Lettera dell’ispettore

UNA BELLA COSA DA VEDERE
In attesa di incontrare Domenico Savio

Carissimi Confratelli, sabato 13 marzo abbiamo avuto una gradita sorpresa: la nuova urna che contiene le reliquie di San Domenico Savio è stata accolta per alcune ore nella nostra casa del Don Bosco di Napoli. È stato un evento imprevisto. L’urna, partita da Bologna, doveva essere imbarcata in serata dal porto di Napoli con destinazione Palermo, dove era attesa per il pellegrinaggio in quella Ispettoria. Ha effettuato una sosta tecnica da noi. Siamo stati colti di sorpresa, ma è stato un fatto gradito. Pure nella ristrettezza dei tempi, è stato organizzato un momento di preghiera che ha visto alternarsi almeno un 400 persone tra SDB, FMA, adulti, membri della FS, ma soprattutto ragazzi, che si sono accalcati con grande naturalezza e semplicità attorno all’urna. Abbiamo vissuto insieme alcuni momenti intensi di meditazione, rivisitando le tappe salienti della vita di Domenico Savio e riascoltando i propositi del suo programma di santità. L’urna è sovrastata da una statua del santo, rappresentato in un atteggiamento singolare: sul letto di morte, ma con lo sguardo raggiante e le braccia protese verso la visione che lo confortò negli ultimi istanti di vita:“Che bella cosa io vedo…” La Banda Musicale dei Ragazzi del Don Bosco ha colto nel segno quando ha eseguito il pezzo “Andrò a vederla in dì”, un canto che sicuramente Domenico avrà cantato all’Oratorio di Valdocco e che ha fatto recepire a tutti i presenti il chiaro messaggio di Domenico: l’invito a impegnarsi nel cammino della santità. Dalle informazioni dell’ANS sappiamo che sono migliaia le persone che sono state presenti al passaggio delle Reliquie di San Domenico Savio nelle Ispettorie d’Italia. Questo evento si sta rivelando per l’Italia intera una vera grazia e un rinnovato messaggio di santità. I giovani restano impressionati e stimolati dalla figura di quel ragazzo, che guidato da Don Bosco raggiunse “un’alta misura di vita cristiana ordinaria” giovanile. Per molti Salesiani la celebrazione di questo giubileo sta diventando quasi una riscoperta dell’efficacia della nostra proposta educativa ed evangelizzatrice. Anche noi, come Ispettoria, ci stiamo preparando a vivere questa grazia del Signore. In questi mesi l’èquipe di Pastorale Giovanile ha predisposto un cammino di preparazione con l’invio di un sussidio mensile che passo dopo passo ci sta avvicinando a questo appuntamento così centrale nell’anno in corso. In questi giorni è stato ultimato il programma per la grande convocazione a Lecce per il 14 – 16 maggio. Con la presenza dell’urna e del Rettor Maggiore vorremo vivere come comunità ispettoriale non solo una festa di famiglia, ma soprattutto un evento di grazia del Signore che parlerà al cuore di tutti affinchè rispondiamo con rinnovato slancio al suo invito di amore. Uno dei momenti salienti sarà il “confronto giovani” del 15: insieme al Rettor Maggiore e nell’ascolto delle testimonianze di alcune personalità molto note, impegnate a vivere l’ordinario a servizio degli altri, della solidarietà e della pace, rifletteremo sulla santità del quotidiano come caratteristica della spiritualità salesiana. Affido alla cura materna di Maria Ausiliatrice questa evento e tutti coloro che lo vivranno: Lei che è stata la madre e la maestra di Don Bosco e ha guidato Domenico Savio nel cammino di santità, guidi tutti noi a rinnovare il nostro impegno personale. Auguro a tutti un fecondo cammino quaresimale e una Buona Pasqua!

Sac. Francesco Gallone - Ispettore
25 marzo 2004
Solennità dell’Annunciazione

Progetto di vita spirituale
UNIRE MISTICA E AZIONE PROFETICA
La vita consacrata nel terzo millennio

Nei 40 anni trascorsi dal concilio, osservando il cammino compiuto dalla vita consacrata, si ha l'impressione che permangano ancora delle gravi lacune in riferimento a quelli che possono essere definiti le colonne postanti su cui si regge: riguardo cioè all'esperienza di Dio, in cui non si è ancora effettuata la sintesi tra azione e contemplazione; alla vita comunitaria che non è stata in grado di passare da uno stile di vita in comune centrata sulle osservanze regolari, a una vita comunitaria basata sulle relazioni personali e un'autentica "amicizia nel Signore", mentre nell'apostolato si è caduti in un attivismo che ha trasformato alcuni religiosi/e in bravi "impresari apostolici", ma forse non in testimoni del Vangelo.
È giunto quindi il momento di ritornare alle radici, di riaffermare i fondamenti su cui poggia; e il fondamento è la roccia che è Cristo: < Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Mario Chiaro Gesù Cristo» (1 Cor 3,11).
È il tema su cui insiste p.Carlos Palmés si, in un articolo il primo di una annunciata trilogia apparso sulla rivista CLAR della Confederazione latinoamericana dei religiosi (novembre dicembre 2003) intitolato La Vida Religiosa en la encrucijada del Tercer Milenio (La vita religiosa nel crocevia del terzo millennio).
In questi 40 anni, ma soprattutto in quest’ultimo decennio, scrive, è maturata un po’ dovunque la convinzione che se si vuole infondere rinnovato impulso alla vita consacrata non bastano più delle soluzioni parziali e sensazionali. Bisogna piuttosto riandare alle radici, ai fondamenti. Ne sono convinti anche molti superiori generali i quali hanno tradotto questa convinzione con l’espressione “rinascere”, mentre altri, non soddisfatti di questo termine, hanno parlato di “rivitalizzare” la vita consacrata o di “fedeltà creativa” oppure ancora di andare alle radici, all’essenziale”. Ma, sottolinea p. Palmès, al di là delle parole, tutti sono d’accordo nel sostenere che bisogna recuperare il radicalismo evangelico, la fedeltà al primo amore; una fedeltà creativa di una vita consacrata che sia però incarnata nel mondo attuale.
Sono queste anche le linee su cui si sono orientati i lavori preparatori al congresso sulla vita consacrata che 1'USG e 1'UISG stanno organizzando, e che avrà luogo a Roma dal 23 al 27 novembre di quest'anno, sul tema Passione per Cristo passione per l'umanità; linee che sostanzialmente coincidono anche con quelle maturate nell'assemblea CLAR che si è tenuta a Città del Messico nel giugno luglio del 2003, dove si è insistito molto sulla necessità di unire insieme mistica e profezia: mistica intesa non come esperienza di fenomeni straordinari, ma come un «rimanere in Lui» in modo tale che l'azione di Dio giunga a pervadere tutta la persona in un'unione intima fondata sull'amore e ne abbracci l'affettività profonda, così che essa non viva solo per se stessa ma anche per gli interessi del regno di Dio.
È evidente, rileva p. Palmés, che una vita di preghiera superficiale non porta né a vivere questa unione mistica né a trasformare la vita dal di dentro.
Ma, ribadisce, l'esperienzà mistica deve tradursi nell'azione profetica. Descrivendo questa esigenza, durante l'assemblea della CLAR, p. Simon Pedro Arnold, abate benedettino, ha affermato: « Il nostro esagerato attivismo... ha come conseguenza la perdita del filo profetico della nostra azione, che viene ridotta a una semplice attività sociale, politica o di assistenza, e dell'ardore mistico». Lo spirito profetico, commenta da parte sua p. Palmés, deve manifestarsi soprattutto nell'apostolato, ma un apostolato che scaturisca dalla fede e dall'amore. L'apostolato non consiste infatti nel fare progetti o nell'organizzare riunioni, ma nel comunicare l'esperienza di Dio, come scrive l'apostolo Giovanni: «Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita... lo annunziamo anche a voi» (1 Gv 1,1 3).
Approfondendo la riflessione (il riferimento è soprattutto all'America latina, ma vale anche per ogni altra parte) p. Palmés osserva che ci sono indubbiamente nella vita consacrata uomini e donne di Dio, persone di preghiera che vivono un alto grado di fede e di amore che poi pervade i loro rapporti con gli altri e il loro impegno apostolico. Ma, si domanda: è temerario affermare che ampi settori della vita consacrata non vanno oltre un'aurea mediocrità nella loro esperienza di Dio? che vi sono religiosi/e che mai sono giunti a innamorarsi di Cristo, a "perdere un po' la testa per lui" e a gustare la soavità delle consolazioni spirituali che lo Spirito concede a chi ha il cuore puro? persone che non hanno dato a Dio l'opportunità di "impossessarsi"dei loro pensieri e dei loro criteri, della loro capacità affettiva, di tutto il loro tempo, delle loro prospettive? che c'è molta mediocrità spirituale e ciò spiega in parte la vulnerabilità di tante vocazioni, la perdita di entusiasmo, l'abbandono della strada intrapresa in un numero molto elevato, l'ambiguità della vita di tante persone consacrate, la mancanza di significato di una donazione fatta a metà?
Esaminando l'evoluzione della vita consacrata nel corso della storia, p. Palmés ha rilevato quanto sia stato difficile nel corso dei secoli riuscire a integrare tra loro azione e contemplazione. Non è stato agevole nemmeno trovare la formula esatta. E anche oggi si ha l'impressione che molti non ci siano riusciti. È facile infatti passare da un estremo all'altro; cioè da una forma di contemplazione che esclude ogni apostolato a un attivismo esagerato in cui non c'è tempo per la contemplazione.
Se si guarda, per esempio, al rapporto tra vita comunitaria e missione evangelizzatrice ci si accorge che esiste un notevole squilibrio delle parti: mentre si dedica gran parte delle energie e del tempo alla missione, la vita comunitaria e la preghiera sono ridotte al minimo. Altrettanto frequente è trovare uomini e donne, eminenti come professionisti e amministratori, ma mediocri come religiosi/e. La loro vita spirituale è superficiale e quella comunitaria si riduce al semplice "buon vicinato".
Nelle riunioni dei religiosi/e, ma anche nelle conversazioni private, prosegue p. Palmés, è frequente sentir dire che siamo caduti nel "peccato" dell'attivismo, ma siccome il ritmo della vita ci afferra sono pochi coloro che se la sentono di cambiare. Non è questione solo di orari, è la scala dei valori che sta sotto che è compromessa.
Tra le donne, prosegue il padre, è meno frequente l'abbandono della preghiera; esse sono più pie, ma capita che diano grande importanza, quasi unicamente, alla preghiera vocale e alle pratiche di pietà. Molte sono "donne che recitano preghiere", ma non sempre "donne di preghiera". Riservano del tempo per assolvere a un obbligo, ma spesso le loro preghiere non toccano la vita. E ciò suole accompagnarsi con una formazione superficiale che produce religiosi/e di seconda categoria.
Gesù come buon israelita recitava tutte le preghiere prescritte dal culto giudaico, ma ciò che caratterizzava la sua preghiera era l'intimità del dialogo di amore e l'abbandono totale nelle mani del Padre. Trascorreva molte ore in preghiera in luoghi solitari (Lc 5,16) e a volte passava notti intere pregando (Lc 6,12) Ma questo non gli impediva di dedicarsi all'apostolato senza risparmio.
Si può affermare pertanto che il termometro per misurare la qualità della vita religiosa è, oltre a una vita apostolica impegnata, una vita di preghiera che trasforma e una vita di comunità veramente fraterna.

Cause dell’attivismo
La ragione per cui ci si è lasciati andare all'attivismo, prosegue p. Palmés, è il disordine che si è introdotto nella scala dei valori. È una storia molto comune quella di chi ha iniziato con grande entusiasmo la sua attività apostolica, conservando il giusto rapporto tra la vita interiore e le relazioni fraterne. Poco alla volta però l'apostolato ha finito col richiedere più tempo, più attenzione, più dedizione e maggiori energie. D'altra parte in comunità ciò che si stimava era l'efficienza e così ognuno andava per conto suo al proprio lavoro. Dopo alcuni mesi, l'attività apostolica ha assorbito a tal punto la persona che tutto il resto è passato in secondo ordine.
Certamente non è venuta meno la stima per la vita di preghiera, ma con l'andare del tempo essa si è ridotta al minimo e la sua qualità è divenuta insignificante. Sono scomparse del tutto anche le consolazioni spirituali e la gioia quotidiana dell'incontro con il Signore. La preghiera si è ridotta a una delle tante cose da fare. Non è più la fonte da cui ogni altra cosa prende significato. Poi si è trovata la giustificazione ideologica di questo modo di vivere, affermando che ciò che conta è agire con retta intenzione, incontrare Dio nella vita, servire il prossimo. Ciò è vero, solo che con il tempo anche questo perde progressivamente di colore e si trasforma in routine se non è alimentato da una preghiera contemplativa costante e prolungata.
In questo modo, osserva p. Palmés, il religioso/a è diventato un "piccolo mostro" con una testa piccola, il cuore angusto e le mani lunghe. L'attivismo gli ha atrofizzato gli altri aspetti fondamentali della sua vocazione. Si è così passati dalla contemplazione alla recita di preghiere.
Nella mia lunga esperienza di accompagnamento spirituale, di predicatore di esercizi e di ritiri ai religiosi/e e sacerdoti, sottolinea p. Palmés, ho notato che non sempre si utilizzano i mezzi adeguati per realizzare l'ideale delle costituzioni. Ci sono coloro che si accontentano della recita pura e semplice delle lodi e dei vespri, a volte accompagnata da un momento di "meditazione", fatta in fretta, tanto per compierla. Si tratta di una preghiera "di riempimento" forse mentre si attende il sacerdote per la messa, o di una preghiera da "passerotto" che becca qua e là, tanto per tranquillizzare la coscienza. Tutto ciò non sembra sufficiente per giungere a una vita spirituale solida e consistente. Si richiede piuttosto ogni giorno un tempo prolungato di incontro personale con il Signore, che aiuti a giungere a una conoscenza sapienziale di Gesù e a cambiare i criteri mondani con quelli del vangelo, gli atteggiamenti egoisti con quelli di solidarietà, gli interessi personali con quelli del regno di Dio; infine, che faccia crescere nella fede e nell'amore di Dio e dei fratelli. Questo è l'itinerario: "non è possibile conoscerti e non amarti; non è possibile amarti e non seguirti", si chiami questa lectio divina o contemplazione oppure preghiera personale.
Questo, commenta p. Palmés, è il punto centrale, l'esperienza fondante della vita religiosa, la fonte da cui scaturisce il significato della vita consacrata e di ogni apostolato. Ciò che distingue l'autenticità della preghiera è la trasformazione che essa opera della vita per conformarla al Vangelo.
Naturalmente, conclude il padre, nel cammino di rinnovamento di un istituto, oltre ad affermare questi aspetti, bisognerà fare anche altri cambiamenti, benché ciò possa essere risentito come doloroso. Non bisogna considerare un'infedeltà al carisma se si toccano usi e costumi di altri tempi. Per esempio forse occorrerà rivedere la durata di un solo anno del noviziato, gli esercizi annuali predicati e abbreviati, le grandi opere tradizionali chiuse ai poveri, la formazione affrettata per motivi apostolici, lo stile superficiale della vita comunitaria, la povertà e un'austerità bisognosa di troppe spiegazioni, ecc. E al di sopra di tutto, la mancanza di una vita spirituale solida e profonda fondata sulla preghiera personale. «Non esiste altro legittimo apostolato che di proclamare quanto abbiamo sperimentato nell'intimità della contemplazione. Se non partiamo dall'esperienza di Dio, la nostra attività sarà sociologica o antropologica oppure scientifica, molto encomiabile, ma non sarà annuncio del Vangelo a cui sono chiamati i religiosi e le religiose di vita apostolica».

Testimoni, 15 marzo 2004, n.5, pp7 - 9


 
regione Italia e MOR
ORIENTAMENTI PER LA FORMAZIONE
Incontro degli Ispettori e dei Delegati per la formazione

Dal 9 al 12 gennaio si è tenuto alla Casa Generalizia l'incontro della Regione Italia e Medio Oriente, rappresentata dal nuovo Consigliere Regionale Don Pier Fausto Frisoli, dagli Ispettori e dai Delegati ispettoriali per la formazione, con Don Cereda, Consigliere Generale per la Formazione.
Tra i diversi temi studiati si sono approfonditi gli argomenti delle comunità formatrici nella Regione, le sfide attuali della formazione e le statistiche degli abbandoni. Si è dato inizio alla autovalutazione delle comunità formatrici della Regione da completare entro dicembre 2004; si sono fatte alcune valutazioni circa il quarto anno di formazione e di studi teologici per Torino Crocetta e per Messina San Tommaso; si è avviato lo studio di una proposta per la formazione specifica per i salesiani coadiutori della Regione. Altre conclusioni significative riguardavano: la costituzione della Commissione Regionale per la Formazione, formata dai Delegati ispettoriali di formazione con la presenza di un salesiano coadiutore; il funzionamento effettivo dei Curatorium per le comunità formatrici; la scelta del personale formativo: Direttori, Maestri di novizi, formatori, docenti; I’impostazione del prenoviziato e l'impegno per la salesianità.


Orientamenti per il settore di formazione
per la Regione Italia e MOR

Roma, 11 gennaio 2004

A seguito dell'Incontro del Consigliere regionale, degli Ispettori e dei Delegati ispettoriali di formazione della Regione Italia e Medio Oriente con il Consigliere generale per la formazione, sono state approvati i seguenti orientamenti dal Consigliere regionale e dagli Ispettori della Regione.

1. Commissione regionale di formazione
La Commissione regionale di formazione è costituita dai Delegati ispettoriali di formazione della Regione, dall'Ispettore Delegato, che è il referente ordinario, dal Coordinatore regionale di formazione e da un salesiano coadiutore. Il Consigliere regionale è invitato a partecipare. Il Coordinatore regionale risiede possibilmente in una comunità formatrice di Roma, è un formatore di questa comunità, ha tempo per animare la Regione. La commissione si raduna ordinariamente due volte all'anno.
Essa si preoccupa di dare unitarietà e continuità al cammino di formazione iniziale. Accompagna il processo di formazione iniziale e permanente della Regione, anche con la proposta di iniziative a livello regionale, con particolare attenzione alla formazione dei Direttori. Essa opera all'interno di una programmazione approvata dal Consigliere regionale e dagli Ispettori della Regione.
Essa organizza un incontro annuale con i direttori e i presidi delle comunità formatrici della Regione. Programma iniziative per la formazione dei formatori, nelle quali sono studiate particolarmente le tematiche relative alla personalizzazione del processo formativo, all'accompagnamento personale e all'apporto delle scienze umane nella formazione.
Essa favorisce incontri tra i responsabili delle fasi formative contigue, compreso il prenoviziato, al ime di garantire la continuità formativa.
Questi orientamenti sulla Commissione regionale di formazione sostituiscono ad experimenturn il dettato dell'art. 20 del Regolamento CISI.

2. Collaborazione per le comunità formatrici e i centri di studio
Ogni Ispettoria indichi nella sezione formazione del Direttorio ispettoriale a quali comunità formatrici intende mandare i propri formandi. L'Ispettore fa parte del Curatorium delle comunità scelte e si impegna a parteciparvi e a collaborare in tutto per la qualità formativa di tali comunità.
La Commissione regionale di formazione, con la consulenza del dicastero della formazione, rediga un esempio di regolamento per il Curatorium da far approvare agli Ispettori della Regione. Ogni Curatorium dovrà poi particolarizzare e approvare il proprio regolamento.
Ogni comunità formatrice, in accordo con l'Ispettore locale, predisponga l'ordine del giorno per il Curatorium, in modo che i partecipanti possano affrontare in modo adeguato le problematiche formative e accademiche della comunità stessa.
Gli argomenti che sono oggetto della responsabilità del Curatorium sono: il progetto della comunità formatrice, l'informazione e il parere sulla programmazione accademica; le esercitazioni pastorali, il calendario di inizio e fine dell'anno, gli orientamenti circa i Ministeri e le Ordinazioni, il bilancio preventivo e consuntivo, ...
Si preveda nel Curatorium un momento finale di incontro solo degli Ispettori. L'Ispettore presidente operi per coinvolgere gli altri Ispettori e per realizzare una vera corresponsabilità nelle scelte, negli orientamenti e nelle decisioni, se opportuno anche attraverso votazioni.

3. Scelta dei formatori e dei docenti
La scelta del direttore e del maestro dei novizi per una comunità formatrice viene preparata dagli Ispettori del Curatorium della comunità stessa, previa consultazione dei loro consigli ispettoriali.
Per favorire tale scelta, è opportuno che gli Ispettori si comunichino un elenco di candidati tra i quali scegliere coloro a cui affidare l'incarico. La scelta deve avvenire in base a criteri di oggettività e di rappresentatività ispettoriale.
In questo processo venga coinvolto il Consigliere regionale, il quale, se può, partecipa al Curatorium. Le decisioni vengono poi approvate dal Consigliere regionale e dagli Ispettori della Regione. Alla fine l'Ispettore locale e il suo consiglio approvano la nomina del direttore o del maestro dei novizi da presentare al Rettor Maggiore.
Per gli altri formatori è responsabile il Curatorium, con comunicazione al Consigliere regionale.
I confratelli inseriti in una comunità, formatrice sono formatori e appartengono all'équipe dei formatori. Tuttavia non tutti sono parte del Consiglio della comunità. Figure indispensabili sono ritenute: Direttore, economo, incaricato dell'animazione liturgico spirituale, incaricato degli studi e preside, incaricato delle esercitazioni pastorali, incaricato della vita comunitaria. Una di queste figure sia il vicario del direttore. Nella comunità formatrice vi sia anche almeno un confessore indicato.
I centri di studio si avvalgano dell'apporto di docenti invitati sulla base di un accordo scritto tra gli Ispettori per un tempo concordato. Quando un confratello ha concluso il suo servizio formativo, torna all'Ispettoria di origine. Occorre anche trovare nel Curatorium una procedura per la scelta, la preparazione e formazione, l'accompagnamento dei docenti e dei formatori.

4. Formazione specifica dei salesiani coadiutori
Si affidi alla Commissione regionale di formazione lo studio della proposta per la formazione specifica dei salesiani coadiutori, da sottoporre poi agli Ispettori della Regione.

5. Quarto anno di formazione e di studi teologici
In risposta alla lettera del Consigliere generale della formazione agli Ispettori del 20 ottobre 2003 circa il quarto anno di formazione e di studi teologici per coloro che si preparano al presbiterato, si inizia un cammino e in vista di offrire una riflessione sistematica e organica ci si orienta a muovere questi primi passi:
alla Crocetta si istituisca il quarto anno di formazione e di studi teologici a partire da settembre 2004 con programmi di teologia pastorale, salesianità, ... secondo la Ratio, da studiare previamente e da definire nel Curatorium; per questo si entri in dialogò con il Consigliere per la formazione anche durante il processo e prima della decisione finale;
a Messina si studino le modalità di attuazione di un quarto anno di formazione e di studi teologici; per questo si entri in dialogo con il Curatorium e con il Consigliere per la formazione.
Il Consigliere generale per la formazione ha comunicato agli Ispettori della Regione gli orientamenti della Congregazione circa le comunità internazionali del Gerini, San Tommaso dell'UPS e Testaccio.

6. Prenoviziato
Gli Ispettori verifichino l'impostazione del prenoviziato e approfondiscano le indicazioni della Ratio. Si facciano aiutare per questo da uno studio previo e da un confronto tra gli incaricati ispettoriali dei prenoviziati e la Commissione regionale di formazione.

7. Salesianità
Gli Ispettori valorizzino le esperienze di formazione salesiana proposte nella Regione: esercizi spirituali itineranti, feste salesiane, luoghi salesiani...
Il cammino formativo personale e la direzione spirituale si confrontino e si modellino sulla spiritualità salesiana e sulle scelte pastorali salesiane.
Un impulso alla salesianità è dato dalla cura per una biblioteca salesiana. Gli Ispettori si assicurino che le comunità si facciano carico di questo impegno, valorizzando gli studi offerti dall'Istituto Storico Salesiano.
Un utile strumento per la collaborazione interispettonale è la trasmissione dei materiali prodotti dalle Ispettorie per il cammino dei confratelli. Gli Ispettori si assicurino che quanto prodotto nella propria Ispettoria sia inviato alle altre Ispettorie.
La Commissione regionale di formazione promuova una verifica e un coordinamento degli studi di salesianità nelle comunità formatrici; si mantenga in dialogo con il Dicastero per la formazione.


Spazio news
Assemblea CISM

Agli inizi di Novembre si è tenuta a S. Marino l’annuale Assemblea della CISM cui partecipano i Superiori Maggiori. Quest’anno essa aveva come tema “Nel solco del territorio per il mondo”.
Nella relazione iniziale si affermava che la vita consacrata ha bisogno che le sia riconosciuto uno statuto aperto, che permetta una continua creatività, un'audacia responsabile e profetica fra i nostri contemporanei, un ruolo di gratuità, e che mai venga considerata una riserva di forze a basso costo per problemi ordinari.
Si è affermato il radicamento nella chiesa locale ed universale, la disponibilità ai Vescovi e ai bisogni emergenti dalla pastorale del territorio. Ma i religiosi sentono il bisogno anche di affermare il bisogno di essere una presenza, anche se talvolta imprevista o scomoda, nel nome e nel segno di quella "sana autonomia" che i documenti della chiesa riconoscono.
Né privilegi, né superiorità, né lezioni agli altri ma, forte identità, fedeltà a se stessi, dono fra gli altri doni. Non confusione, appiattimento, indeterminatezza, ma precisa identità e specificità nella grande missione evangelizzatrice della Chiesa.
L’avventura dei Religiosi è essere segno con il proprio vissuto nel cuore della Chiesa e nelle periferie della fede, vivendo il carisma che è stato loro donato con fedeltà e come un dono per gli altri; con un amore senza limiti verso la Chiesa, che si visibilizza nelle realtà concrete in cui essi vivono e sempre mossi dalla libertà e creatività dello Spirito.

Corso per formatori
Dal 4 all'11 luglio 2004, presso la Casa salesiana di L'Aquila, si terrà il Corso per Formatori che affronterà il tema: "La personalizzazione nella formazione iniziale".
Sono invitati a partecipare a tale Corso: gli Incaricati del prenoviziato; le Équipe dei Formatori delle Comunità formatrici della Regione Italia e Medio Oriente. Sono invitati anche, secondo le possibilità, i Delegati ispettoriali della Formazione.

 

 

preti del quinquennio
DISCEPOLI E MAESTRI DELLO SPIRITO
Un cammino da vivere e da proporre

Come da calendario, i giovani preti del quinquennio si sono incontrati a Santeramo nei giorni dal 12 al 14 febbraio 2004, per portare avanti il programma di formazione per l’anno in corso.
Ha guidato gli incontri don Jesus Manuel Garcia, salesiano, docente di teologia spirituale presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Il sig. Ispettore, don Franco Gallone ha garantito la sua presenza per tutto il corso dell’incontro.
L’argomento affrontato in questi giorni si pone in continuità con quello dell’incontro precedente. I giovani sacerdoti - avendone fatta esplicitamente richiesta - hanno vissuto un tempo di approfondimento e di confronto sulla Direzione Spirituale.
L’intervento introduttivo dell’Ispettore ha posto l’attenzione sulle problematiche e le prospettive spirituali dell’esperienza della Direzione.
Successivamente don Manuel ha raccolto le esperienze personali dei presenti, stimolando il confronto e lo scambio. Ognuno di noi è soggetto “attivo” e “passivo” della direzione spirituale. Tra gli aspetti che sono emersi da tale confronto si segnala in particolare quanto segue:
- C’è differenza tra la direzione dei giovani e quella offerta agli adolescenti;
- È abilità dell’educatore mantenere il giusto equilibrio tra l’attendere ed il proporre;
- La Direzione Spirituale si pone al confine con la confessione e con la psicoterapia;
- È tanto importante “lanciarsi” in questo ruolo;
- È necessario conoscere una persona più esperta cui poter chiedere consigli;
- Fondamentale risulta il riferimento alla Parola di Dio e ai sacramenti;
- il discernimento della volontà di Dio è l’oggetto principale della direzione spirituale;
- Occorre dedicare del tempo a questo servizio anche a costo di mettere da parte altri impegni meno significativi.
Don Manuel, partendo dagli elementi emersi, ha poi offerto alcuni contenuti sistematici: una definizione dell’identità e delle motivazioni della direzione spirituale, la natura dell’accompagnamento spirituale, gli obiettivi che occorre perseguire.
La direzione spirituale è completa quando guida la maturità umana della persona, le relazioni, il rapporto con Dio.
Le giornate di formazione sono state anche caratterizzate dallo studio individuale del secondo numero della nuova collana “Quaderni di Spiritualità Salesiana”, interamente dedicato alla direzione spirituale.
All’apprendimento dei contributi più interessanti ha fatto seguito un dibattito.
Abbiamo affrontato inoltre gli atteggiamenti di colui che richiede di essere accompagnato e quelli del direttore spirituale, chiudendo gli incontri con l’individuare i tratti caratteristici dell’accompagnatore e le mediazioni di cui egli si può avvalere nel condurre questo cammino.
Ovviamente, questi giorni, caratterizzati anche da un po’ di neve, sono trascorsi all’insegna dell’accoglienza e dello stare insieme. Don Pasquale Martino, Direttore della casa di Santeramo, non ci ha fatto mancare nulla. L’allegria e i tempi di distensione ci hanno consentito di rigenerarci dalle fatiche del lavoro di ogni giorno.
Un impegno per tutti: diventare persone guidate dallo Spirito Santo e capaci di guidare gli altri. Non è possibile offrire aiuto se non siamo dapprima noi impegnati a discernere la volontà di Dio… con l’aiuto di un buon direttore spirituale!

I giovani confratelli del quinquennio

 

 

tirocinanti
LE STRADE DEI TIROCINANTI PORTANO A ROMA
Incontro – conforto con i giovani confratelli in formazione

Il secondo incontro dei tirocinanti si è svolto presso la comunità di S.Tarcisio a Roma, casa di formazione per i giovani confratelli del post-noviziato, il 29 Febbraio - 1 Marzo. A quest'incontro erano presenti i tirocinanti "ex-allievi" della comunità si S.Tarcisio e, di conseguenza, tutti quelli della nostra Ispettoria.
Dopo diversi mesi i giovani confratelli, che per motivi di obbedienza si trovavano dalla Toscana alla Sicilia, si sono potuti non solo salutare, ma soprattutto confrontare e confrontare la propria espereinza. L'incontro ha avuto inizio venerdì 27 febbraio con il vespro, ma ufficiosamente si è avviato prima, visto che eravamo giunti quasi tutti con un certo anticipo.
Don Ezio Orsini, Direttore della Comunità, ci ha accolti e ha guidato le varie giornate.
In serata abbiamo vissuto un bellissimo momento di festa animato dai post-novizi e a conclusione della prima giornata, il tirocinante Vito Pepe, nel giorno del suo venticinquesimo compleanno, ha dato un toccante pensiero di buona notte.
Il giorno dopo, sabato, è stato scandito da tre momenti. Nella mattinata abbiamo vissuto un momento di ritiro, nel pomeriggio molti di noi sono tornati nei luoghi ove svolgevano l’impegno di apostolato negli anni del biennio di studi filosofici e, infine, un giro di "Roma by night" dove abbiamo gustato nello stile della fraternità le meraviglie della capitale, dal Panteon alla Fontana di Trevi.
La domenica si è aperta con l’incontro, il “Faccia a Faccia”, tra post-novizi e tirocinanti. Le domande e le risposte hanno permesso lo scambio delle varie esperienze e delle varie attese del tirocinio, definito in gergo la "prova del fuoco". Il confronto è stato arricchente per tutti, anche perché si coglieva il desiderio, da parte dei post-novizi, di suggerimenti sul loro futura esperienza. La mattinata ha trovato il suo coronamento nella Celebrazione Eucaristica.
Il pranzo ricco di fraternità ha concluso l’incontro.

P.S. A chi interessasse, l’immancabile partita post-novizi e tirocinanti è stata vinta dai primi. I tirocinanti hanno addotto l’esito negativo della partita alla presenza in campo di Simone De Santis!

Vittorio Castagna
Tirocinante di Torre Annunziata

 

statuto
ASSOCIAZIONE MAMMA MARGHERITA
I genitori dei salesiani accanto ai loro figli

È nata... Anche nella nostra Ispettoria L’Associazione Mamma Margherita che raduna, accompagna, forma e aiuta i genitori dei Salesiani per coltivare in essi la coscienza del bisogno urgente di accompagnare i loro figli e pregare per le vocazioni, per la loro fedeltà e perseveranza e l’incremento di queste.
Così anche la nostra Ispettoria si affianca ad altre dove l’associazione è già fiorente: Piemonte, Veneto, Sicilia, Liguria senza parlare dell’Ispettoria dell’Uruguay - dov’è nata, dell’Argentina - Nicaragua, Messico, Cile, Corea. Negli ultimi incontri dei direttori è stata presentata l’Associazione, è stato distribuito lo statuto e si sono fissate già le prime date degli incontri regionali: per la Campania il 2 giugno, per la Puglia il 6 giugno. Per le altre regioni si stanno studiando le modalità. A tempo saranno date altre informazioni.
Si porta a conoscenza di tutti lo statuto dato alla stampa per essere distribuito a tutti i confratelli e ai genitori, per espresso volere del sig. Ispettore, promotore dell’Associazione nell’Ispettoria.

Significato
1. È un'Associazione che non ha scopo di lucro; sorta nell'Ispettoria Salesiana "San Giuseppe” in Montevideo - Uruguay è diffusa in altre Ispettorie, in varie Nazioni.
2. Nasce 1'8 Dicembre del 1989 in Uruguay; ha un vincolo sicuro e stabile con la Congregazione Salesiana.

Finalità
1. Avvicinarci, come genitori, ai Salesiani con i quali ci identifichiamo, con un legame derivante dai nostri figli nella comune vocazione: "Seguire Cristo alla sequela di Don Bosco”.
2. Seguire i nostri figli, interrogandoci sul senso e il significato della loro consacrazione
3. L'incomprensione, lo sconcerto e le negatività nelle quali possiamo trovarci sono condivisi con i Salesiani, che ieri hanno avuto la stessa esperienza e oggi vivono la vocazione come il dono più grande che Dio possa donare alla famiglia.
4. Attraverso il dialogo si crea un vincolo fraterno che ci unisce. Questo dialogo si estende a vantaggio dei nostri figli e viceversa.
5. L'appoggio reciproco di tutti i membri dell'Associazione "Mamma Margherita" è per tutte le contingenze della vita.

Cosa fa
1. Abbiamo una formazione e una informazione permanente, accompagnati da un Delegato. Nello spirito approfondiamo la Parola di Dio. Partecipiamo a tutti gli avvenimenti ecclesiali della Chiesa. Ci documentiamo sulla vita di Mamma Margherita e di Don Bosco.
2. Coltiviamo la coscienza di un indispensabile accompagnamento, pregando per la vocazione ricevuta dai nostri figli, per la loro fedeltà e perseveranza. Preghiamo anche per la crescita delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Inoltre ci adoperiamo affinché i nostri figli siano consacrati per Dio e consacrati a Dio.

Perché
1. Ci identifichiamo nella spiritualità salesiana. e ci sentiamo figli di Don Bosco, dando a tutti il nostro affetto di famiglia.
2. Secondo le nostre possibilità, tanto fisiche che occupazionali, collaboriamo in svariati campi di attività nellequali possiamo essere di aiuto, come farebbe un padre e una madre di famiglia.

Come
1. Attraverso l'incontro trimestrale o annuale con l'Ispettoria della quale fanno parte tutti i Salesiani dell'Italia Meridionale. Abbiamo anche incontri internazionali nei quali ci incontriamo con le testimonianze delle altre Ispettorie, ampliando la cerchia dell'Associazione di tutte le associazioni di "Mamma Margherita".
2. Camminiamo uniti ai nostri figli vivendo il carisma salesiano, comprendendo l'importanza di essere accompagnati e l'importanza della preghiera. Non dimentichiamo che la preghiera ha una forza poderosa presso Dio Padre, soprattutto quando mira con amore ai nostri figli che seguono il suo Figlio Gesù.

Quali risorse
1. Con la nostra disponibilità ci identifichiamo con i salesiani nel loro carisma.
2. Li accompagniamo con:
• la Parola di Dio
• la preghiera
• l'Eucaristia
• la Riconciliazione
• e il cammino della Croce

* Essere padre ed essere madre è una vocazione e tutte le vocazioni sono chiamate di Dio per una missione.

* È una missione al servizio per la vita piena dei propri figli perché si realizzino in tutto nella loro vita (1'elezione dello stato, il lavoro, gli studi ecc.)

* Mamma Margherita è il fondamento, il cuore dell'Ass. "Mamma Margherita" perché è stata la madre del primo salesiano Don Bosco: imitiamola perché tutto il nostro fare quotidiano si converta in preghiera e nella missione di accompagnare i figli.

* Don Viganò, settimo successore di Don Bosco, il 18 dicembre del 1989, benediceva la nostra Associazione e ci diceva: "Se mia madre vivesse, sarebbe la prima a partecipare ad essa ".


 

Salesianum 22 - 25 gennaio 2004
LA SANTITÀ FERIALE
Conoscenza, riflessione e confronto tra i vari gruppi della Famiglia Salesiana

Dal 22 al 25 gennaio u.s. ha avuto luogo a Roma, presso il Salesianum la XXII edizione delle Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana. Tema delle Giornate era “La Santità Feriale”.
Finalità dell’incontro era quella di radunare i rappresentanti della FS mondiale per riflettere insieme sui modelli di santità feriale e sulle modalità attuali di vivere tale realtà.
Infatti erano presenti all’incontro molti SdB, FMA, Cooperatori, Exallievi/e VdB di diversi paesi europei ed extraeuropei.
Le giornate, strutturate molto bene e decisamente intense, prevedevano una modalità originale per proporre un confronto tra i partecipanti. Al pomeriggio di ogni giornata veniva offerta la possibilità ai presenti di ascoltare delle testimonianze dirette di modi di vivere la santità feriale giovanile..
Nel primo giorno c’è stata la presentazione di una testimonianza di un movimento giovanile “Nuovi Orizzonti”, nato attorno a Chiara, una giovane romana che ha iniziato circa dieci anni fa ad accogliere i barboni e i giovani tossicodipendenti che affollavano la Stazione Termini di Roma e a proporre loro di vivere insieme, dando vita ad una specie di fraternità. Elemento importante della vita in comune, oltre alla povertà e al lavoro, è quello della “cristoterapia”, ossia Cristo al centro di ogni azione e riferimento nella vita di ogni giorno, al punto tale da diventare una “medicina” per curare gli animi.
Nella seconda giornata c’è stata la possibilità di confrontarsi con alcuni giovani provenienti da ambienti salesiani. Si è trattato di un interessante dibattito, animato da numerosi interventi del pubblico.
Il terzo giorno è stato presentato un Recital dal titolo “Storie per vivere”, scritto, preparato e allestito da un gruppo di giovani e famiglie di Catania, che hanno dato vita a un CGS, e quindi, provenienti da un ambiente salesiano.
Lo spettacolo, che ha messo in risalto la forte coesione del gruppo e la bravura di tutti i protagonisti, ha riscosso notevole successo e gradimento Il recital era incentrato sulle figure dei modelli di santità salesiana: San Domenico Savio, Laura Vicina, Michele Magone.
Al mattino di ogni giornata hanno avuto luogo, invece, alcuni interventi: l’intervento di don Luc Van Looy, Vicario uscente del Rettor Maggiore e ormai prossimo Vescovo in Belgio; tema della relazione era la santità feriale. Don Luc ha messo in evidenza che essa non è altro che riuscire a condividere il quotidiano con i giovani. Il giorno successivo c’è stato l’intervento di don Francesco Motto sull’attualità del Sistema Preventivo .
Hanno fatto da splendida cornice e sintesi le buonanotti del Rettor Maggiore, don Pasqual Chavez e della Consigliera Generale della FS, Suor Maria de Los Angeles Contreras.
Dell’IME erano presenti i delegati Regionali della FS della Puglia, don Riccardo Cariddi, della Basilicata e Campania, don Ferdinando Lamparelli, e della Calabria, don Peppino Resta, e inoltre, don Mario Delpiano e tre Cooperatrici dell’Opera di Corigliano Calabro , Maria Caravetta, Pupetta Corino e Maria Caloroso.
La partecipazione a tale incontro ha senz’altro favorito il confronto tra realtà diverse, la conoscenza di buone prassi praticate in varie parti d’Italia e la riflessione pastorale sui modelli attuali di santità feriale proponibili ai giovani.

Maria Caloroso


animazione missionaria
PER NON RESTAR FERMI
Cronaca di un weekend di formazione

Il 3-4 gennaio 2004 noi del gruppo VIS di Salerno insieme a tanti altri giovani dell'ispettoria meridionale abbiamo partecipato al weekend AM-VIS svoltosi questa volta a soverato. Abbiamo trascorso momenti indimenticabili all'insegna della formazione spirituale personale ma al tempo stesso anche all'insegna del divertimento e della condivisione reciproca. ci siamo preparati per iniziare al meglio il nuovo anno spalancando le finestre dei nostri cuori, tralasciando i panettoni,lo spumante e i fuochi di artificio di fine anno e ponendoci davanti al Signore con umiltà e buoni propositi.
Da uno "stare" e "ascoltare" la parola di Dio siamo giunti ad un "seguire"...così come da uno "Stabat" di Giovanni si passa ad un seguire dei due discepoli (Gv 1,35-39). E per rafforzare il nostro voler essere "missionari " abbiamo partecipato alla vendita in piazza, nei pressi dell'oratorio di Soverato allestendo uno stand VIS. Li abbiamo operato concretamente per il bene del prossimo vendendo prodotto tipici del Madagascar e dell'Albania il cui ricavato sarà devoluto interamente alle missioni. È stato bellissimo vedere tanti giovani pregare adoperarsi per crescere insieme, ma soprattutto sperare in un mondo migliore .Giovani diversi perché provenienti dalla Puglia dalla Campania dalla Basilicata...ma uguali perché uniti da un unico ideale!
Questo quarto incontro di formazione è iniziato con l'ascolto della canzone di Renato Zero "A braccia aperte"; d. Angelo ci faceva riflettere su alcune frasi molto belle del testo e ci invitava a fare un salto indietro nel tempo un "ritorno sui miei passi" come dice la canzone. È seguita poi la lettura del brano del vangelo di Giovanni citato prima con la "Lectio" intensa e impegnativa ma ricca di significato e di spunti di riflessione. La sera è trascorsa prima con la cena preparata gentilmente da alcune mamme (a cui diciamo il nostro grazie) e poi, anche se il tempo non era dei migliori e impavidi del freddo e della pioggia, abbiamo fatto un giro per giro per Soverato by night degustandoci un ottimo yogurt. La serata si è conclusa nella cappella dell'Istituto con la recita delle tre Ave Maria come è nella consueta tradizione salesiana. Stanchi morti per il lungo viaggio ci ritiriamo nelle stanze per il meritato riposo. L'indomani l'appuntamento è alle 7:45 nel cortile dell'istituto per andare tutti insieme alla chiesa delle FMA dove d.Angelo ha celebrato la messa. Dopo la messa colazione nel bar di fronte (tutta quella gente in una volta sola non l'aveva mai vista).
Dopo il pranzo il direttore della casa ha regalato ad ognuno di noi un portachiavi a forma di Befana mentre d. Angelo passava tra i tavoli a distribuire torroncini.
È arrivato il consueto momento dei saluti e degli abbracci che si danno sempre con un pizzico di nostalgia, ma con la voglia di rivederci al più presto.


 

50° di canonizzazione
NON AVER PAURA DELLA SANTITÀ
Al via i festeggiamenti presso la Basilica di san Domenico Savio

Al via i festeggiamenti in onore di Domenico Savio, per i cinquant’anni dalla sua canonizzazione: un evento davvero speciale per la comunità salesiana di Lecce, che ha la gioia e la responsabilità di avere l’unica Basilica al mondo, dedicata al giovane santo oratoriano.
Un anno speciale, inaugurato da un padrino d’eccezione: la comunità leccese ha infatti accolto don Antonio Domenech, Consigliere mondiale per la Pastorale Giovanile, venuto nel Salento per riproporre la santità di Domenico Savio in quest’anno giubilare.
Con la solenne celebrazione del 25 Gennaio, presieduta da don Domenech, si è così ufficialmente aperto un periodo ricco di appuntamenti. Visita, quella del consigliere mondiale per la pastorale giovanile, anticipata dal messaggio inviato alla comunità di Lecce dal Rettor Maggiore, che nel Maggio prossimo visiterà la comunità salentina.
“Modello sempre attuale di pedagogia salesiana riuscita”, si legge nel suo ‘Saluto alla comunità di Lecce’, Domenico Savio ci sprona a rilanciare la proposta della santità giovanile. E don Domenech ha ripreso pienamente le parole del Rettor Maggiore, nel corso della sua breve visita a Lecce, in particolare durante una conferenza, tenutasi in Basilica il 26 Gennaio, in cui ha presentato il modello di vita cristiana proposto da don Bosco, e le strategie per attuarlo. Un appello all’intera comunità, chiamata a scommettere sulla santità (sulla scorta anche delle parole del papa “non abbiate paura della santità”), intesa come misura alta di vita cristiana: l’unico miracolo che dobbiamo fare – ha infatti precisato don Domenech – è vivere la vita di ogni giorno con amore. Per diventare santi non c’è un corso da seguire, o libri su cui studiare. La santità è come il calcio: l’importante è iniziare a giocare. Ma perché questo avvenga, l’intera comunità deve mettersi in gioco e puntare sulla figura degli adulti, che devono essere i primi a credere in questa misura alta di vita cristiana ed essere così da esempio per i più giovani (spesso sono proprio loro la disgrazia dei ragazzi!).
Un ruolo fondamentale lo assume anche l’ambiente, in cui bisogna valorizzare l’accoglienza e l’attenzione agli altri, vivendo quei valori che si intende insegnare. Ed immancabile deve essere la presenza dei gruppi di formazione cristiana, che ci accompagnino in un accurato cammino di fede. Tutto questo contribuisce a vivere quel modello che don Bosco tuttora ci propone, e che don Domenech ha riassunto in tre brevi punti: considerare la vita come un dono, smantellando il diffuso pessimismo e valorizzando ciò che di buono c’è in ognuno di noi; adempiere ai nostri doveri, considerandolo come un atto di risposta all’amore di Dio; essere missionari tra i compagni, mettendo a loro disposizione quei doni che abbiamo ricevuto. Un modello, questo, che si è concretizzato in Domenico Savio, che, andando contro tutte le convenzioni del tempo, oggi può essere considerato il “vangelo vivente”. Un giovane - ha concluso don Domenech - che ha saputo battersi per i grandi valori, servendo il Signore con allegria. E non dobbiamo dimenticare queste parole se vogliamo vivere pienamente quest’anno di festa: non deve essere un semplice “ricordo” il nostro, ma deve piuttosto essere uno stimolo per capire che la santità è la meta, raggiungibilissima, di ogni cristiano. Domenico Savio non deve essere una semplice statua, o un’immagine “portafortuna” nei momenti di bisogno: è la dimostrazione vivente che diventare santi è possibile. E penso che sia proprio questo lo spirito che ci dovrebbe accompagnare durante quest’anno, in cui siamo invitati a riscoprire (ed a fare nostra!) la gioia di Domenico, in cammino verso la santità.
Molte le iniziative in programma per quest’anno giubilare, che vedranno coinvolta non solo la comunità salentina, ma l’intera Ispettoria: dalla tradizionale biciclettata in onore di Domenico Savio, che quest’anno assumerà un significato ancora più forte, alla concessione dell’indulgenza plenaria a quanti visiteranno la Basilica dal 9 Marzo al 12 Giugno, con le dovute predisposizioni d’animo e gli adempimenti prescritti; dal coinvolgimento del territorio, con le iniziative pensate per i bambini ed i giovani degli istituti scolastici leccesi, alle finali nazionali di PGS (calcio e pallavolo, under 15) in programma dal 29 Aprile al 2 Maggio. Tappe di questo giubileo salesiano che ci guideranno con gioia all’atteso 15 e 16 di Maggio, giornate in cui migliaia (si spera tantissimi… ) tra giovani e preadolescenti, si stringeranno insieme al Rettor Maggiore attorno all’urna di Domenico Savio, che sarà ospitata per la seconda volta nella Basilica salentina.
I festeggiamenti, tesi a diffondere una “cultura della santità”, per raggiungere nella nostra vita quella misura alta che da più parti ci viene proposta, culmineranno il 12 Giugno con l’apertura dell’Estateragazzi, giorno in cui, nel lontano 1954, Domenico Savio venne innalzato alla gloria degli altari.

Simone Pantaleo


 

mgs calabria
TOGETHER FOR DON BOSCO
Preadolescenti attirati dall’amicizia come raggio di santità

Si è svolta a Lamezia Terme la quarta edizione del "Together for don Bosco", incontro regionale del Movimento Giovanile Salesiano della Calabria, caratterizzato dal 50° anniversario della canonizzazione di S. Domenico Savio e del 100° della morte della Beata Laura Vicuna.
Presso l’oratorio dei salesiani, guidato da don Franco Sabbatino, si sono ritrovati ragazzi dagli 11 ai 14 anni d'età provenienti da tutta la regione per trascorrere insieme una giornata ricca di emozioni: dal gioco, alla partecipazione alla santa messa, ai momenti di condivisione materiale e spirituale, vi è stato un unico leit-motiv: "l'amicizia come raggio di santità".
Questo il tema della manifestazione che, per la sua connotazione, viene celebrata solo in Calabria, e che è stata coordinata dalla Pastorale giovanile regionale. “Santità, non argomento astratto, estraneo alla vita di ogni giorno - ha dichiarato l’Ispettore d. Franco Gallone - bensì cammino fatti di piccoli e grandi gesti quotidiani che, come voleva don Bosco, contribuiscono a diventare buoni cristiani ed onesti cittadini. I giovani hanno atteggiamenti contrastanti nei confronti di questo tema, a seconda dell'età e delle diverse realtà sociali; appuntamenti del genere vengono organizzati periodicamente in diversi periodi dell'anno, per avere un orizzonte e una base d'azione e di progettualità sempre più allargata.”… “Il messaggio che queste esperienze lasciano - ha continuato Gallone- è senz'altro una testimonianza viva e vitale, a misura e dimensione di quel complesso universo giovanile per il quale sono state ideate”.
Momenti in cui i ragazzi sono protagonisti e diventano anche"maestri" per gli adulti, in uno scambio reciproco di idee ed esperienze di vita. I "grandi" - ha affermato d. Vittorio Lacenere responsabile della Pastorale giovanile della diocesi lamettina - devono saper essere guida, senza soffocare l'energia creativa dei giovani, saperli guidare verso Cristo, con ragione, religione ed amorevolezza come don Bosco ha insegnato”.

Maria Scaramuzzino

 

gruppo VIS
UN GIORNO IN PIÙ BEN UTILIZZATO
Educare alla mondialità a partire dal cuore

Salerno, 29 febbraio 2004.
Un giorno particolare…un giorno presente sui nostri calendari ogni 4 anni… Quest’anno è diventato tempo proficuo, tempo per interrogarci sul tema dell’educazione alla mondialità per un modo possibile di intercultura!
I ragazzi del gruppo VIS Pangea (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) dell’oratorio Salesiano di Salerno hanno organizzato un convegno dal titolo “Questione di cuore…per un educazione alla mondialità”. Tutto parte sempre da Don Bosco che ha fatto della frase “l’educazione è questione di cuore” l’essenza della sua vita spesa per i giovani. I relatori hanno ampiamente sviluppato quello che per loro vuol dire questo insegnamento.
Il convegno si è aperto con un saluto introduttivo del moderatore, la prof. Maria Antonietta Chirico,che ha spiegato l’idea di come nasce questo incontro. Un convegno particolare che non nasce solo dalla voglia di comunicare delle idee, di porre degli interrogativi, ma nasce da 7 esperienze forti vivendo per un mese quelli che qualcuno chiama “esercizi spirituali in contesto” in due luoghi molto diversi tra di loro ma uniti da una sottile linea comune: Albania e Madagascar.
Provocati da quello che hanno visto e vissuto Enzo, Francesco, Giovanni, Giuseppina; Massimo, Roberto e Sara (insieme a Barbara, Fabio, Roberta e Valentina) hanno deciso di informare, di raccontare, di testimoniare. Per questo i primi due interventi sono state le testimonianze di Enzo(esperienza estiva in Madagascar) e Giuseppina (esperienza estiva in Albania) che hanno comunicato con estrema semplicità cosa è cambiato nella loro vita, cosa si portano dietro di questa esperienza.
È seguito l’intervento del presidente nazionale del VIS dr. Antonio Raimondi che ha illustrato la realtà del VIS e dei suoi progetti e si è soffermato sui temi della mondialità, dell’”altro” e come tutto ciò non può lasciarci indifferenti, ma deve interrogarci perché la vera Pangea (l’unico grande continente che racchiudeva tutte le terre emerse) parte dalle nostre case.
L’intervento successivo, tenuto da d. Franco Fedullo, direttore diocesano della Caritas, ha informato sulle iniziative che il gruppo dei volontari della Caritas svolge nell’ambito diocesano. L’”altro” non è solo il nostro fratello africano, ma anche il ragazzino che chiede l’elemosina all’angolo della strada. Hanno approfondito l’intervento di d. Franco due ragazzi impegnati nei progetti, Francesco e Roberta, volontaria della Misericordia.
Prima di aprire il dibattito il presidente della provincia dr. Alfonso Andria ha portato il saluto e il consenso della Provincia su questa iniziativa soffermandosi su alcuni passaggi degli interventi che l’avevano preceduto.
Al dibattito è succeduto il saluto del parroco e direttore della casa d. Mario Sangiovanni che ha invitato tutti i presenti ad affrontare il freddo per visitare gli stands delle associazioni di Salerno impegnate nel sociale, allestiti all’interno dell’Istituto salesiano. Il convegno non si è limitato ad offrire conferenze, ma creato una opportunità di una pluralità di informazione con materiale informativo esposto dall’AIL, Telefono Azzurro, Ipotenusa, Misericordi, AISM, Centro di ascolto, UNICEF e VIS. I ragazzi del gruppo VIS hanno offerto un buffet a base di prodotti del commercio equo e solidale; il gruppo dei “Cemballegri” inoltre, ha coinvolto tutti i presenti in festosi e coreografici balli etnici.
La discreta presenza delle associazioni che operano nel locale e l’ottima risposta della gente che ha riempito il salone del convegno, hanno garantito la perfetta riuscita della manifestazione. Che dire di più?! Nulla. Ora dobbiamo mettere in moto il cuore cercando nell’altro la nostra immagine riflessa per una Pangea possibile!

I ragazzi del gruppo VIS


 
quaresimaviva
INCONTRARE GESÙ
Gli esercizi per biennio, triennio e giovani Una esperienza

Nei giorni 27-28-29 febbraio si sono svolti gli esercizi spirituali a Grumento Nova, in provincia di Potenza, a cui hanno partecipato gruppi di giovani delle case salesiane di Andria, Cisternino, Foggia, Lecce,Molfetta e Taranto.
Le tre giornate sono state guidate da don Carlo Cassatella, nello stile della spiritualità giovanile salesiana. con la collaborazione di don Pasquale Cristiani e di due giovani salesiani Robert e Mirko,
I vari gruppi hanno socializzato subito tra loro, anche grazie all’aiuto di giochi e intrattenimenti. Dopo esserci sistemati nelle camere della “Casa don Bosco” che ci ha ospitati, armati di penna, quaderno, Vangelo e un libretto guida, ci siamo messi subito al lavoro.
Purtroppo i giorni a nostra disposizione non erano molti, pertanto abbiamo dovuto accelerare i tempi, anche con la via Crucis il venerdì, la sera stessa in cui siamo arrivati, che è stata divisa in varie tappe, con domande e riflessioni di noi giovani.
La parola evangelica a cui abbiamo fatto riferimento e che è servita come guida in questi tre giorni è stata l’incontro del giovane ricco con Gesù (Mc 10,17), presa in esame più volte e confrontata con la nostra vita.
Da tale confronto sono scaturite profonde riflessioni durante il deserto, momento di incontro personale con Dio, che ogni ragazzo ha vissuto intensamente, ritagliandosi finalmente un po’ di tempo per capire se stessi e fermarsi a riflettere sul rapporto personale che ognuno di noi ha con il Signore.
Penso che il momento più “forte” vissuto sia stato per tutti quello dedicato all’adorazione eucaristica., che ha avuto inizio intorno alle ore 23.30 ed è terminata alle ore 3 del mattino. È stata divisa in 4 momenti: adorazione, ringraziamento, implorazione, domanda, durante i quali ogni ragazzo ha scritto e letto una o più preghiere inerenti a ciascun momento. Eravamo immersi in un’atmosfera suggestiva, seduti davanti a quel piccolo altare di legno, così povero, ma così grande nello stesso tempo, alla luce soffusa delle candele, al tepore del cammino e al dolce sottofondo musicale, che ci ispirava e ci permetteva di concentrarci sul nostro incontro personale con Gesù presente nell’Eucaristia.
Ho provato un’emozione immensa in tutti i giorni trascorsi, specialmente durante l’adorazione; momento ricco di spunti di riflessione sulla mia vita trascorsa e sulle scelte future.
L’ultimo giorno è stato dedicato alla considerazione su ciò che abbiamo vissuto, ai propositi che abbiamo fatti individualmente, ma anche come gruppo, e alla Santa Messa.
Per me è stata un’esperienza magnifica poter condividere tutto con tutti, soprattutto fare tutti insieme i piccoli lavori di ogni giorno, dividendoci i compiti con entusiasmo.
Il divertimento è stato grande, non abbiamo solo riflettuto, i giochi e gli scherzi tra noi e gli animatori hanno riempito i tempi di condivisione.
Nonostante il tempo atmosferico non sia stato dei migliori e non abbiamo potuto riposare molto a causa dei pochi giorni a nostra disposizione, siamo stati tutti d’accordo nell’affermare di aver vissuto un’esperienza intensa, indubbiamente utile ed indimenticabile, organizzata egregiamente.

Simona
Animatrice di Taranto Don Bosco

 
mgs
WWW.INSIEME.COM/UNIONE
La Festa adolescenti della Campania

L’oratorio di Piedimonte Matese il 7 marzo 2004 ha accolto circa 200 ragazzi del biennio provenienti dagli oratori dei salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice per la Festa adolescenti MGS della regione Campania. Il tema-slogan della giornata, espresso nel linguaggio telematico, è stato www.insieme.com/unione.
Si è voluto offrire agli adolescenti, in un clima di comunione e amicizia, una opportunità di incontro e di festa nello stile della SGS per aiutarli a scoprire la possibilità di essere santi impegnandosi in un progetto di vita da scegliere con senso critico, in dialogo con gli educatori e in una esperienza di comunione con gli altri e con il Signore Gesù
All’arrivo, previsto per le 9.30, i ragazzi si sono iscritti e sono stati organizzati in gruppi di lavoro per diverse provenienze. All’allegra accoglienza è seguita la presentazione della giornata con le sue finalità, i tempi e gli atteggiamenti richiesti ai partecipanti. D. Pasquale Cristiani, delegato per la Pastorale Giovanile dei salesiani, nel suo saluto ha allargato i confini della Festa richiamando l’altro appuntamento che il Movimento stava vivendo a Taranto, dove era in corso l’altra convocazione della regione Puglia degli adolescenti.
L’attività centrale, che ha caratterizzato la giornata e ha concretizzato l’obiettivo, è stata un “viaggio in rete” che i gruppi di lavoro hanno compiuto. Nei vari ambienti dell’oratorio di Piedimonte sono stati allestiti degli stands - siti web – ispirati ai diversi ambiti della vita quotidiana. Ad esempio c’era il sito www.sabatosera.pub, dedicato al tempo libero; www.scuola.abc; www.casadolcecasa.mia e tanti altri. I ragazzi, “navigando sulla rete”, sceglievano i vari siti da visitare e poi, riflettendo sulle proposte e sui contenuti di ogni sito, decidevano se inserirlo nell’elenco dei link di una “homepage” dedicata alla santità. Visitando i vari “siti” i ragazzi si sono confrontati con le proposte, i limiti e le spinte presenti nella vita di ogni giorno. Alcuni siti erano fortemente propositivi (Domenico Savio, Laura Vicina, oratorio, famiglia, lavoro,…) ed altri fuorvianti (www.lucignolo.it: il tempo… perso) con controproposte. C’era un sito dedicato alla fede - www.scelgo.dio – dove chi lo visitava aveva il materiale necessario per organizzare la homepage. I ragazzi si sono lasciati coinvolgere dall’attività accettando l’innesco ludico senza perdere la provocazione tematica.
Al termine della mattinata abbiamo celebrato insieme la Santa Messa, incontro con Gesù, presieduta da d. Pasquale Cristiani.
E poi tutti a pranzo. Anche questo è stato tempo proficuo per la comunione dei gruppi costituiti che hanno consumato insieme il pranzo.
Nel primo pomeriggio i gruppi di lavoro sono stati riuniti in più ampi per favore la presentazione ed il confronto che, a partire dalle homepage realizzate, ha portati i ragazzi a scoprire i diversi itinerari possibili per un cammino di santità.
La Festa si è conclusa intorno alle 16.30 in teatro con un semplice momento di allegria ed una rapida verifica di gradimento e di impegno vissuto nella giornata… positivi gli esiti! Ad ogni partecipante è dato, come gadget ricordo, un simpatico ciondolo portachiavi con su riportato lo slogan ed il tema della giornata.
Nonostante che la pioggia sia stata compagna fissa per tutta la giornata, creando non poche difficoltà agli organizzatori, la Festa è riuscita bene raggiungendo il suo obiettivo. Il merito va anche ai membri – i sopravvissuti – della Consulta MGS della Campania e ad alcuni animatori degli oratori locali che hanno realizzato i vari siti e si sono resi disponibili nel momento del bisogno.
Ed ora ci si augura che i partecipanti sappiano mettere in pratica le provocazioni ricevute nel corso della Festa e scegliere uno dei percorsi di vita che sono stati individuati nella certezza che il Signore ci porta per mano e ci guida verso la santità, una santità a nostra misura, perché possibile nel quotidiano, nell’ordinario che diviene straordinario se vissuto con la meraviglia e la passione di chi crede che “la santità consiste nello stare sempre allegri e nel fare sempre il proprio dovere”.

Giuseppina Sabbarese
Coordinatrice MGS Campania

 
convegno nazionale PG CEI
ASCOLTINO GLI UMILI E SI RALLEGRINO
Con i giovani, testimoni di gioia e speranza per la civiltà dell’amore

Questo è stato il tema del VII convegno nazionale di Pastorale Giovanile, organizzato dal Servizio di PG della CEI e tenutosi a Monopoli dal 17 al 20 marzo scorsi.
La celebrazione del convegno, che nelle passate edizioni era stato tenuto con cadenza biennale in varie località (Assisi 1992, Loreto 1994, Bologna 1996, Brescia 1998, Ischia 1999, Loreto 2000, Isola delle Femmine 2002,) rientra tra le iniziative che preparano il grande evento ecclesiale del 24° Congresso eucaristico Nazionale che sarà ospitato nel prossimo anno a Bari.
Il Convegno è ruotato intorno ad alcuni temi generatori ben strutturati tra di loro: ascoltino gli umili e si rallegrino; è il motto episcopale di don Tonino Bello, vescovo della carità e dei giovani, scomparso dieci anni fa. La sua figura grandeggia quanto più ci si allontana dal tempo della sua testimonianza di speranza che, con tanto ardore di carità e con profezia di fede, lo ha reso per tanti “segno di contraddizione”; con i giovani: richiama il protagonismo dei giovani, "talento della Chiesa", nella pastorale giovanile e nella comunità; testimoni di gioia e di speranza: richiama la centralità e la natura della missione – cuore del rinnovamento indicato dagli Orientamenti pastorali; per la Civiltà dell’amore: si riallaccia alla consegna di Toronto ed alla preferenzialità per i "più deboli". I delegati delle Diocesi Italiane e dei movimenti ecclesiali hanno ascoltato con interesse le relazioni che hanno avuto il compito di focalizzare meglio gli obiettivi del convegno.
La prima giornata è stata caratterizzata dalla presentazione del cammino fatto in dieci anni di vita del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della CEI. Betori e Segalini hanno sottolineato rispettivamente i due "versanti" dei pronunciamenti ufficiali e della prassi pastorale del Decennio.
Entrati nel vivo dell’esperienza la mattina del secondo giorno la relazione tenuta , a due voci, da Ivo Zizzola e Stefano Tomelleri entrambi dell’Università degli Studi di Bergamo ha toccato la sfida rappresentata dal contesto sociale e culturale della globalizzazione. Offrendo offre una lettura profonda dei fenomeni, in relazione alla loro incidenza sui giovani e sui poveri, sollecitando in questo modo una presa di coscienza della necessità di "contestualizzare" maggiormente la pastorale giovanile. Il pomeriggio ha visto l’assemblea davanti ad una esplosiva Giuliana Martirani docente di geografia economica dell’Università di Napoli. Chi aveva partecipato all’assemblea del MGS di Mestre aveva già potuto cogliere la passione con cui questa “mamma”, come lei ama innanzitutto definirsi, trasmette i valori in cui crede. Ha catturato i convegnisti presentando, da brava exallieva delle FMA del Vomero, alcune applicazioni delle beatitudini in chiave culturale ed educativa. Essa ha proposto ai partecipanti possibili strategie di azione, additando alla pastorale giovanile attenzioni educative di fondo e percorsi praticabili per la costruzione della Civiltà dell’amore.
Il giorno dopo è stata la volta di colui che da più parti viene additato come l’”erede spirituale” di d. Tonino Bello: Padre Gian Carlo Bregantini, Vescovo di Locri: un vescovo "rappresentativo" dei problemi del meridione e dell’azione delle Chiese del sud: è personalmente sensibile ai giovani ed alle tematiche da cui il convegno aveva preso le mosse. La sua relazione di taglio teologico-pastorale ha aiutato i convegnisti a cogliere il nesso tra educazione alla fede, missione e solidarietà con i "più deboli", nella centralità che esso assume per parlare oggi dell’uomo e di Dio. Ha così sollecitato la pastorale giovanile alla "fantasia della carità", non in chiave moralistica, ma come via autentica per conoscere Cristo e testimoniarlo agli altri (a partire dallo spessore umano di ogni relazione, fino all’impegno sociale e politico).
Importanti sono stati i lavori di gruppo nei quali i delegati hanno potuto confrontarsi su un “catalogo” di problematiche giovanili davvero immenso, uno di tali ambiti era guidato anche dal “nostro” don Alfano.
Una ricca e profonda relazione sul prossimo convegno eucaristico è stata tenuta da Pastore della Chiesa di Bari-Bitonto, che evitando di bloccarsi nelle secche organizzative ha tratteggiato in maniera encomiabile il tema dell’assise eucaristica 2005: Sine dominico non possumus. Che va rettamente e variamente interpretato. Senza il Signore non esistiamo, senza la Chiesa non esistiamo e, solo come ultima accezione, senza la celebrazione domenicale non possiamo esistere.
Non è mancato tutto il contorno di un incontro in fin dei conti giovanile: stand multimediali organizzati da varie diocesi e movimenti, purtroppo non il MGS, un triangolare sportivo, musica, gite e preghiere in stile giovanile. Una caratteristica singolare è stato l’apporto dei nuovi media. Da casa si potevano comodamente seguire i lavori del convegno grazie ad un collegamento audio-video. Anche se è il caso di dire che la cornice e l’atmosfera reale erano ovviamente insostituibili.
Si è trattato di un momento di aggiornamento veramente qualificato e qualificante, forse se ne poteva fare più tesoro anche per collocare una pietruzza significativa su quella strada della visibilità del presenza salesiana della cui mancanza a volte ci rammarichiamo.
Anche se non si è partecipato al convegno ci si può comunque sentire impegnati dal mandato che l’arcivescovo Ruppi ha consegnato ai delegati, affinché anche nella nostra terra tanti possano essere gli umili che ascoltando l’Evangelo che è Gesù possano gioire.

Carlo Cassatella