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| Lettera
dell’ispettore UNA
BELLA COSA DA VEDERE
In attesa di incontrare Domenico Savio
Carissimi Confratelli, sabato 13 marzo abbiamo avuto una
gradita sorpresa: la nuova urna che contiene le reliquie
di San Domenico Savio è stata accolta per alcune ore nella
nostra casa del Don Bosco di Napoli. È stato un evento imprevisto.
L’urna, partita da Bologna, doveva essere imbarcata in serata
dal porto di Napoli con destinazione Palermo, dove era attesa
per il pellegrinaggio in quella Ispettoria. Ha effettuato
una sosta tecnica da noi. Siamo stati colti di sorpresa,
ma è stato un fatto gradito. Pure nella ristrettezza dei
tempi, è stato organizzato un momento di preghiera che ha
visto alternarsi almeno un 400 persone tra SDB, FMA, adulti,
membri della FS, ma soprattutto ragazzi, che si sono accalcati
con grande naturalezza e semplicità attorno all’urna. Abbiamo
vissuto insieme alcuni momenti intensi di meditazione, rivisitando
le tappe salienti della vita di Domenico Savio e riascoltando
i propositi del suo programma di santità. L’urna è sovrastata
da una statua del santo, rappresentato in un atteggiamento
singolare: sul letto di morte, ma con lo sguardo raggiante
e le braccia protese verso la visione che lo confortò negli
ultimi istanti di vita:“Che bella cosa io vedo…” La Banda
Musicale dei Ragazzi del Don Bosco ha colto nel segno quando
ha eseguito il pezzo “Andrò a vederla in dì”, un canto che
sicuramente Domenico avrà cantato all’Oratorio di Valdocco
e che ha fatto recepire a tutti i presenti il chiaro messaggio
di Domenico: l’invito a impegnarsi nel cammino della santità.
Dalle informazioni dell’ANS sappiamo che sono migliaia le
persone che sono state presenti al passaggio delle Reliquie
di San Domenico Savio nelle Ispettorie d’Italia. Questo
evento si sta rivelando per l’Italia intera una vera grazia
e un rinnovato messaggio di santità. I giovani restano impressionati
e stimolati dalla figura di quel ragazzo, che guidato da
Don Bosco raggiunse “un’alta misura di vita cristiana ordinaria”
giovanile. Per molti Salesiani la celebrazione di questo
giubileo sta diventando quasi una riscoperta dell’efficacia
della nostra proposta educativa ed evangelizzatrice. Anche
noi, come Ispettoria, ci stiamo preparando a vivere questa
grazia del Signore. In questi mesi l’èquipe di Pastorale
Giovanile ha predisposto un cammino di preparazione con
l’invio di un sussidio mensile che passo dopo passo ci sta
avvicinando a questo appuntamento così centrale nell’anno
in corso. In questi giorni è stato ultimato il programma
per la grande convocazione a Lecce per il 14 – 16 maggio.
Con la presenza dell’urna e del Rettor Maggiore vorremo
vivere come comunità ispettoriale non solo una festa di
famiglia, ma soprattutto un evento di grazia del Signore
che parlerà al cuore di tutti affinchè rispondiamo con rinnovato
slancio al suo invito di amore. Uno dei momenti salienti
sarà il “confronto giovani” del 15: insieme al Rettor Maggiore
e nell’ascolto delle testimonianze di alcune personalità
molto note, impegnate a vivere l’ordinario a servizio degli
altri, della solidarietà e della pace, rifletteremo sulla
santità del quotidiano come caratteristica della spiritualità
salesiana. Affido alla cura materna di Maria Ausiliatrice
questa evento e tutti coloro che lo vivranno: Lei che è
stata la madre e la maestra di Don Bosco e ha guidato Domenico
Savio nel cammino di santità, guidi tutti noi a rinnovare
il nostro impegno personale. Auguro a tutti un fecondo cammino
quaresimale e una Buona Pasqua!
Sac.
Francesco Gallone - Ispettore
25 marzo 2004
Solennità dell’Annunciazione
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Progetto
di vita spirituale
UNIRE MISTICA E AZIONE PROFETICA
La vita consacrata nel terzo millennio
Nei
40 anni trascorsi dal concilio, osservando il cammino compiuto
dalla vita consacrata, si ha l'impressione che permangano
ancora delle gravi lacune in riferimento a quelli che possono
essere definiti le colonne postanti su cui si regge: riguardo
cioè all'esperienza di Dio, in cui non si è
ancora effettuata la sintesi tra azione e contemplazione;
alla vita comunitaria che non è stata in grado di
passare da uno stile di vita in comune centrata sulle osservanze
regolari, a una vita comunitaria basata sulle relazioni
personali e un'autentica "amicizia nel Signore",
mentre nell'apostolato si è caduti in un attivismo
che ha trasformato alcuni religiosi/e in bravi "impresari
apostolici", ma forse non in testimoni del Vangelo.
È giunto quindi il momento di ritornare alle radici,
di riaffermare i fondamenti su cui poggia; e il fondamento
è la roccia che è Cristo: < Infatti nessuno
può porre un fondamento diverso da quello che già
vi si trova, che è Mario Chiaro Gesù Cristo»
(1 Cor 3,11).
È il tema su cui insiste p.Carlos Palmés si,
in un articolo il primo di una annunciata trilogia apparso
sulla rivista CLAR della Confederazione latinoamericana
dei religiosi (novembre dicembre 2003) intitolato La Vida
Religiosa en la encrucijada del Tercer Milenio (La vita
religiosa nel crocevia del terzo millennio).
In questi 40 anni, ma soprattutto in quest’ultimo
decennio, scrive, è maturata un po’ dovunque
la convinzione che se si vuole infondere rinnovato impulso
alla vita consacrata non bastano più delle soluzioni
parziali e sensazionali. Bisogna piuttosto riandare alle
radici, ai fondamenti. Ne sono convinti anche molti superiori
generali i quali hanno tradotto questa convinzione con l’espressione
“rinascere”, mentre altri, non soddisfatti di
questo termine, hanno parlato di “rivitalizzare”
la vita consacrata o di “fedeltà creativa”
oppure ancora di andare alle radici, all’essenziale”.
Ma, sottolinea p. Palmès, al di là delle parole,
tutti sono d’accordo nel sostenere che bisogna recuperare
il radicalismo evangelico, la fedeltà al primo amore;
una fedeltà creativa di una vita consacrata che sia
però incarnata nel mondo attuale.
Sono queste anche le linee su cui si sono orientati i lavori
preparatori al congresso sulla vita consacrata che 1'USG
e 1'UISG stanno organizzando, e che avrà luogo a
Roma dal 23 al 27 novembre di quest'anno, sul tema Passione
per Cristo passione per l'umanità; linee che sostanzialmente
coincidono anche con quelle maturate nell'assemblea CLAR
che si è tenuta a Città del Messico nel giugno
luglio del 2003, dove si è insistito molto sulla
necessità di unire insieme mistica e profezia: mistica
intesa non come esperienza di fenomeni straordinari, ma
come un «rimanere in Lui» in modo tale che l'azione
di Dio giunga a pervadere tutta la persona in un'unione
intima fondata sull'amore e ne abbracci l'affettività
profonda, così che essa non viva solo per se stessa
ma anche per gli interessi del regno di Dio.
È evidente, rileva p. Palmés, che una vita
di preghiera superficiale non porta né a vivere questa
unione mistica né a trasformare la vita dal di dentro.
Ma, ribadisce, l'esperienzà mistica deve tradursi
nell'azione profetica. Descrivendo questa esigenza, durante
l'assemblea della CLAR, p. Simon Pedro Arnold, abate benedettino,
ha affermato: « Il nostro esagerato attivismo... ha
come conseguenza la perdita del filo profetico della nostra
azione, che viene ridotta a una semplice attività
sociale, politica o di assistenza, e dell'ardore mistico».
Lo spirito profetico, commenta da parte sua p. Palmés,
deve manifestarsi soprattutto nell'apostolato, ma un apostolato
che scaturisca dalla fede e dall'amore. L'apostolato non
consiste infatti nel fare progetti o nell'organizzare riunioni,
ma nel comunicare l'esperienza di Dio, come scrive l'apostolo
Giovanni: «Ciò che noi abbiamo udito, ciò
che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che
noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani
hanno toccato, ossia il Verbo della vita... lo annunziamo
anche a voi» (1 Gv 1,1 3).
Approfondendo la riflessione (il riferimento è soprattutto
all'America latina, ma vale anche per ogni altra parte)
p. Palmés osserva che ci sono indubbiamente nella
vita consacrata uomini e donne di Dio, persone di preghiera
che vivono un alto grado di fede e di amore che poi pervade
i loro rapporti con gli altri e il loro impegno apostolico.
Ma, si domanda: è temerario affermare che ampi settori
della vita consacrata non vanno oltre un'aurea mediocrità
nella loro esperienza di Dio? che vi sono religiosi/e che
mai sono giunti a innamorarsi di Cristo, a "perdere
un po' la testa per lui" e a gustare la soavità
delle consolazioni spirituali che lo Spirito concede a chi
ha il cuore puro? persone che non hanno dato a Dio l'opportunità
di "impossessarsi"dei loro pensieri e dei loro
criteri, della loro capacità affettiva, di tutto
il loro tempo, delle loro prospettive? che c'è molta
mediocrità spirituale e ciò spiega in parte
la vulnerabilità di tante vocazioni, la perdita di
entusiasmo, l'abbandono della strada intrapresa in un numero
molto elevato, l'ambiguità della vita di tante persone
consacrate, la mancanza di significato di una donazione
fatta a metà?
Esaminando l'evoluzione della vita consacrata nel corso
della storia, p. Palmés ha rilevato quanto sia stato
difficile nel corso dei secoli riuscire a integrare tra
loro azione e contemplazione. Non è stato agevole
nemmeno trovare la formula esatta. E anche oggi si ha l'impressione
che molti non ci siano riusciti. È facile infatti
passare da un estremo all'altro; cioè da una forma
di contemplazione che esclude ogni apostolato a un attivismo
esagerato in cui non c'è tempo per la contemplazione.
Se si guarda, per esempio, al rapporto tra vita comunitaria
e missione evangelizzatrice ci si accorge che esiste un
notevole squilibrio delle parti: mentre si dedica gran parte
delle energie e del tempo alla missione, la vita comunitaria
e la preghiera sono ridotte al minimo. Altrettanto frequente
è trovare uomini e donne, eminenti come professionisti
e amministratori, ma mediocri come religiosi/e. La loro
vita spirituale è superficiale e quella comunitaria
si riduce al semplice "buon vicinato".
Nelle riunioni dei religiosi/e, ma anche nelle conversazioni
private, prosegue p. Palmés, è frequente sentir
dire che siamo caduti nel "peccato" dell'attivismo,
ma siccome il ritmo della vita ci afferra sono pochi coloro
che se la sentono di cambiare. Non è questione solo
di orari, è la scala dei valori che sta sotto che
è compromessa.
Tra le donne, prosegue il padre, è meno frequente
l'abbandono della preghiera; esse sono più pie, ma
capita che diano grande importanza, quasi unicamente, alla
preghiera vocale e alle pratiche di pietà. Molte
sono "donne che recitano preghiere", ma non sempre
"donne di preghiera". Riservano del tempo per
assolvere a un obbligo, ma spesso le loro preghiere non
toccano la vita. E ciò suole accompagnarsi con una
formazione superficiale che produce religiosi/e di seconda
categoria.
Gesù come buon israelita recitava tutte le preghiere
prescritte dal culto giudaico, ma ciò che caratterizzava
la sua preghiera era l'intimità del dialogo di amore
e l'abbandono totale nelle mani del Padre. Trascorreva molte
ore in preghiera in luoghi solitari (Lc 5,16) e a volte
passava notti intere pregando (Lc 6,12) Ma questo non gli
impediva di dedicarsi all'apostolato senza risparmio.
Si può affermare pertanto che il termometro per misurare
la qualità della vita religiosa è, oltre a
una vita apostolica impegnata, una vita di preghiera che
trasforma e una vita di comunità veramente fraterna.
Cause
dell’attivismo
La ragione per cui ci si è lasciati andare all'attivismo,
prosegue p. Palmés, è il disordine che si
è introdotto nella scala dei valori. È una
storia molto comune quella di chi ha iniziato con grande
entusiasmo la sua attività apostolica, conservando
il giusto rapporto tra la vita interiore e le relazioni
fraterne. Poco alla volta però l'apostolato ha finito
col richiedere più tempo, più attenzione,
più dedizione e maggiori energie. D'altra parte in
comunità ciò che si stimava era l'efficienza
e così ognuno andava per conto suo al proprio lavoro.
Dopo alcuni mesi, l'attività apostolica ha assorbito
a tal punto la persona che tutto il resto è passato
in secondo ordine.
Certamente non è venuta meno la stima per la vita
di preghiera, ma con l'andare del tempo essa si è
ridotta al minimo e la sua qualità è divenuta
insignificante. Sono scomparse del tutto anche le consolazioni
spirituali e la gioia quotidiana dell'incontro con il Signore.
La preghiera si è ridotta a una delle tante cose
da fare. Non è più la fonte da cui ogni altra
cosa prende significato. Poi si è trovata la giustificazione
ideologica di questo modo di vivere, affermando che ciò
che conta è agire con retta intenzione, incontrare
Dio nella vita, servire il prossimo. Ciò è
vero, solo che con il tempo anche questo perde progressivamente
di colore e si trasforma in routine se non è alimentato
da una preghiera contemplativa costante e prolungata.
In questo modo, osserva p. Palmés, il religioso/a
è diventato un "piccolo mostro" con una
testa piccola, il cuore angusto e le mani lunghe. L'attivismo
gli ha atrofizzato gli altri aspetti fondamentali della
sua vocazione. Si è così passati dalla contemplazione
alla recita di preghiere.
Nella mia lunga esperienza di accompagnamento spirituale,
di predicatore di esercizi e di ritiri ai religiosi/e e
sacerdoti, sottolinea p. Palmés, ho notato che non
sempre si utilizzano i mezzi adeguati per realizzare l'ideale
delle costituzioni. Ci sono coloro che si accontentano della
recita pura e semplice delle lodi e dei vespri, a volte
accompagnata da un momento di "meditazione", fatta
in fretta, tanto per compierla. Si tratta di una preghiera
"di riempimento" forse mentre si attende il sacerdote
per la messa, o di una preghiera da "passerotto"
che becca qua e là, tanto per tranquillizzare la
coscienza. Tutto ciò non sembra sufficiente per giungere
a una vita spirituale solida e consistente. Si richiede
piuttosto ogni giorno un tempo prolungato di incontro personale
con il Signore, che aiuti a giungere a una conoscenza sapienziale
di Gesù e a cambiare i criteri mondani con quelli
del vangelo, gli atteggiamenti egoisti con quelli di solidarietà,
gli interessi personali con quelli del regno di Dio; infine,
che faccia crescere nella fede e nell'amore di Dio e dei
fratelli. Questo è l'itinerario: "non è
possibile conoscerti e non amarti; non è possibile
amarti e non seguirti", si chiami questa lectio divina
o contemplazione oppure preghiera personale.
Questo, commenta p. Palmés, è il punto centrale,
l'esperienza fondante della vita religiosa, la fonte da
cui scaturisce il significato della vita consacrata e di
ogni apostolato. Ciò che distingue l'autenticità
della preghiera è la trasformazione che essa opera
della vita per conformarla al Vangelo.
Naturalmente, conclude il padre, nel cammino di rinnovamento
di un istituto, oltre ad affermare questi aspetti, bisognerà
fare anche altri cambiamenti, benché ciò possa
essere risentito come doloroso. Non bisogna considerare
un'infedeltà al carisma se si toccano usi e costumi
di altri tempi. Per esempio forse occorrerà rivedere
la durata di un solo anno del noviziato, gli esercizi annuali
predicati e abbreviati, le grandi opere tradizionali chiuse
ai poveri, la formazione affrettata per motivi apostolici,
lo stile superficiale della vita comunitaria, la povertà
e un'austerità bisognosa di troppe spiegazioni, ecc.
E al di sopra di tutto, la mancanza di una vita spirituale
solida e profonda fondata sulla preghiera personale. «Non
esiste altro legittimo apostolato che di proclamare quanto
abbiamo sperimentato nell'intimità della contemplazione.
Se non partiamo dall'esperienza di Dio, la nostra attività
sarà sociologica o antropologica oppure scientifica,
molto encomiabile, ma non sarà annuncio del Vangelo
a cui sono chiamati i religiosi e le religiose di vita apostolica».
Testimoni,
15 marzo 2004, n.5, pp7 - 9
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regione
Italia e MOR
ORIENTAMENTI PER LA FORMAZIONE
Incontro degli Ispettori e dei Delegati per la formazione
Dal
9 al 12 gennaio si è tenuto alla Casa Generalizia
l'incontro della Regione Italia e Medio Oriente, rappresentata
dal nuovo Consigliere Regionale Don Pier Fausto Frisoli,
dagli Ispettori e dai Delegati ispettoriali per la formazione,
con Don Cereda, Consigliere Generale per la Formazione.
Tra i diversi temi studiati si sono approfonditi gli argomenti
delle comunità formatrici nella Regione, le sfide
attuali della formazione e le statistiche degli abbandoni.
Si è dato inizio alla autovalutazione delle comunità
formatrici della Regione da completare entro dicembre 2004;
si sono fatte alcune valutazioni circa il quarto anno di
formazione e di studi teologici per Torino Crocetta e per
Messina San Tommaso; si è avviato lo studio di una
proposta per la formazione specifica per i salesiani coadiutori
della Regione. Altre conclusioni significative riguardavano:
la costituzione della Commissione Regionale per la Formazione,
formata dai Delegati ispettoriali di formazione con la presenza
di un salesiano coadiutore; il funzionamento effettivo dei
Curatorium per le comunità formatrici; la scelta
del personale formativo: Direttori, Maestri di novizi, formatori,
docenti; I’impostazione del prenoviziato e l'impegno
per la salesianità.
Orientamenti per il settore di formazione
per la Regione Italia e MOR
Roma, 11 gennaio 2004
A
seguito dell'Incontro del Consigliere regionale, degli Ispettori
e dei Delegati ispettoriali di formazione della Regione
Italia e Medio Oriente con il Consigliere generale per la
formazione, sono state approvati i seguenti orientamenti
dal Consigliere regionale e dagli Ispettori della Regione.
1.
Commissione regionale di formazione
La Commissione regionale di formazione è costituita
dai Delegati ispettoriali di formazione della Regione, dall'Ispettore
Delegato, che è il referente ordinario, dal Coordinatore
regionale di formazione e da un salesiano coadiutore. Il
Consigliere regionale è invitato a partecipare. Il
Coordinatore regionale risiede possibilmente in una comunità
formatrice di Roma, è un formatore di questa comunità,
ha tempo per animare la Regione. La commissione si raduna
ordinariamente due volte all'anno.
Essa si preoccupa di dare unitarietà e continuità
al cammino di formazione iniziale. Accompagna il processo
di formazione iniziale e permanente della Regione, anche
con la proposta di iniziative a livello regionale, con particolare
attenzione alla formazione dei Direttori. Essa opera all'interno
di una programmazione approvata dal Consigliere regionale
e dagli Ispettori della Regione.
Essa organizza un incontro annuale con i direttori e i presidi
delle comunità formatrici della Regione. Programma
iniziative per la formazione dei formatori, nelle quali
sono studiate particolarmente le tematiche relative alla
personalizzazione del processo formativo, all'accompagnamento
personale e all'apporto delle scienze umane nella formazione.
Essa favorisce incontri tra i responsabili delle fasi formative
contigue, compreso il prenoviziato, al ime di garantire
la continuità formativa.
Questi orientamenti sulla Commissione regionale di formazione
sostituiscono ad experimenturn il dettato dell'art. 20 del
Regolamento CISI.
2.
Collaborazione per le comunità formatrici e i centri
di studio
Ogni Ispettoria indichi nella sezione formazione del Direttorio
ispettoriale a quali comunità formatrici intende
mandare i propri formandi. L'Ispettore fa parte del Curatorium
delle comunità scelte e si impegna a parteciparvi
e a collaborare in tutto per la qualità formativa
di tali comunità.
La Commissione regionale di formazione, con la consulenza
del dicastero della formazione, rediga un esempio di regolamento
per il Curatorium da far approvare agli Ispettori della
Regione. Ogni Curatorium dovrà poi particolarizzare
e approvare il proprio regolamento.
Ogni comunità formatrice, in accordo con l'Ispettore
locale, predisponga l'ordine del giorno per il Curatorium,
in modo che i partecipanti possano affrontare in modo adeguato
le problematiche formative e accademiche della comunità
stessa.
Gli argomenti che sono oggetto della responsabilità
del Curatorium sono: il progetto della comunità formatrice,
l'informazione e il parere sulla programmazione accademica;
le esercitazioni pastorali, il calendario di inizio e fine
dell'anno, gli orientamenti circa i Ministeri e le Ordinazioni,
il bilancio preventivo e consuntivo, ...
Si preveda nel Curatorium un momento finale di incontro
solo degli Ispettori. L'Ispettore presidente operi per coinvolgere
gli altri Ispettori e per realizzare una vera corresponsabilità
nelle scelte, negli orientamenti e nelle decisioni, se opportuno
anche attraverso votazioni.
3.
Scelta dei formatori e dei docenti
La scelta del direttore e del maestro dei novizi per una
comunità formatrice viene preparata dagli Ispettori
del Curatorium della comunità stessa, previa consultazione
dei loro consigli ispettoriali.
Per favorire tale scelta, è opportuno che gli Ispettori
si comunichino un elenco di candidati tra i quali scegliere
coloro a cui affidare l'incarico. La scelta deve avvenire
in base a criteri di oggettività e di rappresentatività
ispettoriale.
In questo processo venga coinvolto il Consigliere regionale,
il quale, se può, partecipa al Curatorium. Le decisioni
vengono poi approvate dal Consigliere regionale e dagli
Ispettori della Regione. Alla fine l'Ispettore locale e
il suo consiglio approvano la nomina del direttore o del
maestro dei novizi da presentare al Rettor Maggiore.
Per gli altri formatori è responsabile il Curatorium,
con comunicazione al Consigliere regionale.
I confratelli inseriti in una comunità, formatrice
sono formatori e appartengono all'équipe dei formatori.
Tuttavia non tutti sono parte del Consiglio della comunità.
Figure indispensabili sono ritenute: Direttore, economo,
incaricato dell'animazione liturgico spirituale, incaricato
degli studi e preside, incaricato delle esercitazioni pastorali,
incaricato della vita comunitaria. Una di queste figure
sia il vicario del direttore. Nella comunità formatrice
vi sia anche almeno un confessore indicato.
I centri di studio si avvalgano dell'apporto di docenti
invitati sulla base di un accordo scritto tra gli Ispettori
per un tempo concordato. Quando un confratello ha concluso
il suo servizio formativo, torna all'Ispettoria di origine.
Occorre anche trovare nel Curatorium una procedura per la
scelta, la preparazione e formazione, l'accompagnamento
dei docenti e dei formatori.
4.
Formazione specifica dei salesiani coadiutori
Si affidi alla Commissione regionale di formazione lo studio
della proposta per la formazione specifica dei salesiani
coadiutori, da sottoporre poi agli Ispettori della Regione.
5.
Quarto anno di formazione e di studi teologici
In risposta alla lettera del Consigliere generale della
formazione agli Ispettori del 20 ottobre 2003 circa il quarto
anno di formazione e di studi teologici per coloro che si
preparano al presbiterato, si inizia un cammino e in vista
di offrire una riflessione sistematica e organica ci si
orienta a muovere questi primi passi:
alla Crocetta si istituisca il quarto anno di formazione
e di studi teologici a partire da settembre 2004 con programmi
di teologia pastorale, salesianità, ... secondo la
Ratio, da studiare previamente e da definire nel Curatorium;
per questo si entri in dialogò con il Consigliere
per la formazione anche durante il processo e prima della
decisione finale;
a Messina si studino le modalità di attuazione di
un quarto anno di formazione e di studi teologici; per questo
si entri in dialogo con il Curatorium e con il Consigliere
per la formazione.
Il Consigliere generale per la formazione ha comunicato
agli Ispettori della Regione gli orientamenti della Congregazione
circa le comunità internazionali del Gerini, San
Tommaso dell'UPS e Testaccio.
6.
Prenoviziato
Gli Ispettori verifichino l'impostazione del prenoviziato
e approfondiscano le indicazioni della Ratio. Si facciano
aiutare per questo da uno studio previo e da un confronto
tra gli incaricati ispettoriali dei prenoviziati e la Commissione
regionale di formazione.
7.
Salesianità
Gli Ispettori valorizzino le esperienze di formazione salesiana
proposte nella Regione: esercizi spirituali itineranti,
feste salesiane, luoghi salesiani...
Il cammino formativo personale e la direzione spirituale
si confrontino e si modellino sulla spiritualità
salesiana e sulle scelte pastorali salesiane.
Un impulso alla salesianità è dato dalla cura
per una biblioteca salesiana. Gli Ispettori si assicurino
che le comunità si facciano carico di questo impegno,
valorizzando gli studi offerti dall'Istituto Storico Salesiano.
Un utile strumento per la collaborazione interispettonale
è la trasmissione dei materiali prodotti dalle Ispettorie
per il cammino dei confratelli. Gli Ispettori si assicurino
che quanto prodotto nella propria Ispettoria sia inviato
alle altre Ispettorie.
La Commissione regionale di formazione promuova una verifica
e un coordinamento degli studi di salesianità nelle
comunità formatrici; si mantenga in dialogo con il
Dicastero per la formazione.
Spazio news
Assemblea CISM
Agli inizi di Novembre si è tenuta a S. Marino l’annuale
Assemblea della CISM cui partecipano i Superiori Maggiori.
Quest’anno essa aveva come tema “Nel solco del
territorio per il mondo”.
Nella relazione iniziale si affermava che la vita consacrata
ha bisogno che le sia riconosciuto uno statuto aperto, che
permetta una continua creatività, un'audacia responsabile
e profetica fra i nostri contemporanei, un ruolo di gratuità,
e che mai venga considerata una riserva di forze a basso
costo per problemi ordinari.
Si è affermato il radicamento nella chiesa locale
ed universale, la disponibilità ai Vescovi e ai bisogni
emergenti dalla pastorale del territorio. Ma i religiosi
sentono il bisogno anche di affermare il bisogno di essere
una presenza, anche se talvolta imprevista o scomoda, nel
nome e nel segno di quella "sana autonomia" che
i documenti della chiesa riconoscono.
Né privilegi, né superiorità, né
lezioni agli altri ma, forte identità, fedeltà
a se stessi, dono fra gli altri doni. Non confusione, appiattimento,
indeterminatezza, ma precisa identità e specificità
nella grande missione evangelizzatrice della Chiesa.
L’avventura dei Religiosi è essere segno con
il proprio vissuto nel cuore della Chiesa e nelle periferie
della fede, vivendo il carisma che è stato loro donato
con fedeltà e come un dono per gli altri; con un
amore senza limiti verso la Chiesa, che si visibilizza nelle
realtà concrete in cui essi vivono e sempre mossi
dalla libertà e creatività dello Spirito.
Corso
per formatori
Dal 4 all'11 luglio 2004, presso la Casa salesiana di L'Aquila,
si terrà il Corso per Formatori che affronterà
il tema: "La personalizzazione nella formazione iniziale".
Sono invitati a partecipare a tale Corso: gli Incaricati
del prenoviziato; le Équipe dei Formatori delle Comunità
formatrici della Regione Italia e Medio Oriente. Sono invitati
anche, secondo le possibilità, i Delegati ispettoriali
della Formazione.
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preti
del quinquennio
DISCEPOLI E MAESTRI DELLO SPIRITO
Un cammino da vivere e da proporre
Come
da calendario, i giovani preti del quinquennio si sono incontrati
a Santeramo nei giorni dal 12 al 14 febbraio 2004, per portare
avanti il programma di formazione per l’anno in corso.
Ha guidato gli incontri don Jesus Manuel Garcia, salesiano,
docente di teologia spirituale presso l’Università
Pontificia Salesiana di Roma. Il sig. Ispettore, don Franco
Gallone ha garantito la sua presenza per tutto il corso
dell’incontro.
L’argomento affrontato in questi giorni si pone in
continuità con quello dell’incontro precedente.
I giovani sacerdoti - avendone fatta esplicitamente richiesta
- hanno vissuto un tempo di approfondimento e di confronto
sulla Direzione Spirituale.
L’intervento introduttivo dell’Ispettore ha
posto l’attenzione sulle problematiche e le prospettive
spirituali dell’esperienza della Direzione.
Successivamente don Manuel ha raccolto le esperienze personali
dei presenti, stimolando il confronto e lo scambio. Ognuno
di noi è soggetto “attivo” e “passivo”
della direzione spirituale. Tra gli aspetti che sono emersi
da tale confronto si segnala in particolare quanto segue:
- C’è differenza tra la direzione dei giovani
e quella offerta agli adolescenti;
- È abilità dell’educatore mantenere
il giusto equilibrio tra l’attendere ed il proporre;
- La Direzione Spirituale si pone al confine con la confessione
e con la psicoterapia;
- È tanto importante “lanciarsi” in questo
ruolo;
- È necessario conoscere una persona più esperta
cui poter chiedere consigli;
- Fondamentale risulta il riferimento alla Parola di Dio
e ai sacramenti;
- il discernimento della volontà di Dio è
l’oggetto principale della direzione spirituale;
- Occorre dedicare del tempo a questo servizio anche a costo
di mettere da parte altri impegni meno significativi.
Don Manuel, partendo dagli elementi emersi, ha poi offerto
alcuni contenuti sistematici: una definizione dell’identità
e delle motivazioni della direzione spirituale, la natura
dell’accompagnamento spirituale, gli obiettivi che
occorre perseguire.
La direzione spirituale è completa quando guida la
maturità umana della persona, le relazioni, il rapporto
con Dio.
Le giornate di formazione sono state anche caratterizzate
dallo studio individuale del secondo numero della nuova
collana “Quaderni di Spiritualità Salesiana”,
interamente dedicato alla direzione spirituale.
All’apprendimento dei contributi più interessanti
ha fatto seguito un dibattito.
Abbiamo affrontato inoltre gli atteggiamenti di colui che
richiede di essere accompagnato e quelli del direttore spirituale,
chiudendo gli incontri con l’individuare i tratti
caratteristici dell’accompagnatore e le mediazioni
di cui egli si può avvalere nel condurre questo cammino.
Ovviamente, questi giorni, caratterizzati anche da un po’
di neve, sono trascorsi all’insegna dell’accoglienza
e dello stare insieme. Don Pasquale Martino, Direttore della
casa di Santeramo, non ci ha fatto mancare nulla. L’allegria
e i tempi di distensione ci hanno consentito di rigenerarci
dalle fatiche del lavoro di ogni giorno.
Un impegno per tutti: diventare persone guidate dallo Spirito
Santo e capaci di guidare gli altri. Non è possibile
offrire aiuto se non siamo dapprima noi impegnati a discernere
la volontà di Dio… con l’aiuto di un
buon direttore spirituale!
I
giovani confratelli del quinquennio
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tirocinanti
LE STRADE DEI TIROCINANTI PORTANO
A ROMA
Incontro – conforto con i giovani confratelli in formazione
Il
secondo incontro dei tirocinanti si è svolto presso
la comunità di S.Tarcisio a Roma, casa di formazione
per i giovani confratelli del post-noviziato, il 29 Febbraio
- 1 Marzo. A quest'incontro erano presenti i tirocinanti
"ex-allievi" della comunità si S.Tarcisio
e, di conseguenza, tutti quelli della nostra Ispettoria.
Dopo diversi mesi i giovani confratelli, che per motivi
di obbedienza si trovavano dalla Toscana alla Sicilia, si
sono potuti non solo salutare, ma soprattutto confrontare
e confrontare la propria espereinza. L'incontro ha avuto
inizio venerdì 27 febbraio con il vespro, ma ufficiosamente
si è avviato prima, visto che eravamo giunti quasi
tutti con un certo anticipo.
Don Ezio Orsini, Direttore della Comunità, ci ha
accolti e ha guidato le varie giornate.
In serata abbiamo vissuto un bellissimo momento di festa
animato dai post-novizi e a conclusione della prima giornata,
il tirocinante Vito Pepe, nel giorno del suo venticinquesimo
compleanno, ha dato un toccante pensiero di buona notte.
Il giorno dopo, sabato, è stato scandito da tre momenti.
Nella mattinata abbiamo vissuto un momento di ritiro, nel
pomeriggio molti di noi sono tornati nei luoghi ove svolgevano
l’impegno di apostolato negli anni del biennio di
studi filosofici e, infine, un giro di "Roma by night"
dove abbiamo gustato nello stile della fraternità
le meraviglie della capitale, dal Panteon alla Fontana di
Trevi.
La domenica si è aperta con l’incontro, il
“Faccia a Faccia”, tra post-novizi e tirocinanti.
Le domande e le risposte hanno permesso lo scambio delle
varie esperienze e delle varie attese del tirocinio, definito
in gergo la "prova del fuoco". Il confronto è
stato arricchente per tutti, anche perché si coglieva
il desiderio, da parte dei post-novizi, di suggerimenti
sul loro futura esperienza. La mattinata ha trovato il suo
coronamento nella Celebrazione Eucaristica.
Il pranzo ricco di fraternità ha concluso l’incontro.
P.S. A chi interessasse, l’immancabile partita post-novizi
e tirocinanti è stata vinta dai primi. I tirocinanti
hanno addotto l’esito negativo della partita alla
presenza in campo di Simone De Santis!
Vittorio Castagna
Tirocinante di Torre Annunziata
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| statuto
ASSOCIAZIONE MAMMA MARGHERITA
I genitori dei salesiani accanto ai loro figli
È
nata... Anche nella nostra Ispettoria L’Associazione
Mamma Margherita che raduna, accompagna, forma e aiuta i
genitori dei Salesiani per coltivare in essi la coscienza
del bisogno urgente di accompagnare i loro figli e pregare
per le vocazioni, per la loro fedeltà e perseveranza
e l’incremento di queste.
Così anche la nostra Ispettoria si affianca ad altre
dove l’associazione è già fiorente:
Piemonte, Veneto, Sicilia, Liguria senza parlare dell’Ispettoria
dell’Uruguay - dov’è nata, dell’Argentina
- Nicaragua, Messico, Cile, Corea. Negli ultimi incontri
dei direttori è stata presentata l’Associazione,
è stato distribuito lo statuto e si sono fissate
già le prime date degli incontri regionali: per la
Campania il 2 giugno, per la Puglia il 6 giugno. Per le
altre regioni si stanno studiando le modalità. A
tempo saranno date altre informazioni.
Si porta a conoscenza di tutti lo statuto dato alla stampa
per essere distribuito a tutti i confratelli e ai genitori,
per espresso volere del sig. Ispettore, promotore dell’Associazione
nell’Ispettoria.
Significato
1. È un'Associazione che non ha scopo di lucro; sorta
nell'Ispettoria Salesiana "San Giuseppe” in Montevideo
- Uruguay è diffusa in altre Ispettorie, in varie
Nazioni.
2. Nasce 1'8 Dicembre del 1989 in Uruguay; ha un vincolo
sicuro e stabile con la Congregazione Salesiana.
Finalità
1. Avvicinarci, come genitori, ai Salesiani con i quali
ci identifichiamo, con un legame derivante dai nostri figli
nella comune vocazione: "Seguire Cristo alla sequela
di Don Bosco”.
2. Seguire i nostri figli, interrogandoci sul senso e il
significato della loro consacrazione
3. L'incomprensione, lo sconcerto e le negatività
nelle quali possiamo trovarci sono condivisi con i Salesiani,
che ieri hanno avuto la stessa esperienza e oggi vivono
la vocazione come il dono più grande che Dio possa
donare alla famiglia.
4. Attraverso il dialogo si crea un vincolo fraterno che
ci unisce. Questo dialogo si estende a vantaggio dei nostri
figli e viceversa.
5. L'appoggio reciproco di tutti i membri dell'Associazione
"Mamma Margherita" è per tutte le contingenze
della vita.
Cosa
fa
1. Abbiamo una formazione e una informazione permanente,
accompagnati da un Delegato. Nello spirito approfondiamo
la Parola di Dio. Partecipiamo a tutti gli avvenimenti ecclesiali
della Chiesa. Ci documentiamo sulla vita di Mamma Margherita
e di Don Bosco.
2. Coltiviamo la coscienza di un indispensabile accompagnamento,
pregando per la vocazione ricevuta dai nostri figli, per
la loro fedeltà e perseveranza. Preghiamo anche per
la crescita delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.
Inoltre ci adoperiamo affinché i nostri figli siano
consacrati per Dio e consacrati a Dio.
Perché
1. Ci identifichiamo nella spiritualità salesiana.
e ci sentiamo figli di Don Bosco, dando a tutti il nostro
affetto di famiglia.
2. Secondo le nostre possibilità, tanto fisiche che
occupazionali, collaboriamo in svariati campi di attività
nellequali possiamo essere di aiuto, come farebbe un padre
e una madre di famiglia.
Come
1. Attraverso l'incontro trimestrale o annuale con l'Ispettoria
della quale fanno parte tutti i Salesiani dell'Italia Meridionale.
Abbiamo anche incontri internazionali nei quali ci incontriamo
con le testimonianze delle altre Ispettorie, ampliando la
cerchia dell'Associazione di tutte le associazioni di "Mamma
Margherita".
2. Camminiamo uniti ai nostri figli vivendo il carisma salesiano,
comprendendo l'importanza di essere accompagnati e l'importanza
della preghiera. Non dimentichiamo che la preghiera ha una
forza poderosa presso Dio Padre, soprattutto quando mira
con amore ai nostri figli che seguono il suo Figlio Gesù.
Quali
risorse
1. Con la nostra disponibilità ci identifichiamo
con i salesiani nel loro carisma.
2. Li accompagniamo con:
• la Parola di Dio
• la preghiera
• l'Eucaristia
• la Riconciliazione
• e il cammino della Croce
*
Essere padre ed essere madre è una vocazione e tutte
le vocazioni sono chiamate di Dio per una missione.
*
È una missione al servizio per la vita piena dei
propri figli perché si realizzino in tutto nella
loro vita (1'elezione dello stato, il lavoro, gli studi
ecc.)
*
Mamma Margherita è il fondamento, il cuore dell'Ass.
"Mamma Margherita" perché è stata
la madre del primo salesiano Don Bosco: imitiamola perché
tutto il nostro fare quotidiano si converta in preghiera
e nella missione di accompagnare i figli.
*
Don Viganò, settimo successore di Don Bosco, il 18
dicembre del 1989, benediceva la nostra Associazione e ci
diceva: "Se mia madre vivesse, sarebbe la prima a partecipare
ad essa ".
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Salesianum
22 - 25 gennaio 2004
LA SANTITÀ FERIALE
Conoscenza, riflessione e confronto tra i vari gruppi della
Famiglia Salesiana
Dal
22 al 25 gennaio u.s. ha avuto luogo a Roma, presso il Salesianum
la XXII edizione delle Giornate di Spiritualità della
Famiglia Salesiana. Tema delle Giornate era “La Santità
Feriale”.
Finalità dell’incontro era quella di radunare
i rappresentanti della FS mondiale per riflettere insieme
sui modelli di santità feriale e sulle modalità
attuali di vivere tale realtà.
Infatti erano presenti all’incontro molti SdB, FMA,
Cooperatori, Exallievi/e VdB di diversi paesi europei ed
extraeuropei.
Le giornate, strutturate molto bene e decisamente intense,
prevedevano una modalità originale per proporre un
confronto tra i partecipanti. Al pomeriggio di ogni giornata
veniva offerta la possibilità ai presenti di ascoltare
delle testimonianze dirette di modi di vivere la santità
feriale giovanile..
Nel primo giorno c’è stata la presentazione
di una testimonianza di un movimento giovanile “Nuovi
Orizzonti”, nato attorno a Chiara, una giovane romana
che ha iniziato circa dieci anni fa ad accogliere i barboni
e i giovani tossicodipendenti che affollavano la Stazione
Termini di Roma e a proporre loro di vivere insieme, dando
vita ad una specie di fraternità. Elemento importante
della vita in comune, oltre alla povertà e al lavoro,
è quello della “cristoterapia”, ossia
Cristo al centro di ogni azione e riferimento nella vita
di ogni giorno, al punto tale da diventare una “medicina”
per curare gli animi.
Nella seconda giornata c’è stata la possibilità
di confrontarsi con alcuni giovani provenienti da ambienti
salesiani. Si è trattato di un interessante dibattito,
animato da numerosi interventi del pubblico.
Il terzo giorno è stato presentato un Recital dal
titolo “Storie per vivere”, scritto, preparato
e allestito da un gruppo di giovani e famiglie di Catania,
che hanno dato vita a un CGS, e quindi, provenienti da un
ambiente salesiano.
Lo spettacolo, che ha messo in risalto la forte coesione
del gruppo e la bravura di tutti i protagonisti, ha riscosso
notevole successo e gradimento Il recital era incentrato
sulle figure dei modelli di santità salesiana: San
Domenico Savio, Laura Vicina, Michele Magone.
Al mattino di ogni giornata hanno avuto luogo, invece, alcuni
interventi: l’intervento di don Luc Van Looy, Vicario
uscente del Rettor Maggiore e ormai prossimo Vescovo in
Belgio; tema della relazione era la santità feriale.
Don Luc ha messo in evidenza che essa non è altro
che riuscire a condividere il quotidiano con i giovani.
Il giorno successivo c’è stato l’intervento
di don Francesco Motto sull’attualità del Sistema
Preventivo .
Hanno fatto da splendida cornice e sintesi le buonanotti
del Rettor Maggiore, don Pasqual Chavez e della Consigliera
Generale della FS, Suor Maria de Los Angeles Contreras.
Dell’IME erano presenti i delegati Regionali della
FS della Puglia, don Riccardo Cariddi, della Basilicata
e Campania, don Ferdinando Lamparelli, e della Calabria,
don Peppino Resta, e inoltre, don Mario Delpiano e tre Cooperatrici
dell’Opera di Corigliano Calabro , Maria Caravetta,
Pupetta Corino e Maria Caloroso.
La partecipazione a tale incontro ha senz’altro favorito
il confronto tra realtà diverse, la conoscenza di
buone prassi praticate in varie parti d’Italia e la
riflessione pastorale sui modelli attuali di santità
feriale proponibili ai giovani.
Maria Caloroso
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animazione
missionaria
PER NON RESTAR FERMI
Cronaca di un weekend di formazione
Il
3-4 gennaio 2004 noi del gruppo VIS di Salerno insieme a
tanti altri giovani dell'ispettoria meridionale abbiamo
partecipato al weekend AM-VIS svoltosi questa volta a soverato.
Abbiamo trascorso momenti indimenticabili all'insegna della
formazione spirituale personale ma al tempo stesso anche
all'insegna del divertimento e della condivisione reciproca.
ci siamo preparati per iniziare al meglio il nuovo anno
spalancando le finestre dei nostri cuori, tralasciando i
panettoni,lo spumante e i fuochi di artificio di fine anno
e ponendoci davanti al Signore con umiltà e buoni
propositi.
Da uno "stare" e "ascoltare" la parola
di Dio siamo giunti ad un "seguire"...così
come da uno "Stabat" di Giovanni si passa ad un
seguire dei due discepoli (Gv 1,35-39). E per rafforzare
il nostro voler essere "missionari " abbiamo partecipato
alla vendita in piazza, nei pressi dell'oratorio di Soverato
allestendo uno stand VIS. Li abbiamo operato concretamente
per il bene del prossimo vendendo prodotto tipici del Madagascar
e dell'Albania il cui ricavato sarà devoluto interamente
alle missioni. È stato bellissimo vedere tanti giovani
pregare adoperarsi per crescere insieme, ma soprattutto
sperare in un mondo migliore .Giovani diversi perché
provenienti dalla Puglia dalla Campania dalla Basilicata...ma
uguali perché uniti da un unico ideale!
Questo quarto incontro di formazione è iniziato con
l'ascolto della canzone di Renato Zero "A braccia aperte";
d. Angelo ci faceva riflettere su alcune frasi molto belle
del testo e ci invitava a fare un salto indietro nel tempo
un "ritorno sui miei passi" come dice la canzone.
È seguita poi la lettura del brano del vangelo di
Giovanni citato prima con la "Lectio" intensa
e impegnativa ma ricca di significato e di spunti di riflessione.
La sera è trascorsa prima con la cena preparata gentilmente
da alcune mamme (a cui diciamo il nostro grazie) e poi,
anche se il tempo non era dei migliori e impavidi del freddo
e della pioggia, abbiamo fatto un giro per giro per Soverato
by night degustandoci un ottimo yogurt. La serata si è
conclusa nella cappella dell'Istituto con la recita delle
tre Ave Maria come è nella consueta tradizione salesiana.
Stanchi morti per il lungo viaggio ci ritiriamo nelle stanze
per il meritato riposo. L'indomani l'appuntamento è
alle 7:45 nel cortile dell'istituto per andare tutti insieme
alla chiesa delle FMA dove d.Angelo ha celebrato la messa.
Dopo la messa colazione nel bar di fronte (tutta quella
gente in una volta sola non l'aveva mai vista).
Dopo il pranzo il direttore della casa ha regalato ad ognuno
di noi un portachiavi a forma di Befana mentre d. Angelo
passava tra i tavoli a distribuire torroncini.
È arrivato il consueto momento dei saluti e degli
abbracci che si danno sempre con un pizzico di nostalgia,
ma con la voglia di rivederci al più presto.
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| 50°
di canonizzazione
NON AVER PAURA DELLA SANTITÀ
Al via i festeggiamenti presso la Basilica di san Domenico
Savio
Al
via i festeggiamenti in onore di Domenico Savio, per i cinquant’anni
dalla sua canonizzazione: un evento davvero speciale per
la comunità salesiana di Lecce, che ha la gioia e
la responsabilità di avere l’unica Basilica
al mondo, dedicata al giovane santo oratoriano.
Un anno speciale, inaugurato da un padrino d’eccezione:
la comunità leccese ha infatti accolto don Antonio
Domenech, Consigliere mondiale per la Pastorale Giovanile,
venuto nel Salento per riproporre la santità di Domenico
Savio in quest’anno giubilare.
Con la solenne celebrazione del 25 Gennaio, presieduta da
don Domenech, si è così ufficialmente aperto
un periodo ricco di appuntamenti. Visita, quella del consigliere
mondiale per la pastorale giovanile, anticipata dal messaggio
inviato alla comunità di Lecce dal Rettor Maggiore,
che nel Maggio prossimo visiterà la comunità
salentina.
“Modello sempre attuale di pedagogia salesiana riuscita”,
si legge nel suo ‘Saluto alla comunità di Lecce’,
Domenico Savio ci sprona a rilanciare la proposta della
santità giovanile. E don Domenech ha ripreso pienamente
le parole del Rettor Maggiore, nel corso della sua breve
visita a Lecce, in particolare durante una conferenza, tenutasi
in Basilica il 26 Gennaio, in cui ha presentato il modello
di vita cristiana proposto da don Bosco, e le strategie
per attuarlo. Un appello all’intera comunità,
chiamata a scommettere sulla santità (sulla scorta
anche delle parole del papa “non abbiate paura della
santità”), intesa come misura alta di vita
cristiana: l’unico miracolo che dobbiamo fare –
ha infatti precisato don Domenech – è vivere
la vita di ogni giorno con amore. Per diventare santi non
c’è un corso da seguire, o libri su cui studiare.
La santità è come il calcio: l’importante
è iniziare a giocare. Ma perché questo avvenga,
l’intera comunità deve mettersi in gioco e
puntare sulla figura degli adulti, che devono essere i primi
a credere in questa misura alta di vita cristiana ed essere
così da esempio per i più giovani (spesso
sono proprio loro la disgrazia dei ragazzi!).
Un ruolo fondamentale lo assume anche l’ambiente,
in cui bisogna valorizzare l’accoglienza e l’attenzione
agli altri, vivendo quei valori che si intende insegnare.
Ed immancabile deve essere la presenza dei gruppi di formazione
cristiana, che ci accompagnino in un accurato cammino di
fede. Tutto questo contribuisce a vivere quel modello che
don Bosco tuttora ci propone, e che don Domenech ha riassunto
in tre brevi punti: considerare la vita come un dono, smantellando
il diffuso pessimismo e valorizzando ciò che di buono
c’è in ognuno di noi; adempiere ai nostri doveri,
considerandolo come un atto di risposta all’amore
di Dio; essere missionari tra i compagni, mettendo a loro
disposizione quei doni che abbiamo ricevuto. Un modello,
questo, che si è concretizzato in Domenico Savio,
che, andando contro tutte le convenzioni del tempo, oggi
può essere considerato il “vangelo vivente”.
Un giovane - ha concluso don Domenech - che ha saputo battersi
per i grandi valori, servendo il Signore con allegria. E
non dobbiamo dimenticare queste parole se vogliamo vivere
pienamente quest’anno di festa: non deve essere un
semplice “ricordo” il nostro, ma deve piuttosto
essere uno stimolo per capire che la santità è
la meta, raggiungibilissima, di ogni cristiano. Domenico
Savio non deve essere una semplice statua, o un’immagine
“portafortuna” nei momenti di bisogno: è
la dimostrazione vivente che diventare santi è possibile.
E penso che sia proprio questo lo spirito che ci dovrebbe
accompagnare durante quest’anno, in cui siamo invitati
a riscoprire (ed a fare nostra!) la gioia di Domenico, in
cammino verso la santità.
Molte le iniziative in programma per quest’anno giubilare,
che vedranno coinvolta non solo la comunità salentina,
ma l’intera Ispettoria: dalla tradizionale biciclettata
in onore di Domenico Savio, che quest’anno assumerà
un significato ancora più forte, alla concessione
dell’indulgenza plenaria a quanti visiteranno la Basilica
dal 9 Marzo al 12 Giugno, con le dovute predisposizioni
d’animo e gli adempimenti prescritti; dal coinvolgimento
del territorio, con le iniziative pensate per i bambini
ed i giovani degli istituti scolastici leccesi, alle finali
nazionali di PGS (calcio e pallavolo, under 15) in programma
dal 29 Aprile al 2 Maggio. Tappe di questo giubileo salesiano
che ci guideranno con gioia all’atteso 15 e 16 di
Maggio, giornate in cui migliaia (si spera tantissimi…
) tra giovani e preadolescenti, si stringeranno insieme
al Rettor Maggiore attorno all’urna di Domenico Savio,
che sarà ospitata per la seconda volta nella Basilica
salentina.
I festeggiamenti, tesi a diffondere una “cultura della
santità”, per raggiungere nella nostra vita
quella misura alta che da più parti ci viene proposta,
culmineranno il 12 Giugno con l’apertura dell’Estateragazzi,
giorno in cui, nel lontano 1954, Domenico Savio venne innalzato
alla gloria degli altari.
Simone
Pantaleo
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mgs
calabria
TOGETHER FOR DON BOSCO
Preadolescenti attirati dall’amicizia come raggio
di santità
Si
è svolta a Lamezia Terme la quarta edizione del "Together
for don Bosco", incontro regionale del Movimento Giovanile
Salesiano della Calabria, caratterizzato dal 50° anniversario
della canonizzazione di S. Domenico Savio e del 100°
della morte della Beata Laura Vicuna.
Presso l’oratorio dei salesiani, guidato da don Franco
Sabbatino, si sono ritrovati ragazzi dagli 11 ai 14 anni
d'età provenienti da tutta la regione per trascorrere
insieme una giornata ricca di emozioni: dal gioco, alla
partecipazione alla santa messa, ai momenti di condivisione
materiale e spirituale, vi è stato un unico leit-motiv:
"l'amicizia come raggio di santità".
Questo il tema della manifestazione che, per la sua connotazione,
viene celebrata solo in Calabria, e che è stata coordinata
dalla Pastorale giovanile regionale. “Santità,
non argomento astratto, estraneo alla vita di ogni giorno
- ha dichiarato l’Ispettore d. Franco Gallone - bensì
cammino fatti di piccoli e grandi gesti quotidiani che,
come voleva don Bosco, contribuiscono a diventare buoni
cristiani ed onesti cittadini. I giovani hanno atteggiamenti
contrastanti nei confronti di questo tema, a seconda dell'età
e delle diverse realtà sociali; appuntamenti del
genere vengono organizzati periodicamente in diversi periodi
dell'anno, per avere un orizzonte e una base d'azione e
di progettualità sempre più allargata.”…
“Il messaggio che queste esperienze lasciano - ha
continuato Gallone- è senz'altro una testimonianza
viva e vitale, a misura e dimensione di quel complesso universo
giovanile per il quale sono state ideate”.
Momenti in cui i ragazzi sono protagonisti e diventano anche"maestri"
per gli adulti, in uno scambio reciproco di idee ed esperienze
di vita. I "grandi" - ha affermato d. Vittorio
Lacenere responsabile della Pastorale giovanile della diocesi
lamettina - devono saper essere guida, senza soffocare l'energia
creativa dei giovani, saperli guidare verso Cristo, con
ragione, religione ed amorevolezza come don Bosco ha insegnato”.
Maria
Scaramuzzino
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| gruppo
VIS
UN GIORNO IN PIÙ BEN UTILIZZATO
Educare alla mondialità a partire dal cuore
Salerno,
29 febbraio 2004.
Un giorno particolare…un giorno presente sui nostri
calendari ogni 4 anni… Quest’anno è diventato
tempo proficuo, tempo per interrogarci sul tema dell’educazione
alla mondialità per un modo possibile di intercultura!
I ragazzi del gruppo VIS Pangea (Volontariato Internazionale
per lo Sviluppo) dell’oratorio Salesiano di Salerno
hanno organizzato un convegno dal titolo “Questione
di cuore…per un educazione alla mondialità”.
Tutto parte sempre da Don Bosco che ha fatto della frase
“l’educazione è questione di cuore”
l’essenza della sua vita spesa per i giovani. I relatori
hanno ampiamente sviluppato quello che per loro vuol dire
questo insegnamento.
Il convegno si è aperto con un saluto introduttivo
del moderatore, la prof. Maria Antonietta Chirico,che ha
spiegato l’idea di come nasce questo incontro. Un
convegno particolare che non nasce solo dalla voglia di
comunicare delle idee, di porre degli interrogativi, ma
nasce da 7 esperienze forti vivendo per un mese quelli che
qualcuno chiama “esercizi spirituali in contesto”
in due luoghi molto diversi tra di loro ma uniti da una
sottile linea comune: Albania e Madagascar.
Provocati da quello che hanno visto e vissuto Enzo, Francesco,
Giovanni, Giuseppina; Massimo, Roberto e Sara (insieme a
Barbara, Fabio, Roberta e Valentina) hanno deciso di informare,
di raccontare, di testimoniare. Per questo i primi due interventi
sono state le testimonianze di Enzo(esperienza estiva in
Madagascar) e Giuseppina (esperienza estiva in Albania)
che hanno comunicato con estrema semplicità cosa
è cambiato nella loro vita, cosa si portano dietro
di questa esperienza.
È seguito l’intervento del presidente nazionale
del VIS dr. Antonio Raimondi che ha illustrato la realtà
del VIS e dei suoi progetti e si è soffermato sui
temi della mondialità, dell’”altro”
e come tutto ciò non può lasciarci indifferenti,
ma deve interrogarci perché la vera Pangea (l’unico
grande continente che racchiudeva tutte le terre emerse)
parte dalle nostre case.
L’intervento successivo, tenuto da d. Franco Fedullo,
direttore diocesano della Caritas, ha informato sulle iniziative
che il gruppo dei volontari della Caritas svolge nell’ambito
diocesano. L’”altro” non è solo
il nostro fratello africano, ma anche il ragazzino che chiede
l’elemosina all’angolo della strada. Hanno approfondito
l’intervento di d. Franco due ragazzi impegnati nei
progetti, Francesco e Roberta, volontaria della Misericordia.
Prima di aprire il dibattito il presidente della provincia
dr. Alfonso Andria ha portato il saluto e il consenso della
Provincia su questa iniziativa soffermandosi su alcuni passaggi
degli interventi che l’avevano preceduto.
Al dibattito è succeduto il saluto del parroco e
direttore della casa d. Mario Sangiovanni che ha invitato
tutti i presenti ad affrontare il freddo per visitare gli
stands delle associazioni di Salerno impegnate nel sociale,
allestiti all’interno dell’Istituto salesiano.
Il convegno non si è limitato ad offrire conferenze,
ma creato una opportunità di una pluralità
di informazione con materiale informativo esposto dall’AIL,
Telefono Azzurro, Ipotenusa, Misericordi, AISM, Centro di
ascolto, UNICEF e VIS. I ragazzi del gruppo VIS hanno offerto
un buffet a base di prodotti del commercio equo e solidale;
il gruppo dei “Cemballegri” inoltre, ha coinvolto
tutti i presenti in festosi e coreografici balli etnici.
La discreta presenza delle associazioni che operano nel
locale e l’ottima risposta della gente che ha riempito
il salone del convegno, hanno garantito la perfetta riuscita
della manifestazione. Che dire di più?! Nulla. Ora
dobbiamo mettere in moto il cuore cercando nell’altro
la nostra immagine riflessa per una Pangea possibile!
I ragazzi del gruppo VIS
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quaresimaviva
INCONTRARE GESÙ
Gli esercizi per biennio, triennio e giovani Una esperienza
Nei giorni 27-28-29 febbraio
si sono svolti gli esercizi spirituali a Grumento Nova,
in provincia di Potenza, a cui hanno partecipato gruppi
di giovani delle case salesiane di Andria, Cisternino, Foggia,
Lecce,Molfetta e Taranto.
Le tre giornate sono state guidate da don Carlo Cassatella,
nello stile della spiritualità giovanile salesiana.
con la collaborazione di don Pasquale Cristiani e di due
giovani salesiani Robert e Mirko,
I vari gruppi hanno socializzato subito tra loro, anche
grazie all’aiuto di giochi e intrattenimenti. Dopo
esserci sistemati nelle camere della “Casa don Bosco”
che ci ha ospitati, armati di penna, quaderno, Vangelo e
un libretto guida, ci siamo messi subito al lavoro.
Purtroppo i giorni a nostra disposizione non erano molti,
pertanto abbiamo dovuto accelerare i tempi, anche con la
via Crucis il venerdì, la sera stessa in cui siamo
arrivati, che è stata divisa in varie tappe, con
domande e riflessioni di noi giovani.
La parola evangelica a cui abbiamo fatto riferimento e che
è servita come guida in questi tre giorni è
stata l’incontro del giovane ricco con Gesù
(Mc 10,17), presa in esame più volte e confrontata
con la nostra vita.
Da tale confronto sono scaturite profonde riflessioni durante
il deserto, momento di incontro personale con Dio, che ogni
ragazzo ha vissuto intensamente, ritagliandosi finalmente
un po’ di tempo per capire se stessi e fermarsi a
riflettere sul rapporto personale che ognuno di noi ha con
il Signore.
Penso che il momento più “forte” vissuto
sia stato per tutti quello dedicato all’adorazione
eucaristica., che ha avuto inizio intorno alle ore 23.30
ed è terminata alle ore 3 del mattino. È stata
divisa in 4 momenti: adorazione, ringraziamento, implorazione,
domanda, durante i quali ogni ragazzo ha scritto e letto
una o più preghiere inerenti a ciascun momento. Eravamo
immersi in un’atmosfera suggestiva, seduti davanti
a quel piccolo altare di legno, così povero, ma così
grande nello stesso tempo, alla luce soffusa delle candele,
al tepore del cammino e al dolce sottofondo musicale, che
ci ispirava e ci permetteva di concentrarci sul nostro incontro
personale con Gesù presente nell’Eucaristia.
Ho provato un’emozione immensa in tutti i giorni trascorsi,
specialmente durante l’adorazione; momento ricco di
spunti di riflessione sulla mia vita trascorsa e sulle scelte
future.
L’ultimo giorno è stato dedicato alla considerazione
su ciò che abbiamo vissuto, ai propositi che abbiamo
fatti individualmente, ma anche come gruppo, e alla Santa
Messa.
Per me è stata un’esperienza magnifica poter
condividere tutto con tutti, soprattutto fare tutti insieme
i piccoli lavori di ogni giorno, dividendoci i compiti con
entusiasmo.
Il divertimento è stato grande, non abbiamo solo
riflettuto, i giochi e gli scherzi tra noi e gli animatori
hanno riempito i tempi di condivisione.
Nonostante il tempo atmosferico non sia stato dei migliori
e non abbiamo potuto riposare molto a causa dei pochi giorni
a nostra disposizione, siamo stati tutti d’accordo
nell’affermare di aver vissuto un’esperienza
intensa, indubbiamente utile ed indimenticabile, organizzata
egregiamente.
Simona
Animatrice di Taranto Don Bosco
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mgs
WWW.INSIEME.COM/UNIONE
La Festa adolescenti della Campania
L’oratorio di Piedimonte
Matese il 7 marzo 2004 ha accolto circa 200 ragazzi del
biennio provenienti dagli oratori dei salesiani e delle
Figlie di Maria Ausiliatrice per la Festa adolescenti MGS
della regione Campania. Il tema-slogan della giornata, espresso
nel linguaggio telematico, è stato www.insieme.com/unione.
Si è voluto offrire agli adolescenti, in un clima
di comunione e amicizia, una opportunità di incontro
e di festa nello stile della SGS per aiutarli a scoprire
la possibilità di essere santi impegnandosi in un
progetto di vita da scegliere con senso critico, in dialogo
con gli educatori e in una esperienza di comunione con gli
altri e con il Signore Gesù
All’arrivo, previsto per le 9.30, i ragazzi si sono
iscritti e sono stati organizzati in gruppi di lavoro per
diverse provenienze. All’allegra accoglienza è
seguita la presentazione della giornata con le sue finalità,
i tempi e gli atteggiamenti richiesti ai partecipanti. D.
Pasquale Cristiani, delegato per la Pastorale Giovanile
dei salesiani, nel suo saluto ha allargato i confini della
Festa richiamando l’altro appuntamento che il Movimento
stava vivendo a Taranto, dove era in corso l’altra
convocazione della regione Puglia degli adolescenti.
L’attività centrale, che ha caratterizzato
la giornata e ha concretizzato l’obiettivo, è
stata un “viaggio in rete” che i gruppi di lavoro
hanno compiuto. Nei vari ambienti dell’oratorio di
Piedimonte sono stati allestiti degli stands - siti web
– ispirati ai diversi ambiti della vita quotidiana.
Ad esempio c’era il sito www.sabatosera.pub, dedicato
al tempo libero; www.scuola.abc; www.casadolcecasa.mia e
tanti altri. I ragazzi, “navigando sulla rete”,
sceglievano i vari siti da visitare e poi, riflettendo sulle
proposte e sui contenuti di ogni sito, decidevano se inserirlo
nell’elenco dei link di una “homepage”
dedicata alla santità. Visitando i vari “siti”
i ragazzi si sono confrontati con le proposte, i limiti
e le spinte presenti nella vita di ogni giorno. Alcuni siti
erano fortemente propositivi (Domenico Savio, Laura Vicina,
oratorio, famiglia, lavoro,…) ed altri fuorvianti
(www.lucignolo.it: il tempo… perso) con controproposte.
C’era un sito dedicato alla fede - www.scelgo.dio
– dove chi lo visitava aveva il materiale necessario
per organizzare la homepage. I ragazzi si sono lasciati
coinvolgere dall’attività accettando l’innesco
ludico senza perdere la provocazione tematica.
Al termine della mattinata abbiamo celebrato insieme la
Santa Messa, incontro con Gesù, presieduta da d.
Pasquale Cristiani.
E poi tutti a pranzo. Anche questo è stato tempo
proficuo per la comunione dei gruppi costituiti che hanno
consumato insieme il pranzo.
Nel primo pomeriggio i gruppi di lavoro sono stati riuniti
in più ampi per favore la presentazione ed il confronto
che, a partire dalle homepage realizzate, ha portati i ragazzi
a scoprire i diversi itinerari possibili per un cammino
di santità.
La Festa si è conclusa intorno alle 16.30 in teatro
con un semplice momento di allegria ed una rapida verifica
di gradimento e di impegno vissuto nella giornata…
positivi gli esiti! Ad ogni partecipante è dato,
come gadget ricordo, un simpatico ciondolo portachiavi con
su riportato lo slogan ed il tema della giornata.
Nonostante che la pioggia sia stata compagna fissa per tutta
la giornata, creando non poche difficoltà agli organizzatori,
la Festa è riuscita bene raggiungendo il suo obiettivo.
Il merito va anche ai membri – i sopravvissuti –
della Consulta MGS della Campania e ad alcuni animatori
degli oratori locali che hanno realizzato i vari siti e
si sono resi disponibili nel momento del bisogno.
Ed ora ci si augura che i partecipanti sappiano mettere
in pratica le provocazioni ricevute nel corso della Festa
e scegliere uno dei percorsi di vita che sono stati individuati
nella certezza che il Signore ci porta per mano e ci guida
verso la santità, una santità a nostra misura,
perché possibile nel quotidiano, nell’ordinario
che diviene straordinario se vissuto con la meraviglia e
la passione di chi crede che “la santità consiste
nello stare sempre allegri e nel fare sempre il proprio
dovere”.
Giuseppina Sabbarese
Coordinatrice MGS Campania
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convegno
nazionale PG CEI
ASCOLTINO GLI UMILI E SI RALLEGRINO
Con i giovani, testimoni di gioia e speranza per la civiltà
dell’amore
Questo è stato il
tema del VII convegno nazionale di Pastorale Giovanile,
organizzato dal Servizio di PG della CEI e tenutosi a Monopoli
dal 17 al 20 marzo scorsi.
La celebrazione del convegno, che nelle passate edizioni
era stato tenuto con cadenza biennale in varie località
(Assisi 1992, Loreto 1994, Bologna 1996, Brescia 1998, Ischia
1999, Loreto 2000, Isola delle Femmine 2002,) rientra tra
le iniziative che preparano il grande evento ecclesiale
del 24° Congresso eucaristico Nazionale che sarà
ospitato nel prossimo anno a Bari.
Il Convegno è ruotato intorno ad alcuni temi generatori
ben strutturati tra di loro: ascoltino gli umili e si rallegrino;
è il motto episcopale di don Tonino Bello, vescovo
della carità e dei giovani, scomparso dieci anni
fa. La sua figura grandeggia quanto più ci si allontana
dal tempo della sua testimonianza di speranza che, con tanto
ardore di carità e con profezia di fede, lo ha reso
per tanti “segno di contraddizione”; con i giovani:
richiama il protagonismo dei giovani, "talento della
Chiesa", nella pastorale giovanile e nella comunità;
testimoni di gioia e di speranza: richiama la centralità
e la natura della missione – cuore del rinnovamento
indicato dagli Orientamenti pastorali; per la Civiltà
dell’amore: si riallaccia alla consegna di Toronto
ed alla preferenzialità per i "più deboli".
I delegati delle Diocesi Italiane e dei movimenti ecclesiali
hanno ascoltato con interesse le relazioni che hanno avuto
il compito di focalizzare meglio gli obiettivi del convegno.
La prima giornata è stata caratterizzata dalla presentazione
del cammino fatto in dieci anni di vita del Servizio Nazionale
di Pastorale Giovanile della CEI. Betori e Segalini hanno
sottolineato rispettivamente i due "versanti"
dei pronunciamenti ufficiali e della prassi pastorale del
Decennio.
Entrati nel vivo dell’esperienza la mattina del secondo
giorno la relazione tenuta , a due voci, da Ivo Zizzola
e Stefano Tomelleri entrambi dell’Università
degli Studi di Bergamo ha toccato la sfida rappresentata
dal contesto sociale e culturale della globalizzazione.
Offrendo offre una lettura profonda dei fenomeni, in relazione
alla loro incidenza sui giovani e sui poveri, sollecitando
in questo modo una presa di coscienza della necessità
di "contestualizzare" maggiormente la pastorale
giovanile. Il pomeriggio ha visto l’assemblea davanti
ad una esplosiva Giuliana Martirani docente di geografia
economica dell’Università di Napoli. Chi aveva
partecipato all’assemblea del MGS di Mestre aveva
già potuto cogliere la passione con cui questa “mamma”,
come lei ama innanzitutto definirsi, trasmette i valori
in cui crede. Ha catturato i convegnisti presentando, da
brava exallieva delle FMA del Vomero, alcune applicazioni
delle beatitudini in chiave culturale ed educativa. Essa
ha proposto ai partecipanti possibili strategie di azione,
additando alla pastorale giovanile attenzioni educative
di fondo e percorsi praticabili per la costruzione della
Civiltà dell’amore.
Il giorno dopo è stata la volta di colui che da più
parti viene additato come l’”erede spirituale”
di d. Tonino Bello: Padre Gian Carlo Bregantini, Vescovo
di Locri: un vescovo "rappresentativo" dei problemi
del meridione e dell’azione delle Chiese del sud:
è personalmente sensibile ai giovani ed alle tematiche
da cui il convegno aveva preso le mosse. La sua relazione
di taglio teologico-pastorale ha aiutato i convegnisti a
cogliere il nesso tra educazione alla fede, missione e solidarietà
con i "più deboli", nella centralità
che esso assume per parlare oggi dell’uomo e di Dio.
Ha così sollecitato la pastorale giovanile alla "fantasia
della carità", non in chiave moralistica, ma
come via autentica per conoscere Cristo e testimoniarlo
agli altri (a partire dallo spessore umano di ogni relazione,
fino all’impegno sociale e politico).
Importanti sono stati i lavori di gruppo nei quali i delegati
hanno potuto confrontarsi su un “catalogo” di
problematiche giovanili davvero immenso, uno di tali ambiti
era guidato anche dal “nostro” don Alfano.
Una ricca e profonda relazione sul prossimo convegno eucaristico
è stata tenuta da Pastore della Chiesa di Bari-Bitonto,
che evitando di bloccarsi nelle secche organizzative ha
tratteggiato in maniera encomiabile il tema dell’assise
eucaristica 2005: Sine dominico non possumus. Che va rettamente
e variamente interpretato. Senza il Signore non esistiamo,
senza la Chiesa non esistiamo e, solo come ultima accezione,
senza la celebrazione domenicale non possiamo esistere.
Non è mancato tutto il contorno di un incontro in
fin dei conti giovanile: stand multimediali organizzati
da varie diocesi e movimenti, purtroppo non il MGS, un triangolare
sportivo, musica, gite e preghiere in stile giovanile. Una
caratteristica singolare è stato l’apporto
dei nuovi media. Da casa si potevano comodamente seguire
i lavori del convegno grazie ad un collegamento audio-video.
Anche se è il caso di dire che la cornice e l’atmosfera
reale erano ovviamente insostituibili.
Si è trattato di un momento di aggiornamento veramente
qualificato e qualificante, forse se ne poteva fare più
tesoro anche per collocare una pietruzza significativa su
quella strada della visibilità del presenza salesiana
della cui mancanza a volte ci rammarichiamo.
Anche se non si è partecipato al convegno ci si può
comunque sentire impegnati dal mandato che l’arcivescovo
Ruppi ha consegnato ai delegati, affinché anche nella
nostra terra tanti possano essere gli umili che ascoltando
l’Evangelo che è Gesù possano gioire.
Carlo Cassatella
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biblioteca
UN NUOVO TESTO DI SOCIOLOGIA
Il nuovo manuale di Franco Galeone
Il già ampio curriculum
editoriale del nostro salesiano don Franco Galeone si arricchisce
di un'altra opera, rivolta agli studenti di Sociologia.
Ne parliamo direttamente con l'Autore.
A chi è destinato
questo lavoro di Sociologia?
A tutti quegli studenti che dovranno studiare Sociologia.
Ma anche a tutte quelle persone che vogliono accostare tematiche
sociologiche, Sono raccolti in queste dispense gli appunti
delle lezioni da me tenute nei corsi precedenti. Questo
libro non è scritto per gli addetti ai lavori, come
si dice, ma vuole prendere per mano chi è ignaro
di sociologia e introdurlo in questa giovane disciplina.
Tale "accompagnamento" è facilitato perché
nessuno è del tutto digiuno di sociologia. Molti
sociologi parlano alla radio o televisione, scrivono articoli
sui giornali e rubriche sui settimanali. E poi, il fatto
di vivere in "società" sin dalla nascita
ci ha insegnato alcune idee sul buono e sul cattivo funzionamento
della società. Quindi, tutti siamo un po' sociologi,
anche senza saperlo.
Nel comporre questo lavoro,
a quali linee guida si è ispirato?
Questo libro obbedisce a tre principi:
• uno ermeneutico: descrivere agli studenti, in una
sintesi chiara ed organica, il faticoso processo di questa
nuova scienza sociale;
• uno metodologico: questo libro è nato dall'incontro
con letture e autori diversi, dal confronto con allievi
e docenti. Nessuna tesi è definitiva; la ricerca
non ha fine!
• uno contenutistico: ho inteso evitare ogni sterile
nozionismo e dogmatismo; perciò ho privilegiato alcune
tematiche che ritengo utili per gli studenti, nella speranza
di suscitare in essi curiosità, interesse.
Questo libro può
facilitare il dialogo tra le differenti società?
La società nella quale ci muoviamo, da un lato ci
appare familiare, nel senso che nasciamo e viviamo in società,
quindi la conosciamo molto bene, non ci crea problemi; da
un altro lato, però, ci capita di avvicinare persone
di altra lingua, religione, cultura, e allora notiamo che
"noi" e "loro" siamo "diversi".
Quello che sembrava ovvio diventa così problematico.
Naturalmente il "diverso" che avvertiamo "noi",
deve apparire "diverso" anche a "loro".
Il che può provocare disorientamento, soprattutto
in occasione di fatti tragici, come l'attentato alle Torri
Gemelle nel settembre del 2001, o i tanti atti terroristici
di matrice islamica. È vero: noi diventiamo coscienti
del nostro patrimonio solo quando ci accorgiamo che esso
è diverso, che non è l'unico, che esistono
tante culture e società non "inferiori"
alla nostra, ma semplicemente "diverse" dalla
nostra.
Durante la stesura del lavoro,
avete trovato difficoltà nel conciliare l'essere
prete e l'essere docente?
Ho cercato di essere il più obiettivo possibile,
non ho difeso nessuna teoria in particolare, ma ho presentato
le diverse interpretazioni e spiegazioni sociali, distinguendo
tra "conoscere" e "valutare", tra "giudizio
di fatto" e "giudizio di valore", tra ciò
che è e ciò che dovrebbe essere. La sociologia
è "a valutativa" perché cerca la
verità, spiega come andarono i fatti, perché
andarono così e non diversamente: "La scienza
non ci dirà mai: cosa dobbiamo fare? come dobbiamo
vivere? Abbiamo bussato alla porta sbagliata. La risposta
dobbiamo cercarla in noi stessi, seguendo la nostra ispirazione
o la nostra debolezza. Il medico può anche guarirci,
ma non sta a lui in quanto medico stabilire se valga o meno
la pena di vivere" (M. Weber).
Essere "avalutativi":
ma è possibile? Cosa significain concreto?
Essere avalutativi è necessario, almeno nelle intenzioni,
come programma di lavoro. In concreto la "avalutatività"
comporta due corollari:
• uno epistemologico: una teoria scientifica non può
essere cattolica o protestante, di destra o di sinistra,
ma semplicemente vera o falsa;
• uno etico pedagogico politico: il professore non
deve approfittare della sua posizione per propagandare le
sue idee; il suo dovere è duplice: 1) essere lui
uno studioso e insegnare agli altri a diventarlo; 2) il
professore deve discutere le sue idee dove è possibile
il contraddittorio: sulla cattedra è a servizio della
verità e non di un'ideologia o di una teologia!
Nessuna pretesa di aver
affrontato e risolto in forma esaustiva le numerose problematiche
di questa scienza giovane. Ho solo privilegiato alcune tematiche
selettive, che sono per principio sempre falsificabili.
Del resto, sono convinto che la storia umana tout court
non ha alcun senso, eccetto quello che le diamo noi. 1 fatti,
direbbe Pirandello, sono come dei sacchi vuoti: ognuno li
riempie con la teoria che ritiene migliore. La sociologia
ha un perimetro culturale sconfinato. Io ho privilegiato
solo alcuni aspetti, interessanti non in sé e per
sé, ma in riferimento alla mia sensibilità,
"in riferimento solo ai valori del ricercatore"
(M. Weber).
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Associazione
dBeB
L’UNIONE FA LA FORZA
Una riflessione per un impegno costante L'Associazione
"Don Bosco e i Balcani" non è nuova a queste
pagine, ma ci sembra opportuno e doveroso parlarne ancora,
non solo per la sua nascita recente, ma proprio per portare
a conoscenza di quante più persone possibili le sue
finalità.
Essa è nata per sostenere i Salesiani e le Comunità
Educative Pastorali che operano in Albania e nel Kossovo:
con un lavoro di sviluppo della persona e della società
albanese, affiancandosi e camminando insieme alla popolazione
locale, intervenendo sul piano professionale, culturale,
morale e spirituale, puntando al raggiungimento di una piena
e totale autonomia, sia della singola persona che dell'intera
comunità.
Mi domando come io o altri possiamo intervenire in questa
attività, che si svolge tanto lontano dalle nostre
strade? Ed è proprio qui che viene lampante la funzione
che vuole svolgere l'Associazione: essere di supporto alle
realtà salesiane presenti in loco costituendo una
rete di sostenitori ( con le Comunità Educative Pastorali,
con i Gruppi della FS, con soggetti istituzionali pubblici
e privati, con i singoli) disposti a scommettere sull'educativo,
convinti che, in un mondo globalizzato che sempre più
spesso sottostà a logiche di mercato che restringono
lo sviluppo umano in una concezione solamente economista,
la povertà più drammatica non è solo
quella economica, ma sempre più spesso quella culturale.
Vorrei riportare quanto ha detto, appena il 9 fabbraio scorso,
il Rettor Maggiore don Pascual Chavez ai Salesiani in Rwanda:
“Il problema più grave del mondo non è
la povertà, né l’ingiustizia; è
una cultura che non ci permette di guardare alla società
e organizzarla in senso positivo: è una questione
di educazione fondata sui valori del Vangelo. L’avvenire
è nostro”.
Da qui capiamo quanto è importante aiutare le Opere
educative dei Salesiani in missione, perchè, attraverso
l'azione educativa che loro svolgono con le Scuole, con
i Centri di Formazione Professionale, con gli Oratori e
i Centri Giovanili, con le Parrocchie e con altre svariate
forme di incontro dei ragazzi più poveri, essi promuovano
lo sviluppo economico, politico, sociale ed etico di quelle
popolazioni e della loro società.
Perciò aderire all'Associazione significa interagire,
con una rete di solidarietà, che vuole diventare
sistema, a favore delle Opere Salesiane, sostenendole in
vari modi, compreso quello economico.
Sì: l’aiuto economico! Infatti queste opere
salesiane, non avendo alcun aiuto dagli Stati dove si trovano,
si sostengono con le beneficenze.
Ecco allora: togliamo qualcosa a noi, offriamo il frutto
delle nostre penitenze a chi più ha bisogno e saremo
contenti. Infatti dice Gesù: “si ha più
gioia nel dare che nel ricevere”.
Ho appena fatto leggere questo mio articolo a un salesiano.
Mi chiede di concluderlo con un articolo delle Costituzioni
Salesiane, che espone bene qual’ è la loro
missione: “ Come educatori collaboriamo con i giovani
per sviluppare le loro capacità e attitudini fino
alla piena maturità. Nelle varie circostanze condividiamo
con essi il pane, promuoviamo la loro competenza professionale
e la formazione culturale. Sempre e in ogni caso li aiutiamo
ad aprirsi alla verità e a costruirsi una libertà
responsabile. Per questo ci impegniamo a suscitare in loro
la convinzione e il gusto dei valori autentici che li orientano
al dialogo e al servizio” (Cost. ).
Domenico Celsi
di Napoli Don Bosco
vita
di delegazione
TRA VERIFICA E PROGRAMMAZIONE
Per un cammino chiaro, condiviso e sicuro
Il
2 e 3 di gennaio, a Tirana, si è svolto l’incontro
dei confratelli della Delegazione Albania Kosovo. È
la seconda volta, in questo anno pastorale, che si svolge
questo incontro. L'ispettore, don Franco Gallone, con il
suo Consiglio più stretto: il suo Vicario don Tobia
Carotenuto, l'Economo Ispettoriale e Delegato dell'Ispettore
per Albania e Kosovo, don Matteo Di Fiore ed il Consigliere
per la P.G., don Pasquale Cristiani, hanno incontrato i
Confratelli delle tre opere: quella di Tirana, di Pristina
e di Scutari.
Lo scopo di questo incontro era quello di verificare quanto
si è operato fin adesso e definire le linee future.
Essendo l'Albania un paese dove il carisma di don Bosco
è ai primi passi del suo lungo cammino, le tematiche
da analizzare sono state molte.
"Si è all'inizio e bisogna consolidare bene
quanto si è iniziato", così ha ripetuto
l'ispettore. I passi che si stanno facendo e che si dovranno
fare, devono essere chiari, condivisi e sicuri.
Non bisogna aver fretta, e tuttavia bisogna camminare con
speditezza per progetti, programmazioni e itinerari.
I punti importanti su cui si è proceduti, li aveva
indicati già Don Francis Alencherry, il Consigliere
Generale per le Missioni, nella sua visita dell’anno
scorso.
Si è partiti dalla sua relazione e ci si è
allargati, in modo più ampio, ai seguenti argomenti.
Innanzitutto si è parlato della Formazione degli
aspiranti, dei prenovizi, della nostra opera di Scutari,
che è anche la casa di formazione dell'Albania Kosovo
(la culla della Delegazione). Si è parlato della
pastorale vocazionale, ribadendo che deve essere compito
di ogni confratello e di ogni comunità cercare e
accompagnare i giovani alla vita religiosa salesiana. Ci
si è anche soffermati sulla vocazione del coadiutore.
Si è detto quanto è difficile anche in Albania
e Kossovo capire questa vocazione di consacrazione laicale.
Si è condiviso che questa è una mancanza che
ci fa pensare. Questa mancanza fa sì che la Congregazione
in Albania è come un uccello con un'ala sola, per
cui non può volare liberamente. Si è parlato
anche della famiglia salesiana.
Una funzione molto importante, per far conoscere Don Bosco,
i salesiani e la proposta vocazionale salesiana, lo si è
dato al Bollettino Salesiano in lingua albanese. Esso viene
distribuito in tutte le parrocchie. Lì dove non sono
presenti fisicamente i salesiani, la presenza del carisma
può giungere tramite il Bollettino Salesiano, che
mette in contatto i giovani con Don Bosco.
Circa la P.G., si è riflettuto sulla situazione dei
giovani in generale e di quelli che frequentano le nostre
opere: i gruppi di preadolescenti, adolescenti e giovani.
In particolare si è discusso del cammino di formazione
degli animatori.
L'ultimo punto affrontato è stato quello dell'economia.
Nella relazione dell'Economo Ispettoriale si notava chiaro
la necessità di consolidare e completare le strutture
attuali, in particolar modo la Chiesa di Tirana e l'Aspirantato
di Scutari.
Con l'aiuto dell'Ispettoria e con l'Associazione "Don
Bosco e i Balcani" ci si sta muovendo per il meglio
possibile.
In clima di forte e sentita fraternità salesiana,
affidando tutto a Maria e a san Giovanni Bosco, si è
chiuso anche questo secondo incontro.
Tome
Mihaj
tirocinante di Scutari
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Consulenza
Fiscale
I CONSIGLI DELL’ESPERTO
Imposta
comunale sugli immobili
Come già noto a molti dei lettori, gli immobili in
proprietà agli enti ecclesiastici, destinati esclusivamente
allo svolgimento di attività istituzionali, godono
dell’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili.
L’esenzione in parola è normativamente statuita
dalla lettera i) dell’art.7 del D.Lgs. 30.12.92, n.504,
laddove prevede che siano esenti dall’ICI “gli
immobili utilizzati dai soggetti di cui all’art.87,
comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi
(alias enti non commerciali, nel cui novero rientrano gli
enti ecclesiastici) …….. omissis …….,
destinati esclusivamente allo svolgimento di attività
assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive,
culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività
di cui all’art.6, lettera a), della Legge 20 maggio
1985, n.222 (attività di culto e religione)”.
Dalla lettura di tale norma scaturirebbe una previsione
di esenzione per tutti quegli immobili che abbiano ricevuto
da parte dell’ente proprietario la destinazione, di
fatto o potenziale, allo svolgimento di una delle proprie
attività istituzionali.
A tale immediato dato normativo l’allora Ministero
delle Finanze, nella Risoluzione del 25/6/94, prot.2/2142,
addizionò, forzosamente, a parere di chi scrive,
un ulteriore elemento di presupposto al beneficio dell’esenzione,
legandolo alla sussistenza del requisito dell’utilizzazione
diretta dell’immobile da parte dell’ente proprietario.
Tale elemento di forzatura interpretativa non appare solo
a chi scrive, ma emerge piuttosto da una palese contraddizione
in cui lo stesso Ministero delle Finanze sarebbe incorso
in base a quanto asserito in una sua precedente Circolare,
la n.14 del 5/7/93, prot.438. In tale Circolare, infatti,
il Ministero, richiamando un caso concreto in cui un comune
(ente locale) aveva concesso in locazione ad un ente non
commerciale un proprio immobile, asseriva la piena applicabilità
dell’esenzione da Ici ai sensi della citata lettera
i), alla sola condizione che l’ente locatario vi svolgesse
una delle attività annoverate alla lettera i) medesima.
La Circolare in parola, infatti, affermava che, in forza
del disposto di cui alla citata lettera i), “sono
esenti dall’imposta gli immobili, da chiunque posseduti,
i quali siano utilizzati dagli enti non commerciali esclusivamente
per lo svolgimento di attività assistenziali, ……
omissis …… ed altre espressamente indicate nella
lettera i) medesima”.
Al di là della circostanza per cui tale Circolare
sembrerebbe interpretare con maggiore pregnanza la ratio
della norma agevolativa, è pur evidente come dalla
sua lettura scaturisca un principio che allargherebbe decisamente
gli orizzonti di esenzione, prefigurandoli non solo per
gli immobili posseduti dagli enti ecclesiastici e da questi
utilizzati direttamente, quanto anche per gli immobili,
la cui utilizzazione per fini istituzionali avviene per
il tramite di terzi enti non commerciali, locatari o comodatari
degli immobili medesimi.
Se confermata questa tesi, i riflessi positivi certo non
mancherebbero. Si pensi, infatti, all’ipotesi, assai
ricorrente presso le Comunità Salesiane, di immobili,
in proprietà all’ente ecclesiastico, ma detenuti
a titolo locativo o comodatario da associazioni senza fine
di lucro per lo svolgimento di attività istituzionali,
talvolta coincidenti con quelle che connotano lo stesso
ente religioso proprietario. In tali casi, infatti, pur
difettando il requisito della utilizzazione diretta da parte
dell’ente proprietario, la destinazione allo svolgimento
di attività istituzionale dell’immobile, quantunque
realizzata attraverso altro ente non commerciale, permarrebbe
e con essa il beneficio di esenzione da Ici per l’ente
proprietario. Non solo, ma attribuendo all’espressione
“da chiunque posseduti” un significato letterale,
si prefigurerebbe l’esenzione anche per quei soggetti,
non necessariamente rappresentati da enti ecclesiastici,
proprietari di immobili concessi in locazione ad enti non
commerciali o, proprio ad enti religiosi, per svolgervi
attività istituzionali. Una tale conclusione porterebbe
l’ente non commerciale ad assumere la qualità
di un locatario preferibile, a parità di condizioni,
sul mercato delle locazioni, in quanto portatore di un beneficio
di esenzione da Ici per il proprietario altrimenti non conseguibile.
Testo unico della Privacy
La Legge 675/96 in tema di “Tutela delle persone e
di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”,
ai più nota coma la “legge sulla privacy”,
ha trovato confluenza nel “Testo Unico sulla Privacy”
in vigore dal 1° gennaio 2004.
Il Testo Unico, nel raccogliere tutte le disposizioni normative
e regolamentari sedimentatesi in questi anni nell’ambito
privacy, comporta una razionalizzazione del quadro giuridico
ed operativo di riferimento in tema di regolamentazione
del diritto alla riservatezza dei dati personali di persone
fisiche, giuridiche, di enti ed associazioni.
In tal senso il Testo Unico interviene a rimuovere molte
delle incertezze operative che scaturivano dall’ambito
applicativo di tale normativa.
Può essere utile, pertanto, ritornare su concetti,
terminologie e riflessioni sicuramente già espressi
in passato, per trarne l’occasione di ribadire indicazioni
utili per la gestione quotidiana degli eventi che nutrono
le attività e la vita delle comunità e degli
enti religiosi.
La finalità del dato normativo contenuto nel Testo
Unico è quella di garantire che il trattamento dei
dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle
libertà fondamentali, nonché della dignità
dell’interessato, con particolare riferimento alla
riservatezza, all’identità personale ed al
diritto alla protezione dei dati personali.
Laddove si parla di “trattamento” si fa riferimento
a qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati
anche senza l’ausilio di mezzi elettronici, concernenti,
prevalentemente, la raccolta, la registrazione, la conservazione,
la consultazione, l’elaborazione, la comunicazione,
la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati,
anche se non registrati in una banca di dati.
Con l’espressione “dati personali” ci
si riferisce a qualunque informazione inerisca una persona
fisica, persona giuridica, ente od associazione identificati
o identificabili. All’interno del genus “dati
personali” particolare rilievo normativo assume la
“species” dei cosiddetti “dati sensibili”,
rappresentati da quei dati personali idonei a rilevare,
tra l’altro, l’origine razziale ed etnica, le
convinzioni religiose, filosofiche, le opinioni politiche,
l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni
a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale,
nonché i dati personali idonei a rilevare lo stato
di salute e la vita sessuale.
Uno degli aspetti di maggior peso operativo è rivestito
dalla cosiddetta “informativa” attraverso la
quale il titolare del trattamento, all’atto della
raccolta del dato personale, informa, oralmente o per iscritto,
l’interessato in ordine alle finalità, natura
e modalità del trattamento ed ai soggetti ai quali
i dati personali possono essere comunicati o ai soggetti
che possono venirne a conoscenza.
Ferma restando l’obbligatorietà in ogni caso
dell’ ”informativa”, va precisato, in
generale, che il trattamento successivo dei dati personali
è ammesso solo con il consenso espresso e libero
dell’interessato, consenso che, nel caso di trattamento
di dati sensibili, deve essere manifestato per iscritto.
Per i dati personali non sensibili, a tale regola generale
relativa all’acquisizione del consenso, fa eccezione
l’ipotesi di trattamenti effettuati da associazioni,
enti od organismi senza scopo di lucro, in riferimento a
quei soggetti che hanno con essi contatti regolari o in
riferimento ai loro aderenti, per il perseguimento di scopi
individuati dall’atto costitutivo, dallo statuto o,
per il caso di lavoratori, dal contratto collettivo, a condizione
che i dati non siano oggetto di diffusione e comunicazione
all’esterno. In concreto tale eccezione si rende applicabile,
per esempio, alle ipotesi di trattamenti siffatti relativi
alle Associazioni PGS ed alle altre Associazioni senza fine
di lucro che sempre orbitano nella sfera operativa delle
Comunità locali.
Per il trattamento di dati personali sensibili, invece,
oltre ad essere necessaria l’acquisizione del consenso
per iscritto, si rende necessaria anche la previa autorizzazione
del Garante, il quale comunica la decisione adottata sulla
richiesta di autorizzazione entro 45 giorni, decorsi i quali,
la mancata pronuncia equivale a rigetto. Anche in questo
caso, però, ci sono delle eccezioni, nel senso che
si rende possibile il trattamento di dati sensibili senza
acquisizione del consenso scritto dell’interessato
e senza la previa autorizzazione del Garante nell’ipotesi
in cui il trattamento dei dati sensibili sia effettuato
da organi delle confessioni religiose, ovvero da enti civilmente
riconosciuti e riguardi gli aderenti alle confessioni religiose
medesime ed i soggetti che, con riferimento a finalità
di natura esclusivamente religiosa, hanno contatti con le
stesse, a condizione che i dati non siano diffusi o comunicati
all’esterno.
Si rende, inoltre, possibile il trattamento di dati sensibili
senza acquisizione del consenso scritto dell’interessato,
ma con l’obbligo di richiedere ed ottenere la sola
previa autorizzazione del Garante nell’ipotesi in
cui il trattamento in parola sia effettuato da associazioni,
enti od organismi senza scopo di lucro della tipologia già
su identificata, fermo restando l’obbligo di non diffondere
e comunicare all’esterno i dati trattati.
Le indicazioni fornite, ben lungi dall’aver esaurito
l’argomento, valgono a suggerire un primo approccio
alle problematiche di tutela della privacy, la cui disamina
concreta va effettuata a partire dalla casistica fattuale
in cui l’ente religioso e la sua comunità si
imbatte quotidianamente.
Dott. Biagio Conte
Consulente fiscale dell’IME
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Spulciando
dai verbali
Consiglio Ispettoriale: diario di bordo
La
vita dell’Ispettoria non richiede solo azioni, ma
anche riflessione.
Per questo, puntualmente, il Consiglio Ispettoriale, una
o due volte al mese, si siede attorno ad un tavolo e riflette
per programmare l’azione o dare risposte ad interpellanze.
Nella seduta del 13 Gennaio 2004 il Consiglio ha fatto un’approfondita
riflessione ed un apprezzamento sulla 1° sessione del
CI 2004.
Si è notato un vivo senso di appartenenza all’Ispettoria
, la richiesta di formazione e di significatività,
la presa di coscienza di un ridimensionamento e il desiderio
di decisioni concrete.
D. Tobia ha relazionato sulla nostra azione apostolica e
sociale in Albania-Kossovo, dopo la recente visita. Quindi
i vari Consiglieri di settori hanno proposto iniziative
o sollevato interrogativi.
Si è discusso del Convegno di Agosto 04, delle giornate
leccesi nel prossimo mese di Maggio con la partecipazione
del Rettor Maggiore, degli orientamenti per il settore Formazione,
per la Regione Italia, MOR, dopo l’incontro tenutosi
a Roma-Pisana con D. Cereda nei gg. 9-12 Gennaio 04.
D. Di Fiore ha presentato lo stato patrimoniale dell’Ispettoria
al 10/1/04 e alcune situazioni riguardanti le case di Soverato,
Corigliano d’Otranto, Castellammare, Pacognano, Emmaus
3, Vietri, Taranto istituto.
Nel mese di gennaio ci si riunisce ancora il 26 gennaio.
Gli interessati relazionano sull’andamento dei Centri
Regionali e sul servizio della Comunicazione Sociale dell’Ispettoria.
Ambedue le attività sono serbatoi di idee, aiuto
e supporto all’azione. Il delegato PG presente all’interno
di dette attività consolida l’unità
per evitare interferenze o sovrapposizioni.
Si dà inizio ad una fase di discernimento sulla significatività
delle Opere dell’Ispettoria, in vista della seconda
fase del CI 2004.
Seguono alcune richieste da parte del settore Formazione
e del settore Economia.
La riunione del 9 Febbraio, vede impegnato il Consiglio
nel perseguire lo studio sulla significatività della
presenza salesiana dell’IME, sulle esperienze formative
per i giovani Confratelli nell’estate 2004 e sulle
prospettive di alcune opere.
D. Di Fiore presenta richieste e delucidazioni relative
alle case di Corigliano, Soverato.
La riunione del Consiglio dell’8 Marzo è stata
dedicata ancora allo studio sulla significatività
della presenza salesiana dell’IME. Siamo in una fase
delicata e carica di responsabilità. Alla luce derivante
dallo Spirito Santo occorre un’azione impegnativa
e lungimirante da parte dei responsabili dell’animazione
dell’Ispettoria.
Si prende in considerazione, ancora una volta, il documento
riguardante le esperienze formative per i giovani Confratelli
nell’estate 2004.
È esplicita la richiesta nell’assicurare un
ambiente e un’accoglienza, centrata sulla persona
del giovane Confratello.
Ogni Direttore deve rendere la comunità formatrice
dei singoli Confratelli, soprattutto dei giovani Confratelli
a lui affidati in un periodo di “sufficiente”
tensione spirituale, come è l’estate. Ci sono
state le ammissioni agli Ordini di Fabio Bellino dei Diaconi
Sandivasci e Cantatore al Presbiterato.
Don Di Fiore presenta alcune situazioni in riferimento alla
Casa di Napoli DB, Brindisi, Vietri.
Don Delpiano relaziona sul CNOS- FAP della Calabria.
La riunione del Consiglio del 29 marzo ha visto impegnato
i consiglieri nel discernere i primi orientamenti operativi
in relazione alla significatività della presenza
salesiana dell’IME. Ci si è soffermati a lungo
a considerare il modo di migliorare la qualità salesiana
della Campania.
L’Economo ha presentato varie richieste provenienti
dalle case; ad ognuna è stata data una risposta adeguata.
D. Tobia Carotenuto, vicario, ha aggiornato il Consiglio
sul cammino formativo dei salesiani giovani, soprattutto
di quelli che stanno presentando le domande per le varie
ammissioni.
D. Cristiani aggiorna il consiglio sulla varie attività
di PG, sulla preparazione del Confronto Giovani del prossimo
maggio che vedrà la partecipazione del Rettor Maggiore
e, infine, sugli esercizi per i giovani tenutisi a Grumento
Nova.
Con l’augurio pasquale l’Ispettore ha dato appuntamento
ai consiglieri al 19 aprile, alla vigilia della II sessione
del Capitolo Ispettoriale 2004.
Don
Ferdinando Lamparelli
Segretario ispettoriale
Foggia parrocchia
Vestizione dei ministranti
La Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù il 6 gennaio
2004, giorno dell’Epifania del Signore, ha celebrato
il rito della Vestizione di ministrante di dodici ragazzi
(Agostino Turzillo, Daniele Murani, Donato La Manna, Fabrizio
Salerno, Giulio Buonamico, Giuseppe Bruno, Giuseppe Curcetti,
Luigi Moreo, Luigi Piccirilli, Nicola Buonamico, Raffaele
Apruzzese, Stefano Turzillo) di 14-15 anni, che si sono
impegnati a vivere la loro adolescenza a servizio di Cristo
e della Chiesa. Un servizio concreto, visibile, ma non per
questo formale: servire la Messa domenicale, la Messa feriale,
partecipare all’incontro formativo settimanale e mettersi
a disposizione della Comunità secondo le esigenze
che essa manifesta.
Il rito della Vestizione è stato celebrato dal parroco
don Giuseppe Ruppi e dal vicario dell’ispettoria salesiana
meridionale don Tobia Carotenuto. Questo momento è
stato preceduto da un cammino di formazione umana, cristiana
e liturgica, che trova in questa celebrazione una tappa
determinante. Dodici ragazzi si sono chiesti se il servizio
all’altare fosse la strada, che il Signore indicava
a ciascuno di loro, per discernere la propria vocazione.
La risposta è stata sì, in quanto consapevoli
che servire all’altare significa rispondere, già
da adolescente, alla vocazione alla santità a cui
tutti siamo chiamati e in essa scoprire quell’itinerario
vocazionale specifico a cui ciascuno di loro rispettivamente
sarà chiamato.
In altre parole, questi ragazzi hanno maturato l’idea
che il modo per vivere la loro adolescenza autenticamente
è vivere la vita nella logica del servizio di cui
Cristo ne è l’esempio, la forza e il fine.
Servizio che quindi va ben oltre il servire la Messa domenicale,
poiché significa vivere nella propria Comunità
parrocchiale in un atteggiamento di disponibilità,
solidarietà, umiltà e affidabilità.
Atteggiamenti questi in cui costoro sono stati più
volte messi alla prova negli ultimi due anni. Ci sono state
cadute, mancanze, dubbi, ma ferma è stata la speranza
di fare esperienza del Signore, già qui su questa
terra, senza aspettare il premio o il giudizio finale, ma
riceverlo attraverso la liturgia giorno dopo giorno.
Lo scopo del rito della Vestizione è quello di responsabilizzare
il ministrante, in modo che viva sempre di più con
dignità il suo ministero, attualizzando il significato
simbolico della veste battesimale a cui richiama la Vestizione.
Il camice bianco rinnova, in piena consapevolezza, quella
vita in cui ogni cristiano è stato immerso il giorno
del suo battesimo e, in una visione più biblica e
patristica, richiama all'abito nuziale per partecipare al
banchetto eterno con lo Sposo che è Cristo. Il rito
della Vestizione non ha il fine di creare nella Parrocchia
un gruppo di élite, né etichettare i ministranti
come ragazzi puri o innocenti, o peggio ancora futuri seminaristi.
La veste, nel suo linguaggio pedagogico e simbolico, esprime
il decoro del servizio all’altare, inteso come risposta
all’invito nuziale di Dio, che trae la sua validità
nella dignità sacerdotale di cui il Battesimo ha
rivestito ogni cristiano. Fare la Vestizione di ministrante
significa iniziare un cammino vocazionale in cui la persona
si impegna a non uscire dalle coordinate che Dio gli indica
per poter vivere in pienezza il proprio progetto di vita,
che va da quello matrimoniale a quello sacerdotale.
Questo rito ha un significato pedagogico pregnante anche
per la Comunità parrocchiale che lo celebra:
• il gruppo dei ministranti dovrebbe essere inteso
nella Parrocchia come il luogo privilegiato dove il Signore
chiama al servizio ministeriale, sia quello istituito che
quello ordinato. Per questo l’arco d’età
dei ministranti non dovrebbe avere limiti, perché
il Signore chiama secondo tempi e logiche che non ci appartengono;
• il servizio a Dio e ai fratelli dovrebbe essere
il metro per verificare le verità cristiana della
propria partecipazione alla vita parrocchiale;
• il servizio liturgico non può essere frutto
di improvvisazione, né può essere soggetto
di incuria, e neanche può essere avulso dalla catechesi
e dalla carità della Parrocchia.
In conclusione, la Vestizione di ministrante ricorda a tutti
i membri della Parrocchia che la strada indicata da Cristo
per la santità è quella del servizio: “Beati
quei servi che il padrone al suo ritorno troverà
ancora svegli; in verità vi dico: si cingerà
le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà
a servirli” (Lc 12,37).
Giancarlo D’Ercole
Animatore ministrante
Vico Equense
Una mostra sulla Vergine
Immagini sacre, foto, video del culto mariano in Campania
nelle sue forme più sentite e originali sono in vetrina
oggi a Pacognano, nel Sereno Soggiorno Salesiano, per la
mostra itinerante «Donna (Ma)Donna», organizzata
dall’assessorato provinciale al turismo.
Nel bus della Ctp, attraverso visite guidate sarà
casi possibile scoprire il legarne che da secoli unisce
gran parte della popolazione alla Madonna, venerata in numerosi
santuari. Nella mostra figurano in particolare le immagini
della Madonna del Rosario a Pompei e quelle dedicate alla
Vergine dell'Arco a Sart'Anastasia, del Carmine e di Piedigrotta
a Napoli, della Neve ,a Torre Annunziata, dei Bagni a Scafati,
della Pace a Giugliano, dell’Avvocata a Maiori, di
Materdomini a Nocera Superiore, delle Galline a Pagani,
di Bruno, di Montevergne.
Un percorso espositivo che costituisce un altro modo per
raccontare attraverso l'ausilio di vari mezzi di comunicazione
l'atavico rapporto tra la Madonna, pur con le più
svariate denominazioni locali, e il popolo della Campania.
L'iniziativa della mostra itinerante di cui quella di Pacognano
è l’unica tappa in Costiera sorrentina, si
inquadra nei festeggiamenti in autore di San Giovanni Bosco,
fondatore di Salesiani. Celebrazioni che proseguiranno anche
domani, alle 10.30, nella parrocchia della Natività
di Maria con una solenne concelebrazione presieduta dal
monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Teggiano-Policastro.
Il Mattino, 24 gennaio 2004
Manduria
Una lettera di stima
Carissimo D. Mario,
fra pochi giorni tornerò nella comunità parrocchiale
di S. Giovanni Bosco per celebrare insieme con tutti voi
e con la comunità salesiana in particolare la festa
di d. Bosco la quale, in questo anno, acquista un particolare
volto gioioso poiché si celebra pure il 50^ anniversario
della canonizzazione di Domenico Savio.
La figura di questa giovane Santo è in questo anno
pastorale 2003 2004 uno speciale, punto di riferimento per
voi poiché, come ho visto dal quadro di "programmazione"
della Comunità Educativa Pastorale (CEP), da essa
vi proponete di ricevere stimolo per la qualità della
vita comunitaria e della. proposta educativa.
Il tornare tra voi, allora, in una circostanza così
significativa, richiama al mio animo le belle impressioni
e (edificazione ricevute stando insieme con voi, dal 19
al 26 ottobre scorsi, in occasione della mia prima Visita
Pastorale. Mi faccio, dunque, precedere da questa mia lettera
con la, quale rinnovo a te ed ai carissimi parrocchiani
il mio grazie sincero per i momenti di intima comunione
vissuti insieme. Il ringraziamento si rivolge anzitutto
a te, carissimo d. Mario, perché mi hai accompagnato
passo dopo passo, dischiudendomi nella semplicità
la situazione religiosa e pastorale della comunità
e introducendomi nella conoscenza più approfondita
dei differenti ambiti della sua operosità. Il grazie
si estende ai tuoi più immediati collaboratori della
famiglia salesiana e comprende pure l'ospitalità
che in quei giorni mi avete offerto, con cuore grande.
Conservo, dunque, il ricordo delle celebrazioni liturgiche,
svoltesi tutte con decoro e partecipazione. Un apprezzamento
particolare lo riservo alla attività catechistica,
per la, quale ho costatato l'impegno nella qualificazione
degli operatori, che vedo numerosi, e nel coinvolgimento
delle famiglie dei ragazzi. Il Signore vi compensi anche
per questo. Sono stato pure molto contento nel vedere progredire
l'impegno per la pastorale famigliare sia tenendo alta la
qualità degli itinerari di preparazione al matrimonio
sia con la costituzione dei "gruppi famiglia".
L'attività oratoriana è una grande ricchezza
formativa presente sul territorio, così come, sono
certo, sarà di grande aiuto per il medesimo scopo
la sempre più approfondita e puntuale conoscenza
delle situazioni di bisogno e di povertà.
A te, dunque, e a tutti gli operatori pastorali, a cominciare
dai più stretti collaboratori nel Consigli parrocchiali
ripeto il mio ringraziamento e il mio incoraggiamento. Sono
certo che, sostenuti dall'aiuto divino, continuerete a spendere
in dedizione e in formazione, diffondendo beneficamente
il carisma salesiano. Lo studio delle risposte al "Questionario"
disposto per la Santa Visita, unitamente alle successive
relazioni dei Convisitatori, mi permetteranno di emanare
a suo tempo il "Decreto" particolare per la Parrocchia.
Ora però,. in attesa di rivedervi a giorni, vi invio
il mio affettuoso saluto. Su tutti, poi, invoco la benedizione
divina, la protezione di Maria Auxilium christianorum, l'intercessione
di S. Giovanni Bosco e di San Domenico Savio.
Oria,
24 gennaio. Memoria di S. Francesco di Sales, patrono della
Congregazione Salesiana
Aff.mo Mons. Marcello Semeraro
Potenza
Parlare di santità ai giovani
Parlare di santità, in tempi in cui è facile
sentir parlare del "grande fratello' può sembrare
una noia stonata. Ma non lo è per la famiglia, salesiana
che sabato scorso, nella sala Bertazzoni della parrocchia
S. Giovanni Bosco, si è ritrovata per la Strenna
del Rettor Maggiore. Di che si tratta?
Nessun balocco, ma seguendo la tradizione del santo dei
giovani il Rettore mondiale consegna a, gennaio di ogni
anno un "pensiero" che è indicazione e
impegno di vita a tutti gli aderenti alla grande famiglia
salesiana.
Dalle suore, figlie di Maria ausiliatrice ai cooperatori.
Dagli ex allievi agli amici Domenico Savio. Per citarne
solo alcuni. Il Rettore Pascual Chàvez Víllanueva
per il 2004 ha consegnato la, seguente Strenna: «Proponiamo
a tutti i giovani con convinzione la gioia e l'impegno della,
sanità come "Misura alta di vita cristiana ordinaria”».
Per la presentazione e il commento della Strenna, la comunità
salesiana di don Bosco ha invitato don Pierino Sessa, perché
a lui legati da grande affetto. Don Pierino è stato
a Potenza, nel 1964, il Primo incaricato del Centro giovanile
salesiano. E insieme all'attuale parroco don Galliano Basso,
hanno dato vita a quello che è oggi il grande Centro
don Bosco.
La Strenna cade in un anno tutto particolare per la famiglia,
salesiana, che celebra il 50° anniversario della canonizzazione
di Domenico Savio (1954).
«Non si diventa santi da soli, ma insieme ha affermato
don Pierino Sessa c'è l'educatore e c'è l'educando».
È avvenuto con don Bosco e Domenico Savio.
Un giorno il giovane si rivolse al santo con queste parole:
Io sono la stoffa e tu il sarto, fanne un bel vestito per
il Signore». C'è sempre il maestro e l'allievo.
Ma attenzione al marchio, dev'essere doc. E cioè
don Pierino rifacendosi alla matematica ha detto «c'è
la scissa e l’ordinata, ma la risultante è
Gesù Cristo».
E ancora: ogni vera dialettica è infatti di natura
ternaria e i due poli estremi attingono la loro pienezza
solo in un tertium che entrambi congloba e li trascende.
Don Pierino ha parlato della necessità di qualificare
la proposta educativa ed evangelizzatrice «proponendo
a tutti con convinzione un annuncio chiaro e radicale di
colui che sta al centro della nostra fede, Gesù Cristo:
orientarli verso un rapporto personale con lui».
Un itinerario da percorre con í giovani che tenga
conto di quattro colonne portanti: opzione della vita; incontro
con Cristo; il senso di essere chiesa; il ruolo nel mondo.
Per don Pierino il processo educativo deve avere come fine
la salvezza dei giovani e i grandi ideali devono essere
proposti a tutti perché per tutti c 'e una meta da
raggiungere. In questo sali Giovanni Bosco resta il maestro
per eccellenza, lui il "santo amico dei giovani".
Il Quotidiano, 26 gennaio 2004
Napoli Vomero
Scuola per la vita
La Scuola Salesiana del Vomero (Liceo Classico, Scientifico,
Tecnico Commerciale e Scuola Media) ha dato vita ad una
iniziativa speciale ideata, promossa e svolta dagli stessi
studenti in collaborazione con tutto il corpo docente: tre
interi giorni di “Scuola della Vita”. Essa ha
avuto lo scopo di sensibilizzare gli studenti sul valore
della Vita Umana e acquisire una maggior consapevolezza
personale della preziosità di questo dono che non
va dissipato, sprecato, né sfruttato, piuttosto difeso
valorizzato e favorito in ogni maniera.
Gli 800 alunni con i zaini sulle spalle, dal 29 al 31 gennaio,
hanno svolto delle vere e proprie lezioni. Nelle ore di
italiano, filosofia, religione, matematica, fisica, storia
dell’arte, lingue antiche e moderne hanno potuto discutere
e confrontarsi sulle varie tematiche inerenti all’argomento:
aborto, fecondazione assistita, eutanasia, pena di morte
e senso della vita. Le lezioni hanno visto gli studenti
studiare il concetto di vita e il suo senso nel pensiero
delle filosofie, nella letteratura italiana e latina, scoprire
le varie leggi che difendono la vita, applicarsi nel capire
canzoni di cantautori italiani e stranieri, confrontarsi
con l’etica cristiana attraverso l’enciclica
“evangiulium vitae” e così via
Non sono mancati contributi dall’esterno. Infatti
durante i due giorni i ragazzi hanno potuto ascoltare le
testimonianze di giovani impegnati a difesa della vita quali
i giovani del Movimento per la Vita e della comunità
terapeutica per tossicodipendenti “Crescere insieme”;
ma soprattutto hanno avuto l’opportunità di
ascoltare la commovente testimonianza del com. Gianfranco
Paglia, unica medaglia d’oro vivente in Italia, il
quale a causa di un attentato in Somalia durante una spedizione
di pace, è costretto a vivere su una sedia a rotelle
ed oggi continua a servire lo Stato e a vivere con ottimismo
ed impegno.
Inoltre i ragazzi del triennio, in maniera seminariale,
hanno incontrato il Dott. Del Giudice Armando, bioetico
del Dipartimento di Filosofia dell'Università Federico
II° di Napoli il quale ha spiegato ai giovani l’origine
della vita secondo gli ultimi sviluppi della scienza del
dibattito contemporaneo sulla Bioetica.
Alla fine del percorso è stato redatto un Manifesto
della Vita, espressione del pensiero di tutta la scuola,
in cui gli studenti affermano un chiaro “SI”
alla Vita, invitando tutti i loro coetanei a riflettere
su questo grande dono in quanto, unico, prezioso, irripetibile,
da non perdere e da vivere nelle piccole cose di ogni giorno
con pienezza, gioia e consapevolezza.
Tale messaggio è stato consegnato agli abitanti del
quartiere, ai passanti, ai genitori, alla stampa e ai cittadini
di Napoli, durante la giornata della vita nella galleria
Umberto.
Momento colorito e coinvolgente è stata la marcia
della Vita, svolta per le vie principali del Vomero (via
Scarlatti, piazza Vanvitelli e via Cilea) durante la quale
gli studenti hanno espresso attraverso canti, striscioni,
slogan i valori base per costruire il senso della propria
vita, rispettando e garantendo la pluralità di opinioni.
In tal modo gli studenti e gli insegnanti hanno avuto la
possibilità non solo di confrontarsi su una tematica
sempre attuale, quale è la vita, ma di celebrare
nel migliore dei modi san Giovanni Bosco, il grande educatore
che ha guidato i giovani a costruire sempre con ottimismo,
impegno e valori la propria vita.
Messaggio
per la vita
Vita! Una breve parola che in sé esprime una infinità
di significati e difficile da definire.
Ognuno di noi in questi giorni, ha potuto riflettere e scoprire
che i nostri pareri, pur essendo diversi, giungono a sostenere
un valore fondamentale: credere e scommettere sulla Vita!
Un’occasione da non perdere, un dono prezioso, una
possibilità irripetibile, un fiume di emozioni che
riempie i nostri animi, dove scorrono gioie e difficoltà
da affrontare e vivere ogni giorno.
Nel momento in cui pensiamo queste cose, inevitabilmente
i nostri sguardi non possono non cadere su quei giovani
che nel silenzio si abbandonano alle difficoltà senza
affrontarle, senza reagire, aggrappandosi a risposte ingannevoli.
A questi diciamo: “Non accontentatevi di sopravvivere!”
Il senso della Vita, per noi, consiste nel vivere con pienezza,
gioia e consapevolezza ogni piccolo istante della nostra
giornata senza trascinarsi, ma trascinando gli altri verso
in un grande sogno, una grande meta. E chi meglio di noi
giovani può farlo?
Vivere significa credere in se stessi, proiettandosi verso
il futuro avendo il coraggio di fare scelte impegnative
nell’ordinario quotidiano.
Vivi la tua Vita!!!
Gli studenti della Scuola Salesiana
31 gennaio 2004, Festa di san Giovanni Bosco
Venosa
Ogni anno è festa
Venosa, marzo 2004
…..invio copia di quanto abbiamo svolto nella festa
di Don Bosco.
Ogni anno è un tripudio. Sentire ogni volta quel
“Giù dai colli” riempie il cuore di gioia
e commuove. La Cattedrale si riempie. E non è piccola.
Grazie a voi, Salesiani, per averci lasciato questa meravigliosa
eredità.
Siamo a circa 40 anni dalla chiusura dell’Istituto,
ma Don Bosco è vivo più che mai. Non abbiamo
mai interrotto questo filo amoroso per non lasciar morire
questo Spirito.
Don Bosco è un bene e non deve morire. Perché
il Bene non è nostro. E’ di Dio. Noi lo abbiamo
avuto soltanto in consegna per farlo fruttificare. E, da
quel che si dice attorno, Venosa è ancora “salesiana”.
Ringraziamo il Signore e Lui, Don Bosco, e chiediamo loro
di sostenerci ancora per molti anni per portare avanti questa
preziosa realtà.
Con affetto.
Sisina Sinisi
San
Giovanni Bosco 2004 a Venosa
Ho
avuto al gioia di ritornare tra la gente di Venosa, di cui
da circa un anno sono vescovo emerito, in occasione della
festa di San Giovanni Bosco, molto sentita nelle tre parrocchie
della città.
Sono stati i Cooperatori Salesiani e gli ex Allievi che,
come sempre, sostenuti dall’entusiasmo della dirigente
dell'associazione, Insegnante Sisina Sinisi, hanno organizzato
varie iniziative per sensibilizzare l'intera comunità
venosina.
Partendo dalla liturgia della Parola di ogni giorno del
triduo e collegandomi con la multiforme esperienza di grazia
vissuta. da don Bosco, ho proposto ai numerosi fedeli convenuti
nella magnifica cattedrale di Venosa, la meravigliosa avventura
della santità, a cui tutti siamo chiamati col Battesimo
e da vivere giorno per giorno lì dove la Provvidenza
ci chiama ad operare, per dare un'anima alla storia.
Ho voluto sottolineare in particolare il dono eccezionale
di cui Venosa cristiana ha potuto beneficiare in un arco
cosi lungo di anni,a partire da circa sei decenni or sono,
per aver conosciuto la figura insuperabile di don Bosco
e per aver potuto far ferimento direttamente o indirettamente
al suo illuminato sistema pedagogico, trasmettendone i frutti,
attraverso la chiesa, la famiglia e la scuola, agli uomini
e alle donne del futuro.
Anche gli alunni delle scuola media inferiore e delle elementari
e i rispettivi insegnanti hanno avuto modo di partecipare
alla celebrazione, dedicando un momento di attenzione al
prezioso messaggio di San Giovanni Bosco, mai datato e sempre
attuale.
Quello che conta, infatti, non è tanto la mera manifestazione
pure così sentita in onore del Santo, quanto l'apprezzamento,
l'accoglimento e l'assimilazione dei principi basilari del
suo metodo pedagogico, sempre valido per tutte le epoche,
per atte le generazioni e sotto tutti i climi.
Perciò non ho trascurato di rivolgere la parola anche
ad un nutrito gruppo di giovani, facendo loro rivivere il
profondo affetto pastorale, che il Padre e il Maestro dei
giovani nutriva per essi, chiamati a donare alla società
la freschezza, la gioia e la speranza di un futuro migliore.
Il mio vivissimo ringraziamento va a San Giovanni Bosco,
straordinario modello di astore, di educatore e di missionario
anche per me, e l'augurio affettuoso a tutti e singoli i
fedeli, perché la luce accesa in questi giorni a
Venosa, possa illuminare, incoraggiare e santificare l'intera
Chiesa Diocesana di Melfi Rapolla Venosa.
Venosa,
31 gennaio 2004 02 04
+ Mons. Vincenzo Cozzi
vescovo emerito di Mefi Rapolla Venosa
Molfetta
La festa di don Bosco da noi
Vogliamo raccontarvi come abbiamo vissuto la festa di Don
Bosco.
In primo luogo il solenne triduo predicato dal delegato
ispettoriale di Pastorale giovanile, don Pasquale Cristiani
che ha visto un ampio coinvolgimento di anziani, adulti
e giovani. Al triduo è seguita la solenne Messa del
31 gennaio presieduta dal nostro vescovo, mons. Luigi Martella.
Dopo la Santa Messa il cortile è stato invaso da
gente gioiosa e desiderosa di assistere alle tre partite
che probabilmente resteranno memorabili nella storia dell’oratorio.
C’è stata una partita di calcio a livelli tecnici
piuttosto alti, in cui ha esordito anche il nostro tirocinante
Simone Desantis, tra papà ed animatori; una partita
di calcetto tra animatrici e mamme e una partita di pallavolo
tra papà&mamme e animatori&animatrici. Divertimento
assicurato!!!
Allegri ed entusiasmanti sono stati anche i giochi del 1°
febbraio ai quali hanno partecipato una moltitudine di ragazzi.
Giochi che li hanno impegnati per tutta la giornata: caccia
al tesoro; prove da superare; quiz e costruzioni di chiesa
con materiale a disposizione.
Le attività “don Boschiane” si sono concluse
con lo spettacolo “un sogno che continua…”.
Una accademia che ha visto coinvolti alcuni gruppi dell’opera
quali: animatori e preanimatori, Caritas, Mamma Margherita,Gruppo
Famiglia, Ministranti. Tema dominante, che ha ispirato ciascun
gruppo, è stato la vita di d. Bosco e in modo particolare
la santità come misura alta della vita in tutte le
sue forme.
Ospiti d’onore sono stati, don Matteo di Fiore, economo
ispettoriale e presidente dell’associazione “Don
Bosco e i Balcani Onlus”, e il “mago”
Giampaolo, tirocinante salesiano presso l’oratorio
di Andria.
Una serata spettacolare davvero. Non trovate???
Giovanna Paola Minervini
Potenza
Amici dei giovani sull’esempio di d. Bosco
«Miei cari, io vi amo con tutto il cuore, e basta
che siate giovani perché io vi ami assai».
I ì frase preferita di Don Bosco e diventata negli
anni il vademecum della famiglia salesiana. A Potenza nella
parrocchia intitolata al santo di Valdocco la memoria liturgica
del 31 gennaio è stata preceduta da due momenti forti.
Nel primo l'intera famiglia salesiana potentina si è
riunita per assistere alla presentazione della Strenna del
Rettor Maggiore, a cura di Don Pierino Sessa, già
parroco a Potenza nel 1964 e Primo incaricato del Centro
giovanile salesiano.
L'altro momento è stato curato dal salesiano Don
Mimmo Lombardi con una tre giorni di riflessioni sul fondatore
per giungere così preparati alla festa di Don Bosco.
Per l'occasione la Celebrazione Eucaristica è stata
presieduta dall'Arcivescovo di Potenza Muro Lucano Marsico
Nuovo, Mons. Agostino Superbo. La chiesa parrocchiale era
gremita di fedeli e di numerosissimi giovani che hanno animato
la liturgia. Chi sono i santi? «Sono accanto al Signore
nella sua luce e nella sua pace ha detto l'Arcivescovo ma
sono stati qui sulla terra e come noi hanno vissuto i rispettivi
tempi della crescita. Sono stati chiamati a fare delle scelte
per dare un orientamento alla loro vita. Don Bosco aveva
delle grandi doti e capacità ma non bastano per farsi
santi, anzi non sono queste a renderci santi».
La chiave della santità di Don Bosco per Mons. Superbo
è da ricercarsi nel momento in cui si avvia il dialogo
profondo tra lui e Dio. «La chiave della santità
è quella che noi chiamiamo vocazione ha precisalo
, Don Bosco è santo perché ha saputo rispondere
alla chiamata in modo forte e deciso e ha messo a disposizione
del Regno i suoi doni». Tutti abbiamo ricevuto la
vocazione e bisogna rispondere alla chiamata ma è
necessario «sintonizzarsi sulla volontà di
Dio» e ciò vale per ogni chiamata, dalla mamma
di famiglia al religioso. Dal sacerdote all'artigiano e
così via.
«Ma prima di tutto ha continuato Mons. Superbo si
è chiamati a condividere i sentimenti di Gesù».
Le Scritture insegnano che «ogni cristiano è
chiamato a condividere la tenerezza di Dio e la sua compassione».
E l'opera di D. Bosco nella Torino di allora nasce propria
dalla commozione e tenerezza la stessa di Dio verso la gioventù.
Infine l'Arcivescovo si è rivolto ai presenti dicendo
«quest'anno chiederemo a Don Bosco di avere un cuore
vero, libero e non occupato da mille angustie e preoccupazioni.
Un cuore capace di commozione e di tenerezza per ogni uomo,
in particolare per gli ultimi. Diventeremo così collaboratori
di Dio».
La celebrazione si è arricchita di un momento particolare
con la consegna della tessera di adesione 2004 agli ex allievi.
Un numeroso gruppo che realizza il desiderio di Don Bosco:
restare uniti anche dopo gli studi. Un'amicizia e un sostegno
che continua negli anni.
Secondo lo stile salesiano al termine della Santa Messa
non è mancato un momento di fraternità. Nel
Cinema Teatro «Don Bosco» la compagnia «La
Salesiana», diretta da Michele Condelli, ha presentato
lo spettacolo musicale folk: «Con don Bosco in allegria»,
«Tanto per scherzà». Il ricavato della
serata è stato devoluto in beneficio delle Opere
Salesiane dell'Albania e del Kossovo.
L'Opera di Don Bosco a Potenza è stata sempre visibile
grazie ai sacerdoti salesiani che hanno saputo creare sull'esempio
del loro maestro luoghi e spazi non solo in senso materiale
di accoglienza sincera per tutti.
I salesiani a Potenza sono giunti nel settembre del 1964.
D. Galliano Basso, 1'attuale parroco ricorda che i suoi
confratelli iniziarono ad operare nel sottoscala di un condominio
di via Palermo. Poi I'11 dicembre del 1966 l'allora Arcivescovo
Augusto Bertazzoni benedisse la prima pietra per la costruzione
della chiesa e delle opere annesse. E finalmente nel '73
venne consacrata la chiesa e fu inaugurato l'intero Centro.
Con d. Basso operano d. Vincenzo Adesso, vice parroco; d.
Bruno Bertolazzi, incaricato degli Universitari; d. Pino
Vivilecchia, incaricato dell'Oratorio Centro giovanile;
d. Angelo Santorsola, incaricato delle missioni e vocazioni;
d. Mimino Lombardi incaricato delle contrade. Inoltre la
comunità è arricchita dalla presenza di uno
studente tirocinante, d. Paolo Misciagna, e da un laico
salesiano, Stefano Càntele.
Maria
De Carlo
Osservatore Romano, 4 febbraio 2004
Salerno
Pronto?… don Rino? Ciao sono d. Bosco
1 febbraio 2004: sono le 10.15, è domenica e con
questa S. Messa si concludono a Salerno i festeggiamenti
per don Bosco. Don Rino, direttore dell'oratorio, è
ormai all'omelia: dice ai ragazzi che è contento
di come è andata la festa di san Giovanni Bosco,
ma forse, se fosse qui don Bosco, si chiederebbe dei ragazzi
di oggi, del nostro oratorio, di come i nostri giovani si
pongano di fronte ai suoi insegnamenti. Ad un tratto lo
squillo insistente di un telefonino ci distrae tutti; lo
squillo continua finchè don Rino, con grande imbarazzo,
deve ammettere di aver dimenticato il cellulare acceso.
Quindi lo cerca, lo estrae e girandosi, quasi a cercare
un po' di privacy, risponde: Pronto! Una signora tra i banchi
sbotta: "Non è possibile!" E intanto pensa:
“Passi che se lo scorda acceso! Ma rispondere ...
è proprio un'indecenza!"
È questione di secondi. Don Rino continua: "Ah!
Sei tu, don Bosco? Come va? Sei contento dei tuoi ragazzi?..."
A questo punto i ragazzi sono letteralmente "galvanizzati"
e la signora può tirare un sospiro di sollievo, perché
finalmente ha capito.La trovata di don Rino è veramente
geniale: i ragazzi pendono dalle sue labbra e dalla voce
amplificata di don Bosco, che, stranamente, somiglia tanto
a quella di Giovanni Saviello, un bravo oratoriano impegnato
nel VIS.
Non si poteva trovare un modo migliore per concludere la
festa di don Bosco riuscitissima. Persino il direttore parroco,
don Mario, così attento ai numeri, gongolava. Il
triduo, anticipato dalla festività di San Francesco
di Sales e dal commento di d. Fizzotti alla "Strenna
2004" del nostro Rettor Maggiore, don Pascual Chavez,
è stato veramente sentito ed ha visto una partecipazione
notevole di popolo.
I temi, "Don Bosco e l'Ausiliatrice", "Don
Bosco e l'Oratorio", "Don Bosco educatore per
la vita", sono stati trattati da alcuni parroci della
nostra città e dal vicario generale diocesano. La
scelta non è stata casuale: si è voluto "fare
comunione" con le altre realtà ecclesiali presenti
nel territorio e con i massimi esponenti della Curia: un'occasione
preziosa per "esportare" il Metodo educativo di
don Bosco e i carismi dello spirito salesiano.
Certo le iniziative a carattere spirituale non si sono fermate
qui. Molto valide e significative, a mio avviso, sono state
le celebrazioni eucaristiche riservate, nelle tre mattinate
del triduo, agli alunni delle Scuole Elementari "Medaglie
d'oro" e F.M.A., della Scuola Media "De Filippis",
della Scuola D'Arte 'T. Menna". Per gli studenti avrebbe
potuto essere un modo come un altro per evitare di fare
lezione; invece ho visto lunghe file ai confessionali e
tanti ragazzi impegnati nella preghiera e nel canto.
Veramente toccante è stata la Veglia di Preghiera
a don Bosco, animata dall'oratorio Centro Giovanile; incontro,
al quale hanno partecipato anche i numerosi convittori del
nostro Istituto Salesiano. Con grande semplicità,
ma anche tanta incisività, attraverso l'analisi del
volto di don Bosco (fronte, occhi, bocca) si sono approfonditi
i pilastri del suo pensiero, fondato su Ragione, Religione,
Amorevolezza, mettendoli a confronto con quanto don Bosco
stesso racconta dei suoi tre ragazzi: Michele Magone, Domenico
Savio e Francesco Besucco. Non si è trattato di un
arido percorso della "memoria", ma di un'intima
"attualizzazione" di don Bosco, Padre e Maestro.
Io non sono più giovane, almeno per età, ma
quella veglia è servita tanto anche a me!
Il pontificale del nostro arcivescovo, mons. G: Pierro,
ha coronato, infine, la festività di san Giovanni
Bosco. Tutto si è svolto con grande solennità:
commovente la lunga teoria di ragazzi, adolescenti e giovani,
addetti al servizio liturgico, che aprivano il corteo della
concelebrazione. La chiesa era gremita come nelle grandi
festività di Pasqua e Natale. Ma, soprattutto, c'erano
veramente tanti giovani. Il coro, rigorosamente oratoriano,
ha dato prova di grande impegno e capacità, mostrandosi
sicuramente all'altezza del compito. Su tutti, lo sguardo
vigile e concentrato di don Mario, che temo stesse contandoci
uno per uno, memorizzando chi, malauguratamente, mancasse
all'appello.
Dovrei adesso aggiungere qualcosa sui diversi momenti di
aggregazione e di festa: applauditissimo concerto del soprano
Carmen Bastolla, con il coro degli "Appassionati",
promosso dall'A.D.M.A., revival musicale della Banda di
Vietri sul Mare, buffet conviviale offerto da tutti i gruppi
parrocchiali, spettacolo pirotecnico.
Mi chiederete: Nessuna lamentela? Sui momenti liturgici,
proprio no. Su quelli aggreganti, sì. Non si può
creare aggregazione quando si ha fretta di chiudere. Anche
in questo caso i ragazzi hanno fatto meglio degli adulti,
fermandosi a giocare fin oltre mezzanotte.
Ma ci hanno insegnato che, secondo don Bosco, l'ottimo è
nemico del bene. Se è così, gli esiti possono
definirsi veramente buoni.
Perciò, se non temessi di essere accusata di palese
servilismo, direi un grazie proprio di cuore a tutta la
Famiglia Salesiana di Salerno; in modo particolare a d.
Mario e d. Rino, che tanta vivacità, allegria e voglia
di fare sanno infondere nella nostra comunità. È
smaccato servilismo? Allora non lo dico.
Ma lo penso.
Fosca Soldani
Manduria
Auditorium Teatro Don Bosco
Con questa intestazione, molti manifesti e locandine di
vari colori tappezzano le strade e le vetrine di Manduria
per buona parte dell'anno. E tutto questo per pubblicizzare
le diverse iniziative che vengono fatte in questo teatro.
Incontri, dibattiti, inaugurazioni, assemblee, festivals,
rassegne canore, recitals, piccoli spettacoli e soprattutto
commedie in dialetto manduriano si succedono, nell'arco
dei dodici mesi, sulla scena di questo teatro.
Ho detto soprattutto commedie perché Manduria vanta
una consolidata cultura teatrale dialettale. Diversi gruppi
si sono sempre cimentati e tuttora si cimentano, anche a
buoni livelli, in questa antica arte. Due di essi hanno
festeggiato addirittura l'anno scorso i trenta anni di attività
ricordati in un bel libro che racconta e cuce mirabilmente,
una dopo l'altra, le pagine della loro trentennale storia.
Da questo fiume in piena, siamo stati travolti anche noi
adulti della famiglia salesiana. Ci ha presi prima una smania
di esibizione, poi una voglia di competizione e infine la
decisione di scendere in campo o, meglio, di salire sul
palco.
Un certo prurito lo sentivamo, a dir la verità, da
diverso tempo. Non potevamo sempre stare alla finestra a
guardare. Qualcuno doveva pur prendere l'iniziativa e fare
qualcosa di serio e di costruttivo. Ebbene "questo
qualcuno" è stato d. Mario Stigliano, Direttore
dei Salesiani di Manduria che, con il suo dinamismo, il
suo entusiasmo, il suo carattere estroverso, le sue capacità
organizzative e la sua voglia di fare, ha fatto rivivere,
assieme ad alcuni dei suoi più stretti collaboratori
e il sostegno pieno di d. Daniele Leo, animatore dell'Oratorio,
il Gruppo Teatrale d. Bosco, una realtà nata alcuni
anni fa ma subito spentasi per carenza di programmazione.
Fare teatro, e d. Mario da buon salesiano lo sà,
non è salire sul palco e mettersi nei panni di personaggi
caricaturiali, magari facendo ridere con atteggiamenti osceni
e parolacce. Tutto questo non è educativo, anzi è
esattamente il contrario. Come famiglia salesiana, abbiamo
il sacrosanto dovere di inviare, anche attraverso i lavori
teatrali, dei messaggi mirati al giovani e alle famiglie
per costruire insieme una società più vivibile
e più cristiana.
Fare teatro vuol dire crescere insieme, come famiglia allargata,
nel condividere progetti, nel superare contrasti, nel risolvere
situazioni, nel raccogliere entusiasmi; vuol dire creare
veicoli di informazione a certi livelli e non solo di formazione;
vuol dire soprattutto aprirsi al territorio per favorire
nuove adesioni, pèr avvicinare e per aggregare. Solo
così un gruppo teatrale potrà divenire una
realtà attiva e operante nel tempo.
E noi, come Gruppo Teatrale Don Bosco, fedeli a questa consegna,
ci siamo subito cimentati in un lavoro dialettale impegnativo,"La
socra" (La suocera). cercando di fare dei nostro meglio.
Gli attori, tutti presi dai diversi gruppi operanti in parrocchia
e nell'oratorio, alcuni per la prima volta e altri, con
qualche esperienza alle spalle, hanno messo in scena una
commedia brillantissima che ha divertito tanto e raccolto
consensi e applausi da tutte le parti. Merito di una squadra
compatta e sempre pronta.
Quest'esperienza viene ripetuta nella Prima Rassegna del
Teatro dei Messapi, che la Pro Loco di Manduria, con il
patrocinio dell'Assessorato al Turismo del Comune, ha organizzato
l'estate scorsa sulla popolosa spiaggia di San Pietro in
Bevagna. Delle cinque commedie, portate in scena, "La
Socra" è risultata la più appaludita
da un pubblico numerosissimo.
È stata ripresentata, successivamente, a grande richiesta,
nel Teatro Don Bosco, durante le feste di Natale, prima
dell'Epifania: E anche questa volta ha lasciato pienamente
convinti e soddisfatti tutti gli intervenuti.
Ora siamo alle prese con un nuovo lavoro che andrà
in scena il 20 e 21 marzo p.v. e che si preannuncia sin
d'ora come una commedia brillantissima e comicissima, 'L’anima
ti lu nonnu Pici" (L'anima del nonno Luigi) la parodia
di una seduta spiritica con risvolti paradossali che lancia
un allarme inquietante ai giovani di oggi i quali troppo
facilmente si gettano in queste avventure senza considerare,
sia per ignoranza sia per spavalderia, le devastanti conseguenze
a cui possono andare incontro. Sarebbe confortante che l'argomento
non si esaurisse sulla scena di un teatro ma continuasse
in un dibattito serio e costruttivo, con gente preparata
e competente, nei nostri incontri di formazione e di crescita
cristiana.
Siamo solo agli ìnizi!
Con l'aiuto di Dio, con la direzione sagace dei nostri superiori,
con la piena assistenza della famiglia salesiana, intendiamo
tracciare la strada per un cammino di formazione, ricco
e vario, lasciando poi agli altri di continuare quanto da
noi iniziato.
Il
gruppo teatrale Don Bosco
Molfetta
Auditorium Teatro Don Bosco
Ogni anno il carnevale porta tanta allegria. Anche a Molfetta.
A livello cittadino vengono organizzate una serie di manifestazioni
ed attività che attirano grandi e piccini: la sfilata
dei carri allegorici, il veglioncino per i bambini che si
tiene presso il palazzetto dello sport, la processione fatta
per le vie della città che si conclude con la bruciatura
di Toma.
E come noi potevamo lasciarvi soli? Come non poteva contribuire
anche il nostro oratorio al vostro divertimento?
Tante sono state le attività organizzate nel nostro
ambiente per grandi e piccini, in occasione della festa
che aiuta ad evadere dalla routine di tutti i giorni, che
fa vivere momenti magici di sana trasgressione.
Anche quest’anno è stato preparato il veglioncino
per i ragazzi dalla seconda elementare alla seconda media
a cui hanno partecipato davvero in tanti.
I ragazzi, assieme ai loro animatori e preanimatori, hanno
vissuto due ore di grande svago e divertimento con balli,
canti e giochi. Dopo che ad uno ad uno, principi, principesse,
regine, personaggi della fantasia hanno sfilato al centro
del salone è stata decretata la maschera più
bella che ha vinto una consumazione al bar. Grande successo
ha avuto anche il veglione degli adulti intrattenuti dalle
splendide melodie dei “Gabbiani”. I membri della
nostra comunità hanno ballato senza fermarsi mai,
senza mai essere stanchi di così tanto divertimento,
sino a mezzanotte. E come potevano mancare anche i ragazzi
del nostro centro giovanile?
Grazie al lavoro dei giovani con gli adulti della nostra
comunità, anche quest’anno è stato realizzato
il “Funerale di Toma”. È stato dedicato
a questa famosissima tradizione molfettese un intero spettacolo.
Il pubblico sembra aver apprezzato molto la rappresentazione,
ed era molto coinvolto.
Dopo lo spettacolo, il fantoccio è stato portato
con una suggestiva processione dietro il campo di calcio
e lì è stato bruciato.
E quale poteva essere il modo migliore per concludere la
serata se non una sagra? Grazie alla collaborazione del
gruppo Mamma Margherita, è stato possibile realizzare
la “Sagra delle chiacchiere”, tipico dolce del
carnevale. La sagra, che era anche aperta al pubblico, si
è svolta in cortile accompagnata come sempre da musica
e danze e ha visto una numerosissima partecipazione.
Come avete visto , in ogni occasione e ricorrenza l’oratorio
no manca mai con le sue attività e il suo spirito
di iniziativa.
Annalisa
de Robertis
Caserta
Corso per genitori ed insegnanti
La proposta formativa offerta dalla Scuola Salesiana di
Caserta è attenta non solo agli Alunni, ma anche
ai Genitori e ai Docenti. Se è vero che educatori
non si nasce ma si diventa, allora sono necessari il confronto,
l’ascolto, l’approfondimento. Per rispondere
sempre meglio a queste interpellanze, l’Istituto Salesiano
di Caserta, forte della sua tradizione educativa ma anche
attento ai segni dei tempi che cambiano, ha organizzato
due “pacchetti formativi” per i Docenti e per
i Genitori:
• per i Genitori: il 2, il 9, il 23 del mese di marzo
con il Dott. Elpidio Di Caprio, esperto di neuropsichiatria
infantile, e la Dott.ssa Antonella Antonucci, esperta in
psicopedagogia, inizieranno un “itinerario di formazione
alla genitorialità”, che proseguirà
negli anni successivi;
• per i Docenti: il Prof. Carlo Nanni, della Facoltà
di Scienze dell’Educazione dell’Università
Salesiana di Roma, in due incontri relazionerà su
“I fini dell’educazione” e su “I
processi e l’accompagnamento educativo”.
Altra iniziativa, sempre per i Docenti, è il corso
di “Informatica e multimedialità nella didattica”:
un corso della durata di 80 ore, che si propone di aggiornare
i Docenti circa le possibilità della multimedialità
informatica applicata alla didattica.
Caserta
Corsi di ebraico
L'Istituto Scienze Religiose "San Pietro" della
Diocesi di Caserta con il patrocinio dell'Ambasciata d'Israele
in Italia ha organizzato un corso biennale di ebraico biblico.
Il corso sarà tenuto dal Professor Franco Galeone,
religioso salesiano, preside del liceo classico e scientifico
paritari di Caserta, e già noto al pubblico per le
sue pubblicazioni sull'ebraismo. Il corso si terrà
presso l'Aula Magna dell'Istituto Salesiano, con l'inizio
l'11 febbraio 2004, dalle ore 18.30 alle ore 20.30; le dodici
lezioni ciascuna avranno cadenza settimanale, ogni mercoledì.
Argomenti Trattati saranno l' alfabeto, elementi di grammatica,
esercizi di lettura, canti popolari e lettura di alcuni
salmi. Sono anche previste attività specifiche nei
tempi forti, come celebrazione del Seder pasquale, proiezione
di diapositive sulla Terra Santa, incontri con il rabbino
di Napoli, possibilità nel periodo estivo di un pellegrinaggio
in Terra Santa. Al termine del corso previsto un test di
verifica e il rilascio di un attestato congiunto (Ambasciata
d'Israele e Scuola di Scienze Religiose), al fine anche
di crediti formativi.
Il corso è rivolto agli allievi della Scuola Scienze
Religiose, ai docenti di religione, a sacerdoti e laici
interessati alla religione ebraica: le motivazioni non sono
politiche, ma squisitamente religiose e mirano alla conoscenza
e al dialogo inter-religioso.
Lorenzo Di Donato
Avvenire, 21 dicembre 2003
|
 |
| NEL
RICORDO DEI NOSTRI DEFUNTI Don
Natale Di Nanni
Nasce ad Andria il 20 gennaio 1922 da Tommaso e Nunzia Doria.
Frequenta il noviziato di Portici e diviene salesiano il
17 ottobre 1942. La sua formazione si avvia a Piossasco;
dal ’46 al ’48 i superiori lo inviano a Cisternino
come assistente ed insegnante. Completa la sua formazione
sacerdotale a Messina dove nel 1952 sarà ordinato
sacerdote il 29 maggio da mons. Guido Tonetti.
Per un decennio è aiuto oratorio a Lecce nella prima
sede di via Don Bosco nei pressi della stazione. Poi a Bari
come segretario ispettoriale (‘52 – ‘62);
incaricato dell’oratorio a Brindisi (‘68 –
‘70). Dal ’70 ad oggi, fatta una breve eccezione
nei primi anni ’90 a Lavello, d. Di Nanni sarà
a servizio dei ragazzi e dei giovani della città.
Il 26 luglio 2000 è stato insignito della cittadinanza
onoraria di Lecce. D. Di Nanni si è spento il 6 febbraio
a 82 anni, celebrando i 62 di vita religiosa con Don Bosco
e 52 di sacerdozio.
È stato sempre seminatore di gioia e di serenità.
Le sue risate sono proverbiali. Ha animato per molti anni
i Cooperatori e gli Exallievi della “sua” casa
di Lecce. Da tutti è stato stimato ed amato lasciando
un grande rimpianto nella città di Lecce.
Don Aristide Auriemma
Nasce il 16 febbraio 1922 a Napoli da Oreste e Maria Ioimo.
Frequenta il collegio di Caserta e il prenoviziato a Torre
Annunziata e, dopo aver fatto il noviziato a Portici, emette
i voti nella congregazione salesiana il 19 settembre 1939.
Il post noviziato lo vive a Lanuvio, il tirocinio a Castellammare
e Napoli Vomero. Nel 1944 si reca a Roma Sacro Cuore per
gli studi teologici. Ordinato sacerdote da mons. Traglia
il 7 marzo 1948 si recherà a Soverato come insegnante.
Dopo di che sarà a bari come insegnante, Castellammare
catechista ed economo, San Severo ancora come economo. Consigliere
a Caserta e Taranto Istituto, economo a Salerno. Poi di
nuovo Taranto, Bari, Napoli Don Bosco, Portici e Napoli
Vomero. Muore il 19 gennaio 2004.
La principale occupazione lungo tutta la sua vita è
stato l’insegnamento nelle nostre scuole. Ha dato
tanto avvicinando molti giovani ai quali trasfondeva la
sua esuberanza e il suo ottimismo. La passione per lo studio
della medicina lo ha fatto avvicinare a molti dottori e
infermieri e lo ha fatto sentire vicino a molti ammalati.
Ci uniamo in preghiera al dolore della famiglia di:
Mirko Bocchino per la morte della mamma Edda,
sorella di don Antonio Integlia, - 28 dicembre 2003
sig. Nino Punzi per la morte del fratello Umberto - 29 dicembre
2003
don Domenico Fasciano per la morte del papà Giovanni
- 8 febbraio 2004
don. Rudi Borstnik per la morte del fratello Milan - 12
febbraio 2004
don. Guido Errico per la morte del papà Teodoro -
2 marzo 2004
don Rocco Ragone per la morte della mamma Carolina - 3 marzo
2004
don. Roberto Spataro per la morte del papà Vincenzo
- 9 marzo 2004
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