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GENNAIO 2002 |
SOMMARIO |
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Lettera dell'ISPETTORE
MEMORIA
Le strenne di don Ricaldone
I CENTRI
Regione CALABRIA
Regione PUGLIA
Regione CAMPANIA - BASILICATA
Centro PEDAGOGICO MERIDIONALE
PASTORALE GIOVANILE
PONTI NON SOLO PER PENSARE
4+1 LABORATORI PER SAPERE, SAPERE ESSERE,
SAPER R ELAZIONARSI E SAPER FARE
UNA MUSICA PUÒ FARE
SANTERAMO SCRIVE
IL MESSAGGIO DEI GIOVANI
FORMAZIONE
II PARTE
Progetto di vita spirituale
IL RELIGIOSO “APPASSIONATO DI DIO”
Riflessione sulla necessità di un progetto di vita personale
VOCAZIONI
Asfissia spirituale
Per essere propositivi
Notizie flash
MISSIONI
ORA TOCCA A NOI. Una riflessione
ALLA RISCOPERTA DEL NUOVO ADAM
EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO
STORIA
Don Rua patrocina la presenza a Napoli
NOTIZIE
CONSIGLIO ISPETTORIALE
TORRE ANNUNZIATA - I nuovi campi da gioco
CORIGLIANO CAL. - vince il progetto presentato dai salesiani
MOLFETTA - PGS: Sport senza frontiere
CASERTA - Inaugurazione Oratorio
POTENZA - Convegno: Giovani, problema o risorsa?
LOCRI - 34ª marcia per la Pace
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LETTERA DELL'ISPETTORE |
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Carissimi Confratelli,
il 23 gennaio, vigilia di San Francesco di Sales, il nostro Rettor Maggior Don Juan Vecchi è tornato alla casa del Padre.
Dopo una lunga malattia, vissuta nella piena disponibilità alla volontà di Dio e nel completo affidamento a Lui, ha concluso la sua esistenza terrena per raggiungere quel Paradiso che Don Bosco ha promesso come ricompensa certa a tutti coloro che mettono nella consacrazione salesiana se stessi a servizio dei giovani.
Non è una semplice coincidenza che proprio nel mese di gennaio Don Vecchi ci abbia lasciato: il mese di gennaio così caro a ciascuno di noi e che sentiamo e definiamo salesiano per le ricorrenze e gli avvenimenti che sono accaduti in esso.
Voglio ricordare alcuni tratti fondamentali di una personalità così ricca di virtù e di bontà.
· La prima cosa che colpiva è stata la sua umanità, che si manifestava in una capacità di affetto intenso e personale.
Questa è diventata la sua forma di rapporto: mai formale, burocratico, sempre vicino e avvolgendo la persona in una atmosfera di stima.
· È stato il successore di Don Bosco: lo ha reso presente e operante con un amore instancabile e fedele alla Congregazione e ai giovani.
· È stato un padre pieno di bontà, di senso di responsabilità, di guida nella fedeltà, di impegno per la fecondità vocazionale.
· È stato un maestro: più che imporre una dottrina, ha avuto l'arte di insegnare, di farsi capire, di parlare con il linguaggio del cuore, di comunicare con la vita.
· È stato centro di unità non solo per la Congregazione ma per tutta la Famiglia Salesiana.
· Ha amato la nostra Ispettoria con un affetto particolare: la sua vicinanza l'ha espressa sia in varie occasioni (celebrazioni, festeggiamenti...) sia nell'interessamento costante e paterno.
"Duc in altum: al mare aperto e verso il profondo"
È il messaggio che ci lascia: un chiaro invito ad andare avanti, con fiducia, seguendo il Signore, senza paura, come ha fatto Don Bosco.
Ringraziamo con riconoscenza il Signore per il dono di Don Vecchi alla Congregazione e alla Chiesa.
Sac. Francesco Gallone
Ispettore
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| MEMORIA |
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LE STRENNE DI DON RICALDONE
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A 50 dalla morte
LE STRENNE DI DON RICALDONE
Un ricordo.
Il 25 novembre si è celebrato il cinquantesimo della morte di Don Ricaldone (25 novembre 1951), di questo grande Salesiano, quarto successore di Don Bosco e incomparabile maestro di spiritualità
Quando penso a Don Ricaldone, che io ho conosciuto e col quale ho avuto numerose relazioni, associo sempre il mio pensiero alle sue famose Strenne, commentate in altrettanti volumi, che formavano l'oggetto costante della quotidiana nostra lettura spirituale. Quanti ricordi e quanti insegnamenti! Come Rettor Maggiore si era prefisso di codificare la vastissima tradizione salesiana, allora quasi tutta orale, affidata più alla pratica quotidiana, che si rifaceva direttamente a Don Bosco; una tradizione che attendeva di essere fissata con lo scritto. Egli sentiva in sé la necessità di attuare questo compito. Mise in pratica questo suo proposito con un progetto ben preciso, che si può scorgere facilmente solo passando in rassegna gli argomenti trattati nelle singole strenne, proposte anno dopo anno alla riflessione e all'attuazione dei Confratelli. L'asse portante di questo progetto è l'esercizio quotidiano delle virtù cristiane con l'occhio sempre fisso su Don Bosco, perfetto modello del Salesiano; tratterà dunque delle virtù, non solo teologali ma anche cardinali, partendo dalla virtù della carità.
Passando in rassegna gli Atti del Capitolo superiore, in ordine cronologico, indicherò solo gli argomenti di quelle Strenne che hanno un volume di commento, con le necessarie indicazioni per chi vorrà saperne di più.
Fu eletto Rettor Maggiore nel giugno del 1932; la prima Strenna per l'anno 1933 fu la seguente: "Pensiamo bene di tutti, parliamo bene di tutti, facciamo del bene a tutti" (Atti novembre 1932). Il commento comparve sugli Atti del marzo 1933 (36 pagine) e fu distribuito a tutti i Confratelli in apposito libretto.
Iniziava con un testo di Don Bosco: Quando in una Comunità religiosa regna l'amore fraterno e tutti i soci si amano vicendevolmente, ed ognuno gode del bene dell'altro, come un bene proprio, allora quella casa diventa un paradiso.
Per il 1934, anno della canonizzazione di Don Bosco, propose ai Confratelli questa Strenna: Don Bosco ci stimoli a santificarci con la purezza della vita, strenna che fu commentata con un altro volume dal titolo Santità è purezza. Questo titolo era seguito da una nota: A ricordo della Canonizzazione di Don Bosco, nostro Fondatore e Padre. A commento della Strenna, veniva riportato un sogno di Don Bosco del luglio 1934 dal titolo L'innocenza conservata con la penitenza. In esso Don Bosco tesse gli elogi della purezza e innalza un bel Cantico all'innocenza (Atti gennaio 1935, 98 pagine).
Per il 1935 la Strenna è ancora incentrata in Don Bosco. Fedeltà a Don Bosco Santo. Il commento è un grosso volume di 195 pagine (Atti marzo 1936). Fedeltà a Don Bosco uguale a fedeltà all'osservanza della nostra Regola, la quale costituisce il mezzo più facile per imitare Don Bosco. L'argomento lo porta a trattare anche dei Regolamenti, delle Tradizioni, della superiorità nella vita religiosa e a sottolineare la paternità del Direttore, ad inculcare l'amore per l'obbedienza e la disciplina, premesse necessarie perché in ogni casa regni la carità e la pace.
La Strenna per il 1936 ha per titolo Povertà ed è commentata in un volume di 260 pagine (Atti luglio 1937). Inizia così: Vagheggiai a più riprese la speranza di poter stendere il commento alla strenna della povertà nell'umile casetta dei Becchi, in quell'ambiente di povertà veramente evangelica. Allora la mia parola avrebbe avuto una sovrana efficacia, e sarebbe giunta a voi col profumo della grotta di Betlemme. In essa si confrontano voto e virtù della povertà e si contemplano gli esempi divini del Redentore e quelli commoventi del nostro Padre Don Bosco. La pratica della povertà occupa una grossa parte della trattazione, ma tutta la lettera è orientata verso l'alto, perché l'esercizio della povertà ha come fine la ricchezza più eminente, cioè il possesso di Dio e qui in terra la conquista del centuplo secondo la promessa di Gesù.
Gli anni 1941 e 1942 hanno la loro Strenna, ma non i volumi di commento, perché anni di guerra, aggravati da tanti penosi problemi. Ne riportiamo però i testi per il loro interesse:
Strenna per il 1941: Per commemorare la prima Messa celebrata da S. Giovanni Bosco il 6 giugno 1841, onoriamo il sacerdozio cattolico, facendone conoscere la grandezza e fomentando le vocazioni sacerdotali.
Strenna per l'anno 1942: Viviamo intensamente la vita della carità: carità verso Dio, amandolo sopra tutte le persone e cose, carità verso il prossimo nei pensieri, nelle parole e nelle opere. Questa seconda parte ricorda il programma della prima Strenna: pensare bene di tutti, parlare bene di tutti, far del bene a tutti.
Dopo l'ampia trattazione delle virtù teologali della fede e della carità, Don Ricaldone si orienta ora alle virtù cardinali, sulle quali pubblicherà un volume presso l'editrice Elledici di Torino, volume che fa parte di una collana in cui troveranno posto tutti questi commenti alle Strenne, come dirò in seguito.
Per il 1946 la Strenna ebbe per tema la giustizia: Pratichiamo la virtù della giustizia verso Dio e verso il prossimo.
Gli Atti del Capitolo Superiore dell'agosto 1947 (pagg. 112), presentano un'altra Strenna: Il Rendiconto. Come si vede, questa Strenna non tratta di una virtù particolare, ma di uno strumento efficace per l'esercizio di tutte le virtù necessarie ad un Salesiano. Il Superiore introduce così l'argomento: Fra tutte le circolari, che ebbi la gioia di scrivere dal giorno, che (sic) mi fu addossata la croce del Rettorato, penso che questa sia una delle più importanti, per mantenere in fiore lo spirito e le opere della nostra amata Società. Basti pensare al controllo e alla promozione dell'osservanza religiosa, ai doveri della carità fraterna e della vita interiore, all'attenzione posta su eventuali disordini esistenti nella casa e ai mezzi per porvi riparo, per valutare i grandi vantaggi che il colloquio del religioso col suo superiore può conseguire.
Strenna per il 1948 (Atti, dicembre): Pratichiamo la virtù della temperanza nell'uso dei sensi e nella cura del corpo. Ecco presentata un'altra virtù cardinale dopo la giustizia; il commento apparirà in un volume della collana dell'Elledici di cui sopra.
Strenna per il 1949: Accresciamo in noi e propaghiamo ovunque e fra tutti la devozione a Maria Ausiliatrice (Atti agosto 1948). Questa Strenna fu ampiamente illustrata in un volume di 189 pagine (Atti n.149) dal titolo La nostra devozione a Maria Ausiliatrice, in occasione dell'80° anniversario della consacrazione del tempio eretto dal nostro Fondatore e Padre in Valdocco, a onore di Colei che gli fu Madre, Guida e Aiuto. Il giorno 9 giugno 1868 è detto dall'Autore giorno di paradiso, un trionfo per la Chiesa Cattolica, in cui furono operate cose meravigliose. Don Ricaldone fa la storia di questo titolo della Vergine e presenta l'attività instancabile di Don Bosco, per esaltare Maria SS. Sotto tale titolo. Ci indica quali caratteristiche deve avere la devozione dei Salesiani, figli di tale Padre, verso Maria Ausiliatrice: conoscere, amare, imitare Maria Ausiliatrice, propagarne la devozione con l'apostolato della parola e della penna tra i Confratelli, tra i giovani, tra i feli sempre e ovunque, celebrare e diffondere la sua festa.
Strenna per il 1950: Conoscere, amare e difendere il Papa. L'anno Santo è quanto mai propizio per irrobustire in noi questi sentimenti, che offriamo al Santo Padre nel suo Giubileo Sacerdotale (Atti maggio 1951, 112 pagine). E' l'ultima Strenna ad essere illustrata con un volume. Don Ricaldone si introduce così: Nelle preghiere della sera noi rivolgiamo quotidianamente a San Giovanni Bosco la fiduciosa preghiera: "Insegnaci ad amare Gesù Sacramentato, Maria Ausiliatrice e il Papa". Sono i tre amori di Don Bosco. Dopo una sintetica esposizione della verità teologica sul Vicario di Gesù Cristo e sul suo Primato su tutta la Chiesa, Don Ricaldone passa a indicare i doveri dei Figli di Don Bosco verso il Papa. Amare il Sommo Pontefice di un amore che sia nello stesso tempo soprannaturale, zelante e conquistatore, filiale e devoto; un amore che partecipi ai dolori e alle gioie del Papa. Il Salesiano inoltre deve essere riconoscente al Papa e pregare per lui; sentire per lui una devozione profonda, un'obbedienza e sottomissione di figlio e, come tale, sempre pronto a difendere il Papa e la sua autorità. In tutti questi doveri egli avrà come modello ideale Don Bosco, che ha lasciato questa sacra eredità alla Congregazione Salesiana.
Don Ricaldone ebbe modo di proporre un'ultima Strenna ai suoi figli per l'anno 1952 (Atti luglio 1951). In questo mondo, sconvolto dalla superbia, urge praticare l'umiltà. L'umiltà è splendore di verità, l'umiltà rende gioconda la vita nella famiglia, nella comunità e nella scuola; l'umiltà è scudo sicuro della castità. Egli però non potrà vedere il 1952, perché il Signore lo chiamò al premio eterno a Torino il 20 novembre 1951. Sono 50 anni.
A questo punto mi fermo; voglio solo indicare dove possa trovare queste Strenne colui che voglia leggerle e meditarle. La fonte ufficiale è quella sopra indicata, cioè la raccolta degli "Atti del Capitolo Superiore" alle date indicate. Una seconda fonte è la Collana "Formazione Salesiana", edita dall'Elledici - Leumann (TO) in 10 volumi: I voti (2 volumi, 1944), Le virtù (3 volumi, 1951), La Pietà (2 volumi, 1955), Don Bosco educatore (2 volumi, 1953), Le virtù cardinali (1965).
Per saperne di più
Altri documenti, oltre le Strenne, pubblicate sugli Atti del Capitolo Superiore.
Li elenco in ordine cronologico indicando, per ciascuno, l'anno, il numero degli Atti e le pagine.
· Formazione del personale Salesiano - 1936 - Atti n.78 - 163 p.;
· Le Biblioteche - 1937 - Atti n.84 - 47 p.;
· Regolamenti - 1939 - Atti n.91 - 40 p.;
· Formazione del personale Salesiano - Noviziati - 1939 - Atti n.93 - 284 p.;
· La visita canonica alle Case Salesiane - 1939 - Atti n.94 - 216 p.;
· Oratorio festivo: Catechismo e formazione religiosa - 1939 - Atti n.96 - 230 p.;
· Il canto gregoriano - La musica sacra e ricreativa - 1942 - Atti n.111 - 45 p.;
· Gli Archivi - 1943 - Atti n.120 - 312 p.;
· Formazione del personale Salesiano - Studentati filosofici e teologici - 1945 - Atti n.131 - 80 p.;
· Formazione del personale Salesiano - Preparazione degli insegnanti - Complemento della formazione della formazione sacerdotale - Capitoli e consigli - 1946 - Atti n.131 - 68 p.;
· Formazione del personale Salesiano - Programmi e norme per gli studentati filosofici e teologici della Società Salesiana e, in appendice, Programmi e norme per gli aspiratati, il tirocinio pratico e il quinquennio teologico - 1946 - Atti n.138 bis - 87 p.
Nicola Nannola
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Regione CALABRIA
Come tutti i nuovi organismi, anche il Centro Pastorale Regionale della Regione Calabria ha avuto bisogno di tempi medio lunghi per avviarsi e fare un po' di rodaggio. Esso è composto al momento da 15 membri, 8 salesiani e 7 laici. I salesiani coprono le varie dimensioni del progetto pastorale e sono altresì i responsabili di coordinamento dei settori, mentre i laici, qualificati e significativi, sono davvero espressione dell'impegno di corresponsabilità e missionarietà nei ruoli di animazione locale o regionale. Un bel gruppo affiatato e motivato.
Gli incontri dello scorso hanno ci hanno permesso di fare un quadro della situazione del coordinamento e della progettualità pastorale, e hanno promosso la selezionare di una serie di priorità che vanno affrontate proprio a livello di Progettualità educativa e pastorale calabrese.
Esse sono le seguenti:
- Sviluppare una riflessione organica sulla Presenza e funzione di animazione pastorale che debbono assumere gli Sdb e la Famiglia Salesiana all'interno delle chiese di Calabria, sia locali che livello regionale, dal momento che diverse nostre presenze sono richieste per una funzione di animazione della PG a diversi livelli (compresa la Consulta Regionale di Pastorale Giovanile).
- Avviare una riflessione sulla progettualità territoriale delle politiche minorili, soprattutto in connessione alla seconda triennalità della legge 285.
- Promuovere una riflessione approfondita sullo sport-gioco dal punto di vista educativo pastorale e sullo strumento associativo, in particolar modo sulla PGS.
- Sensibilizzare e sviluppare strategie comuni perché anche in Calabria si aprano possibilità per l'avvio della formazione professionale, dato il cronico problema della disoccupazione giovanile che vede la nostra regioni agli indici più elevati a livello europeo.
L'incontro di inizio d'anno 2001- 2002 ci ha permesso di elaborare un piano di lavoro annuale per quanto riguarda le tematiche da affrontare in equipe e il lavoro ordinario di coordinamento.
Due sono le tematiche:
- L'approfondimento e l'analisi dell'esperienza dei cosiddetti "Progetti di Animazione Pastorale" anche come da delibera capitolare (n. 13 sulla significatività). Il tema andrà affrontato prima dalle tre comunità caratterizzate da questo compito, e saranno le stesse a presentare un documento di lavoro al CR.
- La PGS e lo sport- gioco nell'oratorio e non solo.
Quest'ultima tematica educativo-pastorale è il punto su cui si è concentrato il lavoro di questa prima parte dell'anno; intendiamo approfondire in termini progettuali il tema che abbiamo riformulato così: "La PGS (cioè lo sport-gioco e la risorsa associativa), come punto emblematico per far incontrare la domanda e l'offerta educativa".
L'incontro di novembre ci ha visti impegnati in un confronto quanto mai appassionato e nella ricerca intorno a questo versante della proposta educativa, guidati da un articolato strumento di lavoro elaborato dal Delegato regionale della PGS.
Abbiamo messo in evidenza come oggi lo sport-gioco costituisca certamente uno degli interessi più vicini al mondo giovanile e uno dei motivi maggiori di aggregazione. Al di là dell'inflazione delle scuole di calcio, quello che manca è una proposta di qualità educativa.
Essa permette all'Oratorio di essere davvero aperto al territorio e capace di una offerta educativa a misura dei soggetti più deboli di domanda educativa. La missionarietà dell'oratorio verso il territorio può passare anche attraverso la PGS e lo sport educativo. Alcuni oratori fatti nascere dai laici in Calabria addirittura sono nati attorno alla PGS, mentre comunque si registra la difficoltà, tutta da affrontare con progettualità educativa seria, di andare "oltre lo sport" verso quella globalità della proposta educativa che aiuta i giovani a camminare, a non adagiarsi sulla fruizione e basta, e favorisce l'incontro con gli altri e con l'Altro.
La formazione degli animatori nello sport oratoriano e degli all'educatori si viene evidenziando come una strategia prioritaria.
L'altro versante, ancora tutto da approfondire, è dato dallo strumento Associativo, che va visto come "risorsa di persone e di progettualità educativa" per la cep. Su questo nodo lavoreremo ulteriormente.
Anche perché ci si è dati come obiettivo quello di giungere a delle Linee condivise di progettualità pastorale onde rilanciare la presenza nelle cep della figura Associativa e ritrovare in essa un luogo preminente di corresponsabilità degli sdb con i laici, se è vero che le associazioni cnos sono intrinsecamente laicali. Ma anche per ritrovare itinerari e percorsi di educazione e di educazione alla fede a partire dall'interresse dello sport-gioco.
don Mario
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Regione PUGLIA
1. Natura del Centro Regionale
1.1 Attualmente i membri del Centro sono 17 di cui 5 SDB e 12 Laici. Secondo le indicazioni del Capitolo Ispettoriale '98, i membri del Centro costituiscono "un'equipe di SDB incaricati del coordinamento della FS, della PG, del rapporto con le Chiese locali e con le istituzioni civili e da membri della FS, del MS e di laici competenti".(cfr.Atti CI pag.37)
2. Membri del Centro Regionale
2.1 Don Carotenuto Tobia - Direttore Centro
Don Cassatella Carlo - Coordinatore Regionale PG
Don Gentile Antonio - Delegato Regionale FS
Don Cella Luigi - Dimensione Lavoro
Don Martino Pasquale - Dimensione Economia
Cannillo Luigi Direttore - Comparto CNOS Puglia
de Ceglia Luisa - Pres. Isp. ADMA
Lippolis Anna - Animatrice Culturale nella Scuola
Locaputo Mariapia - Associazione CGS
Lorusso Ruggiero - Associazione PGS
Marra Luciano - Associazione Exallievi
Nunziante Luigia - Dimensione Catechesi
Parisi Michele - Animazione Oratoriana
Petrarca Sergio - Animazione Parrocchiale
Vignola Nico - Pastorale della Comunicazione
Zubani Jose - Associazione Cooperatori
Boccone Gabriella - Servizi Sociali
2.2 I componenti del Centro sono referenti delle seguenti dimensioni pastorali ed ambiti di animazione: FS, PG, Pastorale del Lavoro, Pastorale dell'Economia, Associazione ACS, Associazione Exallievi, Associazione ADMA, Pastorale della Scuola, Pastorale della Catechesi, Pastorale dei servizi sociali nel Territorio, Associazione PGS, Associazione CGS, Animazione Oratoriana e Parrocchiale, Animazione delle Comunicazioni Sociali, Comparto Regionale Cnos.
3. Lavoro e metodo di coinvolgimento
3.1 Il Centro si è riunito 4 volte ed ha visto la partecipazione costante di quasi tutti i membri. In genere gli incontri si realizzano a Bari, sede del Centro.
3.2 Le letture di analisi della realtà pugliese e la definizione degli obiettivi del lavoro sono state realizzate con un metodo di coinvolgimento personale, attivando processi di interpretazione che hanno visto responsabili tutti i membri. Ci si è preoccupati non tanto di decidere immediatamente iniziative da realizzare, ma soprattutto di creare un gruppo capace di lavorare insieme, usando codici e sistemi interpretativi comuni, nel rispetto e a partire dall'attuale storia e prassi ispettoriale.
3.3 A tal scopo ci si è dedicati non poco ad acquisire un vocabolario pastorale unitario e a saper "leggere" le fonti salesiane della storia pastorale dell'Ispettoria. E' evidente, infatti, che i membri sono espressione di quell'universo salesiano regionale che, nella vastità e diversità della geografia regionale e pastorale, esprime anche differenti e talvolta divergenti percorsi vitali. A tal fine ci si sta adoperando anche a conoscere la vita delle Diocesi di appartenenza facendosi dono, per poi studiarli, di piani e progetti pastorali diocesani.
4. Obiettivi di questo primo periodo di vita del Centro
4.1 Essere Centro con la coscienza di rappresentare una regione pastorale dalle differenti situazioni culturali e processi pastorali. Tali diversità talvolta si connotano di consistenti divergenze relativamente a metodologie ispirative e prassi. Perciò risulta prioritario collaborare per orientare linee unitarie di Pastorale Salesiana in genere e giovanili in specie.
4.2 Recuperare il meglio della prassi negli ambienti locali della regione in modo da giungere quasi ad un manifesto della proposta educativo-culturale e pastorale della presenza salesiana in regione, capace di interloquire con la Chiesa e la Società civile.
4.3 Promuovere una coscienza di laicità adulta ed autonoma nei nostri centri.
4.4 Avviare il lavoro per la definizione di criteri che presiedano al Progetto Regionale.
4.5 Promuovere uno studio scientifico che aiuti a capire e ad interagire in modo più serio e professionale con i diversi profili di giovani presenti oggi negli ambienti salesiani.
4.6 Definire meglio metodologie di collaborazione e di coordinamento tra il Centro, le diverse Consulte, e i vari Delegati e Coordinatori.
4.7 Coinvolgere altri rappresentanti dei centri locali, soprattutto rappresentativi del mondo ecclesiale e civile.
5. Impegni prossimi
L'equipe non ha inteso immediatamente intervenire sulle Comunità con proposte operative per i motivi di cui si è detto negli obiettivi.
Tuttavia, onde creare attenzione ed accoglienza della realtà del Centro Regionale, ci si è orientati a promuovere i seguenti piccoli passi.
5.1 Esperienza concreta di Coordinamento Culturale e Pastorale del Centro Regionale, nella realizzazione dell'iniziativa regionale della Festa per Preadolescenti. Si tratta di sperimentare concretamente, a mò di laboratorio culturale e pastorale, la collaborazione ed il coordinamento tra le varie forze della FS e del MGS a servizio dei più piccoli.
5.2 Iniziativa di natura culturale (Convegno o Seminario) sulla attuale realtà giovanile dei nostri ambienti per accogliere e capire meglio le attuali domande di educazione e di evangelizzazione dei nostri adolescenti e giovani. Tale iniziativa dovrebbe essere preceduta da un lavoro di ricerca sociologico- pastorale per rilevare le linee dell'attuale prassi e le linee di tendenza futura.
don Tobia
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Regione CAMPANIA - BASILICATA
"La complessità dei compiti che l'Ispettore deve svolgere verso i Confratelli,le Comunità locali,il territorio e la Chiesa locale è tale che non può essere affrontata dal solo Ispettore e dal suo Consiglio". Così è riportato nel PG 10 che parla dei Centri Regionali come Equipe di Animazione Culturale e Pastorale.
Il Capitolo Ispettoriale del '98 ha ribadito l'esperienza di questa Animazione Regionale per raggiungere la " significatività " della presenza salesiana.
Premesso questo, il primo passo che i membri del Centro Regionale hanno compiuto è stato quello di riscoprire e ridefinire l'importanza di questa Animazione riflettendo e interpellando gli Operatori e gli Organismi di Animazione locale e Ispettoriale.
L'Ispettore resosi presente nelle tre Regioni con il Vicario e il Delegato di PG ha sottolineato l'importanza e i compiti dei Centri, agli SDB e Laici rappresentativi dei nostri Organismi.
Il CR. Campania e Basilicata incontratosi il 24.03, 14.06, il 19. 10 e il 3.12.'01 ha riflettuto ampiamente sul Progetto di Animazione Regionale,sui compiti e le problematiche, e ha individuato i seguenti obiettivi prioritari:
- Camminare in sintonia con il Consiglio Ispettoriale a livello Regionale.
- Creare un punto di informazione per assistere i giovani che trovino difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro.
- Sentire la realtà del disagio e studiarne le problematiche
- Fare un'accurata analisi del Territorio al fine di creare una rete di Animazione Culturale e Pastorale.
Per rendere operativi questi obiettivi,i membri del CR. nell'incontro del 14.12, con l'aiuto di una griglia preparata dal Direttore del Centro, hanno descritto la realtà da loro rappresentata.
Questo è diventato il secondo passo in ordine al raggiungimento degli obiettivi emersi.
Ci si rende conto che il cammino è lento, ma la perseveranza ci aiuterà a essere visibilmente significativi rivitalizzando le Regioni e cogliendo le ricchezze di ognuna.
don Pasquale
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Centro PEDAGOGICO MERIDIONALE
1. Natura
1.1 Il Centro Pedagogico Meridionale, già espressione di lunga esperienza ispettoriale, viene riconfermato dal dettato capitolare del '98. "Per interpretare i bisogni e le esperienze dei giovani del territorio e trovare risposte adeguate, l'Ispettoria abbia un Centro Culturale a Bari, formato da un'equipe di SDB, membri della FS e del MS e laici competenti". (cfr Atti CI '98 pag.37).
1.2 Tale definizione è all'interno della sezione degli Atti capitolari dove si tratta dei Progetti Regionali. E' chiaro quindi lo stretto legame tra il Centro Culturale Ispettoriale (CPM) ed i Centri Regionali di Animazione Culturale e Pastorale. Il CPM deve quindi essere di supporto a tutta l'Ispettoria.
2. Membri del CPM
2.1 Membri Salesiani
L'Ispettore chiese al Direttore del Centro di lavorare inizialmente solo con i membri salesiani esperti di alcune dimensioni essenziali del progetto educativo-pastorale.
Furono perciò designati da don Gallone:
- don Carotenuto Tobia Direttore
- don Martino Pasquale (Area Pastorale Giovanile)
- don Melillo Francesco (Area Catechetica)
- don Cella Luigi (Area Psicologica)
- don Spataro Roberto (Area Didattico-Culturale)
2.1.1 Tali membri salesiani nell'anno 2001 si sono incontrati 4 volte, di cui una volta con la presenza dello stesso Ispettore e con il Cons. di PG (23 Marzo 2001). Due volte per studiare il Documento del Vademecum sul CPM e per definire natura e funzione del Centro.
E infine un'altra volta con la Pedagogista, Dr.ssa Simonetti Cristiana.
2.2 Membri Laici
2.2.1 I SDB hanno definito alcuni criteri per la cooptazione dei membri laici:
- Professionalità e sufficiente esperienza nell'ambito culturale.
- Priorità per l'area antropologico-educativa.
- Ispirazione cristiana e spiccata sensibilità educativa.
- Provenienza, possibilmente, dalla Famiglia Salesiana e dal Movimento Salesiano.
2.2.2 Si sono così contattati ed hanno dato la disponibilità a collaborare:
- Prof.ssa SIMONETTI Cristiana, Pedagogista, esperta nella Scuola dei Genitori. Già sensibile e collaboratrice del CPM da laureanda. Ha già tenuto interventi alla FS ed al gruppo SDB del CPM. Risiede a Bari
- Dr PEPE Natale, Sociologo, particolarmente versato nello studio ed interpretazione del disagio (lavora in varie ASL). E' impegnato nella Diocesi di Bari. Risiede a Cassano.
- Prof.ssa ZIZZI Daniela, Psicologa, con esperienza di tirocinio presso il COSPES di Padova con don Fontana. E' stata animatrice dell'Oratorio di Cisternino ed ha frequentato i campi ispettoriali di PG. Ha fatto interventi ai Corsi nel CFP di Bari. Risiede a Cisternino.
3. Obiettivi del CPM
3.1 Il Centro Pedagogico Meridionale si specificherà particolarmente per la Cultura dell'Educativo e per le categorie dei giovani nel disagio.
3.2 Il CPM nella prima fase rifletterà e definirà i processi culturali ed educativi prima ancora di realizzare interventi operativi.
3.3 Il Centro promuoverà uno stile di Pensatoio-Laboratorio, in stretto rapporto coi Centri Regionali.
3.4 Il CPM collaborerà col Centro Regionale per l'elaborazione di criteri per il Progetto Pastorale Unitario Regionale.
3.5 Definirà l'ambito della collaborazione con gli organismi di animazione e governo ispettoriali.
4. Orientamenti Operativi per l'anno prossimo
4.1 Lavorare in sinergia, membri salesiani e membri laici, organizzando, secondo le proprie competenze specifiche, tempi di studio su tematiche antropologiche nell'ottica educativo-pastorale, quali:
- Educazione ed ambienti giovanili (Oratorio, Parrocchia, CFP, Scuola, Comunità di Accoglienza).
- Educazione e Catechesi.
- Relazione di aiuto ed accompagnamento spirituale.
- Annuncio di Gesù Cristo in un'epoca di pluralismo culturale e religioso.
- Cultura educativa salesiana e Società Meridionale oggi.
4.2 Affiancare e collaborare con la Consulta di PG nello studio e approfondimento di temi generatori di PG e nella definizione di itinerari formativi per i destinatari.
4.3 Promuovere particolarmente servizi culturali per un rilancio e rilettura oggi del Sistema Preventivo.
4.4 Accompagnare alcuni ambienti salesiani nella elaborazione del Progetto, a partire dalla Puglia e da Bari, attraverso strumenti di ricerca sociologica di monitoraggio.
4.5 Collaborare col Centro Regionale per l'iniziativa del Seminario coordinando il lavoro di ricerca sulla realtà giovanile nei nostri centri.
don Tobia
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| PASTORALE GIOVANILE |
Convegno Oratorio
Stage pre-animatori della Campania
Stage pre-animatori della Calabria
Santeramo scrive
Il messaggio dei giovani
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Convegno Oratorio
...come ponti tra la strada e la Chiesa!
PONTI NON SOLO PER PENSARE.
Riflessioni per passare all’azione
Cari amici,
nel mese di novembre i salesiani d'Italia hanno organizzato, in due riprese, un grande Convegno dal titolo suggestivo: "Oltre i cancelli: rilanciate gli oratori, come ponte tra la strada e la chiesa". Da Emmaus vi abbiamo partecipato Raffaele Ruggiero, don Vito ed io.
Il tema del convegno riecheggiava il discorso del papa ai giovani di Roma il 5 aprile del 2001: "Rilanciate gli oratori, adeguandoli alle esigenze dei tempi, come ponti tra la chiesa e la strada, con particolare attenzione a chi è emarginato e attraversa momenti di disagio, o è caduto nelle maglie della devianza e della delinquenza"
Dunque l'obiettivo centrale di questa mobilitazione salesiana, che ha coinvolto non solo la base, salesiani e laici, ma anche i Superiori ai più alti livelli, avrebbe dovuto essere: Come raggiungere i lontani? Se essi sono, a dire del Papa, "un pensiero di Dio, un palpito del cuore di Dio"; se hanno "un valore in certo senso, infinito"; se "contano per Dio nella loro irrepetibile individualità", possiamo restare indifferenti, se continuano a restare "fuori dei cancelli"? Non dovrà rivestire un'importanza urgente e primaria il "tendere un ponte tra chiesa e strada"?
Ho l'impressione che, se da un lato i Relatori, specialmente Mons. Domenico Sigalini del Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile della CEI, e d. Antonio Domenech, Consigliere Generale della Pastorale Giovanile Salesiana, hanno delineato con sufficiente chiarezza questo obiettivo primario da raggiungere, descrivendoci la situazione di questi giovani "lontani", non è emersa dal Convegno una vera mobilitazione in tal senso.
Sono prevalse le considerazioni di real politik, di prudente realismo: come facciamo ad andare "oltre i cancelli", se dobbiamo consolidare l'esistente, se oggi spesso gli oratori hanno un solo incaricato, strutture inadeguate, povertà di risorse?
Ma penso che sia proprio questa constatazione che deve aprirci gli occhi su di un fatto grave: probabilmente, nelle nostre attuali strategie di governo, vi è forse una inadeguata consapevolezza delle esigenze del mondo giovanile oggi, nel momento storico che viviamo. Se la presenza salesiana in un determinato territorio deve essere caratterizzata dal criterio oratoriano, come mai si lascia così sguarnita la struttura che ne incarna l'identità?
Eppure la parrocchia o la scuola, cui è annesso l'oratorio ha un numero maggiore di salesiani addetti a quello specifico servizio. E fintanto che ci ripieghiamo a sostenere, rabberciare e puntellare l'esistente, non vi saranno mai forze salesiane da lanciare verso gli orizzonti missionari del futuro, verso i giovani "più poveri e abbandonati" a meno che.... A meno che non si sia disposti ad una vera rivoluzione copernicana.
Per il momento non prendo in considerazione le scuole, che meritano un discorso a parte. Mi fermo a considerare le presenze salesiane che sono caratterizzate da una parrocchia. (e mi limito, per maggior concretezza al nostro Meridione, dove, per il 60% delle nostre presenze, i salesiani gestiscono una parrocchia).
Se volessimo concretizzare tale presenza, come "una comunità di frontiera tra il religioso e il civile", secondo il suggerimento di D. Domenech, il direttore e tutta la Comunità Educativa e Pastorale, che gestisce la parrocchia, dovrebbe identificarsi e caratterizzarsi come oratoriana. La parrocchia sarebbe ridimensionata ad uno dei tanti servizi. La rivoluzione copernicana richiesta dall'attuale momento storico è proprio questa: non l'oratorio annesso a una parrocchia, ma una parrocchia annessa all'oratorio.
Sembra un gioco di parole, ma non lo è. Ai vescovi che vogliono affidarci una parrocchia, noi dovremmo rispondere: I salesiani possono offrirvi quello che è la caratteristica del proprio carisma: una presenza oratoriana. Se fosse indispensabile il servizio parrocchiale, la parrocchia sia affidata in solidum (Codice di Diritto Canonico can. 517) alla comunità oratoriana.
Solo così tutta Comunità, salesiani e laici, concentreranno le loro ricerche e le loro strategie d'intervento sulla condizione giovanile della zona.
D. Domenech scrive: "Oggi i giovani si sono scavati spazi propri di vita (mondi vitali) dove esprimono e sviluppano i propri valori, il loro protagonismo e prendono le decisioni più importanti della loro giovinezza e spesso anche della loro esistenza. Sono luoghi in cui passare il tempo senza pagare pedaggi, né fisici, né di simboli, né di immagine (la banda, il muretto, il gruppo musicale, la piazzetta, la discoteca, il pub...)".
E' vero, come afferma il Rettor Maggiore, che "Non è possibile - se non in casi d'emergenza e come terapia d'urto - educare sulla strada", ma l'oratorio, che non è semplicemente un'istituzione , ma è uno spazio mentale e un atteggiamento pastorale di un gruppo di educatori, può divenire il ponte tra gli spazi informali dei giovani e quelli istituzionali (famiglia, scuola, chiesa). Ma ad alcune precise condizioni. Scrive d. Domenech: "l'Oratorio deve essere:
- Uno spazio aperto, con grande libertà di movimento, d'appartenenza, di circolazione;
- Uno spazio che favorisce i rapporti personalizzati, faccia a faccia, che offra ambienti accoglienti, che favoriscano lo stare insieme, il parlare, il comunicare gratuitamente;
- Una proposta di progetti specifici e significativi, capaci di intercettare i gusti e le domande dei giovani;
- Uno spazio in cui i giovani possano vivere da protagonisti;
- La presenza attiva di adulti e animatori significativi per i giovani, capaci di essere punti di riferimento e di stimolo."
Certo, l'impegno primario della Comunità Oratoriana sarà quello di formarsi questo gruppo di "adulti e animatori significativi". I soggetti idonei potrà trovarli tra i catechisti, nei gruppi di cristiani più impegnati (neocatecumenali, movimento dello Spirito, Azione Cattolica...). Potrà mutuarli da associazioni già esistenti. Certo, sarà necessario probabilmente individuare presenze specifiche (sociologi, psicologi, insegnanti...) che affianchino gli animatori per monitorare progetti e iniziative....
Se il Convegno di Collevalenza ci spingerà a fare qualche esperienza in tal senso, credo che avrà raggiunto il suo scopo. E' un sogno? Ma sono i sogni che danno speranza al nostro "terribile quotidiano". D'altronde, all'inizio del Convegno non ci è stato detto: "Siamo chiamati a sognare di nuovo il nostro oratorio"? Pace e gioia.
don Michele
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Lo stage pre-animatori della Campania
4+1 laboratori per sapere, saper essere saper relazionarsi e saper fare
Chi ha detto che noi adolescenti abbiamo dimenticato la voglia di divertirci sanamente e di far divertire i ragazzi con proposte educative e soprattutto positive? Ebbene se passava a Pacognano durante lo stage di formazione dei pre-animatori della regione Campania cambiava sicuramente idea.
Eravamo ben 94 fra i 15 e i 17 anni, provenienti da quasi tutte le case SDB ed FMA della Campania ed abbiamo dato vita a forti momenti di lavoro e di laboratorio per la nostra formazione: il saper essere e il saper fare. Il tutto condito dalla fantasia, dalla creatività e dalla genuinità chiassosa tipica della nostra età .
Parte coinvolgente è stato il laboratorio di animazione e bans, guidato da Angelo ed altri animatori di Portici. Balli, gesti, movimenti, definiti da qualcuno "demenziali", che permettono ai ragazzi ed adolescenti, ma anche giovani ed adulti, di coinvolgere corporeità, personalità, riso e scherzo e quant'altro si voglia senza però dimenticare che la nostra animazione è e dev'essere sempre quella educativa.
Laboratorio creativo è stato quello della clownery, diretto dal tirocinante Pierluigi la Notte di Napoli. Tutti i partecipanti (WOW anche le suore!!!) obbligatoriamente con il volto truccato ed una semplice pallina rossa sul naso. È una animazione che nei nostri oratori manca, speriamo che con questo laboratorio possa essere diffusa all'interno dei nostri ambienti.
Laboratorio trainante è stato quello della danza, guidato da Corrado, animatore di Caserta. Non pensate che abbiamo imparato a ballare o ballato per tutto lo stage! Anzi abbiamo capito che la danza è espressione ed mezzo energico nel comunicare non solo da un palco ma anche in cortile durante una feste oratoriana e, udite udite, in Chiesa durante una liturgia.
Il vivace laboratorio del gioco, guidato dal chierico Paolo Criseo di Torre Annunziata, ha aiutato a comprendere che anche il gioco più semplice va pensato, motivato ed organizzato bene non tanto per farci dire alla fine "è stato bello" ma soprattutto "con il gioco il ragazzo è cresciuto!".
Tutti noi, poi, abbiamo partecipato ad un assaggio di laboratorio di Cineforum, guidato da don Donato Lacedonio (amico di Spielberg), il quale con passione e professionalità ci ha fatto riflettere come attraverso un film - nel nostro caso Billy Elliot - si può educare e fare animazione.
Ora non ci resta che far scatenare la nostra gioia e la gioia dei ragazzi dei nostri oratori, di quello che ci portiamo dentro e che ci viene imprigionato dalla cuffie, dal computer, dal pallone, dagli orari. Così facendo uscirà tutta quella carica di bontà che Dio ha messo in ciascuno di noi pre-animatori, futuri, speriamo, Animatori! .
La partecipazione è stata abbastanza buona, non tanto per il numero (94) ma il coinvolgimento degli stessi pre-animatori nei 4 laboratori ludici espressivi (animazione-bans; clownery, gioco, e danza).
un preanimatore
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Stage Preanimatori Calabria
Una musica può fare
Cronaca di giorni vissuti a Bova Marina (RC), sulle onde della musica e dell'amicizia. Lo stage di 3 giorni, passati così in fretta, inizia con un momento di introduzione da parte di don Rino Maria Carignano, coordinatore per la Calabria della Pastorale Giovanile per l'Ispettoria Salesiana Meridionale, il quale presenta il piano di formazione degli animatori, seguito da suor Marisa Germanò, anche lei coordinatrice per la Calabria della Pastorale Giovanile per l'Ispettoria FMA di Napoli, che a sua volta presenta lo stage a livello generale.
Suor Maria Lacquaniti introduce i lavori con un video sui giovani e la musica. Subito dopo ci si chiede: che cos'è la musica? Si arriva alla conclusione con una risposta di sintesi: Musica è Comunicazione! Il comunicante e il ricevente veicolano attraverso un canale privilegiato e cioè la musica. Tutti quelli che compongono musica veicolano messaggi. Un ascolto attento di 4 canzoni, pone i ragazzi alla ricerca di quattro personaggi in cerca di una collocazione. Il tipo pessimista, il superficiale, il trasgressivo e l'impegnato sono le risposte di questa ricerca. Si continua approfondendo il concetto di libertà attraverso le canzoni di Vasco Rossi, trasgressiva, e di Celentano che cerca di dare una risposta. Con il gioco delle carte sul concetto di libertà si arriva a dire che libertà è essere se stessi senza costrizioni. L'ultimo iter viene approfondito attraverso le canzoni di Luca Carboni, "Te che non sai chi sei", che mette in evidenza la paura di non cambiare più, di Giorgia, "C'è da fare", che evidenzia come il puro attivismo porta solo allo stress, e di Battiato, "Ti vengo a cercare", che approfondisce la dimensione spirituale della persona.
Dopo cena, alle ore 21.00, si riprendono i lavori. Suor Maria presenta il suo ultimo lavoro musicale che s'intitola "Controcorrente" delle Edizioni Paoline. Questo musical affronta le problematiche e gli interessi dei giovani d'oggi e i tanti risvolti che ci possono essere nella loro vita. Infine si danno le linee programmatiche per i gruppi-laboratorio. Si formano tre gruppi: musica e animazione, musica e teatro, musica e preghiera. I laboratori si svolgeranno durante determinate ore dello stage.
Il 28 si affronta la giornata con un momento intenso di preghiera. Attraverso due canzoni del Padre Nostro vengono presentati i due volti dell'umanità: il prima che urla "dove sei Padre" quando si combatte, si soffre, ect... e l'altro volto che chiede perdono al Padre per i muri che si sono eretti e non si è fatto unità.
Dopo la preghiera, don Pasquale Giaquinto, direttore dell'oratorio di Soverato, attraverso delle tecniche guida i ragazzi a come si educa alla musica annunciandone gli obiettivi e facendone esperienza . Poi si è passati all'analisi testuale e musicale di alcune canzoni e anche attraverso dei video. "Olimpiade" di Tiziano Ferro è una di queste... Le canzoni sono state scelte da don Pasquale in maniera oculata e il buon lavoro nei gruppi è stata la risposta positiva a tutto questo.
Una bella testimonianza di vita e di... Musica e stata data da Davide Beatino, attuale bassista di Mariella Nava. La serata si conclude con un concerto vivace e allegro dei ragazzi dell'Oratorio di Bova Marina, gli "Sweet Dream". Bravi ragazzi, siete stati meravigliosi!
E siamo al 29! Questa mattina si fa la prova di una meditazione con immagini. Vengono proiettati due video: "Il ricco stolto", una parabola molto bella realizzata da Paulicelli e "Laudato sii", un canto di lode dello stesso autore con il quale concludiamo il momento di preghiera.
La mattinata prosegue con l'impareggiabile Giosy Cento. E' il suo giorno dove si presenta come cantautore di Dio. Anche la TV regionale ha voluto essere presente per questo evento. Ed oltre ad un'intervista a don Giosy, ha ripreso alcuni elementi della vita dello Stage. Dialoga con i ragazzi e presenta le sue canzoni come inno alla vita. Alcune sono autobiografiche, come l'ultima "Telefona se puoi", composta dopo la morte di Luca in un incidente, amico suo carissimo. Tutto questo appassiona i ragazzi che lo seguono con attenzione e commozione. Anche lui fa analizzare i testi di alcune canzoni le cui tematiche sono molto vicino ai giovani. Fa cambiare anche i testi... cioè come quelle storie raccontate nelle sue canzoni in una maniera possono avere altri risvolti. Il tutto viene portato avanti nei gruppi e poi in assemblea si arriva alla preghiera attraverso la canzone "Eccomi". Il dialogo fatto con Giosy è molto fruttuoso per far fruire alcune idee di fondo del cristianesimo impegnato.
Alle 18.00 si riprendono i gruppi per concludere i laboratori, i cui lavori si presenteranno il 30. Alle 21.30 inizia il concerto di Giosy Cento nella Parrocchia tenuta dai Salesiani, gremita di giovani e di adulti coinvolti dal ritmo delle canzoni e soprattutto dai testi e dalle parole profonde che vengono dette prima di cantare. Grazie anche a te Giosy che ci hai trasmesso gioie infinite.
La giornata del 30 inizia sempre con la preghiera: "La vera pace".
Si passa alla presentazione dei vari laboratori. Il gruppo "preghiera" ha preparato l'Eucaristia della 1^ domenica dopo Natale e una Veglia di preghiera per la festa di don Bosco. Il gruppo "animazione" presenta i quiz per la festa di don Bosco e dei messaggi da dare alla fine della festa. Il gruppo "teatro" presenta un recital: "Don Bosco oggi", con tutte le canzoni di cantautori moderni. La verifica è stata così vivace e la luce negli occhi dei ragazzi così brillante, segno evidente di momenti bellissimi vissuti insieme. L'Eucaristia della Domenica dedicata alla Santa Famiglia è un inno di grazie al Signore per i giorni di approfondimento su quello che i giovani amano, ma che dovevano essere iniziati ed educati per poter essere formatori di altri giovani.
Con l'arricchimento di tre giornate vissute intensamente si parte con la gioia nel cuore, la musica nell'anima e la voglia di andare e di... "gridarlo sui tetti". Adesso comincia la musica della vita!
Suor Maria Lacquaniti, FMA
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Amici di penna
SANTERAMO SCRIVE
Stage preanimatori e animatori
Carissima,
non ci conosciamo, e mi sa che difficilmente ci incontreremo: tu sei li tra i monti della Basilicata io invece ho piantato le mie fondamenta qui sulla Murgia Barese; ho sentito molto parlare di te. I Salesiani di Potenza ti fanno tanta di quella pubblicità che a volte, pensandoci, i miei mattoni sono diventati verdi di invidia e il sig. Setti, uno dei Salesiani di che mi abitano, ha pensato si trattasse di muschio!
La "Casa Don Bosco" di Grumento Nova sembra essere diventata l'ultima meta del turismo religioso e formativo di questa Ispettoria! Ho voluto fare la tua amicizia visto che da tempo già mantengo una non fitta ma gradevole corrispondenza con le case di Vico Equense e della Sila. Sai fino ad ora eravamo noi che ci dividevamo il piacere di accogliere i ragazzi delle opere salesiane che intendevano trascorrere qualche giorno di più intensa formazione.
A dire il vero era un po' di tempo che non mi capitava un'esperienza come quella vissuta alla fine di Dicembre. Devi sapere che fino a qualche anno fa, durante le vacanze di Natale, ospitavo un bel numero di ragazzi e ragazze - loro si definiscono preanimatori e animatori - che venivano fin qua per apprendere contenuti e tecniche. Me ne rammaricavo non poco e le mie camere silenziose e fredde, soprattutto fredde, mi mettevano una grande tristezza addosso, tristezza che il solito Setti credeva essere umidità! Che strani 'sti umani!
Dopo quanto ti ho scritto capirai bene qual'è stata la mia gioia e la mia meraviglia del vedermi assediata, il pomeriggio del 27 dicembre da una folla vociante di più di cento giovani, mi ero ormai disabituata ai vari accenti con cui colorano le loro parole i ragazzi che provengono dalle varie realtà salesiane della mia regione. Hei mi sa che ancora non mi sono presentata, se non si è capito chi ti scrive è la Casa salesiana di Santeramo in colle, quindi la mia regione è la Puglia.
Ti dicevo, avrei fatto salti di gioia se non avessi avuto timore di far scappare a gambe levate i miei ospiti spaventati per una presunta scossa tellurica. Mi sono accontentata di ordinare per loro una bella nevicata.
Mi sono resa conto delle caratteristiche dei partecipanti ai nuovi momenti formativi: il modo di vestire, i posti impensati in cui ho visto brillare gli orecchini - ora li chiamano - piercing, le canzoni che eseguono sono molto diversi da quelli a cui ero abituata; quella che è rimasta tale e quale, me ne sono accorta subito, è la voglia di rendersi utile e di imparare; oltre che il desiderio di stare insieme e divertirsi. Sono ragazzi che già nei loro oratori s'impegnano nell'animazione, chi da poco tempo: i preanimatori e chi da più anni: gli animatori.
I primi, più sbarazzini, guidati da valenti esperti hanno imparato l'uso di nuovi linguaggi: musica, danze e bans, cinema e teatro. Ho goduto nel vedere tutte le mie sale animarsi di suoni, canti e immagini.
I grandi sono stati più seriosi: mi sono dovuta sorbire, nel mio salone centrale, una visione sintetica e metodologica dell'animazione e successivamente un training di comunicazione
mi è venuto un mal di capo
anzi di soffitto!
Devo dire che la staticità della mia struttura è stata messa a dura prova dalle serate allegre che si sono susseguite; c'era un giovane salesiano davvero instancabile: Rosario Aurelio, alla fine era letteralmente sgolato!
Bhe ho passato in bianco anche la maggior parte delle nottate: hanno sette vite questi ragazzi del Terzo Millennio, ne sanno qualcosa i salesiani e le figlie di Maria Ausiliatrice che hanno guidato l'esperienza.
Certo tutta questa presenza giovanile ha aiutato la mia linea: avevano un appetito non indifferente, Ma don Pasquale e i suoi collaboratori hanno saputo far fronte alle loro ganasce, svuotando i miei, pur forniti frigoriferi!
Non credere che abbiano trascurato la preghiera: vedendoli nella mia cappella e soprattutto all'Eucaristia conclusiva mi sono rallegrata e ho pensato che non mancano elementi per essere fiduciosi nel futuro.
Spero di non averti annoiata con questa mia piccola cronaca, sai questi umani credono che noi si sia fatte solo di mattoni e calce, non si rendono conto che anche noi gioiamo nel vedere i nostri spazi riempiti da giovani disponibili e generosi.
E ora a te: so che prossimamente ospiterai gli Esercizi Spirituali dei Giovani, dai fammi sapere come sono andati!
un caro saluto dalla tua sorella murgiana.
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I nostri giovani ci scrivono
STAND UP
2 - 6 gennaio 2002 assemblea nazionale MGS
È sera.
Seduta alla mia scrivania mi ritrovo tra le mani un foglio. È un foglio importantissimo. Raccoglie il lavoro di quasi 200 tra giovani, Sdb, e FMA dell'Italia, che si sono ritrovati a Mestre per discutere su come comunicare il Vangelo in questo nostro mondo che cambia.
Inutile nasconderlo: le cose non vanno benissimo. Una povertà (intesa come miseria) dilagante, un Sud del mondo sempre più povero e un nord del mondo sempre più ricco. Le relazioni ascoltate hanno contribuito a buttare giù il velo che copriva i nostri occhi. Non possiamo più stare a guardare. Don Bosco e madre Mazzarello non lo vorrebbero; la nostra vocazione non lo vuole!!!
Ma con questa Assemblea il "Movimento vuole annunciare la speranza che nasce da Gesù, la felicità di averlo incontrato e la passione di testimoniare a tutti il Vangelo dell'Amore nella vita di ogni giorno". L'impegno che tutti noi abbiamo preso, ricevendo questo foglio, è di diffonderlo per tutto il territorio, di farlo arrivare a tutti i nostri giovani, a tutti i salesiani, le FMA, i membri delle associazioni,, che come espressione della SGS, sono parte attiva del MGS, agli altri membri della FS.
Sarà un'altra occasione per aumentare il nostro senso di appartenenza al Movimento. La vera scommessa è infatti a livello locale e la crescita del movimento è affidata ad ognuno di noi. Dobbiamo combattere con sempre più energia la mentalità che il MGS sia solo dei delegati e farlo entrare nel nostro modo di pensare quotidiano. Siamo già MGS, dobbiamo solo prenderne coscienza!!!! In questo modo il movimento acquisterà visibilità.
Certo non dobbiamo trascurare gli altri livelli di partecipazione: quello regionale, quello ispettoriale- territoriale, quello nazionale.
La partecipazione agli incontri di consulta di delegati, che siano rappresentativi dell'ambiente in cui vivono, inviati da tutte le case, dalle Associazioni e dalle componenti della Famiglia Salesiana, è fondamentale perché il movimento possa crescere e svilupparsi arricchendosi nel confronto e nel dialogo.
Cosi è anche per i livelli ispettoriale e nazionale, ai cui appuntamenti, ormai da qualche anno, il MGS Calabria non è mai mancato.
Inoltre non dobbiamo dimenticare quanto sia importante una nostra presenza attiva nelle nostre Diocesi. Non per affermare la nostra esistenza, ma per dare un servizio sempre più qualificato ai nostri giovani e ai nostri ragazzi.
Quindi leggete il messaggio che segue, leggetelo, fatelo vostro e diffondetelo. Appendetelo nelle vostre bacheche, presentatelo alle vostre riunioni. Parlatene, discutetene, fatevi incuriosire, prendete spunto e personalizzatelo secondo le vostre esigenze., affinché possa essere un altro strumento utile per aiutarci a testimoniare il Vangelo in questo nostro mondo che cambia.
Quindi, in questo gennaio, mese di Don Bosco, certi di avere il suo benevolo sguardo sempre su di noi e sui nostri ragazzi
STAND UP!!!!!! Buon lavoro a tutti
Sabrina
Il Messaggio dei Giovani
Mestre 5 gennaio 2002
Vogliamo condividere con tutti coloro che si riconoscono nel MGS l'esperienza che abbiamo vissuto in questi quattro giorni a Mestre per confrontarci su alcuni temi che affiorano nel mondo che abitiamo. Parlando con i testimoni, incontrati nell'Assemblea Nazionale, abbiamo cercato di leggere le povertà che sono attorno a noi e abbiamo "aperto gli occhi sulla realtà di un mondo che cambia".
Noi non ci rassegniamo
- al mondo dei sopruso e della violenza
- alla guerra degli interessi economici e alla politica dei potenti
- allo sfruttamento delle persone e delle risorse del creato
Stiamo dalla parte di ogni uomo e donna di buona volontà che:
- costruisce la pace e organizza la solidarietà
- ha il coraggio di educare a uno stile di vita alternativo, che dà dignità a ogni persona e soprattutto ai poveri e crede che solo insieme si cammina verso un mondo diverso
- si impegna a vivere perché le logiche del mercato non dimentichino la centralità della persona umana.
Noi, con la forza del Vangelo testimoniato nella concretezza della nostra esistenza, crediamo che la qualità della vita non sia un bene esclusivo e un diritto di pochi. Vogliamo comunicare "Fatti di Vangelo" in tutti i luoghi ed ambienti dove vivono i giovani: oratorio, scuola e comunità parrocchiale, lavoro e università, gruppi e associazioni, spazi informali di aggregazione, dentro e fuori le mura.
Il nostro movimento vuole annunciare la speranza che nasce da Gesù, la felicità di averlo incontrato e la passione di testimoniare a tutti il Vangelo dell'amore nella vita di ogni giorno.
Abbiamo provato a guardare oltre.
Abbiamo osato dire ad alta voce, alcune cose che vogliamo condividere con tutti voi.
- Abbiamo bisogno di una formazione umana e cristiana che ci aiuti a leggere i fatti della storia e che unifichi la nostra esistenza intorno al vangelo (professionalità famiglia, stile di vita...).
- Il Movimento è uno dei canali privilegiati per raggiungere molti giovani e collaborare a far crescere la loro felicità. Don Bosco ripete loro anche oggi attraverso di noi: "Vi voglio felici nel tempo e nell'eternità" (Vivere una vita "da Dio" di qua e di là!).
- E' questo il momento in cui prepararci a dare visibilità all'impegno di costruire il bene comune, per una politica che aiuti a far crescere partecipazione e corresponsabilità, giustizia e libertà, pace e verità'
- Cerchiamo di costruire un'Europa dei valori che guarda al mondo e in cui, come ci ricorda il Rettor Maggiore, le radici cristiane diano frutti di accoglienza e dialogo. L'impegno educativo ci porta a scegliere un modello sostenibile di sviluppo che aiuta a superare l'ottica egoistica e consumistica in cui siamo immersi.
- Per questo ci impegniamo a costruire un "universalismo fraterno" (l'altro nome della Globaiizzazione), "chinandosi perché l'altro cingendoci il collo possa rialzarsi".
- Vogliamo rendere significativa la nostra presenza nella realtà civile ed ecclesiale con particolare attenzione al mondo della comunicazione sociale che plasma le nostre opinioni, Io stile di vita e seleziona le nostre informazioni...
L'esperienza vissuta insieme ha fatto nascere alcuni orientamenti:
- Attivare percorsi di formazione socio-politica, cioè declinare la riflessione sui grandi temi della globalizzazione, della cittadinanza, della mondialità secondo la Spiritualità Giovanile Salesiana anche ripensando a Don Bosco e Madre Mazzarello secondo questo preciso taglio;
- Educarci alla Spiritualità di comunione come stile di famiglia, senso di appartenenza, corresponsabilità intese sia come condivisione spirituale, sia come reciproco riconoscimento di spazi e ruoli precisi;
- Potenziare la comunicazione, l'informazione e la conoscenza reciproca ad intra (con le associazioni, con le realtà salesiane, ... ) e ad extra (con le altre presenze impegnate nel territorio, ...);
- Dare più forza alla nostra carta vincente che è l'educazione;
- Concretizzare la testimonianza come coscienza critica, stile di vita evangelico per essere "sale della terra e luce del mondo".
I giovani dell'Assemblea MGS
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| FORMAZIONE |
II parte
IL RELIGIOSO “APPASSIONATO DI DIO” progetto di vita spirituale.
riflessione sulla necessità di un progetto di vita personale
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UNA VITA DI AMICIZIA
E COMUNIONE CON CRISTO
La persona viva e vivificante di Cristo è il vero centro ordinatore di tutta l'esistenza cristiana ; l'amicizia personale con Cristo e una comunione viva con le tre Persone divine. In questo infatti consiste e si radica l'essenza stessa della vita spirituale e trova il suo contenuto più appropriato.
Sono due aspetti che si implicano a vicenda. Gesù infatti ci rivela e comunica sempre il Padre e lo Spirito e ci fa entrare in comunione viva - in koinonia - con loro. Più ancora, Gesù è il luogo naturale del nostro incontro personale con il Padre e lo Spirito Santo. E nella santissima Trinità, noi incontriamo in maniera necessaria ed esplicita la persona di Cristo. Nell'amicizia con Cristo, l'accento è posto sulla seconda Persona della Trinità, in quanto incarnata. La sua umanità gioca un ruolo decisivo e insostituibile. è l'unica fonte di vita per noi.
Come avviene in ogni amicizia vera, si tratta di vivere "a partire dall'Amico", ponendo molto più l'accento su di lui che su di noi, e appoggiandoci infinitamente di più sulla sua fedeltà che non sulla nostra. Più ancora, dobbiamo essere convinti che la nostra fedeltà consiste nell'appoggiarci sulla sua fedeltà incrollabile. Dobbiamo sapere e riconoscere che egli è fedele, come ricorda Paolo, anche quando noi siamo infedeli, poiché non può rinnegare se stesso (c£ 2Tm 2,13). Gesù è l'amico comune di tutti e strettamente amico personale di ciascuno. A tutti e a ciascuno concede, in maniera inconfondibile, questo nome: Amico. Questo è realmente il nostro nome più vero: nome proprio e di famiglia che costituisce, rivela ed esprime la nostra vocazione più fondamentale in quanto cristiani, e in modo speciale, in quanto religiosi:
"Voi siete miei amici... Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Gv 15,14-16).
Sappiamo che l'amicizia si definisce come amore vicendevole tra persone e che il suo esercizio specifico è la fiducia. L'amicizia è una comunione e una comunicazione sul piano stesso dell'essere delle persone che si amano. Ciascuna ama l'altra per lei stessa, a fondo perduto, senza cercare niente in cambio, gratuitamente, per la semplice ragione di ciò che è. E nemmeno l'ama per le sue qualità. L'ama semplicemente per amore. L'amore infatti è la ragione ultima di se stesso. Così ci ama Dio. La comunione con le tre Persone divine pone invece l'accento sull'inabitazione, vale a dire, sulla presenza reale della santissima Trinità dentro di noi. Le tre Persone divine, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono in noi e in tutte le cose, in una maniera intima e permanente, creando e sostenendo il nostro stesso essere e l'essere di tutto ciò che esiste. La Trinità pervade e penetra con la sua infinita presenza creatrice. Niente sfugge ai suoi occhi e nulla si sottrae alla sua azione. Dio sta in tutte le cose, ma soprattutto, e in maniera speciale e particolarmente intensa, nell'uomo, nel quale ha posto la sua immagine e somiglianza (c£ Gen 1,26-27) e non solo le sue tracce come nelle altre creature dell'universo. Per questo dobbiamo cercarlo e contemplarlo "in tutto e in tutti"; dobbiamo cercarlo e incontrarlo principalmente in noi stessi, immergendoci nella nostra stessa intimità, nella radice ultima del nostro essere, sapendo che egli è più intimo a noi di quanto noi siamo a noi stessi. Ma Dio non solo sta, ma anche abita in noi, con tutto il significato intimo e familiare del termine abitare. Il verbo abitare è un verbo 'pieno di calore, di risonanze familiari, sa di focolare. Parla di incontro e di relazioni profonde, di comunione e di comunicazione interpersonale, e soprattutto di amore. Dio-Trinità abita realmente in noi e pone in noi la sua dimora. E noi abitiamo realmente in Dio-Trinità. L'inabitazione è reciproca, quando si tratta di persone. Gesù afferma: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). E Paolo: "(Dio) non è lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (At 17,26-27). La presenza di Dio-Trinità in noi è trasformante e vivificante. Ci plasma dal di dentro. Le tre Persone divine vivono in noi la loro vita, una vita essenzialmente familiare, fatta di conoscenza e di amore, di dono reciproco, di infinita comunione, vale a dire, di amicizia. Ma Dio non solo vive in noi; egli ci vivifica, rendendoci realmente partecipi della sua stessa vita divina e trinitaria. In questo modo, possiamo amare col suo stesso amore e conoscere con la sua stessa conoscenza, anche se in forma partecipata, per la nostra condizione di creature. Amiamo e conosciamo con lo stile stesso di Dio. La nostra vita pertanto è rigorosamente e formalmente divina e trinitaria. Le tre Persone divine si donano a noi, ciascuna secondo la sua peculiarità, in base al loro essere personale inconfondibile e irrinunciabile, e ci rinnovano interiormente, operando in noi una vera trasformazione ontologica e morale. Benché l'opera della nostra divinizzazione sia comune alle tre Persone, allo stesso tempo, è propria di ciascuna, nel senso che ognuna la realizza in base alla proprietà divino-personale che la costituisce e la definisce.
Dio ci introduce vitalmente nella sua intimità, ma non come semplici spettatori, come turisti di passaggio o dei semplici pellegrini, ma come concittadini dei santi e suoi familiari. Paolo ce lo ricorda: "Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio" (Ef 2,19). Apparteniamo realmente alla famiglia di Dio: siamo figli del Padre, figli nell'unico Figlio del Padre, mediante una reale partecipazione alla sua filiazione sostanziale. Figli del Padre nel Figlio per mezzo dell'azione vivificante dello Spirito Santo. Per quanto ci riguarda, tutto l'esercizio della nostra vita spirituale cristiana consiste nel riconoscere questo mistero: conoscendolo in maniera riflessa, tenendolo presente, essendo ogni giorno sempre più consapevoli di ciò che è e suppone per noi, inoltrandoci nel nostro mondo interiore per vivere in adorazione e lode, e lasciarci amare credendo nell'amore gratuito, personale e intimo di Dio-Trinità. Questo esercizio esplicito costituisce l'essenza stessa e la pratica della nostra vera preghiera.
LINEE
PER UN PROGETTO
Tenuto conto del contesto entro cui collocarlo, il proprio progetto di vita spirituale personale semplice e concreto, comprende vari aspetti da armonizzare e articolare tra loro e unendoli attorno a un nucleo essenziale.
Inizio della giornata
Occorre dare importanza al primo momento della giornata. Questo momento ha un rilievo particolare sia dal punto di vista psicologico sia da quello spirituale. Se vissuto con intensità e in piena consapevolezza può esercitare un grande influsso positivo su tutto il resto della giornata. Perciò, curare questo momento costituisce il modo migliore per iniziare bene la giornata e garantire, in gran parte, la qualità e la densità della nostra vita spirituale nel succedersi delle ore. Sappiamo del resto anche che Dio ama le primizie. Tradurre in offerta esplicita il giorno intero - gioie, sofferenze, occupazioni, preoccupazioni, problemi, ecc. anticipando in questo primo atto tutto ciò che si vivrà poi, vuol dire trasformalo completamente in preghiera e sacrificio.
Per fare questo, bastano pochi secondi. È sufficiente un atto di offerta compiuto con la massima intensità di spirito, senza un formula determinata per evitare la routine. Poi, cercare di vivere tutto il resto nella pace interiore, sotto l'influsso di questo atto compiuto al mattino.
II momento presente
Vivere il momento presente - vivere al presente - centrati e concentrati su quello che si sta facendo è l'unico modo di vivere realmente. II momento presente infatti è l'unico tempo vero, dal momento che il passato non c'è più e il futuro ancora non esiste: quando arriverà allora sarà anch'esso presente. Bisogna evitare di perdersi nei ricordi vivendo di nostalgie - o in progetti, vivendo di sogni o di illusioni. Si tratta di vivere ciascuna occupazione o azione, e quindi ciascuna circostanza concreta, come un'espressione della volontà di Dio. In questo modo possiamo comunicare con Dio in ciascuno degli avvenimenti, grandi o piccoli, della nostra vita; poiché accogliere la volontà di Dio vuol dire accogliere in noi Dio stesso. Non bisogna pertanto vivere nulla provvisoriamente, come puro momento transitorio, aspettando semplicemente che passi e che arrivi un'altra cosa o occupazione. Piuttosto bisogna vivere ogni istante in profondità, senza alcuna dispersione e senza dare adito alla facile distrazione, concentrando tutte le energie in ciò che si sta facendo, evitando di perdersi in astrazioni o sogni e di evadere dalla volontà di Dio. In questo modo la vita acquista la massima densità umana e spirituale e si giunge a una unificazione interiore che aiuta a rendere di più nel lavoro e libera dalla stanchezza psichica e dalla fatica mentale.
Preghiera quotidiana e lettura contemplativa
La vera preghiera non è un semplice mezzo di vita spirituale, ma la stessa vita spirituale in atto. Niente esprime meglio il senso dinamico della vita spirituale cristiana quanto la preghiera. Essa non è tanto un'azione nostra quanto un'azione dello Spirito Santo in noi. Egli è il principio e la garanzia della nostra orazione. Bisogna attribuire la massima importanza alla preghiera quotidiana, non confondendola mai con la recita di preghiere, la meditazione o la semplice lettura spirituale. La preghiera, nella sua essenza più profonda e nella sua genuina autenticità, è lasciarsi amare, ossia, credere nell'amore di Dio manifestato e mostrato nella persona viva e vivificante di Gesù, consentire attivamente a questo amore e accoglierlo con gioiosa riconoscenza, lasciarsi guardare amorosamente, ecc. Sono tutte formule sinonime, poiché dicono ed esprimono la stessa cosa. Formule sinonime sono anche le seguenti: trattare con amicizia ("trattare in amicizia... con chi sappiamo che ci ama" - S. Teresa); comunione viva con le tre Persone divine dentro di noi, che è il mistero della inabitazione trinitaria; esercizio delle tre virtù teologali, fede, speranza e carità o, più semplicemente, esercizio di fede viva; coscienza ed esercizio di filiazione e di fraternità, riconoscendoci figli di Dio e di Maria, e fratelli di tutti gli uomini; dialogo con Dio, ascoltandolo e mantenendosi aperti alla sua parola, alla sua azione e al suo amore. Anche la lettura contemplativa e l'ascolto della Parola sono fonte viva e permanente di preghiera e di autentica vita spirituale cristiana. Sotto questo aspetto, è importante ciò che ha scritto Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte: "È necessario, in particolare, che la scuola della Parola diventi un incontro vitale, nell'antica e sempre valida tradizione della lectio divina che fa cogliere nel testo biblico la Parola viva che interpella, orienta e plasma l'esistenza" (39).
Spirito di preghiera
La preghiera propriamente detta, se è autentica, crea necessariamente un atteggiamento e un clima spirituale che investe la persona nel corso della giornata e la mantiene in stato di orazione. Non è necessario - e molte volte non sarà nemmeno possibile - che il ricordo sia esplicito e permanente. Basta la cosiddetta intenzione virtuale che ci muove ad agire, anche senza rendercene conto esplicitamente in ogni momento. In tutti i modi, quando l'amore è grande e l'amicizia è intensa, il ricordo dell'amico si fa sempre più frequente, sereno e gioioso, e accompagna soavemente tutto ciò che si compie. E una forma viva di comunione e di presenza.
Una mistica dell'azione
Contemplazione e azione costituiscono un solo e medesimo ideale di vita. Consacrazione e missione non sono due realtà distinte, ma una sola e medesima realtà. La consegna totale a Dio è consegna totale agli uomini, anche nel caso che non ci sia alcuna particolare attività caritativa-assistenziale. II concilio ha scritto opportunamente che negli istituti cosiddetti apostolici o di vita apostolica, "l'azione apostolica caritativa rientra nella natura stessa della vita religiosa", così che tutta la vita religiosa dei loro membri deve essere compenetrata di spirito apostolico e tutta l'azione apostolica essere informata di spirito religioso (cf. PC 8).
L'unione e la comunione con Dio in Gesù Cristo è la radice ultima di ogni vera azione nel servizio degli uomini. E questa, a sua volta, quando è veramente apostolica, è principio e radice di contemplazione e di viva unione con Dio. Non ci sono perciò due vite, ma una vita sola. Non c'è più dicotomia, ma unità e integrazione vitale. Non si tratta infatti di un'azione principalmente ascetica, in quanto realizzata a partire da noi stessi, ma di vera e propria mistica, poiché in noi e a partire da noi agiscono Gesù e il suo Spirito. E noi acconsentiamo attivamente a questa azione. È pertanto un'azione mistica o una mistica dell'azione. Si radicano qui e in questo consistono l'identità teologica e la spiritualità propria della vita religiosa apostolica. Non si tratta solo di essere "contemplativi nell'azione", ma di essere "mistici nell'azione" o, meglio, uomini e donne "dall'azione mistica". Sia il documento Dimensione contemplativa della vita religiosa, sia gli Orientamenti sulla formazione negli istituti religiosi, come pure lo stesso Codice sono unanimi nell'affermarlo.
II modello a cui fare riferimento è Gesù che vive totalmente per il Padre (filiazione) e per i fratelli (fraternità), vale a dire per il Regno, in una donazione totale di se stesso, come unico progetto di vita, senza alcuna possibile dicotomia: qui si trova la chiave per risolvere in maniera definitiva il problema e raggiungere una vera e necessaria unità. Nell'amicizia personale con Cristo si attua questa unità di vita, poiché si impara a vivere come egli ha vissuto: in atteggiamento filiale verso Dio e, inseparabilmente, in fraternità con gli uomini.
(continua)
(In Testimoni n. 12, 2001)
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Asfissia spirituale
Per essere propositivi
Notizie flash
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ASFISSIA SPIRITUALE
Non infrequentemente la salute fisica, psicologica e spirituale hanno un declino corale.
Oggi si incomincia a riconoscere più chiaramente l'importanza delle esperienze dolorose circa la propria vita spirituale o religiosa, quali la perdita o dubbi di fede, dubbi sui valori spirituali
E' significativa l'analogia dei sintomi dell'asfissia spirituale con quelli dell'asfissia fisica: quando non c'è sufficiente apporto di aria spirituale, il nostro io spirituale si sente soffocare; quando questa viene a mancare del tutto esso muore.
Ma i disordini spirituali spesso rimangono nascosti: talvolta abbiamo una vita spirituale atrofizzata (mascherata sotto frasi pie, atteggiamenti religiosi) presentata da una facciata spirituale; è un inganno per gli altri, ma lo è prima per sé; (ogni terapia d'aiuto dovrà tendere a far smettere questa facciata, a guardare la realtà che c'è dentro, accettando questa come punto di partenza).
E' anche importante riconoscere i sintomi non spirituali che possono denunciare vero malessere spirituale (spesso: irritazione, amarezza, superlavoro, alcol, incentramento su di sé).
Ne vediamo alcuni un pò più in particolare.
1. Sintomi di asfissia spirituale
a. Mancanza di entusiasmo
- Le persone spiritualmente vive trovano sempre qualcosa che le interessa, che le stimola, che dà loro energia;
- sintomo significativo: l'apatia spirituale (uomini senza passione, con torpore spirituale quale conseguenza del non respirare a sufficienza aria spirituale);
- saper vedere Dio nella bellezza e nella verità è segno di una buona vita spirituale
b. Assenza di creatività
- Espressa nelle relazioni con gli altri e con Dio
- Le relazioni, se creative, cambiano, crescono, si fanno più profonde
- Dio è per eccellenza creatore; molti sono meravigliosamente creativi nonostante l'età
- La creatività spirituale è una grande manifestazione della vita di Dio negli esseri umani.
c. Mancanza di pace
- mancanza di armonia interiore e di pace; conflitti gravi all'interno della persona;
- pace che non è assenza di stress o tensioni, ma presenza positiva dello Spirito
d. Mancanza di humor
- Talvolta assistiamo ad una rabbia interna che si espande e consuma tutto; "è un uomo arrabbiato" - si dice; sarà segno di ritrovata salute quando la rabbia si abbassa e viene fuori la personalità più razionale;
- Lo humor e la spontaneità come segni che non si è sopraffatti dalla pena, dalla sofferenza o dalla rabbia interiore; uno Spirito che dona vita abita dentro.
e. Mancanza di gratitudine
- vediamo persone con la faccia amara, ritengono gli altri responsabili delle loro sfortune, si vivono come capri espiatori, mai sufficientemente apprezzati
;
- il cristiano è persona eucaristica, persona che ringrazia; quando il cuore diviene stretto e amaro, è segno che i nostri spiriti stanno asfissiando;
- la sanzione vedrà il passaggio da persona amara e lamentosa, a persona riconoscente; piano piano si può cambiare prospettiva.
2. affrontando il nostro interno più profondo
- talvolta è come se l'io spirituale si sia perso da qualche parte o non sia mai stato raggiunto;
- non è infrequente che si abbia paura dell'ascolto di Dio e del proprio intimo; per questo talvolta si smette la preghiera silenziosa: si ha paura di quello che può venire a galla
;
- sfortunatamente alcuni non riescono ad avere il sopravvento sulla loro paura e disgusto nell'essere di fronte al proprio io intimo;
- la vita spirituale viene quasi a cessare e ne segue una varietà di malattie;
- Gesù spesso ha incoraggiato i suoi seguaci: "Non abbiate paura!" (apporto del dialogo interpersonale)
3. aiuti alla vita spirituale
- non è facile mantenersi vivi e in crescita: ciò comporta coraggio, impegno e lavoro duro;
- sarà necessario un impegno quotidiano di preghiera privata; si può sempre trovare ragioni per giustificare l'assenza della preghiera, specialmente quando si è impegnati in un ministero pesante;
- ci può essere poca speranza per la propria vita spirituale senza il ricorso a preghiera privata regolare;
- ciò che gli individui trovano di aiuto spirituale varierà da persona a persona e anche nel tempo; la flessibilità e l'apertura allo Spirito ne sarà la chiave.
4. una pace gioiosa
- benché un'autentica vita spirituale richieda un lavoro duro, la ricompensa dell'essere ben vivi spiritualmente fluisce in abbondanza;
- l'asfissia spirituale è un sottile e mortale killer; essa strangola la creatività, la gioia e l'entusiasmo che sono doni dello Spirito;
- per quanto difficile sia riconoscere e diagnosticare la disfunzione spirituale, non ci può essere piena ripresa della salute senza uno spirito umano sano;
- se si lavora in modo più sistematico e diligente sui sintomi, sulla diagnosi e il trattamento delle disfunzioni spirituali, si troverà che molti disordini psicologici sono in realtà conseguenza del deterioramento dello spirito umano.
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“C’è ancora terreno buono per i semi”.
PER ESSERE PROPOSITIVI
comunità propositiva nel testimoniare la propria vita
Carissimi confratelli,
mandando a tutte le comunità gli auguri di Natale ho voluto, di proposito, inviare una parte della lettera circolare n. 339 di don Egidio Vigano dal titolo: "C'è ancora terreno buono per i semi". Voleva essere un modo per richiamare l'attenzione di tutti sull'essere comunità propositiva, nel testimoniare il proprio essere comunità apostolica impegnandosi:
· a riscoprire la propria identità, attraverso una costante revisione di vita;
· a crescere nella dimensione fraterna, qualificando i momenti di condivisione e comunicazione;
· a incarnare la spiritualità del "vivere e lavorare insieme", riconoscendo l'apporto di tutti.
Oggi mi piace riportare tre principi illuminanti che furono enunciati nell'incontro del settore PG sull'animazione vocazionale nel maggio del 1997 insieme a delle prospettive dal punto di vista del settore di Comunicazione Sociale che mi sembrano di grandissima attualità, alla luce degli ultimi orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del Duemila: "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia".
I tre principi illuminanti erano:
la pastorale vocazionale necessita della comunicazione come attività della Chiesa:
"E' necessario che la comunicazione sia parte integrante di ogni piano pastorale perché essa di fatto ha un contributo da dare a ogni altro apostolato, ministero o programma." (Aetatis Novae 17)
la vocazione non deve essere fuga dalla vita ma presenza trasformante
"I mezzi di comunicazione sociale sono il biglietto d'ingresso di ogni uomo e di ogni donna alla moderna "piazza di mercato", dove si esprimono pubblicamente i pensieri, dove si scambiano idee, vengono fatte circolare le notizie e ricevute le informazioni di ogni genere." (Giovanni Paolo II)
la vocazione è sempre connessa all'annuncio e al cammino di maturazione culturale
"Oggi l'inculturazione della fede deve effettuarsi in una cultura della comunicazione"
Le prospettive invece erano:
Una pastorale vocazionale capace di attirare l'attenzione
di colpire e far pensare.
Approfondire una presenza critica nella comunicazione permette di acquisire metodi per "attirare e bloccare la nostra attenzione". Abbiamo la necessità di conoscere come presentare il nostro messaggio in un modo che sia attraente, breve e memorizzabile.
La pastorale vocazionale deve dialogare con giovani plasmati da queste nuove culture e antropologie: i mass media non sono solo "canali" ma "laboratori culturali", "ambienti vitali"
La pastorale vocazionale ha bisogno dei valori che la comunicazione sociale sollecita, invoca e, in parte, motiva e sviluppa
L'uomo ha bisogno urgente di ritrovare un senso pieno, umano della comunicazione: ? Riportare al tu-per-tu concreto e personale
· Alla realtà della propria vita
· Alla persona nella sua interezza
L'uomo ha bisogno di vita comunitaria
La comunicazione totale sta creando un mondo di persone non comunicanti tra di loro.
L'uomo ha bisogno di respiro. Stiamo asfissiando.
Inquinata non è solo l'aria, ma l'atmosfera spirituale, pregna di parole soffocanti, angoscianti, tetre. L'ascoltatore deve essere sollecitato a dare una risposta personale ai problemi.
L'uomo ha bisogno di gioia
Dobbiamo ritrovare il senso poetico e spirituale della libertà e della speranza.
L'uomo ha bisogno di dialogo continuo e profondo
Ricercare rispettosamente il dialogo, sollecitare una risposta, una risonanza, una reattività critica nel destinatario del proprio lavoro comunicativo.
La sfida è che ogni interlocutore abbia la forza di una assunzione di responsabilità personale.
Ogni vocazione deve essere una nuova "inculturazione" della fede
Il primo momento del processo di "inculturazione" della fede sta dunque nello sforzo di rendere comprensibile e vivo il Bangelo ai giovani della cultura contemporanea, traducendolo efficacemente nelle forme, nel linguaggio, nei simboli della cultura dominante
Il secondo momento (strettamente complementare al primo e altrettanto essenziale) sta invece nello sforzo di rinnovare dall'interno la cultura di oggi, a cui vogliamo portare Cristo, assumendo gli elementi positivi che vi si trovano e aprendola a una visione plenaria e trascendente dell'uomo, della vita e della storia.
Oltre all'invito a considerarla come un "segno dei tempi", il Magistero propone la comunicazione sociale come "luogo privilegiato" in cui la buona novella va incarnata, pone sotto gli occhi di tutti l'urgenza di non accontentarsi di possedere delle macchine per comunicare, ma invita a capirle come parte di una "cultura nuova". Le tecnologie hanno bisogno di una mentalità evangelizzatrice nuova.
Anzitutto è questione di cuore
La vocazione è una risposta d'amore che viene generata da un cuore libero
Il movimento di intensità, a sua volta, richiede che la trasmissione del messaggio giunga al cuore del destinatario. Prima condizione, allora, assolutamente imprescindibile, è che parta dal cuore.
Carissimi,
credo che ciascuno di noi debba riflettere seriamente sul suo modo di essere Animatore vocazionale confrontandosi con questi principi e queste prospettive di grande attualità. Attenzione però perché il rischio è che riflettiamo a partire da "fuori di noi", dall'esterno.
Sono convinto che il "problema" delle vocazioni non sia legato al "fuori" ma al "dentro", e che la "crisi" non sia legata ai giovani ma alle nostre comunità.
Il Signore non ha mai abbandonato il suo popolo; al contrario, è il popolo che spesso si è allontanato dal Signore!
E allora, coraggio! E' tempo di svegliarci! La Speranza è dentro di noi! La "forza" vocazionale è nel nostro essere salesiani!
San Francesco di Sales e don Bosco ci aiutino a riscoprire la bellezza della nostra vocazione e a saperla "comunicare" ai giovani che quotidianamente incontriamo.
Con sincera gratitudine per quanto mi donate in ogni incontro vi abbraccio in Cristo con don Bosco
don Angelo Santorsola
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NOTIZIE FLASH
- Il 24-25 novembre 2001 si è svolto il primo incontro di Esperienza Ricerca secondo le modalità esposte nella lettera datata 14 novembre 2001inviata a tutti i direttori e animatori vocazionali. I giovani partecipanti erano 20. L'equipe vocazionale ha animato l'intero incontro che si è svolto a Soverato in un clima di impegno e familiarità. Ci si è confrontati con un unico personaggio biblico che era S. Paolo. Abbiamo fatto conoscere ai giovani le tre realtà salesiane presenti a Soverato vivendo i vari momenti del week-end nei rispettivi luoghi: accoglienza, celebrazione d'inizio, lectio e cena all'Istituto Salesiano; preghiera-buongiorno presso l'Istituto FMA; celebrazione eucaristica nella Parrocchia partecipando alla Messa dell'oratorio con il Mandato degli Animatori.
- I prossimi appuntamenti saranno:
16-17 Marzo 2002 - Grumento Nova
18-19 Maggio 2002 - Pacognano
- La Comunità Proposta, dal mese di ottobre, accoglie quattro giovani che stanno approfondendo il loro discernimento vocazionale in vista di una scelta di vita salesiana: Mario Cozzolino (Napoli), Walter Caso (Salerno), Adriano Villani (Potenza), Giuseppe Leccese (Bari). Ad essi, nel corso del mese di gennaio-febbraio, potrebbero aggiungersene altri con i quali si sta facendo un cammino di discernimento. Il 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, presenteranno la domanda di ammissione al pre-noviziato. Colgo l'occasione per ricordare a tutti i confratelli l'importanza di pregare per le vocazioni. Una preghiera speciale la chiedo ai confratelli ammalati che con la loro "offerta" quotidiana sono per tutti noi tesoro preziosissimo.
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| MISSIONI |
ORA TOCCA A NOI. Una riflessione
ALLA RISCOPERTA DEL NUOVO ADAM
EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO
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ORA TOCCA A NOI
Una riflessione
" Un giorno scoppiò un grande incendio nella foresta amazzonica. Tutti gli animali scapparono all'impazzita senza meta e senza speranza. Un colibrì, vedendo che le fiamme aumentavano, spiccò un energico volo e si diresse fino all'oceano. Colse una goccia d'acqua con il suo piccolo becco, ritornò alla foresta e la getto sulle fiamme. Così fece più volte per tentare di spegnere l'incendio. Gli altri animali, interdetti per l'inutile affannarsi del colibrì, lo chiamarono e gli chiesero che cosa stesse facendo, visto che non c'era più nulla da fare. Lui, un po' esausto ma con la speranza e decisione disse: Sto facendo la mia parte ".
Il nuovo anno è appena iniziato e mi auguro che ci aiuti a scoprire che solo insieme, come popolo di Dio, possiamo creare primavera. Sono convinto che quest'anno debba scattare "qualcosa" in più nelle nostre comunità, azioni di solidarietà missionaria che ci permettano di essere "anim-ATTORI" nell'era mediale pensando globalmente e agendo localmente.
Vivere è impegnarsi a "fare la propria parte". E ora tocca a noi sapendo che l'importante è esserci con amore! Dobbiamo riappropriarci della dimensione profetica e viverla con maggiore intensità! Dobbiamo ritornare ad essere segni luminosi dell'amore di Dio per i giovani!
E' giunta l'ora di scegliere con più decisione.
E' tempo di schierarsi, è tempo di scelte! Il popolo che "vive al piano terra", quello che hai incontrato "fuori dalla porta", "oltre i cancelli", quell'umanità pellegrina che cammina instancabile per i crocicchi più sconfinati di questa nostra terra, ci obbliga a osare il futuro per una vita in pienezza per tutti. Molto spesso viviamo in questo "villaggio globale" senza significare niente e per di più "soli" anche se siamo gomito a gomito.
E' tempo di riappropriarci della nostra libertà e responsabilità di costruttori della civiltà dell'amore; di fondare la nostra esistenza su una roccia di valori che porta alla Vita.
E' tempo di r
esistere per dare sapore e colore al mondo che abitiamo e che abita in noi, perché il nostro ruolo e i nostri talenti sono insostituibili.
Il Dio Amante della Vita si fida di noi e a noi, come a Mosè, affida un cammino di liberazione! Coraggio! Insieme è possibile! Buon anno!
don Angelo Santorsola
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