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GIUGNO 2002 |
SOMMARIO |
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Lettera dell'ISPETTORE
PROGETTI
Nuove realizzazioni al Don Bosco di Napoli
UN PROGETTO CHE SI RILANCIA
Una scuola media
e corsi di formazione professionale
PASTORALE GIOVANILE
SERVIZIO CIVILE NAZIONALE
DALL’OBIEZIONE
AL SERVIZIO CIVILE
Come prepararsi in attesa del 2004
INDAGINE SUI PREADOLESCENTI
REAGIRE ALLA FUGA
Da una ricerca le linee
per una azione più efficace
ESTATE RAGAZZI
PROPOSTE E ATTIVITÀ
Una opportunità di crescita
Umana, cristiana e salesiana
FORMAZIONE
Giugno: mese della devozione al Sacro Cuore
DEVOZIONE E MEMORIA
Viaggio tra le memorie e le esperienze
del Santuario di Caserta
CENTRI REGIONALI
Seminario al Centro Regionale di Bari
IDENTITÀ DEL GIOVANE ANIMATORE
Luci e ombre
del giovane animatore dell’Oratorio
MEMORIE
In occasione della canonizzazione di Padre Pio
IL FRATE CHE FA I MIRACOLI
Padre Pio in una cronaca del 1919
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LETTERA DELL'ISPETTORE |
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Carissimi Confratelli,
in questi mesi passati abbiamo vissuto e seguito con attenzione lo svolgersi del CG 25.
Mi è giunta eco dalle comunità dell’interesse che i confratelli hanno mostrato per l’iter capitolare e del loro personale coinvolgimento.
Il discorso del Rettor Maggiore, tenuto alla chiusura del Capitolo, è una mirabile sintesi di questa ricca esperienza spirituale.
In esso Don Chavez indica quali siano gli orientamenti per i prossimi anni per la vita delle nostre comunità.
Il 1° riguarda il rinnovamento spirituale di ogni salesiano.
“Il rinnovamento spirituale comporta il ritorno al fondamento della nostra vocazione: Dio e il suo Regno.
Dio deve essere la nostra prima “occupazione”.
È lui che ci invia e ci affida i giovani, per aiutarli a maturare fino a raggiungere la statura di Cristo, l’uomo perfetto.
Per noi il ricupero della spiritualità non può essere staccato dalla missione, se non vogliamo cedere al pericolo dell’evasione.
Dio ci aspetta nei giovani per darci la grazia di un incontro con Lui.
Perciò diventa inconcepibile e ingiustificabile ritenere che la “missione” sia un ostacolo per l’incontro con Dio e per coltivare l’intimità con Lui”
Leggendo la relazione del Vicario del Rettor Maggiore al CG 25 sullo stato della Congregazione nel sessennio 1996 – 2002, in più punti emerge chiaro il dato che è necessario porre una maggiore attenzione alla formazione personale di ogni confratello in tutte le età e le stagioni della vita.
Anche durante i lavori capitolari spesso si è insistito sul tema della formazione e del rinnovamento spirituale, affinché le nostre comunità riacquistino slancio per testimoniare in mezzo ai giovani una vita fraterna generata da un amore totale e gioioso per il Signore.
Il documento “La vita fraterna in comunità” richiama insistentemente l’impegno personale nella vita spirituale, nell’ascesi progressiva per dare qualità alla vita comunitaria ed elevarne il livello.
Uno strumento prezioso è la Ratio rinnovata, che ognuno di voi ha ricevuto e che è stata presentata con grande perizia dal nostro Vicario Don Lello in numerose comunità.
Il primo capitolo, riportando il pensiero dell’art. 96 delle Costituzione, ci ricorda che l’impegno per una formazione adeguata e continua è la nostra risposta, il nostro sì al dono della vocazione che il Signore ci ha fatto e nel capitolo 12, trattando della formazione permanente, vi sono indicazioni opportune di contenuto e metodo.
Infine, il “Cari Salesiani, siate santi!” che il Papa ha rivolto ai membri del CG 25 e il “Duc in altum”, lasciatoci come eredità spirituale dal compianto Don Vecchi, sono espliciti richiami per noi a dare una testimonianza di vita vissuta a completo servizio di Dio e dei giovani come Don Bosco, sotto la guida materna di Maria Ausiliatrice.
Attendiamo la consegna degli Atti del CG 25 di imminente pubblicazione: accogliamoli con spirito di fede: è il cammino che il Signore ha voluto tracciare per noi nel prossimo futuro.
Napoli, 7 giugno 2002
Festa del Sacro Cuore di Gesù
Sac. Francesco Gallone
Ispettore
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| PROGETTI |
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NAPOLI DON BOSCO.
Nuove realizzazioni al Don Bosco di Napoli
UN PROGETTO CHE SI RILANCIA
Una scuola media
e corsi di formazione professionale
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Nuove realizzazioni al Don Bosco di Napoli
UN PROGETTO CHE SI RILANCIA
Una scuola media
e corsi di formazione professionale
Il Capitolo ispettoriale ’98, ripreso nell’ultimo Capitolo dell’anno scorso, diede mandato di rivedere il Progetto Don Bosco.
In questi anni si è operato in varie direzioni per rispondere anche alle nuove esigenze che provenivano dal mondo dell’emarginazione.
In questa linea si è pervenuti ad una diversa strutturazione delle due Comunità religiose che vivono al Don Bosco; si è allargato il campo di intervento sui minori, introducendo altre fasce, soprattutto nelle Comunità di accoglienza e nei Gruppi Diurni, dopo la Terza Media (corsi professionali, laboratori, progetti vari…); si è studiato e si sta attuando la diversa destinazione di locali e ambienti del vasto complesso del Don Bosco.
Il prossimo anno scolastico vede l’attuarsi di altre due grosse realizzazioni che da anni erano in cantiere, ma che per vari motivi, non sempre dipendenti dalla volontà dei Salesiani, era stato impossibile portare avanti: la gestione della Scuola Media da parte dei Salesiani e l’avvio dei Corsi Professionali regionali.
Chi è stato al Don Bosco in questi ultimi anni ha notato l’estrema difficoltà di pervenire ad un’opera educativa efficace nel rapporto con la Scuola Statale. I motivi che a suo tempo portarono alla scelta della frequenza della scuola statale oggi non solo non sono più validi, ma addirittura sono controproducenti. Allora, con difficoltà anche economica che tutti riescono a capire, l’Ispettoria fa la scelta di gestire una scuola paritaria per questi ragazzi nella speranza che l’opera educativa dell’intera giornata possa rispondere meglio sulle esigenze di questi nostri destinatari. Si apriranno, allora, con settembre, due Sezioni di Scuola Media che raccoglieranno i circa 100 alunni della Scuola Media delle nostre Comunità e dei Gruppi Diurni.
La seconda realizzazione sarà l’avvio dei Corsi Professionali istituzionalizzati.
Anche qui tutti sanno le vicende della Regione Campania nel campo della formazione professionale. Risolte queste difficoltà, avremo la possibilità di aprire anche noi, come in tutte le Regioni d’Italia, il CNOS-FAP. Partiremo con tre corsi professionali per l’obbligo formativo, nella speranza che questo raggio di intervento possa col tempo allargarsi. In questo campo, particolare attenzione abbiamo dedicato al Settore Grafico. L’Associazione dei Grafici d’Italia da tempo era interessata fattivamente all’apertura di un Settore del genere, dietro sollecitazione anche del Pio XI di Roma che nel campo è un nome di tutto rispetto a livello nazionale.
Con l’aiuto di questi Confratelli e di detta Associazione, avremo l’opportunità di avviarci in un settore che in termini di sbocco occupazionale oggi è in espansione in Italia e nel Meridione richiede interventi formativi.
Con queste realizzazioni l’intervento dei Salesiani nel campo dei ragazzi a rischio si consolida significativamente.
L’impegno dell’Ispettoria è più che evidente e deve coinvolgere l’attenzione di tutti, Salesiani e Laici, a servizio dei più bisognosi.
don Gennaro Comite
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| PASTORALE GIOVANILE |
SERVIZIO CIVILE NAZIONALE
DALL’OBIEZIONE
AL SERVIZIO CIVILE
Come prepararsi in attesa del 2004
INDAGINE SUI PREADOLESCENTI
REAGIRE ALLA FUGA
Da una ricerca le linee
per una azione più efficace
ESTATE RAGAZZI
PROPOSTE E ATTIVITÀ
Una opportunità di crescita
Umana, cristiana e salesiana
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Servizio Civile Nazionale
DALL’OBIEZIONE
AL SERVIZIO CIVILE
Come prepararsi in attesa del 2004
È partito per il”Progetto Golfo” il Servizio Civile per ragazze dai 18 ai 26 anni..
L’incontro degli Operatori Pastorali tenutosi a Febbraio per Regione, rispettivamente a Napoli il 5, a Bari il 6 e a Soverato il 7, con la presenza dei Responsabili Nazionali: d. Mario Pertile e Andrea Sebastiani, ha attivato nell’Ispettoria questa ulteriore opportunità: il Servizio Civile che sostituirà nel 2004 l’obiezione di coscienza, ma che già ora può vedere realizzato dei Progetti per ragazze dai 18 ai 26 anni dei nostri ambienti.
Con il Servizio Civile possiamo mettere a rete ed in rete non solo i nostri ambienti, ma anche i nostri ambienti con le altre agenzie sociali,per progettare e condurre delle esperienze insieme. Questa opportunità è anche occasione di esperienze di lavoro per i nostri giovani che dopo aver conseguito dei titoli o in procinto di conseguirli ne sentono fortemente il bisogno.
Ogni ambiente può accordarsi nel locale, sul territorio o nella Regione per progettare e realizzare questa esperienza per i Giovani.
L’Ispettoria è pronta con l’Ufficio della Emarginazione, sede in Torre Annunziata, animato da d. Antonio Carbone a preparare, sperimentare altri progetti in attesa del via nel 2004 per tutti i giovani e le giovani dai 18 ai 26.
Ora penso, che prioritariamente come si è fatto per il “Progetto Golfo” c’è da compiere un lavoro capillare per comprendere la domanda dalla mappatura dei bisogni del territorio dandosi delle priorità. Inoltre bisogna sensibilizzare i giovani dei nostri ambienti per non ricadere nello stesso difetto dell’Obiezione di avere giovani che provengono da tanti ambienti e pochissimi dai nostri. Occorre far conoscere queste esperienze;occorre non aver paura di perdere i giovani che escono dai nostri ambienti.
Vi invito a scommettere e a sognare come ci insegna D.Bosco.
L’Ispettoria ha bisogno di camminare su questi percorsi di progettualità investendo risorse, mentalizzando e lavorando a rete.
A mio parere ci sono ancora troppi “orticelli” e resistenze per un cambio di mentalità, pur continuando a parlare degli ultimi e del”criterio oratoriano”; e aggiungo inoltre che questo “criterio “non si rende visibile solo se ci sono delle attività speciali, legate a delle persone come si dice che hanno il pallino, ma se è inscritto nel mio cuore, nelle mie scelte,nella disponibilità, generando comunione, cercando insieme senza giudicare e sentendosi gli unici detentori della verità.
È Lodevole l’iniziativa della Comunità di Manduria che convocando la CEP: Giovani ed Adulti si è fermata a riflettere su questa opportunità invitando Andrea Sebastiani dell’SCS Nazionale.
d. Pasquale Cristiani
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Indagine sui preadolescenti
REAGIRE ALLA FUGA
Da una ricerca le linee
per una azione più efficace
Alcuni giovani professionisti di Lamezia, spronati dal loro Vescovo, Mons. Vincenzo Rimedio, e guidati da Don Carlo Borgetti e la comunità Salesiana, con competenza, hanno somministrato un questionario per comprendere perché, (come capita un po’ dovunque, anche se in percentuali diverse) i preadolescenti si allontanano dalla Chiesa dopo la Cresima.
Sono emerse, su 3760 questionari somministrati, le seguenti 3 motivazioni:
- I giovani non si sentono accolti.
- Le proposte sono banali.
- Non trovano ascolto.
La terapia a questa lettura sarebbe quasi scontata: basterebbe contrapporre alla non accoglienza, l’accoglienza; alle proposte banali, proposte forti; al non ascolto, l’ascolto.
Per attuare una vera terapia, partendo dall’ascolto attento delle relazioni e del dibattito in assemblea, ho pensato di suggerire alcune linee operative, che una Comunità che si interessa di preadolescenti dovrebbe prendere in seria considerazione.
Prima linea. costruirsi come Comunità, laici e Sacerdoti coniugando insieme tre atteggiamenti fondamentali: Comunione, Corresponsabilità e Formazione. Questa intesa richiede obbligatoriamente un lavoro a rete con un confronto costante tra tutte le agenzie educative .
Seconda linea. Progettualità. Significa non continuare a fare i Corsi di Catechesi, ma percorsi, itinerari di educazione alla Fede conducendo ad uno sbocco vocazionale con il discernimento e l’accompagnamento.
Terza linea. Scommettere sull’educativo. Partendo da Don Bosco, i Documenti salesiani ci fanno coniugare la famosa frase: “Evangelizzare educando ed educare evangelizzando”.
Mi piace sottolineare che i preadolescenti non sono dei contenitori da riempire, ma delle persone da accompagnare nell’esperienze, abilitandoli a compiere delle scelte affinché maturino degli atteggiamenti profondi.
Quarta linea. Nella nostra prassi pastorale una modalità di fare proposte forti è il Gruppo. Qui si inseriscono le Associazioni che dovrebbero fare leva sugli interessi dei preadolescenti e, dove ci fossero povertà conclamate, dovrebbero attivarsi per far nascere la domanda; senza mai dimenticare che l’intervento educativo si realizza a livelli diversi; evitando quindi di assolutizzare le mediazioni,ma anche nell’essere attenti a non banalizzarle!
Quinta linea. Esserci. La nostra presenza diventa essenziale lì dove sono i preadolescenti per poter scommettere su di loro, ponendoli al centro. Occorre esserci nelle politiche giovanili investendo risorse. Occorre andare dove essi ci sono (oltre i cancelli, muretto, Piazze …). Occorre promuovere il protagonismo vero dei giovani senza sfruttarlo per altri fini.
Sesta linea. La famiglia. La famiglia rimane soggetto educativo prioritario e importante; richiede una presenza discreta tra i giovani, che non solo non annulli il protagonismo, ma promuova e faccia crescere le risorse che hanno dentro, aiutandoli a chiamarle per nome.
Concludendo, penso che tutti questi elementi ci conducano a un cambio di mentalità di proporci come educatori: dalla semplice domanda alla capacità di fare proposte; dall’attendere inerti, a cercare i giovani lì dove sono e,infine, dall’incontro, all’accompagnamento.
Un’ azione altamente missionaria, che rispondendo alle attese di oggi, realizza l’ educativo che forma, come dice D. Bosco, “l’onesto cittadino e il buon cristiano”.
d.Pasquale Cristiani
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Perché l’Estate non sia la vendemmia...
PROPOSTE E ATTIVITÀ
Una opportunità di crescita
Umana, cristiana e salesiana
Già al tempo di D. Bosco l’Oratorio era un vero laboratorio di iniziative e di esperienze che teneva vivi i suoi giovani in una tensione umana e Cristiana facendoli crescere e insegnando a riconoscere le proprie risorse, mettendo a frutto tutti i propri doni e gustando a stare bene insieme.
L’avvicinarsi dell’estate metteva ancora più in guardia l’Educatore dei giovani, D. Bosco, che definiva questo tempo “la vendemmia del diavolo”, ripetendo che tutto il lavoro umano e cristiano curato durante l’anno,bastava poco per annullarlo e che quindi con la scusa del giusto riposo bisognava soprattutto essere attenti all’ozio,che è definito il padre dei vizi.
Oggi, “ozio” e “diavoli”, sembrano cose di altri tempi, mentre sappiamo bene dalle statistiche che in un tempo che si corre sempre, che si ha sempre da fare, che naturalmente non c’è tempo per Dio e molte volte ne per gli altri, né per sé stessi,una buona percentuale di persone,soprattutto giovani, perde molto tempo,non riesce ad organizzarsi e a valorizzare le proprie risorse; è insoddisfatta e si ripiega nei surrogati perdendo la grinta della vita.
Don Bosco parla del tempo estivo,come tempo in cui si cambia occupazione per riposarsi,si cambia ambiente per rinfrancarsi, si legge di più per acculturarsi,si vivono gli EE.SS per tuffarsi nel tempo dello spirito, si vivono esperienze più forti con i giovani facendoli crescere nella confidenza, si fanno lunghe passeggiate,chiacchierate per conoscere… e potremmo continuare fino all’infinito, in quanto la creatività dell’Educatore non si deve mai esaurirsi nel trovare risposte all’esigenze,alla domanda dei giovani.
Anche quest’anno con la proposta di campi scuola, media,biennio, Preanimatori, Animatori, esperienze vocazionali,missionarie, Estate Ragazzi e Giovani, a livello locale, Regionale ed Ispettoriale, vogliamo rispondere alla domanda dei giovani.
Il mio invito e di valorizzare queste opportunità e dove non soddisfacessero le esigenze dei giovani, come Don Bosco, stimoliamo la nostra creatività,inventiamo, ma non chiudiamo i nostri ambienti per lunghi periodi dicendo che non ci sono giovani;piuttosto, chiediamoci se le nostre proposte rispondono alla domanda.
Don Bosco ci guidi e ci accompagni in questa animazione.
d. Pasquale
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| FORMAZIONE |
DEVOZIONE E MEMORIA
Viaggio tra le memorie e le esperienze
del Santuario di Caserta
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Giugno: mese della devozione al Sacro Cuore
DEVOZIONE E MEMORIA
Viaggio tra le memorie e le esperienze
del Santuario di Caserta
La dottrina sul Cuore di Gesù è parte della teologia cattolica, la devozione al medesimo è universale e ha come vertice la solennità del Cuore di Gesù.
Don Bosco era devotissimo del Cuore di Gesù e a Lui dedica un corposo blocco di preghiere nel Giovane Provveduto, facendolo precedere da una breve catechesi, che presenta i motivi, che ci spingono a questa devozione. Ecco le sue parole:
«i motivi di questo culto sono molteplici:
1. perché Gesù Cristo medesimo ci offre il suo Cuore come sede delle sue affezioni;
2. perché ci è simbolo della sua immensa carità, che egli dimostrò specialmente col permettere che il Sacro suo Cuore fosse ferito dalla lancia;
3. perché da questo Cuore siano mossi i fedeli a meditare i dolori di Gesù Cristo ed a professargli riconoscenza».
Don Bosco sottolinea così che il Cuore di Gesù è il cuore di un uomo, che ci ama come fratelli perché figli dello stesso Padre. Egli, raffigurato col cuore in mano, ci dimostra simbolicamente l'immenso amore che nutre per noi e che lo ha portato a morire per noi. Ci ha amati e perciò si è donato a noi; ha versato il suo sangue prezioso come prezzo del nostro riscatto, si è fatto nostro cibo spirituale; il suo Cuore aperto dalla lancia è divenuto rifugio di noi tutti poveri peccatori. Chi non riconoscerà un Dio così prodigo di amore?
La fondatrice della casa di Caserta m.lle Marie Lasserre, dopo aver promesso di inserire per la Chiesa in costruzione le due statue del Cuore Immacolato di Maria e di San Giuseppe, promise di inviare anche quella del Cuore di Gesù. Nella sua lettera del 6 febbraio 1898, che si conserva in copia nel nostro archivio, scrive al delegato di don Rua don Durando:
«Quando i lavori della Chiesa saranno un po’ più avanzati, faccio conto di inviarvi un’altra statua quella del Sacro Cuore, verso il quale ho una grande devozione e che vorrei donare come potente protettore della casa di Caserta (un puissant protecteur de la maison de Caserta)».
La statua arrivò nel 1899 e piacque molto. La fondatrice ne fu informata e affermò che ne era felicissima e non poteva essere più fortunata "al pensiero che la sua devozione al Sacro Cuore sia dal prossimo mese (giugno) sarà di eccitamento al fervore dei fedeli casertani".
Questa è una delle cinque statue inviate dalla fondatrice. Questa risiedeva in Francia a Pan nei Bassi Pirenei, si rivolgeva allo scultore J. Majer di Monaco di Baviera. Le statue sono, nell’ordine di arrivo: Sacro Cuore di Maria, San Giuseppe, Sacro Cuore di Gesù, San Francesco di Sales e Maria Ausiliatrice. Di queste sono rimaste a Caserta solo quelle del Sacro Cuore e di San Francesco si Sales. Le altre sono state donate da don Marrone alla casa di Piedimonte Matese (Maria Ausiliatrice) e di Napoli Rione Amicizia (Sacro Cuore di Maria e San Giuseppe).
Nell’archivio si trovavano anche le lettere di accompagnamento delle due statue dei Sacri Cuori scritte in italiano. Nel corso della lettera, il cui foglio è intestato all’Istituto Reale dell’Arte Cristiana di Mayer & C., si legge fra l’altro:
«Avendola eseguita con squisita arte e cura speriamo che sarà di Sua piena soddisfazione».
Il sommo pontefice Leone XIII con la Bolla Prosperate ad exitum dell'11 maggio 1899, mentre il secolo stava per terminare, decise di consacrare tutto il genere umano al Sacro Cuore ed esortò tutte le dicesi del mondo ad associarsi a lui in questa consacrazione. Egli la compì l'11 giugno 1899 nell'occasione della Festa del Sacro Cuore.
Il beato don Rua accolse con gioia il desiderio del Papa ed inviò una circolare nella quale invitava tutti i membri della Famiglia Salesiana, i Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, a compiere tale atto di culto:
«È giunto il momento – scriveva con enfasi – di rendere pubblica e solenne la consacrazione di tutta la nostra Pia Società al Divin Cuore di Gesù; è giunto il momento di emettere l’atto esterno e perentorio, tanto desiderato, con cui dichiariamo che noi e la Congregazione restiamo cosa sacra al Divin Cuore. Nell’istante che divide due secoli, presenterei a Gesù anime espiatrici per i misfatti dell’uomo e apostoli per conquistare l’altro al suo amore».
La consacrazione fu fatta a mezzanotte, dopo la celebrazione della santa messa, con la formula preparata dalla Santa Sede. Il Bollettino Salesiano ne diede dettagliata notizia e da quell’anno 1900 e per molti anni il fascicolo del Bollettino Salesiano del mese di giugno recava un articolo sul Sacro Cuore di don Francesco Cerruti, Direttore Generale della Scuola Salesiana e insigne pedagogista.
I frutti di quella consacrazione si fecero sentire vigorosi in tutte le Case della Congregazione. A Caserta la devozione al Sacro Cuore si affermò sia dall’inizio per l’azione di don Raffaele Starace pius Rettore della Chiesa nel decennio 1898 – 1908 don Chiapello, anche lui Rettore della Chiesa nel 1913 fino alla morte 1949 testimonia chiaramente lo zelo di don Starace scrivendo:
«Furono istituiti, e fu cosa buona e lodevole, l’apostolato della preghiera, il Primo Venerdì con la comunione riparatrice, la guardia d’onore con i relativo quadrante per l’Ora Santa, le Quarantore e il mese in preparazione alla Festa del Sacro Cuore, con analoga predicazione».
Il diploma di iscrizione della Chiesa dell’apostolato della preghiera che si conserva nell’archivio è del 10 maggio 1904 ed è intestato a don Raffaele Starace e firmato e dal Direttore Generale e controfirmato dal canonico Raffaele Miditto di Caserta. Immediatamente furono stampati i libretti per l’iscrizione dei singoli soci. La prima edizione è del 1904. Sulla copertina si leggeva “Associazione del Sacro Cuore di Gesù eretta sulla Chiesa dei PP. Salesiani di Caserta. Era stampato dal Premiato Stabilimento Tipografico Sociale, corso Umberto I, 81 1904. Ne furono stampate altre edizioni nel 1905, 1906 e in altri anni.
Prima di concludere questa riflessione, voglio fare un cenno sull’altare del Sacro Cuore che vediamo oggi. Esso non è quello primitivo, consacrato da mons. Gennaro Cosenza, vescovo di Caserta, il 15 dicembre 1898, giorno dell’inaugurazione del Santuario; quello fu distrutto completamento nel bombardamento del 27 agosto 1943. In quella occasione ancge la statua del Sacro Cuore fu scaraventata in uno dei cortili, analogamente a quella di Maria Ausiliatrice, che fu scaraventata nell’altro cortile. L’altare dovette essere sostituito con quello attuale.
Permettetemi ora un dolce ricordo. Il pensiero dell’altare sbriciolato era fisso nella mia mente come un chiodo ed anche come un problema che mi toccava risolvere. Ed ecco come fu risolto. Un giorno dell’agosto 1944 ero andato a Napoli per affari urgenti dell’Istituto; mentre camminavo in piazza Cavour vidi improvvisamente un altare nuovo esposto presso la Porta San Gennaro. Mi balenò allora il pensiero che quell’altare poteva fare al nostro caso. Mi fermo, esaminai attentamente l’opera, combinai l’acquisto per lire 30.000. Il nuovo altare con piccole modifiche, fu collocato al posto di quello distrutto ed è quello che vediamo ora e che si intona bene con gli altri esistenti già. La somma versata fu poi pagata con le offerte dei fedeli. L’altare fu benedetto ed inaugurato con la Santa Messa del Primo Venerdì del mese di settembre 1944. La cappella mancava ancora delle decorazioni, anch’esse distrutte dalla guerra. La celebrazione riuscì benissimo, tutti eravamo commossi ed alcuni piangevano. Era trascorso pienamente un anno da quel bombardamento. L’attuale decorazione fu rifatta nel 1945 dallo stesso pittore Tagliolatela che l’aveva dipinta la prima volta nel 1925.
Don Nicola Nannola
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| CENTRI REGIONALI |
Seminario al Centro Regionale di Bari
IDENTITA' DEL GIOVANI ANIMATORE
Luci e ombre
del giovane animatore dell’Oratorio
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Seminario al Centro Regionale di Bari
IDENTITÀ DEL GIOVANE ANIMATORE
Luci e ombre
del giovane animatore dell’Oratorio
Il Centro Regionale Salesiano (CRS) torna a proporsi in Puglia.
Un primo passo è rappresentato dal Seminario sul tema “Identità del giovane animatore all’Oratorio. Luci ed ombre”, che si è tenuto sabato 11 maggio u.s., presso l’Istituto Salesiano Redentore di Bari.
Il CRS è costituito da un'equipe formata da SDB incaricati del coordinamento della FS, della PG, del rapporto con le chiese locali e con le istituzioni civili e da membri della FS, del MG e di Laici competenti. Con un atteggiamento di interdisciplinarietà, raccoglie indicazioni utili per il progetto e la programmazione regionale, in continuum con il progetto ispettoriale, facendosi promotore dell'animazione pastorale salesiana delle singole comunità.
In particolare, l’obiettivo del seminario è stato quello di riflettere sulla realtà giovanile degli Animatori, a partire dai risultati di un questionario somministrato ad animatori salesiani dai 18 ai 30 anni. Il lavoro di lettura ed interpretazione del questionario è stato realizzato in particolare dal sociologo dott. Pepe Natale del Centro Pedagogico Meridionale e collaboratore del CRS, e ha avuto come destinatari gli stessi animatori che si sono sottoposti al questionario.
L’analisi, prima esposta dal dott. Pepe e poi discussa in piccoli gruppi, è stata concentrata sulle cinque aree di indagine del questionario:
1. Il rischio come responsabilità
2. Il rischio come esposizione al pericolo
3. I valori condivisi
4. L’atteggiamento verso il proprio futuro
5. Comportamenti degli educatori e buon esito educativo
In sintesi, i risultati per ciascuna area sono stati i seguenti:
Ci si assume “rischi” (responsabilità) più facilmente per lo studio ed il lavoro futuro che non per le relazioni affettive.
Ci si assume “rischi” (esposizione volontaria e consapevole a situazioni di pericolo per se stessi o altri) più facilmente vivendo a contatto con un pericolo ambientale.
Rispetto ai valori ci si muove fra una disapprovazione del 41,7% dei rapporti sessuali senza essere sposati e del 99,2% dell’assunzione di droghe pesanti.
Rispetto all’atteggiamento verso il proprio futuro, si oscilla tra una posizione di“attacco” e una di “fuga”.
È più importante un comportamento “materno” che “paterno”, specie per gli animatori più giovani e per chi ha meno esperienza in oratorio.
La discussione dei risultati ha permesso di abbozzare una fotografia di base per cercare di conoscere e avere un punto di partenza circa la realtà dei giovani animatori dei nostri oratori. E, soprattutto, come spesso avviene in questo tipo di incontri, ha favorito lo scambio e l’incontro piacevole di esperienze diverse nell’unità della pastorale salesiana e non solo salesiana. Le parole d’esordio di don Tobia Carotenuto, Direttore del Centro Regionale nell’introdurre il seminario, sono state infatti: “Da una pastorale giovanile procediamo verso una pastorale salesiana unitaria e ci chiediamo come definire insieme, salesiani, giovani e laici adulti della FS, un percorso che porti ad un Progetto Regionale Pastorale Salesiano”.
Sull’esperienza ecclesiale dei giovani animatori in senso ampio ha relazionato, con la competenza che gli è propria e con il vissuto che lo caratterizza, don Ivo Mitidieri, esperto di PG. Ha raccordato che l’animatore è “una persona che si è lasciata entusiasmare dal dare vita a qualcosa, a qualcuno”. Entusiasmato “dal volto dei ragazzi e di Cristo”, oggi, in un mondo “abbastanza disordinato”, l’animatore è chiamato a realizzare quattro parole - realtà chiave: ascolto, casa, rete, preghiera.
Da questi brevi cenni si può cogliere la ricchezza di questa iniziativa del CRS. Certamente molti sono ancora i passi da fare per migliorarsi.
Intanto godiamo di questi primi frutti e ci auguriamo possano continuare grazie alla collaborazione di tutti e alla benedizione dello Spirito Santo.
Nica Barberio
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| MEMORIE |
PADRE PIO
In occasione della canonizzazione
IL FRATE CHE FA I MIRACOLI
Padre Pio in una cronaca del 1919
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In occasione della canonizzazione di Padre Pio
IL FRATE CHE FA I MIRACOLI
Padre Pio in una cronaca del 1919
Padre Pio in una cronaca del 1919.
Tempo fa, ricercando un documento nel nostro archivio, mi imbattei in una notizia singolare riguardante Padre Pio. Era contenuta in un quaderno di cronaca, redatta da Don Tommaso Chiapello, Rettore del nostro Santuario. Don Chiapello è sempre presente nella mia memoria e nelle mie preghiere, perché fu vittima dell'eccidio perpetrato dai nazisti nel 1943, dal quale io scampai per la misericordia di Dio.
In quella cronaca Don Chiapello parlava di Padre Pio come del "Frate che fa i miracoli". Allora (1919) Padre Pio era giovanissimo, aveva solo 32 anni; da tre era approdato a San Giovanni Rotondo e da meno di un anno aveva ricevuto dal Signore il dono sublime delle Stimmate (20 settembre 1918). La cronaca recita testualmente:
«Si ricevono 12 ritratti di S. S. Benedetto XV con sentenze autografe del "Frate che fa i miracoli" P.Pio da Pietra Elcina (sic) di S. Giovanni Rotondo e vengono distribuiti fra i confratelli con ritratto non attuale, di detto Padre Cappuccino, al quale Don Chiapello, servendosi dell'andata del Ch. De Bonis al paese nativo, manda la seguente lettera di ringraziamento».
Qualche parola di commento.
Se Don Chiapello nella sua saggezza chiama P.Pio il "Frate che fa i miracoli", frase chiusa tra virgolette, lo fa ovviamente perché così viene chiamato popolarmente da molte persone. È più che naturale che la gente, vedendo un giovanissimo frate, non ancora trentenne, associato da Gesù alla sua passione e da Lui gratificato con le sue stesse piaghe, lo consideri quasi una copia stampata del Cristo Crocifisso.
I doni mistici, specialmente quelli più appariscenti, suscitano ammirazione e curiosità e spingono a voler vedere e parlare personalmente con il servo di Dio. Non ci meravigliamo pertanto, in questo alone di trasfigurazione, se Padre Pio, ad un anno dalla stimmatizzazione sia già largamente conosciuto come un frate santo al quale moltissimi si rivolgono per ottenere da Dio grazie e miracoli. È considerato come un Padre pieno dello Spirito del Signore e molti ricorrono a lui per consigli e per ottenere pensieri spirituali anche autografi.
A lui un salesiano di Caserta, molto probabilmente lo stesso Don Chiapello, si era rivolto per avere in dono alcuni di questi preziosi autografi. Ed il Padre ne invia ben dodici, che Don Chiapello distribuisce ai suoi confratelli.
Noi avremmo desiderato trovare almeno uno di questi autografi, ma la nostra ricerca è andata a vuoto, come era naturale.
Don Chiapello ritenne il fatto sopra narrato così importante per la Casa, che volle inserire nel libro della cronaca oltre la notizia del fatto, come si suole, anche copia della lettera di ringraziamento a P. Pio, quale documento da conservare. Per questo anch'io l'aggiungo qui
«Rev.mo P. Pio, I santi pensieri che ebbe la bontà di scrivere per noi sopra i ritratti di S.S.Benedetto XV, ci giunsero mentre stavamo raccolti nei Santi Esercizi Spirituali, che quest'anno, per singolare fortuna, ci venivano predicati da uno dei nostri Superiori, formato al suo spirito dallo stesso Venerabile nostro Fondatore D. Bosco. Mentre adempiamo ben di cuore al gradito nostro dovere di ringraziarla della sua bontà a nostro riguardo, La preghiamo Rev. mo Padre a voler far godere del beneficio delle sue orazioni tutta la nostra Pia Società Salesiana e ciascuno dei suoi membri, specialmente della nostra Provincia Romana e di questo Istituto, affinché nel propagare la devozione alla Madonna formino sempre cor unum et anima una i seguaci di S. Francesco d'Assisi e quelli di S. Francesco di Sales, a nome dei quali tutti vivamente ve le raccomanda questo suo dev.mo servo nei Cuori di Gesù e di Maria». D. T Chiapello
Noto qui che il predicatore, cui si accenna nella lettera, è Don Giulio Barberis, Direttore Spirituale della Congregazione Salesiana che il latore della lettera è il Ch. Antonio De Bonis di San Giovanni Rotondo e che nel 1919 l'Istituto di Caserta apparteneva alla Provincia (Ispettoria) Romana. Anche noi attendiamo, per intercessione del grande Santo Cappuccino, il dono celeste di santi pensieri che ci spingano alla santità e,con essi, la grazia per camminare sempre per la via tracciata a noi dallo Spirito.
don Nicola Nannola
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| STORIA |
Don Rua Patrocina la presenza a Napoli - Parte III -
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Continua il viaggio lungo le strade della nostra storia
Don Rua Patrocina la presenza a Napoli
Le origini della presenza salesiana a Napoli
Parte III
L'iter per la presenza salesiana a Napoli-Tarsia tra i Sordomuti è lungo e intrecciato, dal risvolti edificanti ed mi qualche modo commoventi.
Risale al cuore grande dello stesso Don Bosco, per travasarsi poi in quello omologo di Don Rua.
Una prima cosa da considerare e ricordare è che d. Bosco, nella sua escursione napoletana del 1880.. avrebbe visitato quell'Opera benefica - allora con sede ai Ponti Rossi - che era stata iniziata, sotto la guida dell'Arcivescovo Card. Sisto Riario Sforza, dai Sacerdoti Luigi Aiello (poi Francescano), Giuseppe Pinto e Lorenzo Apicella; in pratica, poi, condotta dall'Apicella.
E c'è motivo per arguire che la visita ed il supponibile vicendevole scambio di abbiano favorevolmente impressionato, , nel loro insieme, Don Bosco, facendogliene conservare grato ricordo.
In verità, fino ad ora non si hanno esplicite documentazioni della visita; cosa che, tuttavia, non deve formalizzare, perché il diario del segretario d. Berto è riconosciuto incompleto, scarno e lacunoso da lo stesso d. Ceria, che è il compilatore dei volumi delle "Memorie Biografiche" in cui è narrato l'avvenimento napoletano.
Ma, alla luce di altri fattori, si può ragionare un poco sulla cosa.
Mentre a Napoli, e non si saprebbe precisare come e perché, se ne è conservata una certa tradizione riesumata anche nel ricordo centenario di quell’escursione nel 1880, c'è un fatto certo che può costituire una prova indiretta, o indiziaria.
Il 6 giugno 1880, d. Notario il Direttore di quel fugace anno salesiano a Brindisi scriveva a Don Rua: 'Tu qui presso di noi nel mese di aprile il Padre Apicella, Direttore dei Sordomuti di Napoli, che mi disse di aver indirizzato a Don Bosco per unire la loro istituzione alla nostra congregazione”. Aggiunge, poi, che anche il Direttore della Casa per Sordomuti di Molfetta – parallela a quella napoletana - si era recato a Brindisi, mi esplorazione molto attenta ed interessata.
Due considerazioni su tale circostanza ed un corollario spingono a riflettere.
La prima considerazione riguarda il particolare che la visita dell'Apicella a Brindisi è del mese di aprile, praticamente a ridosso degli ultimi tre giorni di marzo in cui Don Bosco fu a Napoli.
La seconda si rifinisce ad alcune analogie riscontrabili tra l'intenzione di d. Apicella riferita da d. Notano e la lettera che quegli poi scrisse nel 1884, di cui si è già fatto fugace cenno e di cui presto si dirà ancora. Compiutamente.
Il corollario è fornito dall'appunto di risposta, autografo di Don Rua, in margine alla lettera di d. Notario: "D. Apicella è già cooper[atore]; scrisse lett[era] che ci piacque molto, ma fin'ora non si trattò dell'affare". E le espressioni di Don Rua appaiono alquanto prudenti e diplomatiche: innanzitutto non fa alcun cenno al contenuto della lettera che "piacque molto"; poi, circa l’”affare” dice che "non si trattò", ma non che non sia stato almeno proposto o ventilato, come anche il “fin'ora” può far supporre.
Ed allora (in dubio libertas) si può essere dell'opinione che qualcosa fosse in incubazione, con almeno qualche simpatia da parte salesiana, pur coperta da giustificato riserbo.
Il che sarebbe legittimo far risalire alla non accertata visita di Don Bosco ai Sordomuti, incontrandovi l'Apicella.
Cose tutte che Don Rua, meditandole, conservava nel suo cuore.
Sempre ancora al tempo di Don Bosco, comunque, l'iter compie notevole e ben documentato passo avanti, in più chiaro sviluppo di quello incerto e molto discreto compiuto nel 1880.
D. Apicella, infatti, il 26 dicembre 1884 scrisse ulteriore lettera a Don Bosco, in cui domandava di “innestare alla sua ubertosa vigna anco questo grappolo d’uva delle nostre case de’ poveri sordomuti”. Precisando che esse erano quattro: Napoli (maschile), Casoria (femminile) e due a Molfetta (una maschile ed una femminile).
Sorvolando sull’elogio che meriterebbe la celerità del servizio postale di più 110 anni fa, si deve evidenziare un elemento che dice in se stesso della favorevole e condiscendente disposizione di Don Bosco.
La lettera scritta a Brindisi il 26 dicembre è vagliata in Torino il giorno immediatamente seguente, il 27, nella seduta pomeridiana del Capitolo Superiore.
Era, in assoluto, la prima proposta-richiesta che avrebbe permesso di metter piede a Napoli.
Don Bosco per il momento pose, e con giusta prudenza, solo la questione di principio circa l'opportunità di aprirsi ad una nuova dimensione caritativa, esplicitando chiaramente che l'affare si sarebbe potuto poi trattare “poco a poco”.
Invero, la cosa era alquanto complessa sotto vari profili e questo rendeva dubbiosi i Consiglieri capitolari, volgendoli al negativo.
Bosco nel suo intuito era propenso e favorevole lasciandolo pure a divedere, ma senza forzare la mano.
Don Rua, allora, assunse posizione mediatrice, facendo così "a metà" con Don Bosco.
Per un verso, suggerì l'uso di una formula morbida per comunicare la negativa e, per altro, sostenne la proposta di Don Bosco di accompagnarla con un diplomatico per “ora”.
Ma fece ancor di più tentando quella scappatoia dell'eventuale “bisogno a Napoli di una stazione per quelli che vanno in Sicilia”, che si è già avuto occasione di citare, affossata con alquanta sicumera da Mons. Cagliero.
Ed in conclusione venne ad assumersi mi proprio come una specie di eredità o consegna, quasi dogma che prima o poi doveva essere esaltato, la propensione di Don Bosco racchiusa in quel suo "per ora", rassegnato, ma pieno di segreta speranza.
Nel passar degli anni gli avvenimenti si succedevano e si accavallavano. I fondatori dell'Opera per i Sordomuti venivano a morire; i due nuclei di Napoli e di Molfetta si rendevano vicendevolmente autonomi; quello di Napoli si radicava nell'autorità dell'Arcivescovo, mentre purtroppo il suo regime cadeva in una progressiva decadenza, molto umiliante per i poveri assistiti.
Nel 1895 le due sezioni di Napoli e di Casoria, per effetto di due donazioni, si stabilivano, distintamente, in sedi di autonoma proprietà.
Quella di Napoli si stabilì, per la generosità di Mons. Domenico Alfano in un ampio edificio di Via Avellino a Tarsia, già sede di un Convitto ecclesiastico.
Nello stesso anno, anche per consolidarne la proprietà delle sedi, 'Arcivescovo Card, Guglielmo Sanfelice ottenne l’erezione in Ente Morale sotto la propria giurisdizione della “Pia Casa Arcivescovile dei Sordomuti”, articolata nelle due Sezioni e con sede principale a Napoli.
La nuova posizione giuridica, mentre assicurava stabilità all'istituzione, la poneva però sotto una qualche burocratica tutela governativa.
Né, per forza di cose, poteva assicurare buona e dignitosa conduzione. Il suo degrado continuava a costituire una specie di scandalo cittadino.
Intanto, non era spenta la memoria dei passi compiuti da d. Apicella, segno di una sua aspirazione dal profondo, mentre, in una concomitanza che lascia pensosi, il Can. Alfano nel suo testamento aveva disposto un legato di oltre ventimila lire a favore della Pia Opera, a condizione che ne fosse affidata la direzione al Salesiani.
Ed il Card. Prisco, Arcivescovo, cominciò a muoversi m questa direzione, con alcuni passi fatti mi discrezione.
Ma una cosa è moralmente certa oltre che evidente: Don Rua si fece attento alla situazione, rendendosi conto che erano ormai maturi tempi per sciogliere quel “per ora” voluto da Don Bosco e da lui conservato nel cuore.
E lo fece "poco a poco" come prospettato da Don Bosco.
Infatti sono da ricondursi a questo lavorio bifronte due circostanze simili, anche se di diversa certezza e consistenza.
Nel dicembre 1898 Don Rua fu a Caserta per l'inaugurazione di quel Tempio e si recò anche Castellammare, dove promosse la costruzione della Cappella dell'Istituto. Nel relativo viaggio, non si sa se all'andata o al ritorno, fece tappa a Napoli, incontrandosi col Soprintendente del “Pio Monte della Misericordia” che doveva essere Carlo Del Pezzo circa Portici, come verbalizzato dal Capitolo Superiore. Ma, secondo labili indizi dovrebbe aver avuto anche approcci per Tarsia.
È luminoso, poi, il fatto, già brevemente accennato, che nella sua escursione napoletana del 21 febbraio 1900 fece visita al Can Di Maio, direttore dei sordomuti; come è registrato, ancora una volta laconicamente, dal diarista. E la piena disponibilità da questi profferta nell'occasione, come riferito, può aver più letture: riguardo alla “stazione” per i viaggiatori per e dalla Sicilia, o un punto d'appoggio per la progrediente iniziativa del Vomero, o - tesi più suggestiva - circa apertura e lo sviluppo di un discorso su Via Tarsia.
Finalmente Don Rua accettò pressato, è vero, dalle insistenze del Card, Prisco, ma ancor più quale “fedele interprete del pensiero e dello spirito di Don Bosco”.
L'espressione è degli “Annali” ed è stata ripresa a sua volta da d. Stile; sembra prezioso ripeterla anche qui. E si deve notare come pagine di tanto maggior valore di queste quattro righe ricolleghino l'azione decisionale di Don Rua alla sua fedeltà nel fare “a metà” con Don Bosco, concetto che qui si è voluto rimarcare.
Una volta accettato, Don Rua affidò all'Ispettore d. Scappini l’incarico di provvedere.
Così il 9 novembre 1909 giunsero alla “Pia Casa Arcivescovile dei Sordomuti” in Via Avellino a Tarsia di Napoli i primi due Salesiani, responsabile d. Cesare Crippa.
Questi, già ambientato alla napoletanità in due anni trascorsi al Vomero ed a Caserta e di alta levatura personale, affrontò con intelligente dinamismo il non facile compito di imprimere un nuovo ritmo al molto decaduto andamento generale dell'Istituzione.
Affiancato e coadiuvato, via via, da altri Salesiani, valorosi e virtuosi educatori e maestri, ed assecondato dalla stima cittadina, fece tornare l'Opera a risorta dignità: ne restaurò l'efficienza strutturale ed educativa, le diede certa ed aggiornata impostazione pedagogica e restituì ai giovami assistiti un'armonica crescita umano-cristiana e sociale, che prima rimaneva frustrata.
L'incisiva presenza di d. Crippa durò per 16 anni, fino al 1925 e, sul solco da lui tracciato, l'opera continuò per un quarantennio ad essere vero fiore di carità educativa e sociale.
Ma la poliforme evoluzione culturale sviluppatasi nel secondo dopoguerra, unita continue difficoltà burocratiche, misero in crisi l'Istituzione, per cui nel 1975 i Salesiani furono indotti, con rincrescimento, a rinunciare a quel privilegiato campo di pastorale educativa.
Il fatto, tuttavia, non offusca né il valore del santo zelo profuso da Don Rua per portarvi Salesiani, né quello della generosa loro dedizione nel prodigarvisi.
Resta storia degna di ammirata "memoria".
d. Pio del Pezzo
N.B. Nello stendere quest'articolata riflessione, mi sono avvalso di cognizioni già acquisite, in parte; ma mi è stato di prezioso sussidio il recente lavoro di d. Franco Casella sulle "fonti" della storia della nostra Ispettoria.
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| NOTIZIE |
PACOGNANO - TIRANA: gemellaggio verde
LECCE. I GIOVANI UN TALENTO DA FAR FRUTTIFICARE
PACOGNANO
CASERTA. INNAUGURAZIONE DELLA NUOVA SCUOLA DI BASE
POTENZA
CASTELLAMMARE. 15 - 17 marzo: assemblea nazionale C.G.S.
CASERTA. PISCHELLI IN PARADISO
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Pacognano – Tirana: gemellaggio verde
Gemellaggio all’insegna della natura tra i salesiani di Pacognano e quelli di Tirana. La casa salesiana ha ottenuto dal Ministero delle politiche agricole e forestali dall’Assessorato all’agricoltura e foreste della Regione Campania una donazione di 2000 alberi di varia tipologia e grandezza che saranno presto trasportati e impiantati nel centro «Don Bosco» di Tirana.
Con questa prima iniziativa prende il via un progetto di solidarietà molto più articolato promosso dai salesiani di Vico e che vede coinvolti tra gli altri don Paolo Cecere, parroco della parrocchia di Sant’Antonio da Padova di Castellammare di Stabia, Giovanni Calogero, delegato nazionale dell’associazione Pro-Natura, Leopoldo De Gaudio, direttore della cooperativa “Flora Pompei”, Fabrizio Drago, direttore generale dell’Agenzia Ecologia del Corpo Forestale dello Stato, l’assessore provinciale all’agricoltura, Vincenzo Falco e tanti altri aspetti.
Il progetto “Linea Verde” prevede in pratica l’attivazione a Tirana di corsi dedicati al giardinaggio ed alla riforestazione nonché alla formazione di figure professionali come quelle di tecnico ambientalista e di idraulico forestale. In programma la creazione di una serra, di un orto biologico e di un piccolo bosco in un’area complessiva di quattromila metri quadrati. Per la nascita di quest’ultimo ora è stato compiuto il primo passo grazie all’attivismo dei salesiani presenti in Albania che dal settembre 1992 dove stanno curando centri di formazione professionale a Scutari e a Tirana.
Il Mattino, 15 gennaio 2002
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Lecce
I giovani, un talento da far fruttificare
La comunità di Lecce ha voluto celebrare solennemente S. Giovanni Bosco con un percorso di preparazione spirituale iniziato con il triduo e culminato con la Concelebrazione Eucaristica in Basilica, nel giorno della festa liturgica, presieduta dal nostro Arcivescovo Mons. Ruppi.
La festainsieme, svoltasi presso il salone del Polivalente subito dopo, animata con musica, scenette, danze e balli collettivi, che hanno visto protagonisti soprattutto ragazzi, giovani, adulti di tutti i settori e movimenti, ha evidenziato lo spirito di famiglia e la gioia sprigionata dai cuori di tutti. Come nella tradizione, il Comitato di Animazione ha voluto offrire a tutti i partecipanti il “cioccolato caldo” per riscaldare l’atmosfera…già vivace.
Le manifestazioni si sono protratte sino a domenica 3 Febbraio quando l’Oratorio-Centro Giovanile ha festeggiato alla grande il santo dei giovani. Alla celebrazione Eucaristica oratoriana, un nutrito gruppo di ragazzi ha emesso, per la prima volta o rinnovato, la Promessa come Ministrante. Emozionante, soprattutto per i neo-ministranti e le loro mamme, il momento della vestizione. È seguita poi, durante la festainsieme in cortile, la premiazione della gara “Servizio liturgico”, già iniziata ad ottobre, sia per gli aspiranti-apprendisti, che per i fedelissimi.
Alle 9.00, un autobus, proveniente da Casarano (Lecce), ha accompagnato un gruppo di ragazzi e giovani che avevano manifestato il desiderio di condividere una giornata oratoriana e la festa di don Bosco nel nostro centro con i loro coetanei. Tutti si sono congratulati con loro per l’ottima riuscita della caccia al tesoro, gioco che sempre appassiona! Ma i più felici, per questa volta, sono stati gli amici di Casarano che, con sorpresa e forse qualche aiuto…hanno vinto.
La vigilia della festa liturgica ha segnato un importante evento.
In serata, infatti, nel salone parrocchiale, affollatissimo, si è tenuta la 1ª Conferenza annuale della Famiglia Salesiana, che ha avuto come relatore Mons. Domenico Segalini, già Incaricato Nazionale per la Pastorale Giovanile e attualmente Vice Assistente Nazionale dell’Azione Cattolica.
Esperto di problematiche giovanili, corresponsabile della GMG2000, persona con una forte carica umana e capacità dialettica brillante e arguta, don Sigalini, ha riscosso tra tutti i partecipanti, adulti e giovani, alcuni provenienti anche da altre parrocchie diocesane, largo consenso sul tema: “I Giovani, un talento da far fruttificare”.
Dopo aver analizzato sinteticamente il vissuto dei giovani d’oggi, il relatore ha ampiamente dato lettura dell’abilità pedagogico-preventiva di don Bosco, rapportandola all’oggi, tempo in cui salesiani e laici, nelle proprie comunità educative pastorali, sono chiamati, in forma privilegiata, ad accogliere le molteplici sfide culturali, educative, relazionali che la società, attanagliata dalla frenesia del tutto e subito, difficilmente riesce a cogliere nelle domande dei giovani. È necessaria una quotidiana attenzione ai giovani, da parte di genitori, educatori, istituzioni, per imparare a saper ascoltarli, a sollecitarli ad agire, esortandoli a non scoraggiarsi.
Urge entrare in sintonia con la loro maturità, in special modo con le loro attese di un mondo più sano, con il bisogno di schiettezza dei loro ideali, con il loro progetto di uomo, proiettati non solo nel loro presente ma anche nel loro domani.
Non si può fare l’ errore di pensare che ci sia un solo tipo di giovani, ha ribadito don Sigalini, ne esistono variegate tipologie che, sia nel bene che nel male, sono state strutturate nella famiglia, nella scuola, nell’ ambiente da cui provengono. I giovani vivono la contemporaneità accanto a sistemi di informazione che, in forme diverse, invadono la loro esistenza, permeano la loro cultura, formano o deformano la loro percezione del mondo e del loro “io profondo”.
Il relatore ha esortato gli adulti a non sentirsi fuori da questa trama esistenziale dei giovani, ricercando insieme, oltre le sinergie personali e generazionali, la capacità di dialogare con coraggio, con lealtà e fiducia con i giovani. Ragione e cuore, testimonianza di vita e atteggiamento aperto alla fede, possono divenire strumenti formidabili per un’azione educativa e pastorale con i giovani di oggi.
Infine, don Sigalini ha raccolto le provocazioni dei presenti rispondendo alle domande, per la maggior parte orientate sulla realtà dei figli, dei giovani che ci sono accanto e che forse chiedono qualcosa in più, perché insoddisfatti da tanta esteriorità e materialità.
La conferenza di don Sigalini ha aperto la mente, ha sollecitato il cuore, ha spronato lo spirito dei singoli e delle comunità ad avere un’attenzione particolare per la realtà giovanile che va accompagnata, guidata, e soprattutto amata, così come voleva don Bosco: “Basta che siate giovani, perché io vi ami assai”.
Crediamo che nella nostra comunità educativa pastorale ci sia non solo il desiderio di accompagnare i giovani nella loro crescita umana e spirituale, ma sia presente, in modo qualificato, lo spirito e la prassi del sistema educativo salesiano.
Carlo Blagho
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Pacognano
Innaugurata maiolica dedicata a mamma Margherita
In occasione della festa di don Bosco, è stata collocata sulla facciata dell’ingresso, verso il grande parco della Casa di cultura e spiritualità di Pacognano una ceramica di 3 metri per due. È stata realizzata dal maestro Calogero Raffaele di Castellamare di Stabia, e raffigura don Bosco con mamma Margherita, davanti alla casetta natia del santo. L’inaugurazione è stata benedetta da’’arcivescovo mons. Luigi Diligenza e dal vescovo salesiano mons. Gennaro Prata.
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Caserta
Innaugurazione della nuova scuola di base
Quel grande e composito mosaico, che è l’Istituto Salesiano di Caserta, si è recentemente arricchito dell’ennesimo importante tassello, il nuovo complesso della scuola di base; una struttura moderna e funzionale che ospiterà la neonata scuola elementare, presieduta con grande impegno dal Professor Agostino Barone.
I Salesiani di Caserta sono, ormai, da oltre un secolo, il simbolo riconosciuto di un sistema educativo, quello professato da Don Bosco, che ha formato intere generazioni di giovani, mantenendosi sempre al passo con i tempi e potenziando l’offerta formativa nel solco della tradizione. Una realtà, quindi, complessa e multiforme che svolge sul territorio un ruolo sociale fondamentale, per mezzo delle sue diversificate agenzie culturali (la scuola, il cinema-teatro, l’oratorio, l’agenzia informagiovani, i gruppi di volontariato). Il tutto è diretto magistralmente da don Emidio Laterza, che, con la sua opera mirata ed instancabile, ha condotto l’opera salesiana di Caserta nel terzo millennio, vincendo la difficile “sfida” lanciata dalla modernizzazione e riscuotendo notevolissimi successi e consensi.
La cerimonia di inaugurazione del nuovo complesso della scuola di base si è svolta venerdì primo Febbraio u.s. ed ha visto la partecipazione di numerose autorità politiche e cittadine, dal sottosegretario alla Pubblica Istruzione On. Stefano Caldoro, all’On. Nicola Cosentino, dal Prefetto Ecc. Carlo Schilardi al sindaco dott. Luigi Falco, dal Presidente della Provincia Prof. Riccardo Ventre, al Presidente del Consiglio Regionale dott. Domenico Zinzi; presenze che, al di là del significato specifico, assumono il valore di un impegno e di un’attenzione particolari verso le esigenze e le peculiarità della scuola Salesiana.
Semplice, ma suggestivo ed interessante è stato il programma della manifestazione inaugurale svoltasi all’interno del teatro Don Bosco. La fanfara della Brigata Garibaldi ha accolto tutti gli ospiti, a seguire vi è stato il saluto del Direttore Don Emidio Laterza, successivamente è stato proiettato un video raffigurante il passato, il presente ed il futuro dell’Istituto, con le testimonianze dirette di Don Nannola, il decano dell’opera, quindi il saluto delle autorità presenti, l’intervento dell’ex Direttore don Franco Gallone, attuale Ispettore Salesiano dell’Italia meridionale, il tradizionale taglio del nastro con il Sottosegretario Caldoro e la benedizione dei locali. Terminata la cerimonia si è dato spazio all’animazione per i bambini e gli studenti, un punto qualificante nel sistema educativo di Don Bosco, poiché, come amava ripetere: “La ginnastica, il gioco, la musica, il teatro e le passeggiate sono mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina e giovare alla moralità e alla sanità”.
Roberta Albanesi
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Potenza
Operazione Quaresima di solidarietà 2002
È l'iniziativa che la parrocchia San Giovanni Bosco di Potenza ha riproposto per tutto il periodo della quaresima. Lo slogan recitava «50 cent x 40 giorni», ovvero un invito a fare una piccola rinuncia quotidiana mettendo da parte 50 centesimi al giorno per consegnare, alla fine del periodo quaresimale, la somma di 20 euro al parroco don Basso.
Quanto raccolto, andrà ai bambini delle Opere Sociali don Bosco di Manus Amazzonia (Brasile) bisognosi di tutto. Questa operazione è il frutto di un cammino iniziato negli anni passati.
L'operazione Quaresima 2001 ha permesso di raccogliere la somma di £ 4.500.000 (2.324 €) devoluti ai giovani aspiranti salesiani di Scutari.
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Castellammare
15 - 17 marzo: assemblea nazionale C.G.S.
I partecipanti - settanta circa - provenienti dai vari cinecircoli, hanno potuto vissuto momenti di approfondimento, di verifica e riprogrammazione.
Il venerdì sera i partecipanti sono stati introdotti ai lavori dal presidente dell’associazione, il prof. Stefano Todini, che ha presentato alcune realizzazioni C.G.S. per l’anno 2001. È seguita la proiezione del film di E. Olmi Il mestiere delle armi, recentemente premiato con il David di Donatello.
Il Sabato mattina è stato dedicato all’approfondimento culturale. La prof.ssa Marina Loi, della III università di Roma, ha svolto il tema: C.G.S. Verso una cultura del dialogo e della pace. All’intervento è seguita la testimonianza di Giuseppe Bonavolontà, giornalista RAI, Filodemo Iannuzzelli, ass. Tavolo per la Pace e Peppe Iannicelli, presidente regionale della campania, che ha moderato i lavori. Il pomeriggio è stato dedicato al relax culturale: visita guidata agli scavi di Pompei e cena sorrentina. La celebrazione eucaristica presieduta da mons. Sorrentino, vescovo di Pompei.
Nella mattinata di domenica si sono assolti gli impegni di associazione: relazione consuntiva e preventiva delle attività e della gestione economica.
È giusto riconoscere un giusto merito a don Roberto Guarino, neo delegato nazionale, che ha lavorato e sponsorizzato la location dell’Assemblea.
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Caserta
Pischelli in Paradiso
È un nuovo musical allestito dagli alunni della scuola media Salesiana di Caserta. Lo spettacolo, scritto e diretto da Corrado Malorgio, è stato liberamente tratto dal libro omonimo di don A. Alfano ed è stato rappresentato in anteprima al teatro comunale di Sangemini il 9 Aprile in occasione del concorso nazionale riservato a tutte le scuole medie d'Italia. È un messaggio forte di speranza: un racconto che nasce dall'esperienza diretta di ragazzi in difficoltà affidati ad un “centro”, di gente di quartiere e di periferia, storie di povertà, di abusi e profitti illeciti sul minore indifeso.
È esplicitamente una richiesta d'aiuto da parte dei protagonisti, una vera e propria denuncia di un disagio come quello giovanile sempre vivo e attuale. Storie raccontate con canzoni, gag divertenti, danze coinvolgenti e, infine, con la straordinaria forza espressiva, spontanea e creativa di circa 40 giovani attori. La scelta del genere "Musical" fa sì che gli allievi si appassionino al Teatro in ogni forma d'arte come la recitazione, il canto, la danza, il mimo.
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