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| Lettera
dell’ispettore UNA
BELLA COSA DA VEDERE
In attesa di incontrare Domenico Savio
Carissimi Confratelli, sabato 13 marzo abbiamo avuto una
gradita sorpresa: la nuova urna che contiene le reliquie
di San Domenico Savio è stata accolta per alcune ore nella
nostra casa del Don Bosco di Napoli. È stato un evento imprevisto.
L’urna, partita da Bologna, doveva essere imbarcata in serata
dal porto di Napoli con destinazione Palermo, dove era attesa
per il pellegrinaggio in quella Ispettoria. Ha effettuato
una sosta tecnica da noi. Siamo stati colti di sorpresa,
ma è stato un fatto gradito. Pure nella ristrettezza dei
tempi, è stato organizzato un momento di preghiera che ha
visto alternarsi almeno un 400 persone tra SDB, FMA, adulti,
membri della FS, ma soprattutto ragazzi, che si sono accalcati
con grande naturalezza e semplicità attorno all’urna. Abbiamo
vissuto insieme alcuni momenti intensi di meditazione, rivisitando
le tappe salienti della vita di Domenico Savio e riascoltando
i propositi del suo programma di santità. L’urna è sovrastata
da una statua del santo, rappresentato in un atteggiamento
singolare: sul letto di morte, ma con lo sguardo raggiante
e le braccia protese verso la visione che lo confortò negli
ultimi istanti di vita:“Che bella cosa io vedo…” La Banda
Musicale dei Ragazzi del Don Bosco ha colto nel segno quando
ha eseguito il pezzo “Andrò a vederla in dì”, un canto che
sicuramente Domenico avrà cantato all’Oratorio di Valdocco
e che ha fatto recepire a tutti i presenti il chiaro messaggio
di Domenico: l’invito a impegnarsi nel cammino della santità.
Dalle informazioni dell’ANS sappiamo che sono migliaia le
persone che sono state presenti al passaggio delle Reliquie
di San Domenico Savio nelle Ispettorie d’Italia. Questo
evento si sta rivelando per l’Italia intera una vera grazia
e un rinnovato messaggio di santità. I giovani restano impressionati
e stimolati dalla figura di quel ragazzo, che guidato da
Don Bosco raggiunse “un’alta misura di vita cristiana ordinaria”
giovanile. Per molti Salesiani la celebrazione di questo
giubileo sta diventando quasi una riscoperta dell’efficacia
della nostra proposta educativa ed evangelizzatrice. Anche
noi, come Ispettoria, ci stiamo preparando a vivere questa
grazia del Signore. In questi mesi l’èquipe di Pastorale
Giovanile ha predisposto un cammino di preparazione con
l’invio di un sussidio mensile che passo dopo passo ci sta
avvicinando a questo appuntamento così centrale nell’anno
in corso. In questi giorni è stato ultimato il programma
per la grande convocazione a Lecce per il 14 – 16 maggio.
Con la presenza dell’urna e del Rettor Maggiore vorremo
vivere come comunità ispettoriale non solo una festa di
famiglia, ma soprattutto un evento di grazia del Signore
che parlerà al cuore di tutti affinchè rispondiamo con rinnovato
slancio al suo invito di amore. Uno dei momenti salienti
sarà il “confronto giovani” del 15: insieme al Rettor Maggiore
e nell’ascolto delle testimonianze di alcune personalità
molto note, impegnate a vivere l’ordinario a servizio degli
altri, della solidarietà e della pace, rifletteremo sulla
santità del quotidiano come caratteristica della spiritualità
salesiana. Affido alla cura materna di Maria Ausiliatrice
questa evento e tutti coloro che lo vivranno: Lei che è
stata la madre e la maestra di Don Bosco e ha guidato Domenico
Savio nel cammino di santità, guidi tutti noi a rinnovare
il nostro impegno personale. Auguro a tutti un fecondo cammino
quaresimale e una Buona Pasqua!
Sac.
Francesco Gallone - Ispettore
25 marzo 2004
Solennità dell’Annunciazione
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Progetto
di vita spirituale
UNIRE MISTICA E AZIONE PROFETICA
La vita consacrata nel terzo millennio
Nei
40 anni trascorsi dal concilio, osservando il cammino compiuto
dalla vita consacrata, si ha l'impressione che permangano
ancora delle gravi lacune in riferimento a quelli che possono
essere definiti le colonne postanti su cui si regge: riguardo
cioè all'esperienza di Dio, in cui non si è
ancora effettuata la sintesi tra azione e contemplazione;
alla vita comunitaria che non è stata in grado di
passare da uno stile di vita in comune centrata sulle osservanze
regolari, a una vita comunitaria basata sulle relazioni
personali e un'autentica "amicizia nel Signore",
mentre nell'apostolato si è caduti in un attivismo
che ha trasformato alcuni religiosi/e in bravi "impresari
apostolici", ma forse non in testimoni del Vangelo.
È giunto quindi il momento di ritornare alle radici,
di riaffermare i fondamenti su cui poggia; e il fondamento
è la roccia che è Cristo: < Infatti nessuno
può porre un fondamento diverso da quello che già
vi si trova, che è Mario Chiaro Gesù Cristo»
(1 Cor 3,11).
È il tema su cui insiste p.Carlos Palmés si,
in un articolo il primo di una annunciata trilogia apparso
sulla rivista CLAR della Confederazione latinoamericana
dei religiosi (novembre dicembre 2003) intitolato La Vida
Religiosa en la encrucijada del Tercer Milenio (La vita
religiosa nel crocevia del terzo millennio).
In questi 40 anni, ma soprattutto in quest’ultimo
decennio, scrive, è maturata un po’ dovunque
la convinzione che se si vuole infondere rinnovato impulso
alla vita consacrata non bastano più delle soluzioni
parziali e sensazionali. Bisogna piuttosto riandare alle
radici, ai fondamenti. Ne sono convinti anche molti superiori
generali i quali hanno tradotto questa convinzione con l’espressione
“rinascere”, mentre altri, non soddisfatti di
questo termine, hanno parlato di “rivitalizzare”
la vita consacrata o di “fedeltà creativa”
oppure ancora di andare alle radici, all’essenziale”.
Ma, sottolinea p. Palmès, al di là delle parole,
tutti sono d’accordo nel sostenere che bisogna recuperare
il radicalismo evangelico, la fedeltà al primo amore;
una fedeltà creativa di una vita consacrata che sia
però incarnata nel mondo attuale.
Sono queste anche le linee su cui si sono orientati i lavori
preparatori al congresso sulla vita consacrata che 1'USG
e 1'UISG stanno organizzando, e che avrà luogo a
Roma dal 23 al 27 novembre di quest'anno, sul tema Passione
per Cristo passione per l'umanità; linee che sostanzialmente
coincidono anche con quelle maturate nell'assemblea CLAR
che si è tenuta a Città del Messico nel giugno
luglio del 2003, dove si è insistito molto sulla
necessità di unire insieme mistica e profezia: mistica
intesa non come esperienza di fenomeni straordinari, ma
come un «rimanere in Lui» in modo tale che l'azione
di Dio giunga a pervadere tutta la persona in un'unione
intima fondata sull'amore e ne abbracci l'affettività
profonda, così che essa non viva solo per se stessa
ma anche per gli interessi del regno di Dio.
È evidente, rileva p. Palmés, che una vita
di preghiera superficiale non porta né a vivere questa
unione mistica né a trasformare la vita dal di dentro.
Ma, ribadisce, l'esperienzà mistica deve tradursi
nell'azione profetica. Descrivendo questa esigenza, durante
l'assemblea della CLAR, p. Simon Pedro Arnold, abate benedettino,
ha affermato: « Il nostro esagerato attivismo... ha
come conseguenza la perdita del filo profetico della nostra
azione, che viene ridotta a una semplice attività
sociale, politica o di assistenza, e dell'ardore mistico».
Lo spirito profetico, commenta da parte sua p. Palmés,
deve manifestarsi soprattutto nell'apostolato, ma un apostolato
che scaturisca dalla fede e dall'amore. L'apostolato non
consiste infatti nel fare progetti o nell'organizzare riunioni,
ma nel comunicare l'esperienza di Dio, come scrive l'apostolo
Giovanni: «Ciò che noi abbiamo udito, ciò
che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che
noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani
hanno toccato, ossia il Verbo della vita... lo annunziamo
anche a voi» (1 Gv 1,1 3).
Approfondendo la riflessione (il riferimento è soprattutto
all'America latina, ma vale anche per ogni altra parte)
p. Palmés osserva che ci sono indubbiamente nella
vita consacrata uomini e donne di Dio, persone di preghiera
che vivono un alto grado di fede e di amore che poi pervade
i loro rapporti con gli altri e il loro impegno apostolico.
Ma, si domanda: è temerario affermare che ampi settori
della vita consacrata non vanno oltre un'aurea mediocrità
nella loro esperienza di Dio? che vi sono religiosi/e che
mai sono giunti a innamorarsi di Cristo, a "perdere
un po' la testa per lui" e a gustare la soavità
delle consolazioni spirituali che lo Spirito concede a chi
ha il cuore puro? persone che non hanno dato a Dio l'opportunità
di "impossessarsi"dei loro pensieri e dei loro
criteri, della loro capacità affettiva, di tutto
il loro tempo, delle loro prospettive? che c'è molta
mediocrità spirituale e ciò spiega in parte
la vulnerabilità di tante vocazioni, la perdita di
entusiasmo, l'abbandono della strada intrapresa in un numero
molto elevato, l'ambiguità della vita di tante persone
consacrate, la mancanza di significato di una donazione
fatta a metà?
Esaminando l'evoluzione della vita consacrata nel corso
della storia, p. Palmés ha rilevato quanto sia stato
difficile nel corso dei secoli riuscire a integrare tra
loro azione e contemplazione. Non è stato agevole
nemmeno trovare la formula esatta. E anche oggi si ha l'impressione
che molti non ci siano riusciti. È facile infatti
passare da un estremo all'altro; cioè da una forma
di contemplazione che esclude ogni apostolato a un attivismo
esagerato in cui non c'è tempo per la contemplazione.
Se si guarda, per esempio, al rapporto tra vita comunitaria
e missione evangelizzatrice ci si accorge che esiste un
notevole squilibrio delle parti: mentre si dedica gran parte
delle energie e del tempo alla missione, la vita comunitaria
e la preghiera sono ridotte al minimo. Altrettanto frequente
è trovare uomini e donne, eminenti come professionisti
e amministratori, ma mediocri come religiosi/e. La loro
vita spirituale è superficiale e quella comunitaria
si riduce al semplice "buon vicinato".
Nelle riunioni dei religiosi/e, ma anche nelle conversazioni
private, prosegue p. Palmés, è frequente sentir
dire che siamo caduti nel "peccato" dell'attivismo,
ma siccome il ritmo della vita ci afferra sono pochi coloro
che se la sentono di cambiare. Non è questione solo
di orari, è la scala dei valori che sta sotto che
è compromessa.
Tra le donne, prosegue il padre, è meno frequente
l'abbandono della preghiera; esse sono più pie, ma
capita che diano grande importanza, quasi unicamente, alla
preghiera vocale e alle pratiche di pietà. Molte
sono "donne che recitano preghiere", ma non sempre
"donne di preghiera". Riservano del tempo per
assolvere a un obbligo, ma spesso le loro preghiere non
toccano la vita. E ciò suole accompagnarsi con una
formazione superficiale che produce religiosi/e di seconda
categoria.
Gesù come buon israelita recitava tutte le preghiere
prescritte dal culto giudaico, ma ciò che caratterizzava
la sua preghiera era l'intimità del dialogo di amore
e l'abbandono totale nelle mani del Padre. Trascorreva molte
ore in preghiera in luoghi solitari (Lc 5,16) e a volte
passava notti intere pregando (Lc 6,12) Ma questo non gli
impediva di dedicarsi all'apostolato senza risparmio.
Si può affermare pertanto che il termometro per misurare
la qualità della vita religiosa è, oltre a
una vita apostolica impegnata, una vita di preghiera che
trasforma e una vita di comunità veramente fraterna.
Cause
dell’attivismo
La ragione per cui ci si è lasciati andare all'attivismo,
prosegue p. Palmés, è il disordine che si
è introdotto nella scala dei valori. È una
storia molto comune quella di chi ha iniziato con grande
entusiasmo la sua attività apostolica, conservando
il giusto rapporto tra la vita interiore e le relazioni
fraterne. Poco alla volta però l'apostolato ha finito
col richiedere più tempo, più attenzione,
più dedizione e maggiori energie. D'altra parte in
comunità ciò che si stimava era l'efficienza
e così ognuno andava per conto suo al proprio lavoro.
Dopo alcuni mesi, l'attività apostolica ha assorbito
a tal punto la persona che tutto il resto è passato
in secondo ordine.
Certamente non è venuta meno la stima per la vita
di preghiera, ma con l'andare del tempo essa si è
ridotta al minimo e la sua qualità è divenuta
insignificante. Sono scomparse del tutto anche le consolazioni
spirituali e la gioia quotidiana dell'incontro con il Signore.
La preghiera si è ridotta a una delle tante cose
da fare. Non è più la fonte da cui ogni altra
cosa prende significato. Poi si è trovata la giustificazione
ideologica di questo modo di vivere, affermando che ciò
che conta è agire con retta intenzione, incontrare
Dio nella vita, servire il prossimo. Ciò è
vero, solo che con il tempo anche questo perde progressivamente
di colore e si trasforma in routine se non è alimentato
da una preghiera contemplativa costante e prolungata.
In questo modo, osserva p. Palmés, il religioso/a
è diventato un "piccolo mostro" con una
testa piccola, il cuore angusto e le mani lunghe. L'attivismo
gli ha atrofizzato gli altri aspetti fondamentali della
sua vocazione. Si è così passati dalla contemplazione
alla recita di preghiere.
Nella mia lunga esperienza di accompagnamento spirituale,
di predicatore di esercizi e di ritiri ai religiosi/e e
sacerdoti, sottolinea p. Palmés, ho notato che non
sempre si utilizzano i mezzi adeguati per realizzare l'ideale
delle costituzioni. Ci sono coloro che si accontentano della
recita pura e semplice delle lodi e dei vespri, a volte
accompagnata da un momento di "meditazione", fatta
in fretta, tanto per compierla. Si tratta di una preghiera
"di riempimento" forse mentre si attende il sacerdote
per la messa, o di una preghiera da "passerotto"
che becca qua e là, tanto per tranquillizzare la
coscienza. Tutto ciò non sembra sufficiente per giungere
a una vita spirituale solida e consistente. Si richiede
piuttosto ogni giorno un tempo prolungato di incontro personale
con il Signore, che aiuti a giungere a una conoscenza sapienziale
di Gesù e a cambiare i criteri mondani con quelli
del vangelo, gli atteggiamenti egoisti con quelli di solidarietà,
gli interessi personali con quelli del regno di Dio; infine,
che faccia crescere nella fede e nell'amore di Dio e dei
fratelli. Questo è l'itinerario: "non è
possibile conoscerti e non amarti; non è possibile
amarti e non seguirti", si chiami questa lectio divina
o contemplazione oppure preghiera personale.
Questo, commenta p. Palmés, è il punto centrale,
l'esperienza fondante della vita religiosa, la fonte da
cui scaturisce il significato della vita consacrata e di
ogni apostolato. Ciò che distingue l'autenticità
della preghiera è la trasformazione che essa opera
della vita per conformarla al Vangelo.
Naturalmente, conclude il padre, nel cammino di rinnovamento
di un istituto, oltre ad affermare questi aspetti, bisognerà
fare anche altri cambiamenti, benché ciò possa
essere risentito come doloroso. Non bisogna considerare
un'infedeltà al carisma se si toccano usi e costumi
di altri tempi. Per esempio forse occorrerà rivedere
la durata di un solo anno del noviziato, gli esercizi annuali
predicati e abbreviati, le grandi opere tradizionali chiuse
ai poveri, la formazione affrettata per motivi apostolici,
lo stile superficiale della vita comunitaria, la povertà
e un'austerità bisognosa di troppe spiegazioni, ecc.
E al di sopra di tutto, la mancanza di una vita spirituale
solida e profonda fondata sulla preghiera personale. «Non
esiste altro legittimo apostolato che di proclamare quanto
abbiamo sperimentato nell'intimità della contemplazione.
Se non partiamo dall'esperienza di Dio, la nostra attività
sarà sociologica o antropologica oppure scientifica,
molto encomiabile, ma non sarà annuncio del Vangelo
a cui sono chiamati i religiosi e le religiose di vita apostolica».
Testimoni,
15 marzo 2004, n.5, pp7 - 9
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regione
Italia e MOR
ORIENTAMENTI PER LA FORMAZIONE
Incontro degli Ispettori e dei Delegati per la formazione
Dal
9 al 12 gennaio si è tenuto alla Casa Generalizia
l'incontro della Regione Italia e Medio Oriente, rappresentata
dal nuovo Consigliere Regionale Don Pier Fausto Frisoli,
dagli Ispettori e dai Delegati ispettoriali per la formazione,
con Don Cereda, Consigliere Generale per la Formazione.
Tra i diversi temi studiati si sono approfonditi gli argomenti
delle comunità formatrici nella Regione, le sfide
attuali della formazione e le statistiche degli abbandoni.
Si è dato inizio alla autovalutazione delle comunità
formatrici della Regione da completare entro dicembre 2004;
si sono fatte alcune valutazioni circa il quarto anno di
formazione e di studi teologici per Torino Crocetta e per
Messina San Tommaso; si è avviato lo studio di una
proposta per la formazione specifica per i salesiani coadiutori
della Regione. Altre conclusioni significative riguardavano:
la costituzione della Commissione Regionale per la Formazione,
formata dai Delegati ispettoriali di formazione con la presenza
di un salesiano coadiutore; il funzionamento effettivo dei
Curatorium per le comunità formatrici; la scelta
del personale formativo: Direttori, Maestri di novizi, formatori,
docenti; I’impostazione del prenoviziato e l'impegno
per la salesianità.
Orientamenti per il settore di formazione
per la Regione Italia e MOR
Roma, 11 gennaio 2004
A
seguito dell'Incontro del Consigliere regionale, degli Ispettori
e dei Delegati ispettoriali di formazione della Regione
Italia e Medio Oriente con il Consigliere generale per la
formazione, sono state approvati i seguenti orientamenti
dal Consigliere regionale e dagli Ispettori della Regione.
1.
Commissione regionale di formazione
La Commissione regionale di formazione è costituita
dai Delegati ispettoriali di formazione della Regione, dall'Ispettore
Delegato, che è il referente ordinario, dal Coordinatore
regionale di formazione e da un salesiano coadiutore. Il
Consigliere regionale è invitato a partecipare. Il
Coordinatore regionale risiede possibilmente in una comunità
formatrice di Roma, è un formatore di questa comunità,
ha tempo per animare la Regione. La commissione si raduna
ordinariamente due volte all'anno.
Essa si preoccupa di dare unitarietà e continuità
al cammino di formazione iniziale. Accompagna il processo
di formazione iniziale e permanente della Regione, anche
con la proposta di iniziative a livello regionale, con particolare
attenzione alla formazione dei Direttori. Essa opera all'interno
di una programmazione approvata dal Consigliere regionale
e dagli Ispettori della Regione.
Essa organizza un incontro annuale con i direttori e i presidi
delle comunità formatrici della Regione. Programma
iniziative per la formazione dei formatori, nelle quali
sono studiate particolarmente le tematiche relative alla
personalizzazione del processo formativo, all'accompagnamento
personale e all'apporto delle scienze umane nella formazione.
Essa favorisce incontri tra i responsabili delle fasi formative
contigue, compreso il prenoviziato, al ime di garantire
la continuità formativa.
Questi orientamenti sulla Commissione regionale di formazione
sostituiscono ad experimenturn il dettato dell'art. 20 del
Regolamento CISI.
2.
Collaborazione per le comunità formatrici e i centri
di studio
Ogni Ispettoria indichi nella sezione formazione del Direttorio
ispettoriale a quali comunità formatrici intende
mandare i propri formandi. L'Ispettore fa parte del Curatorium
delle comunità scelte e si impegna a parteciparvi
e a collaborare in tutto per la qualità formativa
di tali comunità.
La Commissione regionale di formazione, con la consulenza
del dicastero della formazione, rediga un esempio di regolamento
per il Curatorium da far approvare agli Ispettori della
Regione. Ogni Curatorium dovrà poi particolarizzare
e approvare il proprio regolamento.
Ogni comunità formatrice, in accordo con l'Ispettore
locale, predisponga l'ordine del giorno per il Curatorium,
in modo che i partecipanti possano affrontare in modo adeguato
le problematiche formative e accademiche della comunità
stessa.
Gli argomenti che sono oggetto della responsabilità
del Curatorium sono: il progetto della comunità formatrice,
l'informazione e il parere sulla programmazione accademica;
le esercitazioni pastorali, il calendario di inizio e fine
dell'anno, gli orientamenti circa i Ministeri e le Ordinazioni,
il bilancio preventivo e consuntivo, ...
Si preveda nel Curatorium un momento finale di incontro
solo degli Ispettori. L'Ispettore presidente operi per coinvolgere
gli altri Ispettori e per realizzare una vera corresponsabilità
nelle scelte, negli orientamenti e nelle decisioni, se opportuno
anche attraverso votazioni.
3.
Scelta dei formatori e dei docenti
La scelta del direttore e del maestro dei novizi per una
comunità formatrice viene preparata dagli Ispettori
del Curatorium della comunità stessa, previa consultazione
dei loro consigli ispettoriali.
Per favorire tale scelta, è opportuno che gli Ispettori
si comunichino un elenco di candidati tra i quali scegliere
coloro a cui affidare l'incarico. La scelta deve avvenire
in base a criteri di oggettività e di rappresentatività
ispettoriale.
In questo processo venga coinvolto il Consigliere regionale,
il quale, se può, partecipa al Curatorium. Le decisioni
vengono poi approvate dal Consigliere regionale e dagli
Ispettori della Regione. Alla fine l'Ispettore locale e
il suo consiglio approvano la nomina del direttore o del
maestro dei novizi da presentare al Rettor Maggiore.
Per gli altri formatori è responsabile il Curatorium,
con comunicazione al Consigliere regionale.
I confratelli inseriti in una comunità, formatrice
sono formatori e appartengono all'équipe dei formatori.
Tuttavia non tutti sono parte del Consiglio della comunità.
Figure indispensabili sono ritenute: Direttore, economo,
incaricato dell'animazione liturgico spirituale, incaricato
degli studi e preside, incaricato delle esercitazioni pastorali,
incaricato della vita comunitaria. Una di queste figure
sia il vicario del direttore. Nella comunità formatrice
vi sia anche almeno un confessore indicato.
I centri di studio si avvalgano dell'apporto di docenti
invitati sulla base di un accordo scritto tra gli Ispettori
per un tempo concordato. Quando un confratello ha concluso
il suo servizio formativo, torna all'Ispettoria di origine.
Occorre anche trovare nel Curatorium una procedura per la
scelta, la preparazione e formazione, l'accompagnamento
dei docenti e dei formatori.
4.
Formazione specifica dei salesiani coadiutori
Si affidi alla Commissione regionale di formazione lo studio
della proposta per la formazione specifica dei salesiani
coadiutori, da sottoporre poi agli Ispettori della Regione.
5.
Quarto anno di formazione e di studi teologici
In risposta alla lettera del Consigliere generale della
formazione agli Ispettori del 20 ottobre 2003 circa il quarto
anno di formazione e di studi teologici per coloro che si
preparano al presbiterato, si inizia un cammino e in vista
di offrire una riflessione sistematica e organica ci si
orienta a muovere questi primi passi:
alla Crocetta si istituisca il quarto anno di formazione
e di studi teologici a partire da settembre 2004 con programmi
di teologia pastorale, salesianità, ... secondo la
Ratio, da studiare previamente e da definire nel Curatorium;
per questo si entri in dialogò con il Consigliere
per la formazione anche durante il processo e prima della
decisione finale;
a Messina si studino le modalità di attuazione di
un quarto anno di formazione e di studi teologici; per questo
si entri in dialogo con il Curatorium e con il Consigliere
per la formazione.
Il Consigliere generale per la formazione ha comunicato
agli Ispettori della Regione gli orientamenti della Congregazione
circa le comunità internazionali del Gerini, San
Tommaso dell'UPS e Testaccio.
6.
Prenoviziato
Gli Ispettori verifichino l'impostazione del prenoviziato
e approfondiscano le indicazioni della Ratio. Si facciano
aiutare per questo da uno studio previo e da un confronto
tra gli incaricati ispettoriali dei prenoviziati e la Commissione
regionale di formazione.
7.
Salesianità
Gli Ispettori valorizzino le esperienze di formazione salesiana
proposte nella Regione: esercizi spirituali itineranti,
feste salesiane, luoghi salesiani...
Il cammino formativo personale e la direzione spirituale
si confrontino e si modellino sulla spiritualità
salesiana e sulle scelte pastorali salesiane.
Un impulso alla salesianità è dato dalla cura
per una biblioteca salesiana. Gli Ispettori si assicurino
che le comunità si facciano carico di questo impegno,
valorizzando gli studi offerti dall'Istituto Storico Salesiano.
Un utile strumento per la collaborazione interispettonale
è la trasmissione dei materiali prodotti dalle Ispettorie
per il cammino dei confratelli. Gli Ispettori si assicurino
che quanto prodotto nella propria Ispettoria sia inviato
alle altre Ispettorie.
La Commissione regionale di formazione promuova una verifica
e un coordinamento degli studi di salesianità nelle
comunità formatrici; si mantenga in dialogo con il
Dicastero per la formazione.
Spazio news
Assemblea CISM
Agli inizi di Novembre si è tenuta a S. Marino l’annuale
Assemblea della CISM cui partecipano i Superiori Maggiori.
Quest’anno essa aveva come tema “Nel solco del
territorio per il mondo”.
Nella relazione iniziale si affermava che la vita consacrata
ha bisogno che le sia riconosciuto uno statuto aperto, che
permetta una continua creatività, un'audacia responsabile
e profetica fra i nostri contemporanei, un ruolo di gratuità,
e che mai venga considerata una riserva di forze a basso
costo per problemi ordinari.
Si è affermato il radicamento nella chiesa locale
ed universale, la disponibilità ai Vescovi e ai bisogni
emergenti dalla pastorale del territorio. Ma i religiosi
sentono il bisogno anche di affermare il bisogno di essere
una presenza, anche se talvolta imprevista o scomoda, nel
nome e nel segno di quella "sana autonomia" che
i documenti della chiesa riconoscono.
Né privilegi, né superiorità, né
lezioni agli altri ma, forte identità, fedeltà
a se stessi, dono fra gli altri doni. Non confusione, appiattimento,
indeterminatezza, ma precisa identità e specificità
nella grande missione evangelizzatrice della Chiesa.
L’avventura dei Religiosi è essere segno con
il proprio vissuto nel cuore della Chiesa e nelle periferie
della fede, vivendo il carisma che è stato loro donato
con fedeltà e come un dono per gli altri; con un
amore senza limiti verso la Chiesa, che si visibilizza nelle
realtà concrete in cui essi vivono e sempre mossi
dalla libertà e creatività dello Spirito.
Corso
per formatori
Dal 4 all'11 luglio 2004, presso la Casa salesiana di L'Aquila,
si terrà il Corso per Formatori che affronterà
il tema: "La personalizzazione nella formazione iniziale".
Sono invitati a partecipare a tale Corso: gli Incaricati
del prenoviziato; le Équipe dei Formatori delle Comunità
formatrici della Regione Italia e Medio Oriente. Sono invitati
anche, secondo le possibilità, i Delegati ispettoriali
della Formazione.
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preti
del quinquennio
DISCEPOLI E MAESTRI DELLO SPIRITO
Un cammino da vivere e da proporre
Come
da calendario, i giovani preti del quinquennio si sono incontrati
a Santeramo nei giorni dal 12 al 14 febbraio 2004, per portare
avanti il programma di formazione per l’anno in corso.
Ha guidato gli incontri don Jesus Manuel Garcia, salesiano,
docente di teologia spirituale presso l’Università
Pontificia Salesiana di Roma. Il sig. Ispettore, don Franco
Gallone ha garantito la sua presenza per tutto il corso
dell’incontro.
L’argomento affrontato in questi giorni si pone in
continuità con quello dell’incontro precedente.
I giovani sacerdoti - avendone fatta esplicitamente richiesta
- hanno vissuto un tempo di approfondimento e di confronto
sulla Direzione Spirituale.
L’intervento introduttivo dell’Ispettore ha
posto l’attenzione sulle problematiche e le prospettive
spirituali dell’esperienza della Direzione.
Successivamente don Manuel ha raccolto le esperienze personali
dei presenti, stimolando il confronto e lo scambio. Ognuno
di noi è soggetto “attivo” e “passivo”
della direzione spirituale. Tra gli aspetti che sono emersi
da tale confronto si segnala in particolare quanto segue:
- C’è differenza tra la direzione dei giovani
e quella offerta agli adolescenti;
- È abilità dell’educatore mantenere
il giusto equilibrio tra l’attendere ed il proporre;
- La Direzione Spirituale si pone al confine con la confessione
e con la psicoterapia;
- È tanto importante “lanciarsi” in questo
ruolo;
- È necessario conoscere una persona più esperta
cui poter chiedere consigli;
- Fondamentale risulta il riferimento alla Parola di Dio
e ai sacramenti;
- il discernimento della volontà di Dio è
l’oggetto principale della direzione spirituale;
- Occorre dedicare del tempo a questo servizio anche a costo
di mettere da parte altri impegni meno significativi.
Don Manuel, partendo dagli elementi emersi, ha poi offerto
alcuni contenuti sistematici: una definizione dell’identità
e delle motivazioni della direzione spirituale, la natura
dell’accompagnamento spirituale, gli obiettivi che
occorre perseguire.
La direzione spirituale è completa quando guida la
maturità umana della persona, le relazioni, il rapporto
con Dio.
Le giornate di formazione sono state anche caratterizzate
dallo studio individuale del secondo numero della nuova
collana “Quaderni di Spiritualità Salesiana”,
interamente dedicato alla direzione spirituale.
All’apprendimento dei contributi più interessanti
ha fatto seguito un dibattito.
Abbiamo affrontato inoltre gli atteggiamenti di colui che
richiede di essere accompagnato e quelli del direttore spirituale,
chiudendo gli incontri con l’individuare i tratti
caratteristici dell’accompagnatore e le mediazioni
di cui egli si può avvalere nel condurre questo cammino.
Ovviamente, questi giorni, caratterizzati anche da un po’
di neve, sono trascorsi all’insegna dell’accoglienza
e dello stare insieme. Don Pasquale Martino, Direttore della
casa di Santeramo, non ci ha fatto mancare nulla. L’allegria
e i tempi di distensione ci hanno consentito di rigenerarci
dalle fatiche del lavoro di ogni giorno.
Un impegno per tutti: diventare persone guidate dallo Spirito
Santo e capaci di guidare gli altri. Non è possibile
offrire aiuto se non siamo dapprima noi impegnati a discernere
la volontà di Dio… con l’aiuto di un
buon direttore spirituale!
I
giovani confratelli del quinquennio
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tirocinanti
LE STRADE DEI TIROCINANTI PORTANO
A ROMA
Incontro – conforto con i giovani confratelli in formazione
Il
secondo incontro dei tirocinanti si è svolto presso
la comunità di S.Tarcisio a Roma, casa di formazione
per i giovani confratelli del post-noviziato, il 29 Febbraio
- 1 Marzo. A quest'incontro erano presenti i tirocinanti
"ex-allievi" della comunità si S.Tarcisio
e, di conseguenza, tutti quelli della nostra Ispettoria.
Dopo diversi mesi i giovani confratelli, che per motivi
di obbedienza si trovavano dalla Toscana alla Sicilia, si
sono potuti non solo salutare, ma soprattutto confrontare
e confrontare la propria espereinza. L'incontro ha avuto
inizio venerdì 27 febbraio con il vespro, ma ufficiosamente
si è avviato prima, visto che eravamo giunti quasi
tutti con un certo anticipo.
Don Ezio Orsini, Direttore della Comunità, ci ha
accolti e ha guidato le varie giornate.
In serata abbiamo vissuto un bellissimo momento di festa
animato dai post-novizi e a conclusione della prima giornata,
il tirocinante Vito Pepe, nel giorno del suo venticinquesimo
compleanno, ha dato un toccante pensiero di buona notte.
Il giorno dopo, sabato, è stato scandito da tre momenti.
Nella mattinata abbiamo vissuto un momento di ritiro, nel
pomeriggio molti di noi sono tornati nei luoghi ove svolgevano
l’impegno di apostolato negli anni del biennio di
studi filosofici e, infine, un giro di "Roma by night"
dove abbiamo gustato nello stile della fraternità
le meraviglie della capitale, dal Panteon alla Fontana di
Trevi.
La domenica si è aperta con l’incontro, il
“Faccia a Faccia”, tra post-novizi e tirocinanti.
Le domande e le risposte hanno permesso lo scambio delle
varie esperienze e delle varie attese del tirocinio, definito
in gergo la "prova del fuoco". Il confronto è
stato arricchente per tutti, anche perché si coglieva
il desiderio, da parte dei post-novizi, di suggerimenti
sul loro futura esperienza. La mattinata ha trovato il suo
coronamento nella Celebrazione Eucaristica.
Il pranzo ricco di fraternità ha concluso l’incontro.
P.S. A chi interessasse, l’immancabile partita post-novizi
e tirocinanti è stata vinta dai primi. I tirocinanti
hanno addotto l’esito negativo della partita alla
presenza in campo di Simone De Santis!
Vittorio Castagna
Tirocinante di Torre Annunziata
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| statuto
ASSOCIAZIONE MAMMA MARGHERITA
I genitori dei salesiani accanto ai loro figli
È
nata... Anche nella nostra Ispettoria L’Associazione
Mamma Margherita che raduna, accompagna, forma e aiuta i
genitori dei Salesiani per coltivare in essi la coscienza
del bisogno urgente di accompagnare i loro figli e pregare
per le vocazioni, per la loro fedeltà e perseveranza
e l’incremento di queste.
Così anche la nostra Ispettoria si affianca ad altre
dove l’associazione è già fiorente:
Piemonte, Veneto, Sicilia, Liguria senza parlare dell’Ispettoria
dell’Uruguay - dov’è nata, dell’Argentina
- Nicaragua, Messico, Cile, Corea. Negli ultimi incontri
dei direttori è stata presentata l’Associazione,
è stato distribuito lo statuto e si sono fissate
già le prime date degli incontri regionali: per la
Campania il 2 giugno, per la Puglia il 6 giugno. Per le
altre regioni si stanno studiando le modalità. A
tempo saranno date altre informazioni.
Si porta a conoscenza di tutti lo statuto dato alla stampa
per essere distribuito a tutti i confratelli e ai genitori,
per espresso volere del sig. Ispettore, promotore dell’Associazione
nell’Ispettoria.
Significato
1. È un'Associazione che non ha scopo di lucro; sorta
nell'Ispettoria Salesiana "San Giuseppe” in Montevideo
- Uruguay è diffusa in altre Ispettorie, in varie
Nazioni.
2. Nasce 1'8 Dicembre del 1989 in Uruguay; ha un vincolo
sicuro e stabile con la Congregazione Salesiana.
Finalità
1. Avvicinarci, come genitori, ai Salesiani con i quali
ci identifichiamo, con un legame derivante dai nostri figli
nella comune vocazione: "Seguire Cristo alla sequela
di Don Bosco”.
2. Seguire i nostri figli, interrogandoci sul senso e il
significato della loro consacrazione
3. L'incomprensione, lo sconcerto e le negatività
nelle quali possiamo trovarci sono condivisi con i Salesiani,
che ieri hanno avuto la stessa esperienza e oggi vivono
la vocazione come il dono più grande che Dio possa
donare alla famiglia.
4. Attraverso il dialogo si crea un vincolo fraterno che
ci unisce. Questo dialogo si estende a vantaggio dei nostri
figli e viceversa.
5. L'appoggio reciproco di tutti i membri dell'Associazione
"Mamma Margherita" è per tutte le contingenze
della vita.
Cosa
fa
1. Abbiamo una formazione e una informazione permanente,
accompagnati da un Delegato. Nello spirito approfondiamo
la Parola di Dio. Partecipiamo a tutti gli avvenimenti ecclesiali
della Chiesa. Ci documentiamo sulla vita di Mamma Margherita
e di Don Bosco.
2. Coltiviamo la coscienza di un indispensabile accompagnamento,
pregando per la vocazione ricevuta dai nostri figli, per
la loro fedeltà e perseveranza. Preghiamo anche per
la crescita delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.
Inoltre ci adoperiamo affinché i nostri figli siano
consacrati per Dio e consacrati a Dio.
Perché
1. Ci identifichiamo nella spiritualità salesiana.
e ci sentiamo figli di Don Bosco, dando a tutti il nostro
affetto di famiglia.
2. Secondo le nostre possibilità, tanto fisiche che
occupazionali, collaboriamo in svariati campi di attività
nellequali possiamo essere di aiuto, come farebbe un padre
e una madre di famiglia.
Come
1. Attraverso l'incontro trimestrale o annuale con l'Ispettoria
della quale fanno parte tutti i Salesiani dell'Italia Meridionale.
Abbiamo anche incontri internazionali nei quali ci incontriamo
con le testimonianze delle altre Ispettorie, ampliando la
cerchia dell'Associazione di tutte le associazioni di "Mamma
Margherita".
2. Camminiamo uniti ai nostri figli vivendo il carisma salesiano,
comprendendo l'importanza di essere accompagnati e l'importanza
della preghiera. Non dimentichiamo che la preghiera ha una
forza poderosa presso Dio Padre, soprattutto quando mira
con amore ai nostri figli che seguono il suo Figlio Gesù.
Quali
risorse
1. Con la nostra disponibilità ci identifichiamo
con i salesiani nel loro carisma.
2. Li accompagniamo con:
• la Parola di Dio
• la preghiera
• l'Eucaristia
• la Riconciliazione
• e il cammino della Croce
*
Essere padre ed essere madre è una vocazione e tutte
le vocazioni sono chiamate di Dio per una missione.
*
È una missione al servizio per la vita piena dei
propri figli perché si realizzino in tutto nella
loro vita (1'elezione dello stato, il lavoro, gli studi
ecc.)
*
Mamma Margherita è il fondamento, il cuore dell'Ass.
"Mamma Margherita" perché è stata
la madre del primo salesiano Don Bosco: imitiamola perché
tutto il nostro fare quotidiano si converta in preghiera
e nella missione di accompagnare i figli.
*
Don Viganò, settimo successore di Don Bosco, il 18
dicembre del 1989, benediceva la nostra Associazione e ci
diceva: "Se mia madre vivesse, sarebbe la prima a partecipare
ad essa ".
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Salesianum
22 - 25 gennaio 2004
LA SANTITÀ FERIALE
Conoscenza, riflessione e confronto tra i vari gruppi della
Famiglia Salesiana
Dal
22 al 25 gennaio u.s. ha avuto luogo a Roma, presso il Salesianum
la XXII edizione delle Giornate di Spiritualità della
Famiglia Salesiana. Tema delle Giornate era “La Santità
Feriale”.
Finalità dell’incontro era quella di radunare
i rappresentanti della FS mondiale per riflettere insieme
sui modelli di santità feriale e sulle modalità
attuali di vivere tale realtà.
Infatti erano presenti all’incontro molti SdB, FMA,
Cooperatori, Exallievi/e VdB di diversi paesi europei ed
extraeuropei.
Le giornate, strutturate molto bene e decisamente intense,
prevedevano una modalità originale per proporre un
confronto tra i partecipanti. Al pomeriggio di ogni giornata
veniva offerta la possibilità ai presenti di ascoltare
delle testimonianze dirette di modi di vivere la santità
feriale giovanile..
Nel primo giorno c’è stata la presentazione
di una testimonianza di un movimento giovanile “Nuovi
Orizzonti”, nato attorno a Chiara, una giovane romana
che ha iniziato circa dieci anni fa ad accogliere i barboni
e i giovani tossicodipendenti che affollavano la Stazione
Termini di Roma e a proporre loro di vivere insieme, dando
vita ad una specie di fraternità. Elemento importante
della vita in comune, oltre alla povertà e al lavoro,
è quello della “cristoterapia”, ossia
Cristo al centro di ogni azione e riferimento nella vita
di ogni giorno, al punto tale da diventare una “medicina”
per curare gli animi.
Nella seconda giornata c’è stata la possibilità
di confrontarsi con alcuni giovani provenienti da ambienti
salesiani. Si è trattato di un interessante dibattito,
animato da numerosi interventi del pubblico.
Il terzo giorno è stato presentato un Recital dal
titolo “Storie per vivere”, scritto, preparato
e allestito da un gruppo di giovani e famiglie di Catania,
che hanno dato vita a un CGS, e quindi, provenienti da un
ambiente salesiano.
Lo spettacolo, che ha messo in risalto la forte coesione
del gruppo e la bravura di tutti i protagonisti, ha riscosso
notevole successo e gradimento Il recital era incentrato
sulle figure dei modelli di santità salesiana: San
Domenico Savio, Laura Vicina, Michele Magone.
Al mattino di ogni giornata hanno avuto luogo, invece, alcuni
interventi: l’intervento di don Luc Van Looy, Vicario
uscente del Rettor Maggiore e ormai prossimo Vescovo in
Belgio; tema della relazione era la santità feriale.
Don Luc ha messo in evidenza che essa non è altro
che riuscire a condividere il quotidiano con i giovani.
Il giorno successivo c’è stato l’intervento
di don Francesco Motto sull’attualità del Sistema
Preventivo .
Hanno fatto da splendida cornice e sintesi le buonanotti
del Rettor Maggiore, don Pasqual Chavez e della Consigliera
Generale della FS, Suor Maria de Los Angeles Contreras.
Dell’IME erano presenti i delegati Regionali della
FS della Puglia, don Riccardo Cariddi, della Basilicata
e Campania, don Ferdinando Lamparelli, e della Calabria,
don Peppino Resta, e inoltre, don Mario Delpiano e tre Cooperatrici
dell’Opera di Corigliano Calabro , Maria Caravetta,
Pupetta Corino e Maria Caloroso.
La partecipazione a tale incontro ha senz’altro favorito
il confronto tra realtà diverse, la conoscenza di
buone prassi praticate in varie parti d’Italia e la
riflessione pastorale sui modelli attuali di santità
feriale proponibili ai giovani.
Maria Caloroso
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animazione
missionaria
PER NON RESTAR FERMI
Cronaca di un weekend di formazione
Il
3-4 gennaio 2004 noi del gruppo VIS di Salerno insieme a
tanti altri giovani dell'ispettoria meridionale abbiamo
partecipato al weekend AM-VIS svoltosi questa volta a soverato.
Abbiamo trascorso momenti indimenticabili all'insegna della
formazione spirituale personale ma al tempo stesso anche
all'insegna del divertimento e della condivisione reciproca.
ci siamo preparati per iniziare al meglio il nuovo anno
spalancando le finestre dei nostri cuori, tralasciando i
panettoni,lo spumante e i fuochi di artificio di fine anno
e ponendoci davanti al Signore con umiltà e buoni
propositi.
Da uno "stare" e "ascoltare" la parola
di Dio siamo giunti ad un "seguire"...così
come da uno "Stabat" di Giovanni si passa ad un
seguire dei due discepoli (Gv 1,35-39). E per rafforzare
il nostro voler essere "missionari " abbiamo partecipato
alla vendita in piazza, nei pressi dell'oratorio di Soverato
allestendo uno stand VIS. Li abbiamo operato concretamente
per il bene del prossimo vendendo prodotto tipici del Madagascar
e dell'Albania il cui ricavato sarà devoluto interamente
alle missioni. È stato bellissimo vedere tanti giovani
pregare adoperarsi per crescere insieme, ma soprattutto
sperare in un mondo migliore .Giovani diversi perché
provenienti dalla Puglia dalla Campania dalla Basilicata...ma
uguali perché uniti da un unico ideale!
Questo quarto incontro di formazione è iniziato con
l'ascolto della canzone di Renato Zero "A braccia aperte";
d. Angelo ci faceva riflettere su alcune frasi molto belle
del testo e ci invitava a fare un salto indietro nel tempo
un "ritorno sui miei passi" come dice la canzone.
È seguita poi la lettura del brano del vangelo di
Giovanni citato prima con la "Lectio" intensa
e impegnativa ma ricca di significato e di spunti di riflessione.
La sera è trascorsa prima con la cena preparata gentilmente
da alcune mamme (a cui diciamo il nostro grazie) e poi,
anche se il tempo non era dei migliori e impavidi del freddo
e della pioggia, abbiamo fatto un giro per giro per Soverato
by night degustandoci un ottimo yogurt. La serata si è
conclusa nella cappella dell'Istituto con la recita delle
tre Ave Maria come è nella consueta tradizione salesiana.
Stanchi morti per il lungo viaggio ci ritiriamo nelle stanze
per il meritato riposo. L'indomani l'appuntamento è
alle 7:45 nel cortile dell'istituto per andare tutti insieme
alla chiesa delle FMA dove d.Angelo ha celebrato la messa.
Dopo la messa colazione nel bar di fronte (tutta quella
gente in una volta sola non l'aveva mai vista).
Dopo il pranzo il direttore della casa ha regalato ad ognuno
di noi un portachiavi a forma di Befana mentre d. Angelo
passava tra i tavoli a distribuire torroncini.
È arrivato il consueto momento dei saluti e degli
abbracci che si danno sempre con un pizzico di nostalgia,
ma con la voglia di rivederci al più presto.
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| 50°
di canonizzazione
NON AVER PAURA DELLA SANTITÀ
Al via i festeggiamenti presso la Basilica di san Domenico
Savio
Al
via i festeggiamenti in onore di Domenico Savio, per i cinquant’anni
dalla sua canonizzazione: un evento davvero speciale per
la comunità salesiana di Lecce, che ha la gioia e
la responsabilità di avere l’unica Basilica
al mondo, dedicata al giovane santo oratoriano.
Un anno speciale, inaugurato da un padrino d’eccezione:
la comunità leccese ha infatti accolto don Antonio
Domenech, Consigliere mondiale per la Pastorale Giovanile,
venuto nel Salento per riproporre la santità di Domenico
Savio in quest’anno giubilare.
Con la solenne celebrazione del 25 Gennaio, presieduta da
don Domenech, si è così ufficialmente aperto
un periodo ricco di appuntamenti. Visita, quella del consigliere
mondiale per la pastorale giovanile, anticipata dal messaggio
inviato alla comunità di Lecce dal Rettor Maggiore,
che nel Maggio prossimo visiterà la comunità
salentina.
“Modello sempre attuale di pedagogia salesiana riuscita”,
si legge nel suo ‘Saluto alla comunità di Lecce’,
Domenico Savio ci sprona a rilanciare la proposta della
santità giovanile. E don Domenech ha ripreso pienamente
le parole del Rettor Maggiore, nel corso della sua breve
visita a Lecce, in particolare durante una conferenza, tenutasi
in Basilica il 26 Gennaio, in cui ha presentato il modello
di vita cristiana proposto da don Bosco, e le strategie
per attuarlo. Un appello all’intera comunità,
chiamata a scommettere sulla santità (sulla scorta
anche delle parole del papa “non abbiate paura della
santità”), intesa come misura alta di vita
cristiana: l’unico miracolo che dobbiamo fare –
ha infatti precisato don Domenech – è vivere
la vita di ogni giorno con amore. Per diventare santi non
c’è un corso da seguire, o libri su cui studiare.
La santità è come il calcio: l’importante
è iniziare a giocare. Ma perché questo avvenga,
l’intera comunità deve mettersi in gioco e
puntare sulla figura degli adulti, che devono essere i primi
a credere in questa misura alta di vita cristiana ed essere
così da esempio per i più giovani (spesso
sono proprio loro la disgrazia dei ragazzi!).
Un ruolo fondamentale lo assume anche l’ambiente,
in cui bisogna valorizzare l’accoglienza e l’attenzione
agli altri, vivendo quei valori che si intende insegnare.
Ed immancabile deve essere la presenza dei gruppi di formazione
cristiana, che ci accompagnino in un accurato cammino di
fede. Tutto questo contribuisce a vivere quel modello che
don Bosco tuttora ci propone, e che don Domenech ha riassunto
in tre brevi punti: considerare la vita come un dono, smantellando
il diffuso pessimismo e valorizzando ciò che di buono
c’è in ognuno di noi; adempiere ai nostri doveri,
considerandolo come un atto di risposta all’amore
di Dio; essere missionari tra i compagni, mettendo a loro
disposizione quei doni che abbiamo ricevuto. Un modello,
questo, che si è concretizzato in Domenico Savio,
che, andando contro tutte le convenzioni del tempo, oggi
può essere considerato il “vangelo vivente”.
Un giovane - ha concluso don Domenech - che ha saputo battersi
per i grandi valori, servendo il Signore con allegria. E
non dobbiamo dimenticare queste parole se vogliamo vivere
pienamente quest’anno di festa: non deve essere un
semplice “ricordo” il nostro, ma deve piuttosto
essere uno stimolo per capire che la santità è
la meta, raggiungibilissima, di ogni cristiano. Domenico
Savio non deve essere una semplice statua, o un’immagine
“portafortuna” nei momenti di bisogno: è
la dimostrazione vivente che diventare santi è possibile.
E penso che sia proprio questo lo spirito che ci dovrebbe
accompagnare durante quest’anno, in cui siamo invitati
a riscoprire (ed a fare nostra!) la gioia di Domenico, in
cammino verso la santità.
Molte le iniziative in programma per quest’anno giubilare,
che vedranno coinvolta non solo la comunità salentina,
ma l’intera Ispettoria: dalla tradizionale biciclettata
in onore di Domenico Savio, che quest’anno assumerà
un significato ancora più forte, alla concessione
dell’indulgenza plenaria a quanti visiteranno la Basilica
dal 9 Marzo al 12 Giugno, con le dovute predisposizioni
d’animo e gli adempimenti prescritti; dal coinvolgimento
del territorio, con le iniziative pensate per i bambini
ed i giovani degli istituti scolastici leccesi, alle finali
nazionali di PGS (calcio e pallavolo, under 15) in programma
dal 29 Aprile al 2 Maggio. Tappe di questo giubileo salesiano
che ci guideranno con gioia all’atteso 15 e 16 di
Maggio, giornate in cui migliaia (si spera tantissimi…
) tra giovani e preadolescenti, si stringeranno insieme
al Rettor Maggiore attorno all’urna di Domenico Savio,
che sarà ospitata per la seconda volta nella Basilica
salentina.
I festeggiamenti, tesi a diffondere una “cultura della
santità”, per raggiungere nella nostra vita
quella misura alta che da più parti ci viene proposta,
culmineranno il 12 Giugno con l’apertura dell’Estateragazzi,
giorno in cui, nel lontano 1954, Domenico Savio venne innalzato
alla gloria degli altari.
Simone
Pantaleo
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mgs
calabria
TOGETHER FOR DON BOSCO
Preadolescenti attirati dall’amicizia come raggio
di santità
Si
è svolta a Lamezia Terme la quarta edizione del "Together
for don Bosco", incontro regionale del Movimento Giovanile
Salesiano della Calabria, caratterizzato dal 50° anniversario
della canonizzazione di S. Domenico Savio e del 100°
della morte della Beata Laura Vicuna.
Presso l’oratorio dei salesiani, guidato da don Franco
Sabbatino, si sono ritrovati ragazzi dagli 11 ai 14 anni
d'età provenienti da tutta la regione per trascorrere
insieme una giornata ricca di emozioni: dal gioco, alla
partecipazione alla santa messa, ai momenti di condivisione
materiale e spirituale, vi è stato un unico leit-motiv:
"l'amicizia come raggio di santità".
Questo il tema della manifestazione che, per la sua connotazione,
viene celebrata solo in Calabria, e che è stata coordinata
dalla Pastorale giovanile regionale. “Santità,
non argomento astratto, estraneo alla vita di ogni giorno
- ha dichiarato l’Ispettore d. Franco Gallone - bensì
cammino fatti di piccoli e grandi gesti quotidiani che,
come voleva don Bosco, contribuiscono a diventare buoni
cristiani ed onesti cittadini. I giovani hanno atteggiamenti
contrastanti nei confronti di questo tema, a seconda dell'età
e delle diverse realtà sociali; appuntamenti del
genere vengono organizzati periodicamente in diversi periodi
dell'anno, per avere un orizzonte e una base d'azione e
di progettualità sempre più allargata.”…
“Il messaggio che queste esperienze lasciano - ha
continuato Gallone- è senz'altro una testimonianza
viva e vitale, a misura e dimensione di quel complesso universo
giovanile per il quale sono state ideate”.
Momenti in cui i ragazzi sono protagonisti e diventano anche"maestri"
per gli adulti, in uno scambio reciproco di idee ed esperienze
di vita. I "grandi" - ha affermato d. Vittorio
Lacenere responsabile della Pastorale giovanile della diocesi
lamettina - devono saper essere guida, senza soffocare l'energia
creativa dei giovani, saperli guidare verso Cristo, con
ragione, religione ed amorevolezza come don Bosco ha insegnato”.
Maria
Scaramuzzino
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| gruppo
VIS
UN GIORNO IN PIÙ BEN UTILIZZATO
Educare alla mondialità a partire dal cuore
Salerno,
29 febbraio 2004.
Un giorno particolare…un giorno presente sui nostri
calendari ogni 4 anni… Quest’anno è diventato
tempo proficuo, tempo per interrogarci sul tema dell’educazione
alla mondialità per un modo possibile di intercultura!
I ragazzi del gruppo VIS Pangea (Volontariato Internazionale
per lo Sviluppo) dell’oratorio Salesiano di Salerno
hanno organizzato un convegno dal titolo “Questione
di cuore…per un educazione alla mondialità”.
Tutto parte sempre da Don Bosco che ha fatto della frase
“l’educazione è questione di cuore”
l’essenza della sua vita spesa per i giovani. I relatori
hanno ampiamente sviluppato quello che per loro vuol dire
questo insegnamento.
Il convegno si è aperto con un saluto introduttivo
del moderatore, la prof. Maria Antonietta Chirico,che ha
spiegato l’idea di come nasce questo incontro. Un
convegno particolare che non nasce solo dalla voglia di
comunicare delle idee, di porre degli interrogativi, ma
nasce da 7 esperienze forti vivendo per un mese quelli che
qualcuno chiama “esercizi spirituali in contesto”
in due luoghi molto diversi tra di loro ma uniti da una
sottile linea comune: Albania e Madagascar.
Provocati da quello che hanno visto e vissuto Enzo, Francesco,
Giovanni, Giuseppina; Massimo, Roberto e Sara (insieme a
Barbara, Fabio, Roberta e Valentina) hanno deciso di informare,
di raccontare, di testimoniare. Per questo i primi due interventi
sono state le testimonianze di Enzo(esperienza estiva in
Madagascar) e Giuseppina (esperienza estiva in Albania)
che hanno comunicato con estrema semplicità cosa
è cambiato nella loro vita, cosa si portano dietro
di questa esperienza.
È seguito l’intervento del presidente nazionale
del VIS dr. Antonio Raimondi che ha illustrato la realtà
del VIS e dei suoi progetti e si è soffermato sui
temi della mondialità, dell’”altro”
e come tutto ciò non può lasciarci indifferenti,
ma deve interrogarci perché la vera Pangea (l’unico
grande continente che racchiudeva tutte le terre emerse)
parte dalle nostre case.
L’intervento successivo, tenuto da d. Franco Fedullo,
direttore diocesano della Caritas, ha informato sulle iniziative
che il gruppo dei volontari della Caritas svolge nell’ambito
diocesano. L’”altro” non è solo
il nostro fratello africano, ma anche il ragazzino che chiede
l’elemosina all’angolo della strada. Hanno approfondito
l’intervento di d. Franco due ragazzi impegnati nei
progetti, Francesco e Roberta, volontaria della Misericordia.
Prima di aprire il dibattito il presidente della provincia
dr. Alfonso Andria ha portato il saluto e il consenso della
Provincia su questa iniziativa soffermandosi su alcuni passaggi
degli interventi che l’avevano preceduto.
Al dibattito è succeduto il saluto del parroco e
direttore della casa d. Mario Sangiovanni che ha invitato
tutti i presenti ad affrontare il freddo per visitare gli
stands delle associazioni di Salerno impegnate nel sociale,
allestiti all’interno dell’Istituto salesiano.
Il convegno non si è limitato ad offrire conferenze,
ma creato una opportunità di una pluralità
di informazione con materiale informativo esposto dall’AIL,
Telefono Azzurro, Ipotenusa, Misericordi, AISM, Centro di
ascolto, UNICEF e VIS. I ragazzi del gruppo VIS hanno offerto
un buffet a base di prodotti del commercio equo e solidale;
il gruppo dei “Cemballegri” inoltre, ha coinvolto
tutti i presenti in festosi e coreografici balli etnici.
La discreta presenza delle associazioni che operano nel
locale e l’ottima risposta della gente che ha riempito
il salone del convegno, hanno garantito la perfetta riuscita
della manifestazione. Che dire di più?! Nulla. Ora
dobbiamo mettere in moto il cuore cercando nell’altro
la nostra immagine riflessa per una Pangea possibile!
I ragazzi del gruppo VIS
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quaresimaviva
INCONTRARE GESÙ
Gli esercizi per biennio, triennio e giovani Una esperienza
Nei giorni 27-28-29 febbraio
si sono svolti gli esercizi spirituali a Grumento Nova,
in provincia di Potenza, a cui hanno partecipato gruppi
di giovani delle case salesiane di Andria, Cisternino, Foggia,
Lecce,Molfetta e Taranto.
Le tre giornate sono state guidate da don Carlo Cassatella,
nello stile della spiritualità giovanile salesiana.
con la collaborazione di don Pasquale Cristiani e di due
giovani salesiani Robert e Mirko,
I vari gruppi hanno socializzato subito tra loro, anche
grazie all’aiuto di giochi e intrattenimenti. Dopo
esserci sistemati nelle camere della “Casa don Bosco”
che ci ha ospitati, armati di penna, quaderno, Vangelo e
un libretto guida, ci siamo messi subito al lavoro.
Purtroppo i giorni a nostra disposizione non erano molti,
pertanto abbiamo dovuto accelerare i tempi, anche con la
via Crucis il venerdì, la sera stessa in cui siamo
arrivati, che è stata divisa in varie tappe, con
domande e riflessioni di noi giovani.
La parola evangelica a cui abbiamo fatto riferimento e che
è servita come guida in questi tre giorni è
stata l’incontro del giovane ricco con Gesù
(Mc 10,17), presa in esame più volte e confrontata
con la nostra vita.
Da tale confronto sono scaturite profonde riflessioni durante
il deserto, momento di incontro personale con Dio, che ogni
ragazzo ha vissuto intensamente, ritagliandosi finalmente
un po’ di tempo per capire se stessi e fermarsi a
riflettere sul rapporto personale che ognuno di noi ha con
il Signore.
Penso che il momento più “forte” vissuto
sia stato per tutti quello dedicato all’adorazione
eucaristica., che ha avuto inizio intorno alle ore 23.30
ed è terminata alle ore 3 del mattino. È stata
divisa in 4 momenti: adorazione, ringraziamento, implorazione,
domanda, durante i quali ogni ragazzo ha scritto e letto
una o più preghiere inerenti a ciascun momento. Eravamo
immersi in un’atmosfera suggestiva, seduti davanti
a quel piccolo altare di legno, così povero, ma così
grande nello stesso tempo, alla luce soffusa delle candele,
al tepore del cammino e al dolce sottofondo musicale, che
ci ispirava e ci permetteva di concentrarci sul nostro incontro
personale con Gesù presente nell’Eucaristia.
Ho provato un’emozione immensa in tutti i giorni trascorsi,
specialmente durante l’adorazione; momento ricco di
spunti di riflessione sulla mia vita trascorsa e sulle scelte
future.
L’ultimo giorno è stato dedicato alla considerazione
su ciò che abbiamo vissuto, ai propositi che abbiamo
fatti individualmente, ma anche come gruppo, e alla Santa
Messa.
Per me è stata un’esperienza magnifica poter
condividere tutto con tutti, soprattutto fare tutti insieme
i piccoli lavori di ogni giorno, dividendoci i compiti con
entusiasmo.
Il divertimento è stato grande, non abbiamo solo
riflettuto, i giochi e gli scherzi tra noi e gli animatori
hanno riempito i tempi di condivisione.
Nonostante il tempo atmosferico non sia stato dei migliori
e non abbiamo potuto riposare molto a causa dei pochi giorni
a nostra disposizione, siamo stati tutti d’accordo
nell’affermare di aver vissuto un’esperienza
intensa, indubbiamente utile ed indimenticabile, organizzata
egregiamente.
Simona
Animatrice di Taranto Don Bosco
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mgs
WWW.INSIEME.COM/UNIONE
La Festa adolescenti della Campania
L’oratorio di Piedimonte
Matese il 7 marzo 2004 ha accolto circa 200 ragazzi del
biennio provenienti dagli oratori dei salesiani e delle
Figlie di Maria Ausiliatrice per la Festa adolescenti MGS
della regione Campania. Il tema-slogan della giornata, espresso
nel linguaggio telematico, è stato www.insieme.com/unione.
Si è voluto offrire agli adolescenti, in un clima
di comunione e amicizia, una opportunità di incontro
e di festa nello stile della SGS per aiutarli a scoprire
la possibilità di essere santi impegnandosi in un
progetto di vita da scegliere con senso critico, in dialogo
con gli educatori e in una esperienza di comunione con gli
altri e con il Signore Gesù
All’arrivo, previsto per le 9.30, i ragazzi si sono
iscritti e sono stati organizzati in gruppi di lavoro per
diverse provenienze. All’allegra accoglienza è
seguita la presentazione della giornata con le sue finalità,
i tempi e gli atteggiamenti richiesti ai partecipanti. D.
Pasquale Cristiani, delegato per la Pastorale Giovanile
dei salesiani, nel suo saluto ha allargato i confini della
Festa richiamando l’altro appuntamento che il Movimento
stava vivendo a Taranto, dove era in corso l’altra
convocazione della regione Puglia degli adolescenti.
L’attività centrale, che ha caratterizzato
la giornata e ha concretizzato l’obiettivo, è
stata un “viaggio in rete” che i gruppi di lavoro
hanno compiuto. Nei vari ambienti dell’oratorio di
Piedimonte sono stati allestiti degli stands - siti web
– ispirati ai diversi ambiti della vita quotidiana.
Ad esempio c’era il sito www.sabatosera.pub, dedicato
al tempo libero; www.scuola.abc; www.casadolcecasa.mia e
tanti altri. I ragazzi, “navigando sulla rete”,
sceglievano i vari siti da visitare e poi, riflettendo sulle
proposte e sui contenuti di ogni sito, decidevano se inserirlo
nell’elenco dei link di una “homepage”
dedicata alla santità. Visitando i vari “siti”
i ragazzi si sono confrontati con le proposte, i limiti
e le spinte presenti nella vita di ogni giorno. Alcuni siti
erano fortemente propositivi (Domenico Savio, Laura Vicina,
oratorio, famiglia, lavoro,…) ed altri fuorvianti
(www.lucignolo.it: il tempo… perso) con controproposte.
C’era un sito dedicato alla fede - www.scelgo.dio
– dove chi lo visitava aveva il materiale necessario
per organizzare la homepage. I ragazzi si sono lasciati
coinvolgere dall’attività accettando l’innesco
ludico senza perdere la provocazione tematica.
Al termine della mattinata abbiamo celebrato insieme la
Santa Messa, incontro con Gesù, presieduta da d.
Pasquale Cristiani.
E poi tutti a pranzo. Anche questo è stato tempo
proficuo per la comunione dei gruppi costituiti che hanno
consumato insieme il pranzo.
Nel primo pomeriggio i gruppi di lavoro sono stati riuniti
in più ampi per favore la presentazione ed il confronto
che, a partire dalle homepage realizzate, ha portati i ragazzi
a scoprire i diversi itinerari possibili per un cammino
di santità.
La Festa si è conclusa intorno alle 16.30 in teatro
con un semplice momento di allegria ed una rapida verifica
di gradimento e di impegno vissuto nella giornata…
positivi gli esiti! Ad ogni partecipante è dato,
come gadget ricordo, un simpatico ciondolo portachiavi con
su riportato lo slogan ed il tema della giornata.
Nonostante che la pioggia sia stata compagna fissa per tutta
la giornata, creando non poche difficoltà agli organizzatori,
la Festa è riuscita bene raggiungendo il suo obiettivo.
Il merito va anche ai membri – i sopravvissuti –
della Consulta MGS della Campania e ad alcuni animatori
degli oratori locali che hanno realizzato i vari siti e
si sono resi disponibili nel momento del bisogno.
Ed ora ci si augura che i partecipanti sappiano mettere
in pratica le provocazioni ricevute nel corso della Festa
e scegliere uno dei percorsi di vita che sono stati individuati
nella certezza che il Signore ci porta per mano e ci guida
verso la santità, una santità a nostra misura,
perché possibile nel quotidiano, nell’ordinario
che diviene straordinario se vissuto con la meraviglia e
la passione di chi crede che “la santità consiste
nello stare sempre allegri e nel fare sempre il proprio
dovere”.
Giuseppina Sabbarese
Coordinatrice MGS Campania
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convegno
nazionale PG CEI
ASCOLTINO GLI UMILI E SI RALLEGRINO
Con i giovani, testimoni di gioia e speranza per la civiltà
dell’amore
Questo è stato il
tema del VII convegno nazionale di Pastorale Giovanile,
organizzato dal Servizio di PG della CEI e tenutosi a Monopoli
dal 17 al 20 marzo scorsi.
La celebrazione del convegno, che nelle passate edizioni
era stato tenuto con cadenza biennale in varie località
(Assisi 1992, Loreto 1994, Bologna 1996, Brescia 1998, Ischia
1999, Loreto 2000, Isola delle Femmine 2002,) rientra tra
le iniziative che preparano il grande evento ecclesiale
del 24° Congresso eucaristico Nazionale che sarà
ospitato nel prossimo anno a Bari.
Il Convegno è ruotato intorno ad alcuni temi generatori
ben strutturati tra di loro: ascoltino gli umili e si rallegrino;
è il motto episcopale di don Tonino Bello, vescovo
della carità e dei giovani, scomparso dieci anni
fa. La sua figura grandeggia quanto più ci si allontana
dal tempo della sua testimonianza di speranza che, con tanto
ardore di carità e con profezia di fede, lo ha reso
per tanti “segno di contraddizione”; con i giovani:
richiama il protagonismo dei giovani, "talento della
Chiesa", nella pastorale giovanile e nella comunità;
testimoni di gioia e di speranza: richiama la centralità
e la natura della missione – cuore del rinnovamento
indicato dagli Orientamenti pastorali; per la Civiltà
dell’amore: si riallaccia alla consegna di Toronto
ed alla preferenzialità per i "più deboli".
I delegati delle Diocesi Italiane e dei movimenti ecclesiali
hanno ascoltato con interesse le relazioni che hanno avuto
il compito di focalizzare meglio gli obiettivi del convegno.
La prima giornata è stata caratterizzata dalla presentazione
del cammino fatto in dieci anni di vita del Servizio Nazionale
di Pastorale Giovanile della CEI. Betori e Segalini hanno
sottolineato rispettivamente i due "versanti"
dei pronunciamenti ufficiali e della prassi pastorale del
Decennio.
Entrati nel vivo dell’esperienza la mattina del secondo
giorno la relazione tenuta , a due voci, da Ivo Zizzola
e Stefano Tomelleri entrambi dell’Università
degli Studi di Bergamo ha toccato la sfida rappresentata
dal contesto sociale e culturale della globalizzazione.
Offrendo offre una lettura profonda dei fenomeni, in relazione
alla loro incidenza sui giovani e sui poveri, sollecitando
in questo modo una presa di coscienza della necessità
di "contestualizzare" maggiormente la pastorale
giovanile. Il pomeriggio ha visto l’assemblea davanti
ad una esplosiva Giuliana Martirani docente di geografia
economica dell’Università di Napoli. Chi aveva
partecipato all’assemblea del MGS di Mestre aveva
già potuto cogliere la passione con cui questa “mamma”,
come lei ama innanzitutto definirsi, trasmette i valori
in cui crede. Ha catturato i convegnisti presentando, da
brava exallieva delle FMA del Vomero, alcune applicazioni
delle beatitudini in chiave culturale ed educativa. Essa
ha proposto ai partecipanti possibili strategie di azione,
additando alla pastorale giovanile attenzioni educative
di fondo e percorsi praticabili per la costruzione della
Civiltà dell’amore.
Il giorno dopo è stata la volta di colui che da più
parti viene additato come l’”erede spirituale”
di d. Tonino Bello: Padre Gian Carlo Bregantini, Vescovo
di Locri: un vescovo "rappresentativo" dei problemi
del meridione e dell’azione delle Chiese del sud:
è personalmente sensibile ai giovani ed alle tematiche
da cui il convegno aveva preso le mosse. La sua relazione
di taglio teologico-pastorale ha aiutato i convegnisti a
cogliere il nesso tra educazione alla fede, missione e solidarietà
con i "più deboli", nella centralità
che esso assume per parlare oggi dell’uomo e di Dio.
Ha così sollecitato la pastorale giovanile alla "fantasia
della carità", non in chiave moralistica, ma
come via autentica per conoscere Cristo e testimoniarlo
agli altri (a partire dallo spessore umano di ogni relazione,
fino all’impegno sociale e politico).
Importanti sono stati i lavori di gruppo nei quali i delegati
hanno potuto confrontarsi su un “catalogo” di
problematiche giovanili davvero immenso, uno di tali ambiti
era guidato anche dal “nostro” don Alfano.
Una ricca e profonda relazione sul prossimo convegno eucaristico
è stata tenuta da Pastore della Chiesa di Bari-Bitonto,
che evitando di bloccarsi nelle secche organizzative ha
tratteggiato in maniera encomiabile il tema dell’assise
eucaristica 2005: Sine dominico non possumus. Che va rettamente
e variamente interpretato. Senza il Signore non esistiamo,
senza la Chiesa non esistiamo e, solo come ultima accezione,
senza la celebrazione domenicale non possiamo esistere.
Non è mancato tutto il contorno di un incontro in
fin dei conti giovanile: stand multimediali organizzati
da varie diocesi e movimenti, purtroppo non il MGS, un triangolare
sportivo, musica, gite e preghiere in stile giovanile. Una
caratteristica singolare è stato l’apporto
dei nuovi media. Da casa si potevano comodamente seguire
i lavori del convegno grazie ad un collegamento audio-video.
Anche se è il caso di dire che la cornice e l’atmosfera
reale erano ovviamente insostituibili.
Si è trattato di un momento di aggiornamento veramente
qualificato e qualificante, forse se ne poteva fare più
tesoro anche per collocare una pietruzza significativa su
quella strada della visibilità del presenza salesiana
della cui mancanza a volte ci rammarichiamo.
Anche se non si è partecipato al convegno ci si può
comunque sentire impegnati dal mandato che l’arcivescovo
Ruppi ha consegnato ai delegati, affinché anche nella
nostra terra tanti possano essere gli umili che ascoltando
l’Evangelo che è Gesù possano gioire.
Carlo Cassatella
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