolo dell'ut unum sint. Il nostro autore conduce il lettore, quasi con mano, nella vita del piccolo Angelo Roncalli fino al soglio di Pietro e alla santa morte, allorché chiedeva "di lasciarlo solo col Signore". Dalla nascita alle difficoltà della fanciullezza, dall'ambiente familiare alla vita di seminario, dalla consacrazione sacerdotale ai primi incarichi di responsabilità. E così fino in tutti i momenti della sua vita, ove, sempre, la sua figura e la sua azione cercavano di unire tutti in un solo ovile. Il libro di Don L'Arco è stato definito da mons. Capovilla - nella sua presentazione - "un inno alle doti e alle virtù del Papa della bontà" realizzato "per intima simpatia e amore filiale" e gli concede di allegare la pubblicazione di diciannove lettere (alcune inedite) ricevute prima e dopo la morte di Giovanni XXIII ed a seguito della pubblicazione del "Giornale dell'anima". Trattasi di 300 pagine impregnate dell'intento di far conoscere "i solchi della fede e della tradizione, della carità e delle opere della misericordia, della catechesi e dell'azione sociale, dell'ecumenismo e del dialogo di tutte le religioni" di un grande Papa che il 3 settembre sarà proclamato Beato. E' la vita di un Pastore che, di origine contadina, ha "coltivato" le anime affidate alla sua paterna cura.
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DUE PAPI CORAGGIOSI PIÙ UNO.
Cominciamo dal "più uno": Giovanni Paolo II. Il gemellare nella cerimonia della beatificazione dei papi Pio IX e Giovanni XXIII può essere stato un ponderato e coraggioso atto di sfida. Un Papa supercriticato, contro la cui beatificazione si è accesa la canea laico-liberal-massonica. Ed un Papa supergettonato ed applaudito, ipermediato anche a causa di sicura cassetta. Equiparati in santità e quindi esemplarità. Viene da domandarsi se il gemellaggio sia stato un caso dettato dall'architettura del calendario dell'Anno Santo. Oppure se può rispondere ad un'attenta lettura dei segni provvidenziali nella storia della Chiesa da parte di un attento ed esperto interprete delle dimensioni spirituali e storiche, come sociali e culturali, che essa presenta. E sembra proprio che questa lettura in chiave di sfida coraggiosa sia stata fatta da Giovanni Paolo II, competente globale in materia ed abitualmente proiettato verso il leggere i fatti ecclesiali in modo profetico. Sfida che, proprio per aver suscitato polemiche, può risultare molto utile per fare chiarezza, nel senso che i due Papi beatificati rappresentano un insieme nella storia della Chiesa, e nel suo rapporto con "il mondo contemporaneo". Le acri polemiche "laiche" riguardanti Pio IX hanno fatto inveterata leva su fatti particolari, quasi episodici, letti con occhio distorto. Vi hanno risposto molte confutazioni, anche da parte di storici insigni, ma per lo più nella stessa chiave episodica per ragion dialettica. Sembra che, in genere, sia mancata una chiara visione storica più ampia. Di essa si vuole fare qui solo un accenno, non sentendosi all'altezza di poterla sviluppare. Nella dialettica su accennata si è, almeno in apparenza, giunti alla conclusione che Pio IX sia stato santo - personalita ragguardevole - per le virtù religiose, si può dire private, restando un quasi sprovveduto in campo di visuale ed agire storico - politici. Ed a Giovanni XXIII è attribuito e riconosciuto, con una strana scissione di personalità, lo slancio d'innovazione. Ora, senza voler disconoscere nulla del valore in questo campo di papa Roncalli, sembra che tale valutazione sia almeno notevolmente limitata. Sembra, infatti, a più attenta lettura, che papa Mastai abbia avuto, di fatto, e forse anche non programmata, una molto lungimirante visuale storico-politica della Chiesa in rapporto alla realtà concreta che si andava delineando. In questa prospettiva i due Papi beati possono esser visti, entrambi coraggiosi, complementari l'uno all'altro. Considerando che l'uno ha avuto il coraggio di dare inizio ad un cammino e l'altro quello di spingerlo verso il suo compimento. Su questa linea si trova una considerazione del prof. Margiotta Broglio, il quale ritiene che la beatificazione abbinata di Pio IX e Giovanni XXIII consentirà di "equilibrare la memoria storica recente della Chiesa di Roma". Infatti, se Pio IX non avesse, sulla propria pelle, disancorato la Chiesa da una sua strutturazione terrena di stampo medioeval-rinascimentale per renderla libera e sovrana nel suo campo e svincolata da pastoie politiche, non sarebbe potuta nascere e splendere la giustamente conclamata Chiesa del Concilio Vaticano II. Come quello non si sarebbe potuto celebrare senza l'omologo Concilio Vaticano I. Di Papa Giovanni il Priore di Bose ha scritto: "per me fu il Papa della transizione, del passaggio della Chiesa dalla cittadella in cui si era arroccata alla compagnia degli uomini". Giudizio illuminante, che ha però bisogno di essere ampliato. Certamente e troppo semplificante e riduttivo definire Giovanni XXIII come il "Papa buono", definizione troppo borghese. La sua opera nella Chiesa e stata ben più ampia e coraggiosa. Pur dovendo affermare che quella "transizione", enunciata dal monaco Enzo Bianchi, lui l'ha portata a maturazione ed a frutti come conclusione di un processo storico ecclesiale iniziato cento anni prima. Così, riguardo a Pio IX è non solo riduttivo, ma quasi offensivo, il definirlo "ultimo Papa re". Sarebbe molto più proprio e veritiero qualificarlo "primo Papa non re". Sgroppatosi del potere temporale, pur nelle tormentate vicende, ha dato alla Chiesa la libertà di poter gradualmente vivere ed esprimersi come tale. Rivestita di una sovranità che non è di questo mondo. E tutto il complesso del suo pontificato presenta, in confronto a quelli precedenti, linee innovative, sia dal punto di vista dei rapporti storico-politico-sociali e sia da quello del "magistero" ecclesiale. Mentre un Papa, con coraggio, aveva dovuto peregrinare a Vienna per ottenere che l'Imperatore non insistesse nel pretendere di stabilire lui il numero di candele da accendere sull'altare ed un altro aveva dovuto subire la prigionia in Francia ed accomodarsi a fare la parte di figura decorativa all'incoronazione di Napoleone, Pio IX, anche in frangenti molto particolari, volle e seppe dare scandalo conservando autonomia di decisione e di azione. Scelse l'esilio volontario nel Regno di Napoli e scelse la "prigionia" o meglio clausura, in Vaticano, per affermare l'indipendenza del Papato da qualsivoglia altro potere. Contrastò la - a dir poco - ambigua formula cavouriana del "libera chiesa in libero stato", come resistette alla pretesa del "regio exequatur" alla nomina dei Vescovi in Italia. Senza le prese di posizione, sostanzialmente pacifiche, di Pio IX, primo Papa non re, sganciato da pastoie prettamente politiche e diplomatiche, non si sarebbe potuto avere il susseguente e progressivo assurgere della Chiesa ad indiscussa ed alta autorità morale mondiale. Non si sarebbero potute avere le "Encicliche sociali", dalla "Rerum Novarum" alla "Pacem in terris" ed alla "Laborem exercens". Né sarebbe stata possibile la denuncia della "inutile strage" da parte di Benedetto XV. Né avrebbero potuto essere immaginati i vari alti interventi pontefici sullo scenario internazionale, comprese le accoglienze riservate dall'ONU alle visite del Papa di Roma. Se il famigerato "Sillabo" non avesse fornito un preciso elenco degli errori del secolo, prefigurando anche le tragiche conseguenze a cui essi avrebbero portato, le successive, se pur controverse, condanne di comunismo e nazismo da parte della Chiesa sarebbero state impossibili. Ed è anche notevole rilevare che quel documento, con procedura insolita, era stato oggetto di ampia - rapportata al tempo - consultazione ed esame da parte dell'episcopato. La stessa, coraggiosa ma non superba, avversatissima proclamazione della "Infallibilità pontificia" ha spianato la strada a prestigiosi e santi atti papali successivi. La Chiesa di Roma, e si possono ricordare le Encicliche ecclesiologiche, guardata oggi nei suoi rapporti con il mondo contemporaneo, almeno nelle forme, non è certo quella di un secolo e mezzo fa. Ma questo non è avvenuto compiendo salti o rotture; non per rivoluzione ma per evoluzione, sotto la guida della Provvidenza. Due punti trigonometrici di questo cammino sono sicuramente i pontificati di Pio IX e di Giovanni XXIII. Abbinando i suoi due predecessori al rito della beatificazione, Giovanni Paolo II ha indicato e ricordato alla Chiesa e al mondo che la mano di Dio, a maggior sua gloria, guida la sua Chiesa nel cammino della storia e che esso va guardato, quindi, nella sua unità. Come anche l'uomo va guardato nella sua essenziale unità personale.
+don Pio del Pezzo
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| FAMIGLIA SALESIANA |
Un'esperienza indimenticabile:Il Campo Faito
Convegno regionale degli exallievi/e di don Bosco
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UN'ESPERIENZA INDIMENTICABILE:IL CAMPO FAITO
Anche quest'anno proseguiamo la sfida. Per cominciare un'ottima e affiatata équipe d'animazione, una fantastica presenza salesiana e ben ventotto ragazzi di età compresa tra i dodici e i diciassette anni. Siamo sostenuti dalla passione per la Resurrezione, questo ci fa lanciare lo sguardo sempre un po' più in là, oltre le difficoltà. Per non perdere l'abitudine al duro lavoro, abbiamo scelto una casa dataci in autogestione dai Padri Dehoniani. La vera sfida è però consistita nel trattare con i ragazzi un tema troppo spesso considerato (da loro) scontato: l'amicizia. Ci abbiamo pensato a lungo, poi la nostra idea è partita così: "Siamo veri amici, abbiamo esperienza di amicizia con gli altri, sentiamo e viviamo Gesù come un grande amico; diamo respiro e concretezza a ciò che ci sta a cuore. " Gli stimoli che abbiamo deciso di privilegiare sono stati: film, canzoni, racconti di grandi amicizie dei passato, e l'esempio di Gesù nella sua vita e nei suoi insegnamenti. Come mai, quest'anno, i ragazzi sono stati eccezionali nell'adeguarsi ai tempi delle attività ed instancabili nel fare a gara nell'essere prossimo dell'altro senza distinzione di rapporto. Loro stessi hanno ammesso che a casa non sarebbero stati così, pronti a tutto e soprattutto a tenere sempre in considerazione di guardare l'altro come fosse stato Gesù. Tutti insieme, in questo luogo, un po' stretto, un po' disordinato, molto lontano da casa, dal quotidiano; hanno saputo sfruttare l'ultimo periodo di vacanza per imparare a conoscere sempre qualcosa di più dell'altro, costruire insieme un'amicizia fatta di condivisione, di gioco sempre leale, di scherzo mai eccessivo, di forte collaborazione e di viva espressione di fede. I momenti intensi di preghiera sono stati possibili soprattutto grazie al loro desiderio di esserci, nella liturgia, nel canto, nella riflessione, esplicitando un gran desiderio di essere protagonisti ricalcando le orme di un grande amico: Gesù. Hanno saputo riconoscere che tutto era per loro, e poteva fiorire qualcosa di grande che li avrebbe accompagnati nella loro crescita interiore e relazionale, che questi dieci giorni erano momento fertile per maturare e, come sempre succede, hanno dato modo di crescere anche a noi e di arricchirci di momenti indimenticabili. Con grande piacere possiamo dire: "io c'ero". Tutti hanno espresso nella verifica finale un grande amore verso gli altri e verso Dio; alcuni hanno voluto lasciarci qualche impressione scritta nella posta del campo e nelle impressioni dei giorno dopo. Enza: "è stata un'esperienza stupenda che mi ha fatto crescere spiritualmente e mi ha aiutato nei rapporti con gli altri Sono stati giorni indimenticabili nei quali abbiamo svolto molle attività di gruppo sul tema dell'amicizia; partendo da quella con gli altri fino ad arrivare a quella con Dio. Le attività a mio parere, più belle e significative sono state: la liturgia penitenziale e la lavanda dei piedi, grazie alle quali il mio contatto con Dio si è fatto più intenso, grazie a tutti. " Giampaolo: "'Arrivato sul monte Faito, luogo del campo, mi sono reso conto che del gruppo dell'anno scorso non c'erano che tre o quattro ragazzi; la struttura mi sembrava inadeguata, i giorni troppi, molti ragazzi piccoli,... Poi, in un paio di giorni ho capito... Un ruolo fondamentale hanno avuto per me, i due sacerdoti che ci hanno accompagnato durante quei giorni, don Andrea e don Riccardo. In dieci giorni abbiamo vissuto esperienze irripetibili, ma sicuramente il momento che mi ha colpito di più è stato quello della lavanda dei piedi. E' un gesto che si ripete ogni anno, il giovedì santo, ma che noi abbiamo compiuto con uno spirito diverso; ognuno ha lavato i piedi all'amico con cui in quel momento non si sentiva in pace, a cui aveva fatto qualcosa di male o, comunque a chi si sentiva di farlo per qualunque motivo. E' stato emozionante! Ho ricevuto mio tantissimo, soprattutto dai più piccoli, e penso di poter dire di essere riuscito anche a dare qualcosa. E' stato bellissimo stare dieci giorni con amici veri, per niente egoisti, pronti ad aiutarti in ogni momento! Porterò per sempre con me il ricordo di questo meraviglioso campo, degli animatori, degli amici, di tutti piccoli e grandi doni ricevuti!"
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CONVEGNO REGIONALE DEGLI EXALLIEVI/E DI DON BOSCO
Il 24 Settembre us. presso il Centro dei Padri Dehoniani di Briatico si é svolto il convegno annuale degli Exallievi/e di don Bosco della Calabria. Tema del convegno: "Formazione cristiana e spiritualità salesiana". Il tema è stato trattato da un illustre nostro conterraneo, don Antonio Martinelli, e consigliere mondiale della Famiglia Salesiana. Sono stati presenti il vice presidente nazionale della Federazione ex allievi/e dott. Giancarlo Colombo da Bergamo ed il Delegato Regionale don Carlo Borgetti della Casa Salesiana di Lamezia Terme. L'inappuntabile organizzazione è stata gestita dall'Unione di Vibo Valentia nelle persone del delegato don Mario Cogliandro, del presidente geometra Salvatore Almaviva e del vice presidente regionale dott. Michele Putrino. Dopo la festosa accoglienza tipica dello spirito salesiano ed i saluti del presidente Almaviva, ha preso la parola il presidente regionale dott. Federico d'Ippolito il quale ricordando le vittime della tragedia che ha recentemente colpito Soverato, ha invitato la numerosa assemblea ad osservare un minuto di raccoglimento. Egli ha inoltre rivolto il pensiero al Rettor Maggiore don Juan Vecchi ospite il 25/10/98 della Casa Salesiana di Lamezia Terme, colpito da un brutto male, formulando gli auguri di una pronta ripresa ed una completa guarigione. Il presidente comunica che don Vecchi, all'invio del programma del convegno ha risposto con un messaggio scritto di proprio pugno col quale ha inviato una benedizione a tutti gli ex allievi/e della Calabria augurando un convegno fecondo. Passando al tema del convegno il dott. d'Ippolito ricorda che la formazione cristiana deve considerarsi come basilare per la crescita di chi ha il compito di formare gli altri nella missione evangelizzatrice della Chiesa approfondendo sempre più la spiritualità salesiana per mantenere sempre viva l'identità di cristiani legati allo spirito di don Bosco. Egli ha infine, sottolineato il problema della lenta ma costante diminuzione delle iscrizioni alla Federazione e della scarsa presenza dei giovani nel suo interno. A tale proposito ha sollecitato gli associati a cercare di coinvolgere i giovani con concrete e stimolanti proposte per poter trasmettere loro l'entusiasmo necessario a portare linfa nuova alla Federazione. Non dimentichiamo che don Bosco è stato il Santo dei giovani. Il dott. Colombo, portando il saluto della Presidenza Nazionale della Federazione, sottolinea che, in una società caratterizzata dall'insana ed invadente presenza dell'apparenza, gli ex allievi non devono aver paura di apparire purché diano testimonianza degli insegnanti di don Bosco che ci voleva tutti "buoni cristiani ed onesti cittadini". Riprendendo il tema del calo delle iscrizioni egli ha puntualizzato come agli ex allievi della Calabria, ricchi di calore umano, generosità ed entusiasmo, non può mancare il modo di creare spazi ed opportunità per i giovani trasmettendo loro lo spirito di don Bosco. Infine il tanto atteso intervento di don Martinelli che, prima cosa, puntualizza che gli ex allievi sono tali non per la scuola frequentata ma per l'educazione ricevuta. Pertanto sottolinea la differenza fra il Movimento Exallievi e l'Associazione Exallievi. Il movimento accoglie tutti coloro che guardano con simpatia a don Bosco e questo è grande e resta sempre tale. L'Associazione, invece, nasce dall'organizzazione dell'educazione di don Bosco e questa subisce delle fluttuazioni che non devono creare preoccupazioni. I ritmi della società moderna non permettono a tutti di mantenersi sempre impegnati in trincea. Infatti, sia i giovani alla ricerca, oggi sempre più complessa, di un impiego, dediti al completamento degli studi o al rafforzamento dei loro rapporti interpersonali o infine alla acquisizione di nuove esperienze sociali e culturali, sia i meno giovani, il cui tempo viene in gran parte surrogato dagli impegni di lavoro e familiari, tutte queste realtà quotidiane non permettono agli ex allievi di dedicare molto tempo all'Associazione. Passando al tema del convegno l'oratore fa acutamente osservare come "le parole sono la storia della vita" ed il significato delle parole cambia col tempo. Il Vangelo é sempre lo stesso ma i lettori cambiano e, quindi cambia la lettura del Vangelo. Pertanto la formazione cristiana d'oggi deve adattarsi ai nuovi parametri scanditi da un tempo che viaggia sempre più veloce Don Martinelli ricorda poi, che gli elementi fondamentali di una formazione cristiana sono gli stessi che costituirono il sistema preventivo di don Bosco: RAGIONE - RELIGIONE - AMOREVOLEZZA. RAGIONE: fondamento logico della dignità umana. Egli ha puntato l'indice contro la fretta che ci fa perdere la razionalità della vita. Molto rumore ma poca musica. Un minuto di silenzio è il filtro necessario a costruirsi una coscienza personale che dà stabilità alla nostra vita. RELIGIONE: molto significativa questa espressione: "La religione è il sapore della vita". Vita intesa come dono. Bisogna andare all'essenziale della vita stabilendo un legame con Dio con una viva fede interiore. AMOREVOLEZZA: termine coniato da don Bosco. Vuol dire fare educazione con la testa ma, soprattutto col cuore. Essa ti permette d'avere verso i giovani bontà e carità capacità d'apertura e cordialità e consente ai giovani di sentire di essere amati. A suggello della sua affascinante relazione il nostro don Antonio conclude con una metafora: "Don Bosco voleva le finestre aperte per fare entrare aria pura, per affacciarsi al mondo e capire come cambia, per non isolarsi ed adeguarsi alle nuove realtà, per convincere senza vincere, per creare amicizia senza plagiare. A termine della relazione che ha riscosso straordinari consensi ed applausi ha aperto il dibattito, caratterizzato da numerosi interventi, il delegato don Borgetti il quale ha riportato l'attenzione sul problema dei giovani. Egli ha affermato che non bisogna guardare malinconicamente al passato ma mirare speranzosi al futuro. Saper ascoltare i giovani cercando di coglierli nella prospettiva della loro età cercando di occuparne con dedizione gli spazi. La Concelebrazione Eucaristica, la foto ricordo e l'immancabile agape fraterna hanno concluso questa indimenticabile giornata di salesianità.
un ex allievo di don Bosco
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| PASTORALE GIOVANILE |
Convegno CISI: Ricontestualizzare l'Oratorio
Per non dimenticare: un impegno di testimoninaza
Una giornata speciale... Paolagiovani 2000
Assemblea MGS 2000: Verso quale oltre!
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RICONTESTUALIZZARE L'ORATORIO
DON VECCHI AI RESPONSABILI DELLE EQUIPE DI PG SALESIANA:
"HO TROVATO GIOVANI CARICHI DI UMANITA' E GENEROSITA'".
Rappresentanti delle équipe di Pastorale Giovanile delle Ispettorie d'Italia riuniti a Roma per riflettere sullo stato di salute degli Oratori e sulle strategie di rinnovamento e rilancio.
Si è concluso ieri, 29 novembre, il seminario di studio su: "L'Oratorio: verifica e rilancio nel nuovo contesto italiano alle soglie del terzo millennio". L'incontro si è svolto presso la Casa Generalizia di Via della Pisana a Roma, dal 27 al 29 novembre. Vi hanno preso parte rappresentanti delle équipe di Pastorale Giovanile di tutte le Ispettorie Salesiane italiane. Il seminario apre il cammino di un progetto di rinnovamento e ricontestualizzazione che prevede altri incontri dell'Ufficio Parrocchia-Oratorio della Conferenza delle Ispettorie Salesiane d'Italia (CISI) e un Congresso ipotizzato per l'ottobre del 2001. I partecipanti hanno fatto emergere alcune aree di nuovo interesse o di più urgente riprogettazione. Tra le necessità, quella di studiare e approfondire i nuovi rapporti con i giovani immigrati e di altra religione, il lavoro in rete con altre agenzie educative, gli spazi del tempo libero quali le discoteche o le sale giochi. Di rilievo anche l'esigenza di pensare al ruolo che l'oratorio deve assumere nell'ambito delle proposte educative sul tema della scuola, alla luce delle recenti riforme, e sul tema del lavoro, dati l'aumento di numero ed età dei disoccupati. I partecipanti al seminario hanno ricevuto la visita del Rettor Maggiore dei Salesiani don Juan Vecchi, il quale ha rivolto un saluto estemporaneo ma ricco di intensi messaggi. Il Rettor Maggiore ha solennemente affermato che, "per un pastore secondo il Vangelo e lo spirito di Don Bosco, l'obiettivo più grande è quello di illuminare in un giovane la mente e renderlo cosciente che è figlio di Dio". Don Vecchi ha inoltre detto che, in giro per il mondo, ha la sorpresa di scoprire che "Don Bosco raccoglie una fiducia infinita per il mondo giovanile" e che sono sempre più numerose e insistenti le richieste di nuove presenze e opere, così come ha dimostrato la recente spedizione missionaria salesiana. Il Rettor Maggiore ha auspicato "veramente una pastorale giovanile diversificata", specie in quei luoghi dove è più forte lo sfruttamento dei giovani, dai ragazzi di strada a quelli che subiscono il turismo sessuale. Ha ancora dichiarato che, come salesiani, "siamo chiamati a essere segni. Siamo chiamati a essere testimoni nella radicalità e nella profezia. E come educatori questo va fatto con una metodologia che sia capace di servire il primo e l'ultimo livello, chi corre e chi va piano". Don Vecchi ha concluso il suo intervento con parole cariche di ottimismo ricordando, pur in epoca di secolarismo, di non spaventarsi poiché, "… incontrando giovani di diverse parti del mondo, ho trovato giovani carichi di umanità e generosità".
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PER NON DIMENTICARE: DALLA GMG UN IMPEGNO DI TESTIMONIANZA
GMG…!?!?! Tre lettere che agli occhi dei giovani di tutto il mondo, già da settembre '99 e poi gennaio 2000 (con la definitiva compilazione del modulo di partecipazione) apparivano come un qualcosa di speciale che andava al di là della semplice spiegazione "Giornata Mondiale della Gioventù". Sì, una sensazione particolare che, a mano a mano che passavano i mesi, si faceva sempre più intensa, fino a condurci al quindici agosto, il giorno della partenza. Con il cielo buio delle 2.33, carichi di sacchi a pelo, pass, borse del pellegrino, valigie varie, noi ragazzi dell'Oratorio Salesiano di Vibo, inseriti nel gruppo dei centotrentatre ragazzi della diocesi guidati dagli incaricati della pastorale Giovanile, don Pasquale Spinoso e don Danilo D'Alessandro, siamo partiti alla volta di Roma in trentuno; a guidarci c'era il nostro direttore, don Antonio Giuliano. A prima mattina, finalmente Roma! Che entusiasmo! Dopo una sistemazione in una scuola elementare nei pressi della parrocchia di S. Frumenzio e la messa col rito dell'accoglienza, nel pomeriggio ci siamo recati a S. Giovanni in Laterano. Che emozione immane vedere il santo Padre passare in mezzo ad una folla indescrivibile di giovani italiani e, dopo circa un'ora, (attraverso lo schermo gigante) vederlo passare tra un fiume dei giovani stranieri presenti in Piazza S. Pietro. Credo, in ogni caso, che la vera GMG sia iniziata con la domanda di Giovanni Paolo II: "Chi siete venuti a cercare?" e con la successiva invocazione: "Vivete queste giornate intensamente!". Nei giorni successivi, per tre mattine consecutive siamo andati allo stadio Olimpico dove, con una buona parte di giovani, abbiamo vissuto dei momenti formativi. In questi sono da inserire le tante confessioni, segno di voglia di Riconciliazione e di Conversione da parte di noi giovani; ancora, le belle chiacchierate con il vescovo di Chieti, Mons. Edoardo (del quale non mi sovviene il cognome) con il Cardinal Tonini e con il vescovo di Verona. Don Edoardo ci ha detto in sintesi: "Non scegliete di Cristo quello che vi piace ma scegliete Cristo. L'Eucaristia va vissuta; è per voi!" e ci ha salutato dicendo queste parole, il cui commento è superfluo: "Vivete in libertà, non in autonomia. Ribellatevi se vi vogliono studiare e non curare. Con l'aiuto del Signore e di Maria, se voi vorrete, vi salverete!". Il Cardinal Tonini ha parlato molto citando tanti studiosi e filosofi del passato. Estimazione o/e destimazione di sé, innocenza, omosessualità, matrimonio, vocazione, libertà, carità, Chiesa; questi i tanti temi toccati dal Cardinale, che si possono sintetizzare così: "Tutto ciò che è meno di Dio non è capace di Dio. L'uomo è capace di Dio!!!" e: "Dai quel che vuoi, fai quel che vuoi, ma non mi impedire di essere TUO FRATELLO!" (s. Agostino). E nel pomeriggio? Uno dei primi pomeriggi abbiamo partecipato ad una festa salesiana, nella quale divertimento, allegria e preghiera erano fuse all'insegna del grande santo, modello, padre, maestro ed amico, don Bosco. Il pomeriggio più importante è stato quello in cui con preghiere e canti, abbiamo varcato materialmente e (spero tutti!) spiritualmente la Porta Santa. Ecco! Il Giubileo dei Giovani di spirito è arrivato! Che momento! Dio si apre a noi e noi a lui. Abbiamo scelto come canto "Alleluia, la nostra festa" per far festa con il Signore. Quello è stato un momento che pochi dimenticheranno. Unica nota negativa della giornata, il non aver potuto partecipare, per incompatibilità di orari, alla solenne Via crucis, con partenza dall'Ara Coeli e termine davanti al Colosseo, nella cui processione è stata portata la croce delle giornate Mondiali. Sabato diciannove; un giorno indimenticabile! Con sacchi a pelo e tanta grinta, noi, uniti a circa due milioni di giovani, siamo partiti da Roma alla volta di Tor Vergata; dieci, tredici, o forse anche quindici chilometri a piedi con un caldo veramente torrido. Tra una chiacchierata e l'altra con francesi, inglesi, polacchi, tedeschi, svizzeri, spagnoli, italiani, portoghesi, rumeni, addirittura cinesi ed altri ancora, siamo giunti stremati a Tor Vergata. Dopo un giusto momento di riposo, ecco l'arrivo del papa e l'inizio della Veglia. I messaggi del Papa quella sera sono stati davvero tanti ma le parole che più mi son rimaste impresse sono: "Gli uomini tutti, oggi, hanno qualcosa di S. Tommaso; allora, io vi dico, come Gesù ed in Gesù: "Beati coloro che pur non avendo visto, crederanno". La lettura del Vangelo salva, se la si vive nel silenzio, nella preghiera, con l'aiuto spirituale di sacerdoti, di laici…; in quel momento, sì, proprio allora, troverete Gesù". Parole toccanti, sentite, emozionanti, come emozionante è stato il momento in cui, mentre si cantava, il Santo Padre (che, come si sa, è colpito dal morbo di Parkinson), insieme ai giovani, ha agitato, seppur per pochi secondi, le braccia, concludendo con un detto polacco che in italiano suona così: "Se vivi con i giovani, devi essere giovane" a cui ha aggiunto ad alta voce: "Quando sto con voi, mi sento ringiovanito!". I fuochi d'artificio hanno concluso la bella serata, prima dell'ultimo grande appuntamento dell'indomani: la Celebrazione Eucaristica, seguita dall'Angelus. Domenica venti. Abbiamo dato inizio alla Celebrazione con il canto Emmanuel, l'inno della XV Giornata Mondiale della Gioventù. È un canto che ci unisce, che rinnova la certezza di un Dio con noi e la speranza di un Dio in noi. La conclusione della GMG si può racchiudere nelle parole di Giovanni Paolo II espresse durante l'Omelia e l'Angelus; in sintesi: "S. Pietro dice al Signore Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. Come possiamo non credere in un Gesù che è morto, da folle, sulla Croce. O giovani, voi dovete capire questo! È urgente cambiare strada, abbandonare la droga, la mafia, la violenza e tutto il resto, bisogna CONVERTIRE IL CUORE. Giovani, siate come Pietro, capaci di convertirvi e dare tutto al Signore. O giovani, questo è l'anno Eucaristico. Tornando nelle vostre case vivete l'Eucaristia: amate, celebrate e vivete l'Eucaristia, proclamando la Parola a tutti. Spero che tra voi ci siano tante vocazioni al sacerdozio ed alla vita religiosa. Se qualcuno di voi sente forte la chiamata del Signore, non si lasci frenare dal dubbio e dalla paura, dica: -Lascio tutto, eccomi!-; il Signore vi "ripagherà" nell'al di là con la salvezza. Dio vi faccia essere giovani dentro, sempre. Grazie a Dio per tutte le Giornate Mondiali della Gioventù. Tornando a casa, dunque, confermate e approfondite la vostra fede e state tranquilli; il Papa, nel Signore, vi dice: -Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo!. Guardo con fiducia alla nuova umanità, perché anche grazie a voi quest'ultima potrà cambiare ed essere diversa-. A queste parole il Papa ha aggiunto, poi, i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito ad organizzare preparare questo grande evento. Da parte nostra, non possiamo non ringraziare don Pasquale Spinoso, coordinatore di tutto il Pellegrinaggio, coadiuvato da don Danilo D'Alessandro, che ha dato il suo gran contributo per la riuscita dello stesso. Un grande "grazie" va anche al nostro vescovo, Mons. Domenico Tarcisio Cortese che ha dato "carta bianca" ai due coordinatori della pastorale Giovanile Diocesana. Un grandissimo "grazie" al nostro direttore don Antonio Giuliano che, solo come un ottimo padre può fare, si è assunto grosse responsabilità e, con grande umiltà e semplicità ha vissuto con noi ogni momento di disagio, di svago, di preghiera, di comunione; gli siamo molto grati! Soprattutto "grazie" a Dio perché, attraverso il Papa, i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, i laici, ci ha fatto comprendere che è importante CONVERTIRE IL CUORE per essere insieme, tutti, I SANTI DEL NUOVO MILLENNIO! Noi, come diocesi, ma soprattutto come gruppo salesiano di animatori e preanimatori sentiamo il bisogno di accogliere l'invito del papa e di dire: "Grazie a te, Roma, che nelle istituzioni, nelle cose e nelle persone ci hai fatto vivere, nell'anno giubilare, una Giornata Mondiale della Gioventù importante, sentita, forte, attiva e viva a contatto con ragazzi e ragazze di tutto il mondo. La GMG è finita il venti agosto, ci siamo salutati ma non abbandonati. La VERA GMG inizia, nel nome del Signore, con la vita quotidiana, domani…!".
Alfredo Altomonte
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UNA GIORNATA SPECIALE... PAOLAGIOVANI 2000
Erano quasi le sette,quando domenica scorsa, i preanimatori ed gli animatori del nostro oratorio, si sono riuniti in Piazza S. Leoluca, insieme ad altri giovani della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, per prendere i rispettivi autobus e recarsi, tutti, a Paola. Qui, si è svolto il 22 ottobre, il Giubileo di tutti i giovani della Calabria. Così il nostro oratorio, non ha voluto mancare ad una manifestazione di questo calibro. Arrivati lì verso le dieci e trenta, dopo le varie ed importanti raccomandazioni di don Antonio, il nostro direttore, siamo scesi dall'autobus, sicuri di iniziare una magnifica ed allegra giornata all'insegna dell'unità, all'insegna di Cristo. Felici di esserci, dunque. Subito ci siamo accorti di essere in tanti, tantissimi a pensare le medesime cose; tutti avevamo gli stessi sguardi, gli stessi sorrisi entusiasti.Ci avviavamo verso il tendone, nostro punto di riferimento, evidenziando la nostra gioia, in diversi modi: c'era chi già iniziava a cantare, chi faceva divertenti bans mentre camminava, oppure chi solo con un grande sorriso sulle labbra guardava il cielo per ringraziare il Signore ,di quella bellissima giornata, con un sole primaverile, in un cielo azzurro, azzurro come il mare di Paola. Ricordo ancora le parole di don Antonio quando il giovedì prima venne e ci disse : " A Paola erano previsti 2500 giovani, ne saremo più di 5000 non tutti potremmo stare nel tendone,altri resteranno fuori" " E se piove?" aveva chiesto qualcuno." Se piove...quello è il guaio, ma abbiamo deciso di rischiare " rispose il nostro direttore speranzoso. E la nostra forza d'animo insieme alla nostra Fede domenica è stata premiata. Alcuni di noi, i più piccoli, hanno ricevuto dei "pass",questi erano dei libretti , con delle canzoni. Fatta un po' di strada, arriviamo davanti un grosso tendone di colori chiari, e di forma rettangolare. Come accennato prima, non tutti siamo potuti stare dentro, ma superato un iniziale stato di disagio e di confusione, fatto vivo il nostro naturale spirito di adattamento, ci siamo goduti ugualmente la lunga mattinata. Senza sbuffare, né lamentarci (sicuramente non ce ne sarebbe stata ragione) abbiamo attentamente ascoltato varie importanti testimonianze.Tra le testimonianze, ce n'erano due che mi hanno colpito in modo particolare: Di Due persone un uomo ed una donna,(non ricordo i nomi, perdonatemi!) avevano formato una "famiglia aperta" sfruttando il loro immenso amore verso i bambini. Così dopo aver avuto tre figli ne hanno adottati altri sette, ed ancora oggi è con gioia che cercano di educarli verso una giusta meta. Perché? Per una semplice voglia di strafare, di essere al centro dell'attenzione, di entrare facilmente nel mondo del business? Io penso proprio di no. Credo infatti che la loro sia più un modo semplice per compiere del bene, per dedicarsi agli altri, i più giovani. Un'altra testimonianza molto forte è stata quella di un giovane adulto, che dopo ben più di vent'anni di assuefazione alla droga, dopo essersi curato in una comunità, ha convertito il suo cuore, rispondendo alla chiamata del Signore, consacrandosi. Perché il Signore perdona, perché ci ama tutti immensamente, perché per Lui non è mai troppo tardi, perché non abbandona mai le sue pecore smarrite, perché ci ama anche quando pecchiamo. Ricordo ancora le parole di questo giovane: "Durante i miei anni bui la scintilla Divina del mio cuore si oscurava sempre di più, era coperta, ma da quando stavo in comunità questa si scopriva, fino a bruciare sempre di più.Allora mi sono detto: "Se Dio mi permette e mi dona tutto questo, io mi consacro a lui" Ed è stato proprio con queste parole, che ci ha lasciato a bocca aperta.Concluso questo momento, c'è stata una piccola pausa, per permettere a tutti di svagarsi per un po' e pranzare. Noi abbiamo mangiato insieme alla maggior parte delle persone, sulla spiaggia dove si stava molto bene.Insieme al nostro oratorio c'erano anche don Danilo e don Rino.Dopo pranzo, riuniti nuovamente nel tendone, abbiamo assistito ad una simpatica gara canora, a cui hanno partecipato vari complessini musicali, tra cui anche il nostro, che si è esibito straordinariamente.Dopo questo secondo importante momento ci siamo recati al Santuario di S. Francesco, un po' distante dal luogo dove ci trovavamo. Compiendo un piccolo pellegrinaggio giubilare. Qui non è da dimenticare la simpatica compagnia che ci hanno fatto gli scout di Villa San Giovanni organizzando canti, ed animando un pò la situazione.Arrivati al Santuario, abbiamo partecipato alla Santa Messa, celebrata da tutti i vescovi della Calabria e presieduta dal Vescovo di Catanzaro con una parlantina un pò troppo vivace.(La Messa è durata 2 ore piene,senza esagerazioni).Ma a parte tutto anche questo è stato un momento molto bello e toccante, pieno di forti emozioni. Non potrò mai scordare i canti fatti tutti insieme, più di cinquemila voci, in una sola Chiesa, per un Solo Dio. Perché siamo noi giovani, il presente, il futuro, della nostra Chiesa la speranza dell'umanità, di una vita migliore, fatta di piccole cose. Così è arrivata, purtroppo, anche la conclusione di questa splendida giornata. Ancora una volta , avevamo sulle nostre labbra un grande sorriso, ed occhi entusiasti, come per dire "ce la faremo, anche per tutti coloro che non credono in noi e pensano che siamo solo una massa di persone vuote" Come si ricordava nella scorsa giornata dei preadolescenti "Per la gioia di Cristo Risorto"Perché il bene esiste, anche se fa meno rumore del male. E non parlo da superficiale buonista, ma da attenta Cristiana.
Marta Cotini
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"VERSO QUALE OLTRE…?" ASSEMBLEA MGS 2000
Dopo il golfo di Sorrento, che ci aveva accolto nel 1999, è stata la volta della Murgia Barese. I giovani del Movimento Giovanile Salesiano si sono infatti ritrovati a Santeramo in Colle dal 15 al 17 settembre per la loro annuale Assemblea Interregionale. Carichi della straordinaria esperienza della G.M.G. che la maggior parte aveva fatto, ben novanta, tra coordinatori regionali e delegati locali del Movimento, rappresentavano le realtà del Sud salesiano Molti i volti nuovi, ma anche numerosi coloro che ormai possono contare diverse edizioni di questo Meeting di inizio d'anno, a significare continuità e novità del nostro Movimento. "Verso quale oltre?" è stato il tema di riflessione delle tre giornate, Lo slogan, tratto dal messaggio indirizzato dal Rettor Maggiore ai giovani il 30 gennaio 2000, è stato approfondito grazie agli interventi di suor Ida Vinci e don Roberto Spataro. Suor Ida, con competenza, ha messo in evidenza come per andare oltre sia necessario vedere i limiti che ci circondano, accettarli e impegnarsi per superarli; l'uomo, per spingersi oltre, necessità di parametri che vanno ricercati solo nella parola di Dio e che portano alla vera realizzazione di se stessi. Un passo degli Atti degli Apostoli (cap. 2, 42-47) ha illuminato i punti essenziali dell'"andare oltre": fraternità, sobrietà e giustizia e infine una vita nella fede. L'assemblea, divisa in sottogruppi, ha discusso sui punti proposti e, sulla base delle riflessioni fatte, ha poi formulato il tema dal quale potranno prendere il via le attività delle consulte delle quattro regioni: sobrietà e giustizia: una spiritualità che si fa vita con il servizio. Nel pomeriggio don Roberto Spataro, presentando un brano del film "Patch Adams" e letture di Don Tonino Bello e Peguy, ci ha portato alla scoperta del vero significato della virtù teologale della Speranza: la Speranza è andare oltre assumendo un atteggiamento più operativo per poter penetrare nel mistero delle cose e delle persone. Il fondamento teologico della Speranza è in Cristo: ogni cristiano non può arrendersi di fronte alle difficoltà ma sperare e spingersi oltre perché forte della sua fede nel Figlio di Dio. Il clima giubilare non poteva rimanere fuori dall'assemblea che ha voluto vivere il suo Giubileo nella giornata del 16. La possibilità di celebrare individualmente il sacramento della Riconciliazione unita ad un pranzo di solidarietà a base di frise e insalata di pomodori che ha permesso di raccogliere L. it. 800.000 destinate alla Campagna Ecclesiale per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri ha introdotto il momento celebrativo serale: ben preparati e partecipati si sono svolti il Pellegrinaggio e la Celebrazione Eucaristica Giubilari. La rinnovazione delle promesse battesimali, la venerazione del libro dei Vangeli e il bacio della mensa eucaristica accompagnati dalla parola del Papa, desunta dai suoi discorsi durante il Giubileo dei Giovani,. hanno costituito i riti introduttivi della Cena del Signore, concelebrata dai salesiani presenti e presieduta da don Pasquale Cristiani, neo consigliere ispettoriale delegato per la pastorale giovanile. I canti, la disposizione dell'aula liturgica, i segni della luce, del pane azzimo e della comunione al calice da parte di tutti, hanno permesso di sperimentare concretamente la festa: caratterista che accomuna il tempo giubilare e la spiritualità giovanile salesiana. La giornata giubilare è stata coronata da una nutriente cena, che è stata servita, anche questo gesto ha il suo significato, dai salesiani e figlie di Maria Ausiliatrice presenti all'assemblea. Incorniciava la cena una allegra edizione del Gioco dell'oca realizzata dagli amici della Calabria Nella giornata conclusiva di domenica 17 ogni consulta ha iniziato a progettare il proprio cammino, sulla base della proposta emersa in sede assembleare, sono state comunicate le date per i confronti giovani regionali e per la festa dei preadolescenti. Il pranzo concludeva tre giorni di notevole lavoro e impegno. Certo ci è mancato l'azzurro mare che ci tentava nell'edizione 1999 ma non ce ne siamo quasi accorti tanto è stato il lavoro svolto e le sollecitazioni ricevute utili per Andare oltre l'anno giubilare incontro ai nostri fratelli e al Signore "nell'attesa che Egli venga"
CARMEN VACCARO & altri
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| COMUNICAZIONE |
CGS Campania
Roma: Incontro internazionale CS
Dizionario di Filosofia
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ATTIVITÀ CGS NELL'ANNO SOCIALE 1999-2000
I Cinecircoli Giovanili Socioculturali della Regione Campania sono particolarmente impegnati nell'animazione socio-culturale del territorio e degli ambienti salesiani tramite gli strumenti della comunicazione sociale: cinema, teatro, musica, danza, multimedialità. L'anno sociale 1999-2000 ha visto l'associazione, nel suo livello regionale e nelle sue articolazioni locali, molto attiva sul versante della formazione degli animatori. E' stata realizzata una scuola di formazione itinerante che nei suoi tre appuntamenti (Pacognano, Caserta e Torre Annunziata) ha totalizzato una partecipazione media di quaranta animatori. Costoro hanno potuto sviluppare un percorso formativo sull'identità dell'animatore socioculturale, verificare alcune ipotesi di servizio educativo multimediale, vivere l'esperienza del teatro in stile educativo salesiano. I CGS Campania hanno sviluppato un'iniziativa di riflessione sul recupero, la gestione, il futuro delle sale della comunità presenti nelle case SDB/FMA della regione; sale che rappresentano un prezioso patrimonio culturale e sociale delle nostre comunità. L'associazione riconoscendo gli sforzi della Congregazione per il mantenimento di tali strutture ha offerto la sua disponibilità tecnica, logistica e culturale per il recupero e la gestione delle sale che debbono essere capaci di coniugare elementi di managerialità, crescita culturale, aggregazione socio -culturale e educativa. L'anno sociale appena trascorso ha visto anche la ripresa d'attività di numerosi circoli locali da qualche tempo fermi. In numerose case salesiane il CGS è ritornato a proporre il suo contributo per la realizzazione del programma pastorale ed educativo SDB/FMA. Una ripresa frutto di numerosi incontri, colloqui, confronti con i dirigenti locali ed i responsabili delle case i quali hanno compreso l'importanza di un'associazione che insieme ai momenti culturali offre anche una sincera educazione al metodo democratico e d'impegno nel civile. Segnalo in maniera particolare i casi di Pompei, Bosco Tre Case, Ottaviano, Palma Campania. Sul versante civile si segnala la presenza del CGS Campania negli Enti e nella Consulte del volontariato e del terzo settore mentre numerosi circoli locali si sono distinti per la capacità di realizzare iniziative territoriali in sinergia con gli enti e le istituzioni. Ci attende una stagione d'intenso lavoro nell'anno sociale 2000-2001. Insisteremo sulle tematiche della formazione degli operatori; punteremo a ramificare ulteriormente la presenza cigiessina sul territorio regionale; intensificheremo i rapporti con gli enti di governo per incidere sulla programmazione culturale. Ma saremo anche impegnati nel rinnovo dirigenziale. L'Assemblea Elettiva della Primavera 2001 introduce un cammino di verifica personale e collettiva dell'impegno associativo. L'auspicio che a livello locale e regionale emergano sempre più feconde disponibilità e professionalità.
Peppe Iannicelli
Presidente Regionale CGS Campania
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CONVEGNO INTERNAZIONALE DEI DELEGATI ISPETTORIALI DI CS:
IL COMMENTO DI UN PARTECIPANTE
Il Convegno assegna al Delegato di CS un compito di grande responsabilità: richiamare alla coscienza il rilievo che - come salesiani - dobbiamo dare alla Comunicazione Sociale nella nostra vita e nella nostra missione, come area di peculiare intervento salesiano per l'evangelizzazione e l'educazione. Come Don Bosco dobbiamo essere protagonisti (cfr. la Lettera del Rettor Maggiore "La comunicazione sociale ci interpella"). Il Rettor Maggiore, nel suo intervento conclusivo, ha parlato di custodi della Tradizione salesiana, ma non in maniera statica e conservatrice. Per Don Vecchi il Delegato di CS deve essere un Promotore della CS in grado e dignità: deve acquistare rilevanza nelle comunità. Promotore delle persone, della realtà di CS (in tutte le direzioni e a tutti i livelli) e dei servizi, opere specifiche e centri di comunicazione. Infine realizzatori di un Progetto Ispettoriale Globale perché la CS colloca il Delegato in maniera trasversale nel progetto educativo pastorale dell'Ispettoria. Pensare, parlare, operare in modo comunicativo è un compito grande e impegnativo che il Rettor Maggiore affida ai delegati. E' necessario un cambio culturale: non pensare ai mass media in maniera strumentale (per il loro potenziale persuasivo) o per gli effetti negativi (difendersi dai mass media), né come attività supplementare che si aggiunge a tutte le altre attività ecclesiali, ma come parte integrante di ogni piano pastorale (cfr. Aetatis Novae n. 17, 21). Il cammino di fede dei giovani richiede una nuova evangelizzazione che necessariamente richiede una nuova forma di comunicazione. Non si tratta tanto di possedere strumenti (i media, gli strumenti di fatto ci sono e sono, a volte, abbandonati o in disuso come le sale di comunità), quanto di comprendere e familiarizzare con la cultura e il linguaggio dei media. E' un compito a cui non possiamo più sottrarci e, come diceva il Card Martini in una sua famosa lettera pastorale, dobbiamo smetterla di crearci delle aspettative, di lamentarci, di adombrarci. Occorre invece che proponiamo e avanziamo richieste. Dal punto di vista operativo gli stimoli sono stati tanti e suggestivi. Sarà necessario operare una scelta strategica per evitare possibili dispersioni. Innanzitutto dovremo comunicare quello che abbiamo vissuto e la ricchezza di esperienze presenti nel mondo salesiano. Tra i compiti urgenti possiamo pensare a una verifica delle risorse e del collegamento al Progetto Educativo Pastorale dell'Ispettoria; creare un'èquipe di lavoro con sdb e laici (specialmente della FS), per promuovere, in maniera coordinata e graduale, le varie realtà di CS: formazione di giovani e adulti (media education); animazione della giornata della CS mondiale; organizzazione dell'Ufficio stampa; cura del Notiziario Ispettoriale e del Bollettino Salesiano (dove esiste). Ma il Delegato di CS dovrà in particolare curare la CS tra i confratelli e i gruppi della Famiglia Salesiana, con le comunità ecclesiali, le istituzioni civili e religiose, le altre ispettorie e il mondo salesiano. La capacità di comunicare e di mettere in rete un flusso di conoscenze e di informazioni, darà maggiore visibilità e significatività al carisma. Questo non è facile e non può essere opera di una singola persona. La nostra credibilità dipende dalla capacità con la quale sapremo rispondere alle sfide dell'era attuale.
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FRANCO GALEONE, dizionario interdisciplinare di filosofia con riferimenti a religione, storia, mitologia, teologia, sociologia, antropologia, psicologia, linguistica, logica, epistemologia, Mandese, Taanto 2000, pp. 338.
DIZIONARIO DI FILOSOFIA
L'idea di un Dizionario interdisciplinare di filosofia è nata in seguito a due considera-zioni: la prima è che tutti noi, professori e allievi, ignoriamo tanti settori delle scienze moderne, che diventano sempre più specialistiche; in tutta sincerità dobbiamo ricono-scere che "sappiamo di non sapere"; la seconda è che nessuno di noi, però, non rinuncia mai del tutto alla curiosità o alla necessità di imparare continuamente. E allora, dove rivol-gerci quando incontriamo un personaggio, un concetto, un termine sconosciuto? Il "glos-sario" tradizionale offre qualche aiuto, ma le sue definizioni sono necessariamente tele-grafiche e asettiche; se poi ci rivolgiamo alla "enciclopedia", facilmente saremo scorag-giati dalla mole dei volumi. Ebbene, questo Dizionario interdisciplinare di filosofia è a metà strada fra il "glossario" e la "enciclopedia".
Il Dizionario indica sommariamente quanto i lettori vi potranno trovare; il Dizio-nario permette un primo approccio, chiaro e non superficiale, con la filosofia e le altre "scienze dello spirito". Come dire, filosofia "sensu lato", e non riservata ai soli addetti ai lavori, in una sorta di "hortus conclusus". Il motivo è che fra tutte le scienze umane esiste un profondo legame; la presunzione di un sapere autonomo o privilegiato è or-mai abbandonata; se un tempo la filosofia era considerata la "scientia scientiarum" in forza del suo sapere totalizzante, oggi, invece, essa è entrata in dialogo paritetico con le altre discipline, e quindi anche il suo vocabolario risulta estremamente ricco e composito.
Il compito più difficile nel compilare questo Dizionario è stato quello di contenerlo entro certi limiti; perciò è stato necessario selezionare. Qualcuno dirà: "Peccato che qui manchi questo termine, quel pensatore, quella corrente". A questa burocrazia del pensie-ro non sfuggirà neppure questo Dizionario; è impossibile che una persona abbia su un argomento le stesse opinioni di un'altra; gli argomenti sono sconfinati. E allora due inviti: anzitutto scoprire quanto di buono è presente nel Dizionario, anziché rimpiangere quanto è assente; e poi, da parte di docenti e allievi che utilizzeranno questo sussidio, segnalare quello che, secondo loro, andrebbe migliorato; le critiche, a chi insegna filosofia, non possono che riuscire gradite. Il fatto che la prima edizione del 1997 sia esaurita fa bene sperare anche per questa nuova edizione, che si presenta ammodernata nella sua veste tipografica, aggiornata nei contenuti delle sue voci, che passano da 2.000 a circa 3.500. Desidero concludere formulando un auspicio: che questo Dizionario diventi un illuminante "companion" per chiunque, a scuola e fuori, non intende arrendersi davanti all'ignoranza: una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta! (Socrate). Anche que-sto Dizionario può aiutare a non smarrirsi in questa società magnifica e babelica, perché a questo è chiamato ogni uomo: a "seguir virtute e conoscenza" (Dante).
dalla presentazione
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| DALLE CASE |
Napoli Don Bosco: Nuovi progetti
Napoli Don Bosco: Informagiovani al Via!
Vico Equense: Il mondo missionario a confronto
Caserta: I giovani della scuola a Roma
Lecce: Don Di Nanni. Cinquant'anni di vita pastorale
Foggia Emmaus: Una mamma e un papà per tutti
Corigliano Calabro: Lo sport come impegno sociale
Lecce: Il percorso poetico di Carlo Blago
Taranto: Giubileo del Liceo Don Bosco
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I PROGETTI AL DON BOSCO
"Ma che cosa fate al Don Bosco?".
La domanda, frequente sulla bocca di tanti Confratelli, nasconde la segreta risposta: "Visto che non ci sono più i 400 interni di una volta, sicuramente vi grattate la pancia". Per dare una risposta all'interrogativo, conviene conoscere una linea che stiamo seguendo da qualche anno, ed è quella della nascita del Terzo Settore al Don Bosco. Dopo l'Oratorio e le Comunità-Gruppi (per capirci interni ed esterni), c'è un insieme di attività che vanno dai Corsi professionali alle vane forme di avviamento al lavoro, ai Progetti. Ed è proprio sui Progetti che vogliamo informarvi. "Progetti" è una parola che oggi non significa tanto "cose futuribili", ma realtà in atto, cioè attività che per la maggior parte sono finanziate e organizzate dall'Ente pubblico. Noi vi inseriamo tutto ciò che facciamo oltre la Terza Media. I Progetti rispondono ad una nuova linea di politica assistenziale, che da anni al Don Bosco abbiamo deciso di seguire in parallelo al Convitto e al Semiconvitto, come forma nuova di intervento per i ragazzi a rischio. Sono l'occasione per seguire centinaia di ragazzi con forme diverse dal tradizionale Convitto-Semiconvitto. Questo Settore, da quest'anno scolastico 2000-2001, ha un confratello responsabile per la parte di animazione e disciplina, mentre un laico segue espressamente la parte burocratica e di progettazione. Vi presentiamo adesso i Progetti. 1. Progetto Qui Quo Qua (educativa di strada secondo la L. 285) per ragazzi che vengono per il doposcuola e le attività del tempo libro al pomeriggio. Finanziato dal Comune di Napoli. 2. Progetto Estate Ragazzi che ha coperto l'attività dell'estate tra Oratorio e altri Settori. Anche questo Progetto è finanziato dal Comune. 3. Progetto Il Timone (secondo la L. 216) per ragazzi a rischio, sotto i 16 anni, con attività di laboratorio al pomeriggio, come la Falegnameria o le Botteghe artigianali (di cui più avanti). Questo Progetto è finanziato da una Legge nazionale. 4. Progetto Peppino Girella (col Fondo Sociale Europeo). Attualmente le due annualità di corso sono appena terminate. E' per ragazzi, la maggior parte senza Licenza Media, oltre i 15 anni, a forte rischio sociale con lezioni da Aula e Tirocini presso Botteghe artigiane. 5. Progetto RMI (assistenza a famiglie con basso reddito, circa 300). Qui vengono coinvolti 10 animatori (che lavorano fuori Casa) con azione di monitoraggio e di assistenza. 6. Progetto Job Center si svolge fuori del Don Bosco, ma coinvolge l'Informagiovani e due nostri Animatori. Il Progetto si rivolge a giovani da 15 a 29 anni che devono essere orientati al lavoro (dai corsi professionali all'apprendistato, al lavoro vero e proprio) attraverso colloqui e altro. Successivamente, si attiveranno dei Corsi-Laboratori, alcuni dei quali presso il Don Bosco. 7. Progetto Scuole Professionali (fuori del Don Bosco), in modo speciale Maestranze Edili, già in corso. Dura due anni, da ottobre a maggio. E' un corso che ha dato discreti risultati, perché ci ha permesso di avere molti ragazzi avviati in questo mestiere: qualcuno lavora già. Sono seguiti bene dagli Educatori del Centro Maestranze edili. Attualmente ci sono una ventina di ragazzi in qualche modo seguiti da noi. 8. Progetto Laboratori e Botteghe: comprende tutte quelle attività che si fanno o col Laboratorio di Falegnameria (lavorazione del legno, del ferro e dell'alluminio, restauro mobili) o con altre forme. Sono attività di volontariato (non finanziate) che accolgono ragazzi anche dopo i 18 anni: Falegnameria, Informatica, Parrucchiere (molto frequentato, circa 40 allieve), Pizzaiolo, Sarto. 9. Progetto Servizio di Volontariato Europeo (SVE), avviato con il Servizio Sociale e Civile nazionale dei Salesiani (Roma). Inizierà a gennaio 2001 e vedrà al Don Bosco una volontaria ungherese (proveniente da un nostro Oratorio, inviata al Forum mondiale dei giovani ad agosto) che farà servizio con i nostri ragazzi. Il Progetto prevede anche la possibilità di inviare noi volontari all'estero. 10.Progetto Ragazzi in Officina: inizierà quanto prima (è già stato approvato) un progetto che prevede la cura di alcuni ragazzi "a rischio conclamato" per seguirli presso un artigiano. Molto interessante, che si collega ad alcune forme di "messa alla prova" con cui i giudici intervengono con minori per piccoli reati e per il quale già 11.Progetto Baby Care. Stiamo seguendo con grande impegno questo progetto che è stato lanciato dal Comune di Napoli per l'assistenza ai minori (forma convittuale e semiconvittuale). Si spera di conoscere il risultato entro questo anno 2000. Sarebbe una grossa opportunità per il Don Bosco, perché si prevede che sia la forma alternativa al Semiconvitto. 12.Progetto Banda Ragazzi. La Banda è impegnata da qualche tempo con alcuni progetti col Comune di Napoli, progetti che prevedono non solo le "chiamate" per suonare fuori, ma soprattutto per inviare ragazzi in alcune Scuole di Napoli ad insegnare musica. Attualmente quattro gruppi di ragazzi vanno in 4 Scuole ad insegnare musica ai loro coetanei. 13. Il nostro interesse è sempre concentrato sui Corsi CNOS, sia quelli eventuali del FSE (multiregionali) dove l'esperienza è stata buona (per l'aspetto educativo e per l'aspetto economico), sia quelli di natura regionale. dove da anni si è avviato un lavoro per il Progetto di una Scuola Grafica in unione col Pio XI di Roma e con l'Assografici (associazione degli industriali di Napoli). 14. Progetto Tutor (per il momento sospeso, ma riprenderà col 2001): consiste nel fatto che alcuni (sei) animatori seguono singolarmente alcuni ragazzi in difficoltà nei vari ambienti di vita, dalla scuola alla famiglia, al tempo libero. I Progetti sono una forma nuova di intervento nell'emarginazione, anche perché ci offrono la grande possibilità di lavorare in rete: ogni Progetto, infatti, ha bisogno di coinvolgere varie entità (Parrocchie, Associazioni, Enti di vario genere). L'immagine del Don Bosco ne esce arricchita, oltre al fatto che si ha la possibilità di intervenire e di farsi conoscere col nostro specifico educativo.
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"INFORAMAGIOVANI" AL VIA
E' stato presentato Ieri al Contro Sociale "Don Bo-sco" l'"Informagiovani", uno sportello di orienta-mento e avviamento al lavoro rivolto ai giovani in cerca di prima occupazione. tra diplomati e ragazzi che hanno completato almeno la scuola dell'ob-bligo. L'iniziativa, organizzata dall'Istituto "Don Bosco" e' sponsorizzata dall'Aeroporto Internazionale di Napoli, è stata presentata dal direttore del centro so-ciale, Don Gennaro Comite, dal presidente della Provincia di Napoli, Amato Lamberti, e dal direttore dei Dipartimento delle risorse umane della Ge-sac, Maurizio Castellucci. Lo sportello-lavoro fornisce preziose ed aggiornate informazioni sulla ricerca di personale, sia nel pub-blico sia nel privato, e grazie all'utilizzo di Internet, a bacheche, ad un ufficio di assistenza. cerca di far incontrare domanda ed offerta direttamente sulla re-te. L' "Informagiovani" aiuta anche i giovani nella re-dazione di un curriculum, nell'affrontare un collo-quio di lavoro, nel partecipare ad un corso professionale e ancora nel iniziare un apprendistato. "In realtà - ha dichiarato Don Gennaro Comite -questo servizio è già in funzione da alcuni mesi, precisamente da febbraio di quest' anno, ed ha già offerto orientamento e consigli a circa trecento giovani, a bassa scolarizzazione. Infatti il nostro è primo obiettivo proprio quello di dare orientamento ai giovani che non hanno un'istruzione molto ele-vata, perché nella nostra società è già molto difficile trovare spazio, senza una buona istruzione poi è davvero impossibile. Se riusciamo a far capire lo-ro che è necessaria la formazione, già abbiano fat-to un notevole passo in avanti". Da parte sua, Amato Lamberti ha assicurato tut-ta la collaborazione possibile della Provincia alla riuscita dell'importante progetto: "E' un'iniziativa che godrà di tutto li nostro possibile appoggio, perché i giovani di oggi, soprattutto quelli che vivono in situazioni di disagio. Da parte sua la Provincia, che dal gennaio del 2001 dovrà coordinare i Centri per l'impiego con le agenzie del lavoro, offrirà tut-te le risorse possibili per sostenere soprattutto la fa-se dì orientamento per i più giovani. Anche la Gesac, la società che gestisce lo scalo aeroportuale di Capodichino e che sponsorizza lo sportello "Informagiovani" è entusiasta di questa nuova iniziativa e non si sottrae nel caso dovesse-ro partirne di nuove: "Ci troviamo spesso a dover affrontare i disagi giovanili, - ha dichiarato Castel-lucci - ed è per questo che l'aeroporto è pronto a dare il suo contributo anche ad altri progetti, che co-stituiscono uno stimolo in più per far si che l'a-zienda sia vista sempre, più come una grande opportunità che la città ha". Elisabetta Russo
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IL MONDO MISSIONARIO A CONFRONTO
Cento missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere si sono riuniti al Sereno Soggiorno Salesiano di Pacognano per discutere delle sfide d'evangelizzazione che si concentrano sempre di più nelle megalopoli del terzo mondo. Altro tema della settimana di studi cui hanno partecipato religiosi e laici italiani e stranieri e le missionarie dell'Immacolata, ramo femminile del PIME, sono le prospettive dell'Istituto che, nato nel 1850, ha assunto sempre più negli ultimi decenni un carattere internazionale. Il PIME è un istituto esclusivamente missionario che svolge la sua opera in paesi ed aree non cristiane. Tra i relatori della settimana di Pacognano era presente padre Piero Gheddo, già direttore di "Mondo e Missione", la più prestigiosa rivista missionaria, e don Ennio Apeciti della Facoltà Teologica di Milano. Sabato 30 settembre i missionari hanno fatto tappa ad Altavilla Irpinia per una cerimonia in onore di padre Alberico Crescitelli, missionario morto in Cina nel 1900, canonizzato dal Papa il 1 ottobre.
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I GIOVANI DELLA SCUOLA DI CASERTA A ROMA
PER LA CANONIZZAZIONE DI VERSIGLIA E CARAVARIO
Sarebbe cominciato, molto presto, sotto un cielo ancora buio e carico delle prime gocce di pioggia autunnale, il nostro pellegrinaggio a Roma. Un treno speciale, organizzato con tanta attenzione dai responsabili dell'opera salesiana, ci attendeva quando il sole doveva ancora sorgere all'orizzonte, e difficilmente avrebbe atteso un nostro eventuale ritardo. Tra sbadigli e palpebre gonfie fischiava e partiva per la sua destinazione, accompagnato da un'atmosfera cupa e tenebrosa. Inizio difficile... Eppure eravamo tutti lì, preside, direttore, salesiani, docenti, allievi e genitori, cercando di combattere con il sonno e di restare svegli, chi con esito positivo, chi un po' meno. Ciascuno a modo proprio tentava di trovare quella sacralità che avrebbe caratterizzato la giornata, una giornata di grande festa ma anche di solenne meditazione. Pochi passi dalla stazione e poi uno spettacolo straordinario: il colonnato di San Pietro gremito di fedeli che acclamavano il Pontefice riuniti in attesa di ricordare i personaggi a cui egli avrebbe reso i giusti onori e la riconoscenza del mondo cattolico per il loro operato in terra. Cosi era per noi. In ricordo di Monsignor Versiglia e Don Callisto Caravario, seguaci di Don Bosco, pronti ad offrire la vita, il bene più grande, e ad affrontare coraggiosamente la morte per la salvezza altrui. Testimonianza vera e sincera delle parole di Giovanni: "Nessuno ha un amore più grande di questo: morire per i propri amici". Momento di preghiera e di partecipazione per alcuni di noi, primo Giubileo per altri. Circa seicento pellegrini casertani raccolti dinanzi alla Basilica e in ascolto della Celebrazione. Strana sensazione, strana eppure splendida quella di vedere gli sguardi dei giovani del mondo affascinati dalla figura del Sommo Pontefice. Ancora una volta, nonostante i segni dell'età evidenti sul volto e la voce affaticata che portava con sé grande stanchezza fisica, si è mostrato vicino a tutti i fedeli e con commossa partecipazione ha elencato i nomi dei martiri prossimi alla Canonizzazione. Con quella capacità solo sua ha saputo suscitare una forte emozione nel cuori dei presenti, instaurando con tutti i giovani un'intesa spirituale che rievoca l'amore di Gesù verso i fanciulli. Infine la Benedizione carica di pacata e infinita dolcezza. Il cielo sereno e sprazzi di nuvole in movimento rapido e svariato. E poi via per le strade della capitale, con tanta allegria nel cuore, chiacchierando con gli amici ed osservando curiosi i tanti turisti che ne popolavano il centro storico. In attesa che le lancette dell'orologio segnassero le 17.30, ora del ritorno in stazione per la ripartenza. Un viaggio di ritorno che ha offerto la possibilità di confrontare le proprie esperienze, le proprie emozioni. Stanchi e un po' infreddoliti abbiamo ritrovato genitori e parenti ad attenderci. Era ormai calata la sera, lo sguardo rivolto al domani, ma nell'animo la consapevolezza di aver vissuto un'esperienza indimenticabile.
Cristina Pepe, Paola Fiano e Ida Nabresini.
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DON DI NANNI CINQUANT'ANNI DI ATTIVITA' PASTORALE A LECCE
"Al Sacerdote Natale Di Nanni Salesiano per l'impegno profuso in cinquant'anni di attività pastorale difendendo ed esaltando il valore della solidarietà tra i giovani autentico esempio di vita e di altruismo la Città di Lecce conferisce la cittadinanza onoraria" Con queste parole, incise sulla pergamena, il Sindaco On. Prof. Adriana Poli Borto-ne ha dichiarato ufficialmente don Di Nanni cittadino leccese. E' stata una cerimonia semplice e suggestiva il 29 luglio, con la partecipazione di tutti gli Assessori ed i Consiglieri nella sala del Consiglio Comunale gremita da tan-tissimi Cooperatori, Exallievi e parrocchiani che, al termine e sorprendendo i presen-ti, hanno intonato fuori del cerimoniale un gioioso ed estemporaneo "Giù dai colli" cui si sono prontamente aggiunti i numerosi amministratori cittadini ex oratoriani oramai incanutiti. Tanta la commozione, molti occhi lucidi proprio tra i reggitori della città che, come ha affermato il Presidente del Consiglio Comunale Carlo Belfiore, sono ritornati in-dietro nel tempo quando un don Di Nanni giovane sacerdote, arbitro di interminabili partite di calcio, usciva sorridente dal campo di giuoco con la talare più bianca che nera attorniato dai suoi giovani e festanti oratoriani. La cerimonia del conferimento della cittadinanza onoraria ha segnato la degna con-clusione delle celebrazioni per il 50° anniversario della presenza salesiana in Lecce, culminata nella settimana dal 7 al 14 novembre dello scorso anno con la presenza dell'urna con i resti mortali di S. Domenico Savio e la presenza del Rettor Maggiore, don Juan E. Vecchi, e dell'Ispettore per l'Italia Meridionale, don Franco Gallone. Con l'attribuzione della cittadinanza onoraria, la Città di Lecce ha voluto ringrazia-re certamente don Di Nanni per la sua quasi quarantennale attività tra i giovani lecce-si, ma anche tutta la Congregazione Salesiana per l'instancabile operosità anche in favore delle famiglie e non soltanto di quelle che appartengono territorialmente alla parrocchia basilica intitolata a S. Domenico Savio. Come giustamente messo in rilievo dalla stampa e dalle televisioni locali, la propo-sta del conferimento è stata votata all'unanimità dal Consiglio Comunale, segno tan-gibile dell'alto apprezzamento per quanto i Salesiani fanno a Lecce, ed è stata vieppiù rimarcata dalla corale presenza di tutti gli amministratori senza distinzione alcuna. Al termine, dopo le appassionate parole del Presidente del Consiglio Comunale e del Sindaco, il neo cittadino leccese ha ringraziato per l'alto onore concessogli, men-tre il Direttore -Parroco don Pasquale Cristiani ha porto il saluto ed il ringraziamento della Congregazione e della Casa Salesiana di Lecce, auspicando una sempre mag-giore collaborazione sinergica tra l'Amministrazione cittadina e i Salesiani nell'opera educativa a favore dei giovani.
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EMMAUS UNA MAMMA ED UN PAPÀ PER TUTTI
Una proposta di Don Michele De Paolis
Il flusso dì minori extra comunitari invade ormai la provincia di Foggia e costituisce un grosso problema anche per la Questura, nonostante le strutture di accoglienza già esistenti nel territorio ge |